Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

ECCOMI, SIGNORE, SONO VENUTO PER FARE LA TUA VOLONTÀ.

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volto di Gesu

Quelli che sono stati chiamati a vivere i consigli evangelici mediante la professione religiosa non possono fare a meno di vivere intensamente la contemplazione del volto di Gesù Crocifisso.

È il libro in cui imparano cosa è l'amore e come vanno amati Dio e i fratelli.

L'ascesi cristiana è indispensabile alla persona consacrata per restare fedele alla propria vocazione e seguire Gesù sulla via della Croce, accompagnando la vita con la fatica del lavoro apostolico e la generosità del servizio ai fratelli.

Lungo la storia della Chiesa, le persone consacrate hanno saputo contemplare il volto dolente del Signore e lo hanno riconosciuto nei malati, nei carcerati, nei poveri, nei peccatori.

ADAMO CALO’. in: Eccomi, Signore, sono venuto per fare la tua volontà. www.padreadamo.com  settembre 2005

LA FEDE SENZA LE OPERE È UN ALBERO SENZA FRUTTI. A CHE SERVE SE UNO DICE DI AVER FEDE MA NON HA LE OPERE?

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LA FEDE SENZA

Oggi, tante persone dicono di essere cristiani e di avere fede. Quando spieghiamo il vangelo, tutto quello che spieghiamo, loro dicono di crederlo.

Eppure siamo soliti dire che viviamo ormai in una società che ha perso valori cristiani ed etici. Una società che si chiude sempre più in se stessa nella paura di perdere il suo benestare. Allora, cosa dobbiamo pensare?

L’apostolo Giacomo spiega che quando una persona dice di avere fede, ma non l’ha esprime nelle opere, la sua fede non serve a nulla, la sua fede è una fede morta.

Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: "Andate in pace, scaldatevi e saziatevi", ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per sé stessa morta.

ADAMO CALO’. in: La fede senza le opere è un albero senza frutti, Articolo per il periodico ADIF 3/2013

IL TEMPO CHE CI È DATO È RISORSA E DONO. IL BENESSERE NON COINCIDE CON LA FELICITÀ.

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IL TEMPO CHE CI E

Il tempo rimane una risorsa, valorizzandolo per quello che si fa e per le relazioni che si instaurano. Non è il tempo in se stesso ad arricchirci, né a qualificare quello che facciamo; sono invece le nostre iniziative, le opportunità che sappiamo cogliere, i propositi, i progetti che sappiamo portare a termine, che danno significato al tempo e lo rendono risorsa e dono.

Esso non può essere identificato o confuso con i successi sul lavoro; non è infatti il costo del lavoro o la richiesta della nostra professione, i soldi che si riescono a intascare in una giornata lavorativa, che rendono prezioso il nostro tempo. Il benessere non coincide con la felicità.

Tendiamo a misurare il valore di una giornata dal lavoro concretamente portato a termine, una giornata di successo quando abbiamo potuto accumulare lavoro e denaro. Con l’ansia talvolta di non finire in tempo quello che avevamo previsto di fare.

Sarà opportuno riappropriarsi del proprio tempo, rendendolo qualitativamente prezioso, instaurando un sano equilibrio, dove possano trovare spazio e tempo sufficiente, amicizie, relazioni, famiglia, valori spirituali, accoglienza dell’altro e servizio del prossimo, vivendo ogni istante del nostro tempo come momento unico, dono di Dio da accogliere con gratitudine.

23 AGOSTO. SANTA ROSA DA LIMA, VERGINE

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santa ROSA

Nacque da ricchi genitori verso la fine del secolo XVI. Fu veramente una «rosa» che crebbe fra le spine; che la vita di lei è tutta un profumo di celestiali virtù tra eroiche penitenze. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori.

All'età di cinque anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di S. Caterina da Siena, che scelse a protettrice e della quale cercò di imitare le virtù. 

Cresciuta negli anni, cominciò a fare vita più ritirata. I genitori volevano che si sposasse, ma essa, benché dolente per dover contraddire i genitori, stette ferma nel suo proposito. 

Più tardi, meditando le parole del Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che hai, dallo ai poveri e vieni e seguimi», si ritirò in un monastero di Domenicane. 

In questo nuovo stato di vita, si accrebbe in lei il fervore della carità verso il Signore e attese a vivere nel nascondimento, accettando i lavori più umili, più faticosi, facendo tutto allegramente, come penitenza dei propri peccati. 

Questo suo grande amore verso il Signore fu messo a una prova che durò per 15 anni circa, durante i quali ebbe anche a patire persecuzioni da parte di estranei. 

In questa lotta, essa andava ripetendo: «Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore». Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni. 

S'intratteneva familiarmente con la sua protettrice S. Caterina da Siena, che le appariva di frequente, e Gesù Cristo in una apparizione le disse: O Rosa del mio cuore, tu sei la mia sposa. Ormai Gesù era l'unico suo pensiero e persino durante la notte vegliava pregando. 

Gesù intrattenendosi con lei, le disse: «Preparati: gli sponsali si avvicinano». E il giorno seguente, 24 agosto 1617, tra il pianto delle consorelle, lasciava questa terra, per andare incontro allo Sposo Celeste. 

MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA 104.MA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2018

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MIGRANTE

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e rifugiati

«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34).

Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un “segno dei tempi” che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l’8 luglio 2013. Nell’istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta.

Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). Il Signore affida all’amore materno della Chiesa ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore.[1] Tale sollecitudine deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno. E’ una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità.

Al riguardo, desidero riaffermare che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».[2]

Considerando lo scenario attuale, accogliere significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. In tal senso, è desiderabile un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare. Allo stesso tempo, auspico che un numero maggiore di paesi adottino programmi di sponsorship privata e comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.[3] Torno a sottolineare l’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa. «I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo».[4] Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI,[5] ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6]

Il secondo verbo, proteggere, si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio.[7]Tale protezione comincia in patria e consiste nell’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e nella loro salvaguardia dalle pratiche di reclutamento illegale.[8]Essa andrebbe continuata, per quanto possibile, in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale. Se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono.[9] Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione. Per coloro che decidono di tornare in patria, sottolineo l’opportunità di sviluppare programmi di reintegrazione lavorativa e sociale. La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. Ad essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento.[10] Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso «una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale».[11] Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio.

Promuovere vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore.[12]Tra queste dimensioni va riconosciuto il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa. Molti migranti e rifugiati hanno competenze che vanno adeguatamente certificate e valorizzate. Siccome «il lavoro umano per sua natura è destinato ad unire i popoli»,[13] incoraggio a prodigarsi affinché venga promosso l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un’informazione adeguata nelle loro lingue originali. Nel caso di minori migranti, il loro coinvolgimento in attività lavorative richiede di essere regolamentato in modo da prevenire abusi e minacce alla loro normale crescita. Nel 2006 Benedetto XVI sottolineava come nel contesto migratorio la famiglia sia «luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori».[14] La sua integrità va sempre promossa, favorendo il ricongiungimento familiare – con l’inclusione di nonni, fratelli e nipoti –, senza mai farlo dipendere da requisiti economici. Nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in situazioni di disabilità, vanno assicurate maggiori attenzioni e supporti. Pur considerando encomiabili gli sforzi fin qui profusi da molti paesi in termini di cooperazione internazionale e assistenza umanitaria, auspico che nella distribuzione di tali aiuti si considerino i bisogni (ad esempio l’assistenza medica e sociale e l’educazione) dei paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti e, parimenti, si includano tra i destinatari le comunità locali in situazione di deprivazione materiale e vulnerabilità.[15]

L’ultimo verbo, integrare, si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati. L’integrazione non è «un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini».[16] Tale processo può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese. Insisto ancora sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi. Mi preme sottolineare il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie. Queste persone richiedono che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria.

In conformità con la sua tradizione pastorale, la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie.

Durante il Vertice delle Nazioni Unite, celebrato a New York il 19 settembre 2016, i leadermondiali hanno chiaramente espresso la loro volontà di prodigarsi a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a redigere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali (Global Compacts), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.

Cari fratelli e sorelle, alla luce di questi processi avviati, i prossimi mesi rappresentano un’opportunità privilegiata per presentare e sostenere le azioni concrete nelle quali ho voluto declinare i quattro verbi. Vi invito, quindi, ad approfittare di ogni occasione per condividere questo messaggio con tutti gli attori politici e sociali che sono coinvolti – o interessati a partecipare – al processo che porterà all’approvazione dei due patti globali.

Oggi, 15 agosto, celebriamo la solennità dell’Assunzione di Maria Santissima in Cielo. La Madre di Dio sperimentò su di sé la durezza dell’esilio (cfr Mt 2,13-15), accompagnò amorosamente l’itineranza del Figlio fino al Calvario e ora ne condivide eternamente la gloria. Alla sua materna intercessione affidiamo le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e gli aneliti delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al sommo comandamento divino, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come noi stessi.

Dal Vaticano, 15 agosto 2017
Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria

FRANCESCO

NOTE

[1] Cfr Pio XII, Cost. Ap. Exsul Familia, Tit. I, I.
[2]
 Discorso ai partecipanti al Forum Internazionale “Migrazioni e pace”, 21 febbraio 2017
3] Cfr Intervento dell’Osservatore permanente della Santa Sede alla 103ª Sessione del Consiglio dell’OIM, 26 novembre 2013.
[4]
 Discorso ai partecipanti al Forum Internazionale “Migrazioni e pace”
5]
 Cfr Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, 47.
[6]
 Cfr Intervento dell’Osservatore Permanente della Santa Sede alla XX Sessione del Consiglio dei Diritti Umani, 22 giugno 2012.
[7]
 Cfr Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, 62.
[8]
 Cfr Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, Istr. Erga migrantes caritas Christi, 6.
[9]
 Cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al VI Congresso Mondiale per la pastorale dei Migranti e dei Rifugiati, 9 novembre 2009.
[10]
 Cfr Id., Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato (2010); Osservatore Permanente della Santa Sede, Intervento alla XXVI Sessione Ordinaria del Consiglio per i Diritti dell’Uomo sui diritti umani dei migranti, 13 giugno 2014.
[11]
 Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti e Pontificio Consiglio Cor UnumAccogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzosamente sradicate, 2013, 70.
[12]
 Cfr Paolo VI, Lett. Enc. Populorum progressio, 14.
[13]
 Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus annus, 27.
[14]
 Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2007.
[15]
 Cfr Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti e Pontificio Consiglio Cor UnumAccogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzosamente sradicate, 2013, 30-31.
[16]
 Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2005, 24 novembre 2004.

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MEGLIO SORVOLARE SUL TEMPO. OGGI PIACE VESTIRMI COSÌ. MA NON SARÀ PER MOLTO. LE ESPERIENZE SI VIVONO E SI RIMUOVONO.

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meglio sorvolare

Si rischia oggi di appendere la vita a ciò che viene proposto da esigenze di mercato. Sentirsi importanti perché qualcuno ha parlato di noi e ne ha parlato bene.

A molti tra gli adolescenti e forse anche tra giovani piace identificarsi con idoli anch’essi provvisori, perché simboli di valori passeggeri, il successo nello sport, nel calcio, nel cinema, in programmi da ampia audience. Idoli e simboli proposti, imposti, rimossi da esigenze di mercato.

Non importa quanto dura l’esperienza nel tempo. Esperienze e tempo vanno di pari passo. Il tempo ci mette infatti in relazione o a confronto con le diverse realtà della vita. La nascita, la sofferenza, l’abbandono, il rifiuto, la solitudine, anche la morte. Forse per questo non ci piace più rispettare i tempi. Meglio sorvolare sul tempo. Oggi piace vestirmi così. Ma non sarà per molto.

Le esperienze si vivono e si rimuovono. Oggi sono innamorato di lei. Stiamo bene insieme. Avrò comunque altre possibilità ed esperienze nel tempo.

Vivere il proprio tempo, per molti oggi, indica poter scegliere in concreto, tra le diverse occasioni che si presentano. Stabilire nuove relazioni, progettare nuovi impegni, sperimentare nuove opportunità nel lavoro, nelle amicizie, in posti diversi.

Nella prospettiva che comunque non saranno stabili né impegnativi.

22 AGOSTO. BEATA VERGINE MARIA REGINA

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MARIA REGINA

L'undici ottobre 1954, S. S. Pio XII istituì la festa della Regalità di Maria, da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il giorno 31 maggio; fu poi trasferita al 22 agosto, giorno ottavo dell'Assunzione, per sottolineare il legame della regalità di Maria con la sua glorificazione corporea. 

Fin dai primi secoli della Chiesa Cattolica il popolo cristiano ha elevato preghiere e inni di lode e di devozione alla Regina del Cielo, sia nelle circostanze liete, sia, e molto più, nei periodi di gravi angustie e pericoli; né vennero meno le speranze riposte nella Madre del Re Divino, Gesù Cristo; e la fede di coloro che sempre credettero che la Vergine Maria, Madre di Dio, presiede all'universo con cuore materno, spesse volte fu premiata con grazie elette e divini favori. 

Il primo e più profondo motivo della dignità regale di Maria consiste nella sua maternità divina. Poiché Cristo, per l'unione ipostatica è, anche come uomo, Signore e Re di tutta la creazione, così Maria, «la Madre del Signore», partecipa, benché in modo analogo, alla dignità regale del suo Figlio. 

A buon diritto quindi S. Giovanni Damasceno scrive: «Maria è veramente diventata la Signora di tutta la creazione, nel momento in cui divenne Madre del Creatore; e lo stesso Arcangelo Gabriele può dirsi l'araldo della dignità regale di Maria». 

La Beatissima Vergine è Regina non soltanto come conseguenza della maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'opera della Redenzione. Infatti come Cristo è nostro Signore e Re anche per il fatto che ci ha redenti col suo prezioso Sangue, così Maria, in modo analogo, è pure nostra Regina, perché prese intima parte, come nuova Eva, all'opera redentrice di Cristo, novello Adamo, soffrendo con Lui ed offrendolo all'Eterno Padre. 

E' certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e Uomo, è Re; tuttavia anche Maria, sia come Madre di Cristo Dio, sia come socia nell'opera del Divin Redentore e nella lotta contro i nemici e nel trionfo ottenuto su di essi, partecipa alla sua dignità regale. 

Infatti da questa unione con Cristo Re deriva a Lei tale splendore e sublimità da superare l'eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza per cui Ella può dispensare i tesori del regno del Divin Redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine la inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre. 

Nessun dubbio pertanto che Maria SS.ma sopravanzi in dignità tutta la creazione e abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo. 

Se il mondo oggi lotta senza tregua per assicurare la pace, l'invocazione del regno di Maria è più efficace di tutti i mezzi terreni per ottenere questo scopo.

Pertanto tutti i fedeli cristiani si sottomettano all'impero della Vergine Madre di Dio, la quale mentre dispone di un potere regale, arde di un materno amore. 

LETTERA DI DIO AD UNO SPOSO

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SPOSI NOVELLI

La donna che hai al fianco, emozionata, con l’abito da sposa, è mia. Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te. Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te l’affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l’hai incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza e tutte le belle qualità che hai trovato in lei.


Però non potrai limitarti a godere del suo fascino. Dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi desideri.

Ha bisogno di tante cose: di casa, di vestito, di serenità, di gioia, di rapporti umani, d’affetto e tenerezza, di piacere e di divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose…

Ma dovrai renderti conto che avrà bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e favorisce quest’incontro con Me; la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la parola, il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia vita.
La ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno, da quando l’hai incontrata. Sono io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.


Era il modo più bello per dirti: “Ecco te l’affido”, perché tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità. Quando le hai detto: “Prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita”, è come se mi avessi risposto che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei.

Da quel momento siamo in due ad amarla. Anzi, ti renderò capace di amarla come Dio, regalandoti un supplemento d’amore, che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna che ami.

E’ il mio dono di nozze: quello che si chiama la grazia del sacramento del matrimonio.


Non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore e della mia tenerezza; continuerò ad amare la Mia creatura, che è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d’amore.

PADRE GIORDANO MURARO. Tratto dal libro “Prometto di esserti fedele sempre”

MAI PRENDERE DECISIONI AFFRETTATE.

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mai prendere

«Mi preme ricordare a quei sacerdoti che, quando ottengono un posto direttivo, pensano subito a rimodernare l'ufficio, cambiare i segretari, mettere nuovi tappeti, appendere le tende e dotarsi di tutti gli apparecchi tipici di un ufficio: creano un loro ambiente su misura. Tutto ciò non può che generare conflitti...».

CARDINAL BERGOGLIO, in «Mente abierta, corazón creyente», 2012

Forse queste parole dicono qualcosa sul metodo usato dal nuovo Papa, pronto a cambiare il volto della Curia romana nelle sue strutture e nei suoi uomini, ma senza prendere decisioni affrettate, tenendo sempre conto delle persone.

LAICATO ROGAZIONISTA OGGI. VOI SIETE LA MANO LABORIOSA DELLA CONGREGAZIONE DEI ROGAZIONISTI NELLA CHIESA E NEL MONDO, VOI SIETE IL VOLTO LAICO DEL BUON OPERAIO EVANGELICO.

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EXALLIEVI1

Non sta a me precisare quali siano o potranno essere i modi e le attività pratiche perché voi possiate tradurre nella vostra vita quotidiana quelle che sono le aspettative apostoliche di chi si ispira a Padre Annibale Maria.

Il sentire apostolico per le vocazioni nella Chiesa e la dedizione verso i più bisognosi nella società.

Anche a voi in quanto laici rogazionisti spetta pregare e promuovere la preghiera per le vocazioni, a livello individuale, nella famiglia, nella parrocchia, nei luoghi del vostro lavoro, ma anche a livello associativo, con attività o iniziative che potranno di volta in volta essere programmate e realizzate.

Anche a voi in quanto laici rogazionisti spetta sentire compassione per i poveri, attenzione e amorevolezza per i bambini e i ragazzi, a livello individuale, con l’ aiutarli nelle loro necessità quotidiane, dando una mano nel momento del bisogno, ma anche a livello associativo, con il promuovere una cultura dell’accoglienza, della tolleranza, della solidarietà.

Anche a voi in quanto laici rogazionisti spetta imitare la vita di Annibale Maria di Francia, perché anche voi siete diventati suoi figli spirituali, e avete partecipato e imparato dal suo spirito e dalle sue idealità.

ADAMO CALO’. Conferenza Incontro Ex Allievi rog in Roma per il 25° anniversario della istituzione della sede locale. Roma 22 ottobre 2002

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