Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

ASCIUGA LE TUE LACRIME E NON PIANGERE, SE MI AMI: IL TUO SORRISO È LA MIA PACE.

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asciuga

Novembre è il mese da noi riservato al ricordo dei morti.

Diceva Henry Scott Holland pensando alla morte dei suoi cari e quasi dialogando con loro: La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?

Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

PROGETTO EDUCATIVO ROGAZIONISTA.... OVVERO I RAGAZZI INCOMPIUTI!

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ragazzi incompiuti

L’EDUCAZIONE DEI RAGAZZI NELLE NOSTRE STRUTTURE EDUCATIVE RIMANE ATTIVITÀ DIFFICILE e dai risultati alterni e non sempre assicurati, perché soggetta alle differenziazioni delle problematiche dei ragazzi ospiti, alla provvisorietà delle relazioni che si vengono a instaurare, ad un elevato numero di responsabili professionisti ed educatori, al concetto ambiguo di intendere l‘accoglienza in una struttura educativa come stage di recupero del ragazzo.

Non c’è dubbio che fra i progetti educativi di oggi e le metodologie applicate nei passati decenni esista una enorme differenza. Sono subentrate nei nostri ambienti educativi, figure professionali le più diverse e settoriali, che incidono sicuramente sulla vita e formazione dei ragazzi per le loro specifiche competenze, ma che allo stesso tempo potranno dare impressione al ragazzo di trovarsi temporaneamente in un ambiente di cura e di recupero costante, senza favorire e dando adito invece a una certa instabilità e provvisorietà di relazioni affettive.

Molti ragazzi oggi sono indecisi e confusi. Essi per essere istruiti ed educati, hanno bisogno di riferimenti educativi estremamente precisi e concreti. La comunità educativa allargata e mobile come oggi viene proposta, moltiplica gli educatori e i responsabili, compromettendo le relazioni affettive dei ragazzi che si sentono orfani non perché senza educatori, ma perché ne hanno troppi e per un tempo limitato.
Dobbiamo riproporre una specifica pedagogia rogazionista, più attuale e meno ingombrante, sottolineando in questo contesto, la necessità di rimettere al centro le relazioni personali e affettive, convinti che un assurdo silenzio e linguaggi totalmente dissimili impediscono ormai la comunicazione tra le diverse generazioni.

Questa prospettiva vuole richiamare l’attenzione sulla centralità e la rilevanza delle relazioni personali e generazionali, che dovrebbero caratterizzare la vita ordinaria e quotidiana dei ragazzi e degli adulti che con loro la condividono, nel nostro caso gli educatori rogazionisti, nella costruzione di un progetto che vuole avere come proprio obiettivo la centralità della relazione e un sentimento di fiducia da parte del ragazzo.

19 NOVEMBRE 2017. XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO. FOGLIETTO PARROCCHIALE SETTIMANALE

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FOGLIETTO PARROCCHIALE XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXXIII DOMENICA

DEL TEMPO ORDINARIO

Prendi parte alla gioia del tuo padrone.

(Mt 25,2)

 

Ci sono alcune certezze che emergono dal Vangelo che la XXXIII domenica del Tempo Ordinario ci propone.

La prima: ci sono dei momenti in cui i servi vengono lasciati da soli (Mt25,14a).

La seconda: colui che deve lasciarci soli non ci abbandona, ma ci affida qualcosa, ci dà mezzi e strumenti per dare senso e valore al tempo da vivere. Inoltre non ci dona qualcosa di puramente casuale, ma ci offre i suoi beni (Mt25,14b-15).

La terza: il tempo da vivere non può essere caratterizzato da scelte fatte per paura. Il tempo diventa per i servi la possibilità di coltivare, in assenza «del padrone», un’attesa feconda, creativa, capace di moltiplicare i beni affidati (cfr. Mt 25,20-25). La creatività è premiata, la rassegnazione no.

Ci sono momenti nella vita in cui, pur cercando risposte, si trova solo silenzio e deserto. Dio sembra lontano. La solitudine esteriore e interiore attanaglia. La paura di imboccare la strada sbagliata fa capolino. La notte sembra lunga. Il giudizio degli altri pesa.

La tentazione è di mettere tutto ciò che ci è stato affidato sottoterra per attendere tempi migliori. E se il sole per sorgere avesse bisogno proprio di ciò che abbiamo sotterrato? Se il compimento dell’attesa, il sopraggiungere di tempi migliori, il trovare le risposte fosse legato proprio a quella capacità di investire i doni anche e soprattutto nei tempi di deserto,solitudine,disorientamento?

Mi spaventa l’idea di essere un «servo inutile» (Mt 25, 30) per il mondo, inutile rispetto al progetto di salvezza che Dio ha per l’umanità. Ma infondo, la differenza tra quell’essere buono e fedele o inutile e malvagio sta proprio nello scegliere «come» vivere l’attesa… ogni attesa.

 


PADRE ANTONIO DI TUORO

Padre Antonio Di Tuoro rci

nuovo Parroco di Sant’Antonio  a Circ.ne Appia

 

saluto ai fedeli

 

Miei cari fedeli, sono stato felice quando i Superiori mi hanno proposto di essere vostro pastore e con la nomina di Parroco dal 1° Novembre 2017 fatta dal Vicario del Santo Padre S.E. Mons. Angelo De Donatis, ho accettato con trepidazione ma anche con gioia di ritornare da voi, per il sevizio ministeriale in questa Chiesa.

Ritornare... sì, è proprio un dolce ritorno perché proprio qui, nel 1979, ho iniziato il mio novello ministero sacerdotale insieme con la Comunità del Centro Rogate.

L'esperienza passata dei nove anni di parroco a Napoli mi ha portato a iniziare ogni anno pastorale parrocchiale con uno slogan e un tema da vivere per l'intero anno nella Catechesi, nella Liturgia e in tutti i vari progetti pastorali dei gruppi e delle associazioni.

Quest'anno ho pensato di iniziare con la prima Lettera dell'alfabeto e di sottolineare tre realtà che accompagnino l'intero anno pastorale parrocchiale 2017- 2018, il primo che vivremo insieme:

ASCOLTARE - ACCOGLIERE - AMARE

Ascoltare - Oggi si parla molto e si ascolta poco. Il mio primo atteggiamento nei vostri confronti sarà di ascolto. Desidero ascoltare per progettare insieme sia i componenti degli organismi ufficiali (quali il Consiglio Pastorale e il Consiglio degli Affari Economici) sia ciascuno di voi, parte preziosa del Popolo di Dio, come anche tutti coloro che non appartengono a gruppi o associazioni parrocchiali.

Mettiamoci tutti, singolarmente e come Comunità Parrocchiale, in ascolto, imitando la Vergine Maria, donna dell'ascolto, e preghiamola perché sappiamo ascoltare la Parola del suo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; e ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. (papa Francesco).

Accogliere - È il secondo "slancio" che dobbiamo fare insieme, un atteggiamento di accoglienza come quello che ci propone la liturgia del Matrimonio. lo, parroco, accolgo questa comunità parrocchiale, come mia sposa. E voi, come comunità, accogliete me come sposo e compagno di vita, per diventare insieme una vera famiglia ecclesiale.

Ci sforzeremo di accogliere anche coloro che non appartengono alla nostra comunità, alla nostra città o nazione, al nostro credo. Faremo questo attingendo all'esempio del Santo Patrono Antonio di Padova, confidando nella sua potente intercessione.

Amare- il terzo "slancio"per vivere insieme quest'anno pastorale ci vedrà tutti impegnati ad amare. Solo chi ascolta e sa accogliere potrà amare come ci ama LUI. Amore a Dio e al prossimo, come insegnava S. Annibale Maria Di Francia.: tutto per la maggior gloria di Dio e per la salvezza delle anime.

L'ascolto sarà sordo e l'accoglienza inutile se non c'è il vero Amore che è Dio. Per questo motivo facciamo nostro l'invito che il P. Annibale ripeteva spesso: Innamoratevi di Gesù Cristo".

Con questi sentimenti, miei cari, vengo in mezzo a voi nel nome del Signore, confidando nella vostra disponibilità per svolgere il mio servizio di parroco e insieme con voi far crescere, sempre più la nostra comunità, come "casa e scuola di ascolto, accoglienza e amore".

Mi fido alla vostra preghiera,vi saluto cordialmente e vi benedico di cuore!

Il VOSTRO PARROCO

Padre Antonio Di Tuoro, rcj

 


 

PADRE PAOLO

P. Paolo Bertapelle saluta i suoi parrocchiani

al termine del suo mandato

 

Carissimi fratelli, sorelle, di questa cara comunità parrocchiale di Sant’Antonio di Padova a C.ne Appia, a cui sono e sarò sempre legato, vogliate accogliere un semplice ma anche intenso saluto, che mi permetto di prendere in prestito da San Paolo: “La grazia del Signore sia con voi. Il Mio amore con tutti voi in Cristo Gesù” 1 Cor. 16,23-24.

Siamo giunti al termine di questo cammino insieme, ma non è un termine ultimo, si riparte nuovamente, e non sono più quello di sei anni fa, ma nuovo, perché se siamo in Cristo Lui ci rinnova sempre, e ricco di moltissimi doni che voi mi avete fatto in questi anni.

Mi piacerebbe dire che ogni incontro con ognuno di voi nei vari momenti e circostanze, è stato, l’incontro con Cristo, e mai come ora me ne sto rendendo conto; e l’incontro con Cristo è sempre arricchente e sorprendente.

Grazie per la vostra amicizia, affetto, “compassione”, e il Signore vi ricolmi dei suoi doni per questo.

Scusate se per le mie incapacità e difetti non sono arrivato dove volevo, o se ho arrecato del male, delle delusioni a qualcuno!!! Non c’è ringraziamento sincero se non è unito alla richiesta di perdono.

Vi porto tutti, indistintamente nel cuore, e sono certo che P. Antonio e i suoi collaboratori vi porteranno e vi guideranno a lidi sicuri. Lasciatemi ringraziare tutti i confratelli e il caro Don Vito che mi hanno aiutato in questi anni.

Grazie di tutto e chiudendo con la Vergine Maria dico prima a me e poi a voi: “Fate quello che vi Dirà”. Buon cammino, e la preghiera reciproca sia la corda che ci tiene uniti!!!

 

PADRE PAOLO BERTAPELLE RCI

 


PADRE PASQUALE

P. PASQUALE MARANO'

saluta i parrocchiani al termine del suo mandato quale collaboratore parrocchiale.

 

Da questo foglietto parrocchiale rivolgo un sentito ringraziamento

a tutti i nostri fedeli per la loro vicinanza e amicizia in questi 5 anni

di collaborazione nella Parrocchia di S. Antonio di Padova a Circonvallazione Appia.

Dal mese di Dicembre i nostri Superiori mi hanno trasferito alla Parrocchia di S. Antonio e Sant’Annibale a Piazza Asti.

Con tanta amicizia e fraternità saluto tutti voi e non mancherò di ricordarvi tutti  davanti al Signore.

P. Pasquale Maranò  rci

 


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L'Angolo della preghiera

 

Gesù, quello che importa non è

 il numero dei talenti ricevuti,

 ma quello che siamo disposti a fare

 perché producano un frutto abbondante

 e non restino nascosti in una buca.

Certo non si tratta di investire

 in azioni e obbligazioni

 per aumentare il capitale.

Né ci si deve preoccupare di sfruttare al meglio

le proprie doti, le proprie competenze

per ricavarne il massimo rendimento.

Tu non hai raccontato la parabola

per far studiare di più

 i ragazzi del tuo e del nostro tempo.

Il tesoro, infatti, è il tuo Vangelo:

un Vangelo che domanda di essere

annunciato e vissuto, 

portato a tutti quelli che incontriamo,

a quanti vivono nei diversi luoghi

in cui passiamo la vita, 

un Vangelo che chiede

di non lasciarlo ammuffire in cantina,

 di non chiuderlo in una cassaforte,

 ma di essere fatto circolare,

mettendoci la faccia, riconoscendo

 la possibilità  che offre

di un’esistenza  rinnovata

dall’amore di Dio, dalla sua misericordia.

Certo non sarà facile uscire allo scoperto,

dichiarare quello che siamo

 e la parola che ci hai affidata,

 ma lo faremo per te,

per entrare nel tuo Regno.

 

di Roberto Laurita

 


AVVISI

 

MARTEDI’ 21/11

Alle ore 9.30 -Santa Messa per la Scuola Paritaria “S. Annibale Maria Di Francia” con gli alunni, insegnanti e genitori per la GIORNATA MONDIALE dei POVERI. (Ogni famiglia porti una busta spesa alimentare per i poveri)

GIOVEDI’ 23/11

Alle ore 17.30- ADORAZIONE EUCARISTICA VOCAZIONALE

DOMENICA 26/11 

Inizio anno Pastorale Parrocchiale

*  Alle ore 10 - vestizione dei MINISTRANTI.

** Distribuzione dei calendari ”LE FORMICHE”

MISERICORDIA NON E’ SOLTANTO UNA PAROLA.

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misericordia volgio

Viviamo ormai in una società dove il lessico e la comunicazione ordinaria prevedono termini e slogan che esprimono il nostro modo ordinario di intenderci e relazionarci, a scapito di un linguaggio religioso che appare invece residuo di tradizioni e di una mentalità ormai inadeguata.

Parliamo più spesso di lavoro, di salario, di consumo, di efficienza, di successo e di visibilità. In simile contesto culturale quale spazio viene ormai riservato nel nostro linguaggio a parole come solidarietà, compassione, misericordia, perdono vicendevole? Le parole non sono frutto soltanto di un apprendimento scolastico e grammaticale per esprimersi, esse sono il colore della vita, delle nostre relazioni, di ciò che più ci interessa e ci sta a cuore.

Viviamo forse un impoverimento spirituale e relazionale. Dovremmo riscoprire e riprendere allora nel nostro linguaggio quotidiano, una sintassi religiosa, ove termini come misericordia e accoglienza, possano ricordarci ed esprimere e sostenere relazioni più umane e più serene.

UN BIMBO CHIEDE: “MA IL CUORE STA SEMPRE NELLO STESSO POSTO?

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BIMBOCUORE

OPPURE, OGNI TANTO, SI SPOSTA? Va a destra e a sinistra?”.

rispondo: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto. A sinistra ... ” 
forse dovevo dirgli che … poi, un giorno, quando crescerai, capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare, davvero, nessun luogo.

qualche volta lo senti in gola, quando sei emozionato. O lo senti precipitare nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito dentro. 

Ci sono volte in cui sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece sostituisce persino il cervello.

Nella vita impariamo a prendere il proprio cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, forse tornerà indietro un po’ ammaccato. Ma non c’è di che preoccuparsi. Forse, sarà più bello ancora. Ma questo, però, riusciamo a capirlo solo dopo molto, molto tempo.

Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato. 

Poi, ci sarà un altro giorno …. Un giorno un po’ diverso …. Un po’ speciale …. Un po’ importante…. Quel giorno, capirai che non tutti hanno un cuore...

 

EROS E GIOVANI, UNA VECCHIA STORIA. SENSAZIONI CORPOREE E SENTIMENTI.

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EROS

Prolungandosi nel tempo, la giovinezza, prima considerata età di preparazione e introduzione alla vita adulta, al mondo del lavoro, alla vita di coppia, alla famiglia, si è trasformata in periodo della vita adatto per una sperimentazione a oltranza. Età talvolta senza vere prospettive vicine.

La giovinezza prolungata richiama uno stato di dipendenza, un cammino non definito, il rifiuto di vere responsabilità.

Ma per altri aspetti i giovani, pur precari in situazioni familiari, e occupati nel lavoro solo occasionalmente, vivono in una società che concede loro piena e completa autonomia in molti settori, nella scelta degli studi da intraprendere, nella preferenza di orientamenti politici, nell’organizzare il tempo libero, nella scelta delle relazioni amicali e affettive, nel vivere la sessualità.

Nessuno di loro infatti propende a dilazionare nel tempo alcune scelte di vita facilmente raggiungibili o a investire sul futuro con le incertezze presenti. Non si può vivere soltanto di attese. E mentre in alcuni campi le scelte vengono sempre più dilazionate, per altri comportamenti invece le sperimentazioni vengono sempre più anticipate e ravvicinate.

In questo contesto culturale è da leggere la vita sessuale e affettiva dei giovani oggi. Ogni lasciata è persa si addice a una generazione che si sostenta di prospettive a corto raggio e per la quale il sesso, non più tabù come in decenni passati, diventa obiettivo facile da conquistare, piacevole da provare e stupido se rinviato nel tempo, impigliati poi a destreggiarsi tra istinti e passioni, nell’attesa di una più lunga e forse inutile preparazione.

ADAMO CALO’.  i giovani y el sexo. Articolo pubblicato in MONDO VOC. Giugno 2003

ALEJANDRO JODOROWSKY

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FORTI

CHIESI: "Quando si diventa forti?”

Ed ella con un delicato sorriso rispose:

Quando imparerai a non fare del male a nessuno."

Alejandro Jodorowsky

I FEDELI LAICI NON SONO MEMBRI DI SECOND’ORDINE

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CHE COSA E UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO OGGI

I fedeli laici non sono membri di second’ordine, al servizio della gerarchia e semplici esecutori di ordini dall’alto, ma come discepoli di Cristo sono chiamati ad animare ogni ambiente secondo lo spirito del Vangelo.

Il Concilio Vaticano II è stato un evento straordinario di grazia che tra i suoi molteplici frutti ha portato anche ad un modo nuovo di guardare alla vocazione e alla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo.

PAPA FRANCESCO

MA L’ANZIANO CHI È? UNA DEFINIZIONE SEMPRE PIÙ DIFFICILE.

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L’immagine che spesso la società diffonde è di una età come fase di declino in cui l'insufficienza umana e sociale è data per scontata.

Uno stereotipo questo che non rende ragione di una condizione che nella realtà dei fatti è molto più diversificata, perché gli anziani non sono un gruppo umano omogeneo e la vecchiaia viene vissuta in modi molto diversi.

Correggere l'attuale rappresentazione negativa della vecchiaia è un impegno culturale e educativo che deve coinvolgere tutte le generazioni.

C’è sicuramente una categoria di persone, ai nostri giorni molto numerosa, per le quali la vecchiaia è un trauma e di fronte ad essa assumono atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione passiva alla ribellione e al rifiuto.

ADAMO CALO’. Giovani si diventa con il passare del tempo, Articolo su MondoVoc del Settembre 2013

L’ASSOCIAZIONE DELLE MISSIONARIE ROGAZIONISTE È UNA FAMIGLIA SPIRITUALE

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missionarie rog

ed un luogo di comunione fondata sul carisma, sull’amore fraterno, sulla condivisione degli ideali.

Le Missionarie Rogazioniste non hanno vita in comune ma sono unite tra loro da un forte senso d’appartenenza all’Associazione. In essa trovano l’ambiente favorevole in cui attuare la comunione.

Condividono la gioia della stessa vocazione, partecipano del medesimo carisma, realizzano in unità di spirito con la Famiglia del Rogate la loro missione secolare. 

(Regola di vita, nn. 27 e 28)

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