Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

21 MAGGIO. DOMENICA. FESTA DELLA PRIMA COMUNIONE

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NELLA DOMENICA VI DI PASQUA SI E' SVOLTA NELLA NOSTRA CHIESA PARROCCHIALE LA CELEBRAZIONE DELLA PRIMA COMUNIONE DEI RAGAZZI. HA PRESIEDUTO LA CELEBRAZIONE IL PARROCO PADRE PAOLO BERTAPELLE. AI BAMBINI CHE HANNO RICEVUTO PER LA PRIMA VOLTA GESU' SACRAMENTATO I NOSTRI MIGLIORI AUGURI. GESU' SIA PER LORO UNA GUIDA E PROTEZIONE NELLA VITA DI OGNI GIORNO.

TUTTI ABBIAMO LE NOSTRE FERITE E LE NOSTRE CICATRICI

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TUTTI ABBIAMO LE NOSTRE FERITE

 

TUTTI ABBIAMO LE NOSTRE FERITE E LE NOSTRE CICATRICI.

Non conosco gente che non abbia avuto delusioni o che non abbia subito cattiverie.

Solo che le persone davvero valide, non usano questo alibi per giustificare il loro sbagli. Chiedono scusa semplicemente.

Sabrina La ROSA

GIOVANI E DIO. FERNANDO CALÒ. UN RAGAZZO ADOLESCENTE SERVO DI DIO. ANCHE IN PARADISO SI GIOCA A PALLONE, NON E' VERO?!

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fernando calo

 

L’essere santi non è un privilegio di pochi, ma una meta per tutti, senza limiti di età o condizione sociale; i giovani in particolare, seguiti dagli adolescenti e dai ragazzi, non sono mai mancati nella storia della Santità Cristiana.

A questo gruppo appartiene il portoghese il giovane Fernando Calò, nato a Setubal in Portogallo nel 1939, durante la guerra Mondiale; fu uno dei tanti bambini nati da un rapporto fugace, come spesso avveniva in tempo di guerra, quando il domani era privo di ogni certezza. Non conobbe mai il padre, il calore di una casa e l’affetto di una famiglia; la mamma Giuseppina Pereira, ragazza-madre, faceva la domestica e trascorreva poco tempo con lui.

Fu affidato ad un orfanotrofio, e in seguito, venne collocato in un Istituto Salesiano di Estoril, tornando ogni sera nella poverissima casa con la mamma.

Fernando scoprì così in collegio un nuovo mondo, poteva correre e giocare al calcio, sua grande passione nel vasto cortile dell’Istituto, conobbe anche la gioia della preghiera e la devozione alla Madonna, e a sera quando tornava dalla mamma pregava con lei prima di addormentarsi.

Verso la fine del 1954 iniziò a scrivere un diario, che è rimasto il testimone del suo impegno a migliorare; il 20 febbraio 1955 scriveva: “Primo giorno di Carnevale. Per riparare le offese che Gesù riceve sono andato in cerca di alcuni compagni per pregare insieme. Ho chiesto a Gesù di avere compassione di tutti quelli che lo offendono con divertimenti cattivi.”
Nel 1956 in una pagina del suo diario scriveva: Voglio essere sacerdote.

Ma il Signore aveva previsto per lui un progetto diverso. Il 20 aprile 1956 durante una partita di calcio nel cortile, andò a sbattere con violenza con la testa contro una colonna del porticato. L’impatto fu tremendo e rimase stordito per un po’ di tempo, passò qualche giorno in infermeria, e quando sembrava che tutto fosse passato, ritornato a giocare con i compagni ebbe uno scontro con un avversario di gioco, la classica zuccata, e subentrarono fortissimi dolori di testa, sproporzionati a quanto accaduto.

Fu ricoverato nell’ospedale di Lisbona e Fernando perse progressivamente la vista e l'udito. In quei mesi soffrì molto, ma seppe conservare il sorriso, conquistandosi la simpatia dei medici e degli infermieri.

Quando la situazione divenne disperata, volle confessarsi e ricevere l'Eucarestia. A un suo amico che gli chiedeva: "Fernando, e se domani Gesù ti chiamasse?". Egli rispose: "Se Gesù domani mi chiama …. io sono pronto. Si gioca a pallone anche in Paradiso, non è vero?".

Il 26 luglio 1956 entrò in sala operatoria, da dove purtroppo non uscì vivo, aveva 17 anni.

23 MAGGIO. PICCOLA MARIA, IL SIGNORE HA FATTO IN TE GRANDI COSE!

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23 MAGGIO PICCOLA

 

PICCOLA MARIA, IL SIGNORE HA FATTO IN TE GRANDI COSE!

Tu sei stata povera. umile e pura: per questo hai veduto Dio.

Hai parlato con Lui e hai detto un sì grande come la vita.

Tu hai creduto ciecamente nel Dio di Betlemme e sei rimasta a Lui fedele fino alla Croce: così sei diventata madre della Chiesa e madre nostra.

Prega per noi il Signore!

CAMMINA SENZA VOLTARTI INDIETRO!

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CAMMINARE

 

CAMMINA SENZA VOLTARTI INDIETRO!

Nella tua bisaccia metti una manciata di buona volontà e due di ottimismo, un pugno di disciplina e quattro di pazienza, un pizzico di buon umore e se c’è ancora spazio un po’ di buon senso ed equilibrio.


Don Carlo TERRANEO

DAVANTI ALLE MOLTE COSE DA FARE OGNI GIORNO, RACCOGLIERSI IN PREGHIERA È IMPORTANTE O È UNA PERDITA DI TEMPO?

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PREGHIERA1

 

DAVANTI ALLE MOLTE COSE DA FARE OGNI GIORNO,

RACCOGLIERSI IN PREGHIERA È IMPORTANTE O È UNA PERDITA DI TEMPO?

Il dubbio si insinua anche tra tanti cristiani.

Ha ancora senso fermarsi un po’ per stare in ascolto di Dio e pregare?

L’amore umano vive di intimità, di silenzi e perfino di parole semplici e ripetute. L’amore di Dio è anche tutto questo e vive di tutto questo. Chi fa tante cose e perde di vista il rapporto con Dio, corre il rischio di girare a vuoto.

A pregare si impara, come si impara a parlare e a diventare amici.

CHE COS'È LA GRATITUDINE?

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GRATITUDINE

 

È come una carezza.

Forse chi è veramente maturo dentro, passa la vita a ringraziare invece che a chiedere.

Quando non diamo più le cose per scontate e abbiamo capito che non tutto ci è dovuto, allora impariamo ad essere grati.

La gratitudine per le piccole cose è già una grande cosa.

L'amicizia è frutto della gratitudine.

21 MAGGIO. VI DOMENICA DI PASQUA. FOGLIETTO PARROCCHIALE SETTIMANALE.

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COPERTINA FOGLIETTO

 

VI DOMENICA DI PASQUA

 

 

NON SAREMO SOLI

 

«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16)

È il tempo dello Spirito! È il tempo in cui il grande dono del Risorto ci raggiunge e ci rende capaci di cogliere quei frammenti di vita spesso dispersi nelle zolle della storia, soffocati dai rovi delle vicende umane, stretti da spire di violenza, superbia e incomprensione. Lo Spirito viene e scende su di noi, entra in noi e ci trasforma, fa esplodere ogni scintilla di vita buona e difende, per amore, ciò che Dio stesso ha creato e nutrito.

Lo Spirito è la possibilità di una vita che può sempre sorprendere, oltre ogni calcolo.

È la possibilità di una verità che un giorno la storia ascolterà dalla voce dei piccoli e degli ultimi. È il grande dono dell’amore infinito che rimane con noi e per noi.

Rimane! Verbo fondamentale nel Vangelo di Giovanni, segno di un Dio amore che rimane anche nell’assenza, rimane nella morte, rimane nelle tenebre, rimane anche quando tutto sembra poter dire di aver annientato il suo amore. Rimane è permette anche a noi di restare, bevendo la sua Parola come acqua fresca zampillante, nutrendoci di ogni suo gesto e parola, comandamenti di un nuovo modo di esistere, segnati dalla misericordia, dal perdono, dalla determinazione nel bene.

E chi ama non può non far proprio ogni gesto compiuto da Gesù, non può non dissetarsi della sua Parola, perché proprio quell’ascolto profondo, disarmato e destabilizzante diventa la via attraverso cui il Padre ci raggiunge e ci abita intimamente.

  

Conosciamo Sant’Annibale

 Straordinario nell'ordinario

 Padre Annibale, nell'elogio funebre di Suor Maria Lucia del Monastero di Stella Mattutina di Napoli, pronunziato nel 1907, ci ha tracciato il suo concetto e le caratteristiche della vera santità, facendoci così intravedere in filigrana il cammino che ha percorso per piacere al Signore. «Che cosa è mai la santificazione di un 'anima? – «Vera santità è la perfetta unione, sia pure attiva , della nostra volontà con quella dell'Altissimo, per puro amore di Dio, e col solo retto fine di piacere a Sua Divina Maestà.

 Don Orione, con quell'intuito che suole distinguere i Santi, a proposito della caratteristica della santità di Padre Annibale diceva: «Il Canonico Di Francia sicuramente è un gran santo; e la virtù e la spiritualità di lui è così sublime che comunemente è molto difficile a comprenderla, e impossibile a descriverla».

E volendo stigmatizzare la tipologia di questa santità, affermava: «La santità di Padre Annibale era difficile a conoscersi perché era di una finezza straordinaria, nel senso che non appariva in lui nulla di straordinario, ma che le cose comuni le faceva con una perfezione straordinaria».'

 Questo era dovuto all'estrema spontaneità con cui Padre Annibale viveva il suo rapporto con Dio.

Infatti, Monsignor Antonio Di Tommaso, Vescovo di Oria, che aveva avuto modo di conoscerlo molto bene, aveva colto questa «spontaneità», e con una frase ha sintetizzato così la singolare santità del Padre Annibale: «Io ritengo che il Canonico Di Francia stia sempre alla presenza di Dio, e che tutto quello che fa, lo fa per Dio e con Dio. Si vede da come agisce che per lui stare a pregare dinnanzi al Tabernacolo, o predicare, o faceva come se la facesse a Gesù Cristo stesso».

Padre Francesco di Paola Nalbone S.1. ha deposto: «Le mie impressioni, che divennero in seguito convinzioni, furono le seguenti: egli è un sacerdote santo, dimentico di se stesso, umile e mite, di una povertà  francescana, d'intima vita interiore e di pietà singolare. Benché occupatissimo in tante opere di zelo e nel l'assillo quotidiano di provvedere ai bisogni delle religiose, degli orfani, dei poveri, mi colpì molto la sua inalterabile pace e il pieno dominio di se stesso in tanti difficili incontri e prove amarissime, e capii bene che questo sant'uomo poggiava con sicurezza sull'aiuto del Signore».'

  

Il punto nero

 Un giorno un insegnante arrivò in classe e disse agli studenti d prepararsi per un test a sorpresa.

Tutti seduti nei loro banchi aspettavano con ansia affinché l'esperimento avesse inizio. Come faceva di solito, l'insegnante consegnò ad ognuno di loro un foglio di carta poggiandolo con il testo rivolto verso il basso e chiese di non guardare il foglio, fino a quando lui non avesse dato il via alla prova. Una volta che tutti i  fogli furono distribuiti  diede l’autorizzazione a voltare il foglio e vedere il contenuto.
Con grande sorpresa videro che sul foglio non c'erano domande ma si trattava di un foglio bianco con in mezzo un punto nero.

Notando il volto sorpreso di tutti i suoi studenti, il professore disse:  "Ora scrivete una riflessione su ciò che state vedendo".
Tutti i giovani, se pur confusi, gli alunni iniziarono la prova "misteriosa” e cominciarono a pensare e scrivere su ciò che vedevano.
Trascorso il tempo stabilito, l'insegnante raccolse i fogli, li pose sulla scrivania e cominciò a leggere ad alta voce quanto gli studenti avevano scritto.

Tutti gli studenti, senza eccezione alcuna, avevano fatto una relazione sul punto nero, con le più diverse considerazioni.

Dopo che tutti i compiti furono letti e in aula era sceso il silenzio, il professore cominciò a spiegare: “Questo test non servirà per il voto, ho voluto soltanto darvi qualcosa su cui pensare, una sorta di lezione di vita.

Come avete potuto sentire, nessuno di voi ha parlato della pagina bianca nonostante questa sia la parte più estesa del foglio, avete dedicato tutta la vostra attenzione al punto nero.

E’ ciò che accade nella nostra vita. La vita è un foglio interamente  bianco da vedere e godere, ma ci  ostiniamo a focalizzare solo il punto nero, che rappresenta un problema che ci infastidisce…

La vita è un dono della natura, ci è data con affetto e amore, abbiamo tante ragioni per far festa per gli amici che ci sostengono, il lavoro che ci sostiene, i  miracoli che accadono ogni giorno, eppure insistiamo a guardare il punto di nero, i problemi di salute, la mancanza di soldi, il difficile rapporto con i familiari,  una delusione con il partner, con un amico ...

Nonostante le macchie scure siano molto più piccole rispetto a tutto ciò che ci viene donato nella nostra vita, sono quelle che inquinano le nostre menti. Cercate di prestare attenzione a tutta la pagina bianca e non solo ai punti neri. Cogliete ogni benedizione, ogni momento che la vita ci sta offrendo, state tranquilli, abbiate fiducia, datevi da fare, «esistete», vivete felici”.

  

La Parola di Papa Francesco

 L’amore di Gesù è senza misura, non come gli amori mondani che ricercano potere e vanità. Così Papa Francesco nella Messa del 18 maggio a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che la missione cristiana è “dare gioia alla gente” ed ha ribadito che l’amore di Dio è il "nocciolo" della vita di un cristiano.“ Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi”.

 Papa Francesco ha sviluppato l’omelia muovendo dall’affermazione di Gesù che sottolinea come il suo amore sia infinito.

Il Signore, ha poi osservato, ci chiede di rimanere nel Suo amore “perché è l’amore del Padre” e ci invita a osservare i Suoi Comandamenti.

Certo, ha detto il Papa, i Dieci Comandamenti sono la base, il fondamento ma bisogna seguire “tutte le cose che Gesù ci ha insegnato, questi comandamenti della vita quotidiana”, che rappresentano “un modo di vivere cristiano”.

 E’ “molto largo” l’elenco dei comandamenti di Gesù, ha ripreso il Papa, “ma il nocciolo è uno: l’amore del Padre a Lui e l’amore di Lui a noi”:

“Ci sono altri amori. Anche il mondo ci propone altri amori: l’amore al denaro per esempio, l’amore alla vanità, pavoneggiarsi, l’amore all’orgoglio, l’amore al potere, anche facendo tante cose ingiuste per avere più potere …

Sono altri amori, questi non sono di Gesù e non sono del Padre. Lui ci chiede di rimanere nell’amore suo che è l’amore del Padre. Pensiamo anche a questi altri amori che ci allontanano dall’amore di Gesù. E anche, ci sono altre misure di amare: amare a metà, questo non è amare. Una cosa è volere bene e un’altra cosa è amare”.

  “Amare – ha sottolineato – è più di voler bene”.

Qual è, dunque, “la misura dell’amore”, si domanda Francesco: “La misura dell’amore è amare senza misura”: “E così, facendo questi comandamenti che Gesù ci ha dato, rimarremo nell’amore di Gesù che è l’amore del Padre, è lo stesso. Senza misura. Senza questo amore tiepido o interessato. ‘Ma perché, Signore, tu ci ricordi queste cose?’, possiamo dirgli. ‘Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena’.

 Se l’amore del Padre viene a Gesù, Gesù ci insegna la strada dell’amore: il cuore aperto, amare senza misura, lasciando da parte altri amori”.

 

 L’angolo della preghiera

Il tuo amore non poggi solo su belle parole:

tu l’hai dimostrato, Gesù, quando hai offerto la tua vita,

affrontando la passione ed una morte ignominiosa.

Le tue braccia spalancate dall’alto della croce

sono il segno eloquente  della tua bontà e della tua misericordia.

 Ecco perché chiedi a noi, tuoi discepoli, di fare la stessa cosa.

Vivere da cristiani non significa  nutrirsi di nobili sentimenti, ma accogliere ed osservare

 i tuoi comandamenti, anche quando costa

 perché chiede di andare controcorrente, di essere presi per ingenui,

di essere tacciati di buonismo, di essere considerati dei deboli.

Se tutto questo è la conseguenza della nostra fedeltà a te,

noi non dobbiamo spaventarci.

Tu per primo hai provato su di te, sulla tua pelle,

il risentimento dei benpensanti, l’ostilità e la calunnia dei capi

e la loro condanna senza appello.

È il prezzo da pagare perché nei solchi della storia spuntino

i germogli di un mondo nuovo.

ROBERTO LAURITA

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