Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

SENTIRSI CATTOLICI VUOL DIRE LIBERARSI DA UN PROTAGONISMO ECCLESIALE, DA UNA VISIONE VATICANA DI, DA UNA RISTRETTA MENTALITÀ QUARTIERISTICA E PARROCCHIALE.

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SENTIRSI

Il Vangelo è un dono che a noi è stato offerto dall’alto e non sopporta modifiche o riduzioni anche se potrà sembrare antiquato in un mondo che cambia e si trasforma. Pur con tutto questo, Cristo per salvare il mondo e l’uomo, ha prima di tutto amato il mondo e l’uomo, umiliando se stesso, assumendo la condizione di servo, facendosi simile in tutto agli uomini, fuorché nel peccato.

Convertire il mondo vuol dire prima di tutto amare il mondo, con tutte le sue manifestazioni e contraddizioni, con la sua fame e sete di giustizia, con le sue provocazioni ed emancipazioni, con la tanta paura che ha di distruggere se stesso.

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto, e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il Regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò essa si sente realmente ed intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”. (G.S., 1). 

In questo la Chiesa di Dio si manifesta cattolica. La cattolicità non è una dimensione geografica; è un desiderio e un atteggiamento di amore intensivo, ed è nello stesso tempo un dinamismo universale. Sentirsi cattolici vuol dire liberarsi da un egoismo ecclesiale, da una ristretta mentalità quartieristica e parrocchiale, e riconciliarsi invece con lo spazio e il tempo della storia della salvezza.

19 OTTOBRE. SAN PAOLO DELLA CROCE. SACERDOTE

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san paolo della croce
Nacque ad Ovada in Piemonte, da nobile famiglia oriunda di Castellazzo, presso Alessandria. Quando nacque, la camera si illuminò di vivissima luce, e ancora fanciullo fu dall'augusta Regina del cielo salvato da certo naufragio, segni questi che palesano chiaramente i divini disegni di Dio sul nostro Santo.

Infiammato dal desiderio del martirio, già s'era arruolato nella flotta veneziana, pronta per abbattere la mezzaluna che minacciava l'Europa cristiana; ma poi, avendo compreso che ben altra era la volontà divina, lasciò la milizia terrena e formò una valorosa schiera di soldati del Redentore: i Passionisti. Essi si proponevano di far conoscere a tutti i dolori sofferti da Dio per salvarci, e con la loro rigida disciplina, riparare tanti peccati, causa dei dolori di Gesù Crocifisso. 

Ritornò in patria e, rifiutate le nozze, abbandonata l'eredità paterna, s'incamminò per la regale via della croce. Ricevette dal suo Vescovo una rude tonaca e dietro suo comando si diede alla predicazione. 

Si portò quindi a Roma, ove poté studiare regolarmente la sacra teologia e dove dal Sommo Pontefice Benedetto XIII fu consacrato sacerdote. Ottenuta la facoltà di formare la nuova congregazione, coi primi figli si ritirò nella solitudine di Monte Argentaro, in Toscana, ove già prima la SS. Vergine l'aveva invitato, indicandogli la nera divisa, decorata dello stemma della passione; quivi gettò le fondamenta della sua nuova famiglia dandole le regole, ed aggiungendo ai tre consueti voti quello di promuovere il ricordo della passione. 

Grande fu il bene compiuto da questa Congregazione. Innumerevoli eretici, meditando le sofferenze e i dolori di Gesù, riconobbero il loro peccato e pentiti ritornarono in seno alla Chiesa Cattolica.

Era amato e stimato dai Sommi Pontefici, eppure l'umile Santo si chiamava grande peccatore, degno d'essere calpestato dai demoni. 

Nonostante una vita penitente, arrivò a veneranda vecchiaia; il 28 aprile del 1775, dati gli ultimi paterni ammonimenti ai suoi diletti figli, ricevuti i Ss. Sacramenti, ricreato da una celeste visione volava al suo Redentore. 

LA MESSE È ABBONDANTE MA SONO POCHI GLI OPERAI!

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la messe

Tocca al Signore inviare e provvedere operai adatti a seminare e curare il grano e, a tempo opportuno, raccogliere la messe.

Però tutti noi siamo Chiesa oggi e ciascuno è interpellato perché la missione di Gesù continui ancora oggi. La chiamata viene da Dio ma la risposta dipende da noi tutti, in quanto responsabili a far conoscere e amare il Signore con l’esempio della nostra vita.

Le vocazioni non vengono da lontano, ma vivono con noi e sono i figli, i fratelli, le sorelle, gli amici.

FAMIGLIA OGGI. DA CRISTO IL DONO DI UN «AMORE PAZIENTE.

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FAMIGLIA OGGI

Viviamo un tempo di grande sofferenza di vita familiare. Si celebra il matrimonio nella gioia mentre gli sposi si giurano amore eterno e poi si ritrovano in tribunale con l’odio nel cuore.

Cosa è successo nella vita di questi fratelli che hanno vissuto esperienze di grande intimità fino a generare la vita? Da dove viene questo diventare sempre più distanti, non capirsi, sentirsi indifferenti fino a dirsi arrivederci? Il matrimonio è cosa delicata: c’entra Dio, la vita, i figli, la pace, la società, il bene, l’eternità. E invece capita che non ci si capisca, che ci si allontani e che il demonio agisca e divida.

Perdonarsi non è facile, è possibile solo se il Signore entra in noi. Se si ha pazienza, se si fa un passo dopo l’altro, se si riflette, se non si è frettolosi e non si decide sull’onda dell’impeto e della passione.

Per potersi perdonare bisogna scaldare il cuore e solo Cristo può farlo con la sua parola, con la confessione e con l’Eucaristia, attraverso una riflessione che faccia riscoprire i lati positivi del coniuge.

Questa non è poesia, è avere la chiave risolutiva di tante questioni e tante sofferenze.

CARDINALE AUGUSTO VALLINI. 10 ottobre 2016. Basilica di San Paolo. Roma

L’IMPORTANZA DELL’ANNUNCIO DELLA PAROLA DEL SIGNORE

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ANNUNCIO

L’IMPORTANZA DELL’ANNUNCIO DELLA PAROLA DEL SIGNORE risale e rimanda alla vita della comunità apostolica, la chiesa delle origini in Gerusalemme.

Gli apostoli infatti, pur impegnati a risolvere molteplici preoccupazioni, a livello caritativo, apostolico e organizzativo, si resero subito conto che l'annuncio della Parola della salvezza ha sempre la preminenza. La vita della chiesa in ogni tempo è attraversata da varie preoccupazioni pastorali.

La Chiesa infatti non può disinteressarsi del sociale, dell’ambiente in cui una comunità di fedeli vive; l'annuncio della Parola è sempre stato accompagnato dalla testimonianza della carità. Vangelo e testimonianza di carità avanzano assieme. Ma l'annuncio della Parola della salvezza ha la preminenza. Se ne resero conto gli Apostoli i quali sentirono che non era giusto trascurare la Parola di Dio per il servizio delle mense. (Cf At 6,2).

ADAMO CALO’. OMELIA per conferimento Ministero del Lettorato, Roma, 19 marzo 2006

18 OTTOBRE. SAN LUCA. EVANGELISTA

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SAN LUCA

L'Evangelista S. Luca nacque in Antiochia di Siria, da genitori pagani. Imparò la scienza medica e, allo scopo di perfezionare le sue cognizioni, intraprese diversi viaggi nella Grecia e nell'Egitto. Si portò poi a Troade per esercitarvi la sua professione: ma qui il Signore l'attendeva per un'altra missione più grande. Essendo passato di là l'apostolo Paolo a predicare il S. Vangelo, Luca, conquistato dalla verità, volle seguirlo nel sacro ministero e gli fu compagno fedelissimo fino alla morte.

Verso il 60, mentre S. Paolo si trovava prigioniero a Cesarea, Luca scrisse, per divina ispirazione, il terzo Vangelo in lingua greca, che si distingue per la sua chiarezza ed eleganza. 

Questo Vangelo è dedicato a Teofilo, che era un famoso cristiano di Antiochia, ma nello stesso tempo è indirizzato a tutti i Cristiani e a tutti quelli che vogliono salvarsi, siano essi ebrei o pagani: il regno di Dio è aperto a tutti. Egli voleva dimostrare la bontà e la misericordia di Dio, e perciò racconta gli episodi e le parabole più commoventi. 

Eloquentissime sono le parabole del buon samaritano, della pecorella smarrita, del fariseo e del pubblicano, di Zaccheo e del figliuol prodigo, che ci manifestano l'infinita misericordia di un Dio morto per noi sulla croce e che perdona agli stessi suoi crocifissori: «Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno». 

Il santo evangelista si diede anche alla predicazione ed evangelizzò la Macedonia, la Dalmazia, l'Italia e la Gallia. Durante la prigionia di S. Paolo in Roma scrisse gli «Atti degli Apostoli» in cui narra la storia dei primi anni della Chiesa e particolarmente i viaggi di S. Paolo.

Ma la tradizione ci dice che S. Luca, oltre che medico, era pure pittore. Devotissimo della Madonna, è tra gli Evangelisti quello che ne parla più diffusamente. Non può non averla vista, non averle parlato: lo dimostrano anche le belle immagini della Vergine che ci furono tramandate sotto il suo nome. 

Mori nella Bitinia, all'età di 84 anni. Le sue venerate spoglie vennero deposte nella città di Costantinopoli, assieme a quelle di S. Andrea, nella basilica dedicata ai dodici Apostoli. Giunsero poi a Padova, dove tuttora si trovano nella Basilica di Santa Giustina.

Il suo simbolo è un toro alato, perché il primo personaggio che introduce nel suo Vangelo è il padre di Giovanni Battista, Zaccaria, sacerdote del tempio e responsabile del sacrificio di tori.

 

SAN LUCA EVENGELISTA PITTORE DI MARIA. 

Un'antica tradizione cristiana afferma che l'evangelista Luca fu il primo iconografo e che dipinse quadri della Madonna

 

SAN LUCA PITTORE

15 OTTOBRE 2017. BABY LOSS AWARENESS DAY. GIORNATA MONDIALE DELLA CONSAPEVOLEZZA DEL LUTTO PERINATALE E INFANTILE

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BAMBINI NON NATI

In Italia, circa una gravidanza su sei termina con la morte del bambino prima o subito dopo la nascita: le mamme e le famiglie coinvolte hanno bisogno di solidarietà e di sostegno.

Il 15 ottobre ricorre la 'Giornata della consapevolezza del lutto perinatale e infantile': che essa serva a far sentire il giusto sostegno alle mamme e alle famiglie che perdono un bambino durante la gravidanza.

Se il Governo investisse sulle cure prenatali e perinatali potrebbe salvare migliaia di bambini all’anno. Invece non fa nulla nemmeno per impedire l’aborto eugenetico e per invertire la crisi demografica di cui talvolta si lamenta ipocritamente.

Accendiamo una candela, domenica 15 ottobre: il ‘BabyLoss Awareness Day’ serva a fare luce sul tabù del dolore per l’aborto spontaneo, sulle morti perinatali e gli aborti eugenetici, sulle cure fisiche e psicologiche che esistono per i bambini in grembo e i loro familiari e sugli enti che si prodigano a tal fine.

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