Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

LA SOFFERENZA È UN’ESPERIENZA UNIVERSALE CHE PRIMA O POI TUTTI SIAMO CHIAMATI AD AFFRONTARE

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LA SOFERENZA

fa parte del cammino di ognuno di noi.

Essa però possiede anche un carattere autobiografico, perché ciascuno la vede attraverso la sua personale prospettiva, mai uguale a quella di un altro.

Parlare di essa significa stimolare una discussione che è profondamente personale, radicata nella nostra visione di Dio e di noi stessi.

La sofferenza che conta è sempre quella che ci tocca in maniera più diretta, perché quello che è lontano non risveglia la nostra attenzione.

La sofferenza che più colpisce è quando muoiono i propri cari, papà e mamma. Con loro muore anche parte della nostra vita e il dolore è presente per anni, anche quando sembra dimenticato. Con la loro uscita dalla nostra vita infatti cambia la carta geografica della propria vita, con i suoi punti di riferimento affettivi.

Oggi si cerca di rimuovere la sofferenza; la pubblicità esalta la forza, la giovinezza, la bellezza e la buona sorte, che sono presentate come condizioni alle quali si ha diritto.

"GUARDATEVI DEI FALSI PROFETI, CHE VENGONO A VOI IN VESTE DI PECORE, MA DENTRO SONO LUPI RAPACI!

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LUPI RAPACI

Dai loro frutti li riconoscerete"

(Vangelo di Matteo, 7,15).

Ti prego, dunque, Signore, aiutami a bruciare in me i rovi della presunzione, dell'arroganza, del giocarmi la vita più nella ricerca dell'avere che dell'essere. L'albero, il cristiano autentico che io voglio essere, si riconosce proprio a questo modo. Semina in me la tua parola e dammi di averne cura perché fruttifichi e gli altri ne siano edificati.

No, Signore! non permettere in me mai la doppiezza: quel sembrare buono e giusto nell'apparenza esteriore del mio essere e agire.

Al contrario, Signore, rendimi albero buono e perciò fecondo di frutti buoni: la giustizia, la bontà di cuore, la benevolenza, la generosità, la nobiltà di pensieri buoni con volontà di benedizione e, possibilmente, di aiutare quanti più posso.

LA DIMENSIONE PROFETICA DI UNA COMUNITÀ RELIGIOSA.

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PUGNO

La vita religiosa deve riscoprire la sua missione profetica nel mondo e nel nostro tempo.

Siamo comunità profetica se come comunità religiosa ridiamo significato alla nostra presenza in questa società, se la nostra esperienza di Dio si trasforma in testimonianza di Dio e viene osservata e stupisce ancora gli uomini e le donne che ci passano accanto; se la nostra presenza in mezzo a loro genera speranza e la nostra parola cristiana è annuncio di cieli nuovi e terra nuova.

Siamo comunità profetica se sappiamo differenziarci dai poteri istituzionali, sia ecclesiastici che politici, conservando la libertà interiore che ci permette di gridare forte il richiamo alla dignità della persona, all’attenzione agli emarginati, al senso di giustizia.

Siamo comunità profetica quando in questa nostra società supermercato parliamo di valore della vita umana, di opzione per i poveri, di semplicità volontaria e condivisione, di perdono e di azione per la pace.

Se accettiamo di camminare come pellegrini nel deserto del mondo, mostrando un atteggiamento distaccato da un modello di vita religiosa che sembra chiudersi, e conservando un atteggiamento di abbandono, nei confronti di uno stile rinnovato di testimonianza umile di valori permanenti, preparando la via a ciò che verrà, come risposta attuale e forse più significativa, alle esigenze dei tempi nuovi, così come sempre si è avverato all’inizio delle nostre fondazioni.

Siamo comunità profetica se ognuno di noi, nel proprio agire, si sforza di dare testimonianza attraverso il proprio impegno, anche umile e silenzioso, e realizza la sua vocazione, portando a compimento la propria missione, in modo significativo, adeguato ai bisogni attuali, e nella misura delle risorse disponibili, senza la ricerca affannosa di apparire protagonisti ad ogni costo.

PERCHE’ TANTI BAMBINI MUOIONO SENZA RAGIONE? FORSE IN CIELO COMINCIANO A MANCARE GLI ANGELI E IL SIGNORE SI VEDE COSTRETTO A RUBARNE QUALCUNO A NOI PER RIEMPIRE IL PARADISO.

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OMAR

Mi chiedo sempre perché tanti bambini devono morire per ingiustizie commesse dagli adulti?

E’ Omar da Fiumicino che mi scrive.

Mi sento male a leggere notizie sulla triste condizione di tanti bambini nel terzo mondo. Ma non riesco a capire perché anche nel nostro paese tanti bambini muoiono per colpa degli adulti e certe volte anche per motivi banali.

Cosa dire poi di quei bambini morti sotto le macerie di un terremoto o altra disgrazia? Mi fanno pensare a un Dio indifferente. Perché Egli permette queste tragedie sui bambini?

Caro Omar, io non ho una risposta chiara e certa da darti, e qualsiasi mia risposta non ti convincerebbe e ti lascerebbe comunque nel dubbio.

Di una cosa sono certo. Nessun bambino muore per motivi banali. Forse risultano inspiegabili a noi.

Anch’io ho avuto l’esperienza di perdere tanti anni fa un fratellino di appena sei anni per un incidente inspiegabile, e ancora oggi, ormai adulto, non riesco a darmene una spiegazione.

Ripeto a me stesso quello che un vecchio napoletano recitava in TV quando gli chiesero un suo parere su un bambino morto per un evitabilissimo incidente stradale. Forse in cielo cominciano a mancare gli angeli e il Signore si vede costretto a rubarne qualcuno a noi per riempire il paradiso.

25 GIUGNO. FOGLIETTO PARROCCHIALE SETTIMANALE. XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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cCOPERTINA FOGLIETO PARROCCHIALE 25 giugno

XII Domenica Tempo Ordinario

Giornata dell'Obolo di S. Pietro

e per la carità del Papa 

 

Rifletto

 

NON TEMERE

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«Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!» (Mt 10,31)

 Cosa guida le nostre scelte quotidiane? Cosa muove le nostre convinzioni interiori? 

Il Vangelo, come sempre, fa centro e, per ben quattro volte in cinque versetti, ripete un verbo: temere, aver paura… o meglio e più precisamente, non temere.

È come se alla base di tutto ci fosse una consapevolezza che il Vangelo ci chiede di maturare interiormente: la nostra vita non inizia e non finisce qui. Il piano umano, quello legato al solo sentire, alla propria psiche, al proprio corpo, non può essere l’unico orizzonte entro il quale schiacciare ciò che siamo e ciò che potremmo essere.

Pensiamoci: gli altri non potranno condizionare le nostre scelte giocando con ricatti morali e manipolazione della nostra fragilità se noi non assolutizzeremo la loro presenza.

I nostri bisogni affettivi, fisici e psichici non potranno essere le motivazioni uniche del nostro agire se noi saremo capaci di credere in un di più che ci abita e che fa parte di noi.


La nostra stessa relazione con Dio ridiventerà capace di profezia se gli altri, e il loro compiacimento, smetteranno di essere il criterio del nostro annuncio.


Tutto di noi è nelle mani di Dio, anche il più sottile dei nostri capelli è custodito da lui: e questo ci dovrebbe bastare.

L’essere in lui, l’avere in noi il suo Spirito di vita: questo dovrebbe essere l’unico senso del nostro esistere, del nostro vivere facendo risplendere, nel buio di una storia dominata dall’oppressione e dal non riconoscimento del debole, la luce inarrestabile delle logiche del Regno: logiche segnate da gratuità, privilegio del debole, giustizia sociale, riconoscimento dell’altro e della sua esistenza.

 


Conosciamo Padre Annibale

 

La sua Fede eucaristica dalle testimonianze

S ANNIBALE MARIA

 

Testimonia Padre Vincenzo Caudo: «Mi risulta che Padre Annibale ebbe una fede viva nel sacramento dell'Eucaristia e nella presenza reale di Gesù Cristo, come ho fatto rilevare in precedenza. Predicava spessissimo intorno al Sacramento dell'altare, specialmente nell'adorazione delle Quarantore»

Padre Carmelo Drago tenta quasi di sintetizzare questa peculiarità del Di Francia, quando depone: «La Santissima Eucaristia era per il Padre Annibale come il centro della sua fede.

Questa gli faceva credere in Gesù Sacramentato più che se lo avesse visto con i propri occhi. Per questa sua fede viva, con Gesù Sacramentato si comportava in maniera tale da sembrare, alcune volte, addirittura esagerato e strano. Sempre per questa sua fede viva era così esatto negli atti di adorazione al Santissimo Sacramento, nella celebrazione della Santa Messa, nella raccolta dei frammenti eucaristici, nella custodia del Tabernacolo e negli arredi sacri.

Egli così ci lasciò scritto: "Tutto il centro amoroso, doveroso e continuo di questa Pia Opera degli Interessi del Cuore di Gesù, deve essere Gesù Sacramentato. Deve sapersi e ritenersi, ora e in perpetuo, che questa Pia Opera ha avuto per suo verace, effettivo ed immediato fondatore Gesù Sacramentato".

Continua Padre Carmelo Drago: Il Tabernacolo era per lui il centro più attraente ed irresistibile della sua vita. Passava di giorno e di notte ore ed ore dinanzi al Tabernacolo in una posizione come se fosse estasiato. Non si accorgeva del tempo che passava e di quanto accadeva intorno a lui.

Ogni volta che usciva dall'Istituto o vi rientrava, immancabilmente doveva fare una visitina a Gesù Sacramentato. E così esortava a fare anche noi. Ogni volta che camminando per via, incontrava una Chiesa aperta, immancabilmente vi doveva entrare per fare una visitina a Gesù Sacramentato. Se la Chiesa era chiusa, si scopriva e si soffermava un po' in segno di adorazione e poi continuava a recitare giaculatorie.

 


Il Giuramento

CINESE

Un antico imperatore cinese fece, un giorno, un solenne giuramento: "Conquisterò e cancellerò dal mio regno tutti i miei nemici".

Un po' di tempo dopo, i sudditi sorpresi videro l'imperatore che passeggiava per i giardini imperiali a braccetto con i suoi peggiori nemici, ridendo e scherzando.

"Ma..." gli disse sorpreso un cortigiano "non avevi giurato di cancellare dal tuo regno tutti i tuoi nemici?". "Li ho cancellati, infatti", rispose l'imperatore.

 "Li ho fatti diventare tutti miei amici!".

 


 

La Parola di Papa Francesco

 

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Si può essere santi nella vita di tutti i giorni. Essere santi significa fare il proprio dovere tutta la giornata, in famiglia, nella malattia, nel lavoro ma con il cuore aperto a Dio. 

Papa Francesco all’udienza generale ricorda che sono proprio i santi a testimoniare che “la vita cristiana non è un ideale irraggiungibile”. I santi hanno infatti conosciuto le “nostre stesse fatiche”. 

“Il cristianesimo - sottolinea - coltiva una inguaribile fiducia: non crede che le forze negative e disgreganti possano prevalere. L’ultima parola sulla storia dell’uomo non è l’odio, non è la morte, non è la guerra”. Ad assisterci, quindi, nella vita è la mano di Dio e la loro presenza.

“Non siamo soli”, assicura più volte Francesco: “la Chiesa è fatta di innumerevoli fratelli, spesso anonimi, che ci hanno preceduto e che per l’azione dello Spirito Santo sono coinvolti nelle vicende di chi ancora vive quaggiù”. 

Non a caso l’intercessione dei santi viene invocata per la prima volta nel momento del Battesimo e poi nell’ordinazione sacerdotale o nel Sacramento del Matrimonio, per gli sposi: “Chi ama veramente - dice - ha il desiderio e il coraggio di dire ‘per sempre’ – ‘per sempre’ – ma sa di avere bisogno della grazia di Cristo e dell’aiuto dei santi per poter vivere la vita matrimoniale per sempre.

Non come alcuni dicono: ‘finché dura l’amore’. No: per sempre! Altrimenti è meglio che non ti sposi. O per sempre o niente”.

 “Dio non ci abbandona mai”, ricorda ancora Francesco. E’ vero che siamo “polvere che aspira al cielo”, “deboli” ma potente è il mistero della grazia. Sappiamo e speriamo nella trasfigurazione del mondo dove non ci saranno più “lacrime” nè “cattiveria”.

Francesco, quindi, auspica che il Signore “doni a tutti noi la speranza di essere santi”: “Ma qualcuno di voi potrà domandarmi: ‘Padre, si può essere santo nella vita di tutti i giorni?’ Sì, si può.

‘Ma questo significa che dobbiamo pregare tutta la giornata?’ No, significa che tu devi fare il tuo dovere tutta la giornata: pregare, andare al lavoro, custodire i figli. Ma occorre fare tutto con il cuore aperto verso Dio, in modo che il lavoro, anche nella malattia e nella sofferenza, anche nelle difficoltà, sia aperto a Dio.

E così - spiega il Papa - si può diventare santi. Che il Signore ci dia la speranza di essere santi. 

Non pensiamo che è una cosa difficile, che è più facile essere delinquenti che santi! No. Si può essere santi perché ci aiuta il Signore; è Lui che ci aiuta”.

La nostra storia ha bisogno di ‘mistici’, persone che rifiutano il dominio e aspirano, invece, alla carità. 

“Senza questi uomini e donne il mondo non avrebbe speranza”, avverte Francesco che conclude il suo percorso di riflessione su speranza e santità con un augurio: “a voi” e anche “a me”, il Signore “doni la speranza di essere santi”.

 

 


L’angolo della preghiera

 

L ABATE MACARIO

Viviamo tempi difficili, Gesù,

in cui il terrorismo sfregia impunemente

le nostre città e i loro abitanti,

colpendo con feroce freddezza

e calcolata barbarie.

 

Ecco perché all’udire qualche notizia luttuosa

temiamo subito per quelli che ci sono cari

e siamo in apprensione per la loro incolumità.

Abbiamo paura delle malattie,

di quelle di cui già conosciamo i terribili effetti

perché hanno stroncato giovani vite

dopo un lungo calvario doloroso

in cui si sono altalenate speranze e delusioni.

 

Ma ci spaventano ancor più

quei virus e quelle infezioni

che colpiscono il corpo umano

e in breve tempo sgretolano

i suoi anticorpi e la sua resistenza.

 

Tutto questo è plausibile, tu lo sai, e tuttavia

tu ci inviti a non sottovalutare

tutto ciò che deturpa la nostra anima,

tutto quello che lentamente

la priva della sua dignità e bellezza,

la imprigiona nella ragnatela del male

al punto da farle perdere

coscienza del pericolo che la sovrasta.

 

Ecco perché oggi, Gesù, io voglio pregarti

per tutti coloro che sprofondano

in un gorgo di egoismo e di chiusura,

per tutti coloro che rendono

volgari le loro esistenze,

privandole di quanto vi è

di più nobile e di più santo,

di più esaltante e consolante.

 

E ti supplico anche per chi rischia

di essere sottratto ad una speranza viva.

                                                                       

ROBERTO LAURITA

  


AVVISI PARROCCHIALI

 

DAL 2 LUGLIO 2017 INIZIA L'ORARIO ESTIVO

ORARIO SANTE MESSE

giorni Feriali: 8.30  -  19.00

Domeniche e festivi:  8.30  -   10.30  -  19.00

 

25/06 DOMENICA. Giornata Obolo di San Pietro

le offerte delle collette verranno devolute al Santo Padre.

 

27/06 MARTEDI'

Ore 21 Santa Messa per” i Figli e Figlie in Cielo”

 

29/06 GIOVEDI'

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo  con la Messa Prefestiva del 28 sera.

Dopo la Santa Messa delle ore 19 festeggiamo nel nostro cortile l’onomastico del Parroco P. Paolo

 

01/07 SABATO

 Commemorazione della Prima Venuta di Gesù Sacramentato (1886) nell’Opera di Sant’Annibale Maria nella cappella del quartiere Avignone in Messina.

 Ore 17,00 Adorazione Eucaristica e alle 18.30 Santa Messa

 

CON L'ORARIO ESTIVO, A PARTIRE DAL 2 LUGLIO VIENE ANCHE SOSPESA L'ADORAZIONE EUCARISTICA VOCAZIONALE DEL GIOVEDI'.

 

 

24 GIUGNO. NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA.

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SAN GIOVANNI BATISTA

Mi fu rivolta la parola del Signore:


«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,
prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».

Risposi: «Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare,
perché sono giovane».

Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane,
ma va' da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.

Non temerli,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.

Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:
«Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».

Tu, dunque, cingiti i fianchi,
alzati e di' loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti alla loro vista,
altrimenti ti farò temere davanti a loro.

Ed ecco oggi io faccio di te
come una fortezza,
come un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.

Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».

Dal libro del profeta Geremia. 1, 4-10. 17-19

OGGI, SIGNORE, TI PREGO PER I MIEI RAGAZZI.

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OGGI SIGNORE

OGGI, SIGNORE, TI PREGO PER I MIEI RAGAZZI.

Di fronte al difficile impegno educativo,
in momenti di emergenza e di sfide educative,
ti prego per i miei ragazzi e ragazze, e per i tutti i giovani
che mi hai dato l’occasione di incontrare nella vita.


Io ho cercato da fare per loro quel poco che potevo,
ora, ti prego o Signore, completa Tu stesso per loro
tutto quello che rimane da fare.

Non abbandonarli a loro stessi,
che non si facciano condizionare dalle illusioni e dalle seduzioni.
Fa’ loro comprendere che la loro vita è un progetto
e si costruisce giorno su giorno.

Rendili contenti quando fanno il bene, quando sono laboriosi e onesti
e quando non si vergognano di comportarsi da cristiani.

Metti nel loro cuore una sana inquietudine
quando riconoscono d’aver sbagliato
e posano riprendere il giusto cammino,
con serenità e gioia interiore.

Manda il tuo Angelo perché li custodisca ogni giorno,
e il loro piede non inciampi nelle tentazioni quotidiane,
ma proseguano sicuri per realizzare la vocazione
alla quale tu li hai destinati fin dal loro primo giorno di vita.

23 GIUGNO. SOLENNITA' DEL SACRO CUORE DI GESU'

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GESU MIO

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.

È NELLA NOSTRA INQUIETUDINE E INSICUREZZA UMANA CHE NOI ARRIVIAMO A CRISTO.

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E NELLA NOSTRA INQUIETUDINE

È difficile diventare maturi vivendo alla superficie di se stessi, senza cercare e rispondere ai quesiti di sempre: che senso ha la mia vita? È nella nostra inquietudine e insicurezza che noi arriviamo a Cristo.

Il Vangelo risponde alle aspirazioni più profonde del cuore umano. Le nuove generazioni devono scoprire che il messaggio della Chiesa è un messaggio che libera e aiuta a realizzarsi, che le nostre comunità ecclesiali sono luoghi di crescita umana e spirituale.

La dignità dell’uomo e la difesa dei suoi diritti sono un bene comune che appartengono a tutti gli uomini e le donne di sempre, ma è soprattutto nel vangelo che troviamo la loro affermazione più completa.

Una promozione umana che si identifichi o si misuri soltanto con parametri umani non concede spazio o spiegazione a situazioni umane di sofferenza e povertà. Quale promozione umana è possibile per chi vive in situazioni precarie, dal lato sociale, affettivo, economico?

Per S. Annibale Maria Di Francia la promozione umana trova significato nella vocazione divina che ciascun uomo riceve venendo in questo mondo. Una persona non può essere privata della sua dignità, né questa essere commisurata sulla base della riuscita in determinati affari.

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