Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

LA CARITÀ SOLIDARIETÀ RICHIEDE MOLTA CREATIVITÀ ED È MOLTO PIÙ IMPEGNATIVA DI UNA BENEFICENZA CHE PUÒ ESSERE OCCASIONALE. LA PRIMA COINVOLGE E CREA LEGAME, LA SECONDA SI ACCONTENTA DI GESTI.

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I servizi caritativi resi dalle Congregazioni religiose, sia maschili che femminili, presentano un’immagine ricca di chiaroscuri, che documenta abbastanza chiaramente la difficoltà che essi incontrano a evolvere verso nuove forme di presenza nel socio-assistenziale.

La struttura delle opere da loro ereditate dai Fondatori e Fondatrici, si richiama ad una mentalità di beneficenza. Vige tutt’ora all’interno delle Congregazioni una cultura dell’obolo da sollecitare, da ottenere e da distribuire per soddisfare quelli che sono i bisogni primari degli assistiti: vitto, alloggio, istruzione, assistenza medica.

Esse rimangono spesso istituzioni che sollecitano beneficenza e amministrano beneficenza. È chiaro che non bisogna identificare e ridurre l’ambito della carità alle sole opere di assistenza o beneficenza che vengono portate avanti.

Non si può esprimere un giudizio sulla carità e l’amore ai poveri guardando soltanto ai servizi che vengono offerti loro dalle istituzioni religiose. La carità non è una serie di cose da fare. La beneficenza, l’obolo, il benefattore servono a mantenere i servizi di carità, ma non si identificano con la carità.

Affermazioni veritiere che valgono per tutte le istituzioni, come per i Padri Rogazionisti. Rimane vero che i Padri Rogazionisti per esempio con il passare degli anni hanno perso il contatto con il mondo delle povertà e della emarginazione; o il loro approccio e relazione con i poveri avviene tra una istituzione capace di provvedere ed elargire servizi e un gruppo di emarginati che si accontenta di ricevere.

Man mano che l’assistenza pubblica è venuta a coprire uffici per secoli affidati alla carità della Chiesa, i Padri Rogazionisti tra gli altri si sono trovati smarriti e inoccupati; proprio perché è venuta a mancare una pedagogia che ci abituasse al passaggio dall’assistenza-beneficenza cristiana alla solidarietà sociale e alla condivisione.

La carità solidarietà richiede molta creatività ed è molto più impegnativa di una beneficenza che può essere occasionale: la prima coinvolge e crea legame, la seconda si accontenta di gesti.

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