Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

CONVERTIRE È LIBERARE L’UOMO. NON L’UOMO DAL MONDO, NON L’ UOMO NEL MONDO, MA L’UOMO E IL MONDO INSIEME.

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CONVERTIRE E LIBERARE

Liberarlo dal dubbio, dal difficile, dal problematico, dal tecnicismo e dal misticismo.

Liberare l’uomo dall’uomo, dai suoi ragionamenti, dai suoi studi, dalla sua biblioteca, dal suo archivio, dalla sua storia, da tutto ciò da cui è stato costruito l’uomo di oggi, giorno per giorno, guerra su guerra, logica su logica, antropologia su antropologia, teologia su teologia. 

Convertire è liberare noi da noi stessi. Non soltanto noi dalle strutture, né noi nelle strutture, ma liberare noi e le strutture insieme. Liberarci da ciò che è immaginario, che è soltanto probabile, da tutto ciò che ci ha alienato, dalle illusioni di poterci affermare.

Liberarci dal parziale, dal secondario, dal massimale, dall’ assurdo, dal pensare di aver fatto tutto ciò che potevamo fare.

Liberarci dalla istituzione, dalle categorie, dalla struttura, dalla metodologia, dal dogmatismo, dalle abitudini, dalle consuetudini, dagli usi, dalle tradizioni.

Liberarci da termini che sembra dicano ormai troppe cose: dalla coscienza, dalla presenza, dall’ impegno, dalla spiritualità, dal servizio, dalla vocazione, dalla revisione, dalla pastorale; liberarci da un modo di intendere la vita come programmazione.

ADAMO CALO’. Anno Santo – STOP: è così che si elude la rivoluzione? Pubblicato su NOTIZIARIO ROGATE. Anno I No: 6 - Dicembre 1975)

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