Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

COPERTINA FOGLIETTO

 

VI DOMENICA DI PASQUA

 

 

NON SAREMO SOLI

 

«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16)

È il tempo dello Spirito! È il tempo in cui il grande dono del Risorto ci raggiunge e ci rende capaci di cogliere quei frammenti di vita spesso dispersi nelle zolle della storia, soffocati dai rovi delle vicende umane, stretti da spire di violenza, superbia e incomprensione. Lo Spirito viene e scende su di noi, entra in noi e ci trasforma, fa esplodere ogni scintilla di vita buona e difende, per amore, ciò che Dio stesso ha creato e nutrito.

Lo Spirito è la possibilità di una vita che può sempre sorprendere, oltre ogni calcolo.

È la possibilità di una verità che un giorno la storia ascolterà dalla voce dei piccoli e degli ultimi. È il grande dono dell’amore infinito che rimane con noi e per noi.

Rimane! Verbo fondamentale nel Vangelo di Giovanni, segno di un Dio amore che rimane anche nell’assenza, rimane nella morte, rimane nelle tenebre, rimane anche quando tutto sembra poter dire di aver annientato il suo amore. Rimane è permette anche a noi di restare, bevendo la sua Parola come acqua fresca zampillante, nutrendoci di ogni suo gesto e parola, comandamenti di un nuovo modo di esistere, segnati dalla misericordia, dal perdono, dalla determinazione nel bene.

E chi ama non può non far proprio ogni gesto compiuto da Gesù, non può non dissetarsi della sua Parola, perché proprio quell’ascolto profondo, disarmato e destabilizzante diventa la via attraverso cui il Padre ci raggiunge e ci abita intimamente.

  

Conosciamo Sant’Annibale

 Straordinario nell'ordinario

 Padre Annibale, nell'elogio funebre di Suor Maria Lucia del Monastero di Stella Mattutina di Napoli, pronunziato nel 1907, ci ha tracciato il suo concetto e le caratteristiche della vera santità, facendoci così intravedere in filigrana il cammino che ha percorso per piacere al Signore. «Che cosa è mai la santificazione di un 'anima? – «Vera santità è la perfetta unione, sia pure attiva , della nostra volontà con quella dell'Altissimo, per puro amore di Dio, e col solo retto fine di piacere a Sua Divina Maestà.

 Don Orione, con quell'intuito che suole distinguere i Santi, a proposito della caratteristica della santità di Padre Annibale diceva: «Il Canonico Di Francia sicuramente è un gran santo; e la virtù e la spiritualità di lui è così sublime che comunemente è molto difficile a comprenderla, e impossibile a descriverla».

E volendo stigmatizzare la tipologia di questa santità, affermava: «La santità di Padre Annibale era difficile a conoscersi perché era di una finezza straordinaria, nel senso che non appariva in lui nulla di straordinario, ma che le cose comuni le faceva con una perfezione straordinaria».'

 Questo era dovuto all'estrema spontaneità con cui Padre Annibale viveva il suo rapporto con Dio.

Infatti, Monsignor Antonio Di Tommaso, Vescovo di Oria, che aveva avuto modo di conoscerlo molto bene, aveva colto questa «spontaneità», e con una frase ha sintetizzato così la singolare santità del Padre Annibale: «Io ritengo che il Canonico Di Francia stia sempre alla presenza di Dio, e che tutto quello che fa, lo fa per Dio e con Dio. Si vede da come agisce che per lui stare a pregare dinnanzi al Tabernacolo, o predicare, o faceva come se la facesse a Gesù Cristo stesso».

Padre Francesco di Paola Nalbone S.1. ha deposto: «Le mie impressioni, che divennero in seguito convinzioni, furono le seguenti: egli è un sacerdote santo, dimentico di se stesso, umile e mite, di una povertà  francescana, d'intima vita interiore e di pietà singolare. Benché occupatissimo in tante opere di zelo e nel l'assillo quotidiano di provvedere ai bisogni delle religiose, degli orfani, dei poveri, mi colpì molto la sua inalterabile pace e il pieno dominio di se stesso in tanti difficili incontri e prove amarissime, e capii bene che questo sant'uomo poggiava con sicurezza sull'aiuto del Signore».'

  

Il punto nero

 Un giorno un insegnante arrivò in classe e disse agli studenti d prepararsi per un test a sorpresa.

Tutti seduti nei loro banchi aspettavano con ansia affinché l'esperimento avesse inizio. Come faceva di solito, l'insegnante consegnò ad ognuno di loro un foglio di carta poggiandolo con il testo rivolto verso il basso e chiese di non guardare il foglio, fino a quando lui non avesse dato il via alla prova. Una volta che tutti i  fogli furono distribuiti  diede l’autorizzazione a voltare il foglio e vedere il contenuto.
Con grande sorpresa videro che sul foglio non c'erano domande ma si trattava di un foglio bianco con in mezzo un punto nero.

Notando il volto sorpreso di tutti i suoi studenti, il professore disse:  "Ora scrivete una riflessione su ciò che state vedendo".
Tutti i giovani, se pur confusi, gli alunni iniziarono la prova "misteriosa” e cominciarono a pensare e scrivere su ciò che vedevano.
Trascorso il tempo stabilito, l'insegnante raccolse i fogli, li pose sulla scrivania e cominciò a leggere ad alta voce quanto gli studenti avevano scritto.

Tutti gli studenti, senza eccezione alcuna, avevano fatto una relazione sul punto nero, con le più diverse considerazioni.

Dopo che tutti i compiti furono letti e in aula era sceso il silenzio, il professore cominciò a spiegare: “Questo test non servirà per il voto, ho voluto soltanto darvi qualcosa su cui pensare, una sorta di lezione di vita.

Come avete potuto sentire, nessuno di voi ha parlato della pagina bianca nonostante questa sia la parte più estesa del foglio, avete dedicato tutta la vostra attenzione al punto nero.

E’ ciò che accade nella nostra vita. La vita è un foglio interamente  bianco da vedere e godere, ma ci  ostiniamo a focalizzare solo il punto nero, che rappresenta un problema che ci infastidisce…

La vita è un dono della natura, ci è data con affetto e amore, abbiamo tante ragioni per far festa per gli amici che ci sostengono, il lavoro che ci sostiene, i  miracoli che accadono ogni giorno, eppure insistiamo a guardare il punto di nero, i problemi di salute, la mancanza di soldi, il difficile rapporto con i familiari,  una delusione con il partner, con un amico ...

Nonostante le macchie scure siano molto più piccole rispetto a tutto ciò che ci viene donato nella nostra vita, sono quelle che inquinano le nostre menti. Cercate di prestare attenzione a tutta la pagina bianca e non solo ai punti neri. Cogliete ogni benedizione, ogni momento che la vita ci sta offrendo, state tranquilli, abbiate fiducia, datevi da fare, «esistete», vivete felici”.

  

La Parola di Papa Francesco

 L’amore di Gesù è senza misura, non come gli amori mondani che ricercano potere e vanità. Così Papa Francesco nella Messa del 18 maggio a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che la missione cristiana è “dare gioia alla gente” ed ha ribadito che l’amore di Dio è il "nocciolo" della vita di un cristiano.“ Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi”.

 Papa Francesco ha sviluppato l’omelia muovendo dall’affermazione di Gesù che sottolinea come il suo amore sia infinito.

Il Signore, ha poi osservato, ci chiede di rimanere nel Suo amore “perché è l’amore del Padre” e ci invita a osservare i Suoi Comandamenti.

Certo, ha detto il Papa, i Dieci Comandamenti sono la base, il fondamento ma bisogna seguire “tutte le cose che Gesù ci ha insegnato, questi comandamenti della vita quotidiana”, che rappresentano “un modo di vivere cristiano”.

 E’ “molto largo” l’elenco dei comandamenti di Gesù, ha ripreso il Papa, “ma il nocciolo è uno: l’amore del Padre a Lui e l’amore di Lui a noi”:

“Ci sono altri amori. Anche il mondo ci propone altri amori: l’amore al denaro per esempio, l’amore alla vanità, pavoneggiarsi, l’amore all’orgoglio, l’amore al potere, anche facendo tante cose ingiuste per avere più potere …

Sono altri amori, questi non sono di Gesù e non sono del Padre. Lui ci chiede di rimanere nell’amore suo che è l’amore del Padre. Pensiamo anche a questi altri amori che ci allontanano dall’amore di Gesù. E anche, ci sono altre misure di amare: amare a metà, questo non è amare. Una cosa è volere bene e un’altra cosa è amare”.

  “Amare – ha sottolineato – è più di voler bene”.

Qual è, dunque, “la misura dell’amore”, si domanda Francesco: “La misura dell’amore è amare senza misura”: “E così, facendo questi comandamenti che Gesù ci ha dato, rimarremo nell’amore di Gesù che è l’amore del Padre, è lo stesso. Senza misura. Senza questo amore tiepido o interessato. ‘Ma perché, Signore, tu ci ricordi queste cose?’, possiamo dirgli. ‘Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena’.

 Se l’amore del Padre viene a Gesù, Gesù ci insegna la strada dell’amore: il cuore aperto, amare senza misura, lasciando da parte altri amori”.

 

 L’angolo della preghiera

Il tuo amore non poggi solo su belle parole:

tu l’hai dimostrato, Gesù, quando hai offerto la tua vita,

affrontando la passione ed una morte ignominiosa.

Le tue braccia spalancate dall’alto della croce

sono il segno eloquente  della tua bontà e della tua misericordia.

 Ecco perché chiedi a noi, tuoi discepoli, di fare la stessa cosa.

Vivere da cristiani non significa  nutrirsi di nobili sentimenti, ma accogliere ed osservare

 i tuoi comandamenti, anche quando costa

 perché chiede di andare controcorrente, di essere presi per ingenui,

di essere tacciati di buonismo, di essere considerati dei deboli.

Se tutto questo è la conseguenza della nostra fedeltà a te,

noi non dobbiamo spaventarci.

Tu per primo hai provato su di te, sulla tua pelle,

il risentimento dei benpensanti, l’ostilità e la calunnia dei capi

e la loro condanna senza appello.

È il prezzo da pagare perché nei solchi della storia spuntino

i germogli di un mondo nuovo.

ROBERTO LAURITA

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