Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

 

FOGLIETTO PARR 28 MAGGIO 2017

 

Ascensione del Signore

 

Rifletto

 

«Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,16-20)

Sono lapidari, i versetti che ci propone il Vangelo di Matteo, nella solennità dell’Ascensione.

Eppure in quella essenzialità c’è una ricchezza difficile da sviscerare, ma che se compresa cambierebbe le nostre risposte al Vangelo e forse il volto della stessa Chiesa. «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» (Mt 28,19). Per secoli, versetti come questo ci hanno spinto a camminare nel mondo come gli unici detentori del bene. Abbiamo macchiato di sangue la storia nella convinzione che a Cristo avremmo dovuto sottomettere gli altri, pagani per antonomasia.

Eppure, se solo avessimo capito quanta ansia di salvezza c’era in quei pochi versetti forse avremmo amato di più e ucciso di meno; ci saremmo preoccupati di svelare più il volto del Pastore buono, del Maestro premuroso che non quello del giudice integerrimo.

«Andando, fate discepole le genti», scrive letteralmente Matteo. Andando, dunque; non solo partendo, ma forse, più propriamente, uscendoda noi stessi e dalle nostre convinzioni, mescolandoci con quel mondo che così spesso giudichiamo prima di ascoltare. «Fate discepole», questo ci è stato detto! E non opprimete, schiacciate, indottrinate… no!

«Nel vostro andare, aiutate le genti a scoprire il mio volto, le mie parole, la mia salvezza, così che possano seguirmi con libertà e per amore»: questo ci ha chiesto il Risorto. E per questo ci sono stati dati due mezzi: 1. il battesimo per salvare, immergendo tutti nell’amore di Dio; 2. la sua Parola, che offre a tutti, nei gesti e parole di Gesù, un nuovo modo di esistere.

Ecco tutto questo è andare! Tutto questo è evangelizzare, portare nel mondo la buona notizia di una chiamata universale alla salvezza. Vivere così è rispondere al mandato del Risorto!

 

 

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO

 

Il posto del cristiano è il mondo per annunciare Gesù, ma il suo sguardo è rivolto al Cielo per essere unito a Lui: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta

La Galilea, luogo del primo incontro con Gesù

Le Scritture - osserva Papa Francesco nell’omelia - ci indicano tre parole, tre luoghi di riferimento del cammino cristiano. La prima parola è la memoria. Gesù risorto dice ai discepoli di recarsi in Galilea: qui c’è stato il primo incontro con il Signore. E ognuno di noi ha la propria Galilea”, laddove Gesù si è manifestato per la prima volta, lo abbiamo conosciuto e “abbiamo avuto questa gioia, questo entusiasmo di seguirlo”. “Per essere un buon cristiano è necessario sempre avere la memoria del primo incontro con Gesù o dei successivi incontri”. E’ la grazia della memoria che “nel momento della prova mi dà certezza”.

Lo sguardo al Cielo e i piedi nel mondo

Il secondo punto di riferimento è la preghiera. Quando Gesù ascende al Cielo - spiega il Papa - non si stacca da noi: “Fisicamente sì, ma è sempre collegato con noi per intercedere per noi. Fa vedere al Padre le piaghe, il prezzo che ha pagato per noi, per la nostra salvezza”. Dunque, “dobbiamo chiedere la grazia di contemplare il Cielo, la grazia della preghiera, il rapporto con Gesù nella preghiera che in questo momento ci ascolta, è con noi”:

"Poi ce n'è un terzo: il mondo. Gesù prima di andarsene – lo abbiamo sentito ieri nel Vangelo dell’Ascensione – dice ai discepoli: ‘Andate nel mondo e fate discepoli’. Andate: il posto del cristiano è il mondo per annunciare la Parola di Gesù, per dire che siamo salvati, che Lui è venuto per darci la grazia, per portarci tutti con Lui davanti al Padre”.

Memoria, preghiera e missione

Questa – ha osservato il Papa – è “la topografia dello spirito cristiano”, i tre luoghi di riferimento della nostra vita: la memoria, la preghiera, la missione, e le tre parole per il nostro cammino, Galilea, Cielo e mondo:

“Un cristiano deve muoversi in queste tre dimensioni e chiedere la grazia della memoria: ‘Che non mi dimentichi del momento che tu mi hai eletto, che non mi dimentichi dei momenti che ci siamo incontrati’, dire al Signore. Poi, pregare, guardare il Cielo perché Lui è per intercedere, lì. Lui intercede per noi. E poi andare in missione: cioè, non vuol dire che tutti devono andare all’estero; andare in missione è vivere e dare testimonianza del Vangelo, è fare sapere alla gente come è Gesù. E questo, con la testimonianza e con la Parola perché se io dico come Gesù è, come è la vita cristiana e vivo come un pagano, quello non serve. La missione non va”.

Se invece viviamo nella memoria, nella preghiera e in missione - conclude Francesco - la vita cristiana sarà bella e sarà anche gioiosa.

 

 

Una piccola storia per l’anima

 

L’Elemosina

Un giorno di molto tempo fa, in Inghilterra, una donnetta infagottata in un vestito lacero percorreva le stradine di un villaggio, bussando alle porte delle case e chiedendo l’elemosina. Non aveva gran fortuna. Molti le rivolgevano parole offensive, altri incitavano il cane a farla scappare. Qualcuno le versò in grembo tozzi di pane ammuffito e patate marce.      
Solo due vecchietti, che abitavano in una piccola casa ai confini del villaggio, fecero entrare in casa la povera donna.

«Siediti un po’ e scaldati», disse il vecchietto, mentre la moglie preparava una scodella di latte caldo e una grossa fetta di pane. Mentre la donna mangiava, i due vecchietti le regalarono qualche parola e un po’ di conforto.          

Il giorno dopo, in quel villaggio, si verificò un evento straordinario. Un messo reale portò in tutte le case un cartoncino che invitava tutte le famiglie al castello del re. L’invito inaspettato e improvviso provocò un gran trambusto nel villaggio, e nel pomeriggio tutte le famiglie, agghindate con gli abiti della festa, arrivarono al castello. Furono introdotti in una imponente sala da pranzo e ad ognuno fu assegnato un posto. Quando tutti furono seduti, i camerieri in livrea cominciarono a servire le portate.

Immediatamente si alzarono dei borbottii di disappunto e di collera mal dissimulata. I solerti camerieri infatti rovesciavano nei piatti bucce di patata, pietre, tozzi di pane ammuffito. Solo nei piatti dei due vecchietti, seduti in un angolino, venivano deposti con garbo cibi raffinati e pietanze squisite. Improvvisamente entrò nella sala la donnetta dai vestiti stracciati.         
Tutti ammutolirono.

«Oggi» disse la donna «avete trovato esattamente ciò che mi avete offerto ieri».           

Si tolse gli abiti malandati che la coprivano. Sotto gli stracci, indossava un vestito dorato, tempestato di pietre luccicanti.    
Era la Regina.

È facile evitare gli sbagli: tratta tutti quelli che incontri come fossero re.

               

 

Conosciamo Padre Annibale Maria

                      

 La sua Fede

In un discorso, tenuto a Castanèa delle Furie (Messina) nel mese di Maggio 1880, Padre Annibale ebbe a dire: «L'uomo che vive secondo la fede si solleva con lo spirito al di sopra di tutte le cose terrene.

“L'uomo che vive di fede, nulla reputa tutte le cose della terra: non ama le ricchezze, perché la fede gl'insegna che vera ricchezza è la grazia di Dio, che questa è la preziosa margherita che si deve acquistare ad ogni costo, e che val meglio accumulare quelle ricchezze che la ruggine non pub guastare e i ladri non possono rapire.

 «Senza saperlo e senza volerlo, il Padre 'Annibale'  - scrive Padre Tusino -  in questo quadro dipinge al vivo se stesso”. 

Padre Vitale riferisce: Il Padre Annibale stesso, nei colloqui familiari, confessava ai suoi figliuoli, che sin dalla più tenera età sentiva di dover stare alla presenza di Dio: "Il Signore, diceva — non mi ha dato doni soprannaturali, ma mi ha dato lo spirito di fede, la sua divina presenza.

“Sin da ragazzo, quando io ero nel collegio dei Cistercensi, mi visitava con dolci emozioni, con giubilo interno, qua si mi incitasse ad amarlo; e poi compresi che Egli voleva che stessi alla sua presenza”.

Proprio il pensiero della divina presenza divenne in lui abituale e intimamente radicato e connaturale nel suo spirito, da essere facilmente individuato da chi ebbe modo di incontrarlo, tanto da far dire a Padre Vitale che: «Padre Annibale più che la fede, aveva una quasi visione di Dio e della sua verità; tanto che tutto quello che diceva, o faceva, gli sembrava come letto nella volontà di Dio».

Narra Padre Vincenzo Caudo: «Essendo intervenuto con gli altri chierici alla festa che egli celebrava ogni anno il Primo Luglio per la celebrazione della concessione del Santissimo Sacramento nella cappella costruita nel quartiere Avignone, nel sentirlo predicare prima della benedizione eucaristica con l'ostensorio, ebbi la sensazione vivissima che io non avevo avuto mai in simile circostanza, che egli avesse la viva fede di parlare con nostro Signore Gesù Cristo.

 

 

L’angolo della preghiera

La tua ascensione, Signore risorto,

non segna il distacco

da questa nostra terra.

Tu non ti separi affatto

da questa umanità

redenta dal tuo sangue.

Ti sei fatto uomo per condividere

fino in fondo e per sempre

la nostra storia, con il suo bagaglio

di lacrime e di sangue,

di gioie e di pene.

E in effetti gli apostoli,

che ti vedono salire al cielo,

non sono rattristati, ma felici:

sì, ora il tuo potere

può raggiungere veramente

ogni creatura, in cielo e in terra.

Non c'è più alcun limite

di spazio e di tempo

alla tua signoria, al tuo amore.

Certo, la tua presenza

non si impone più con un contatto fisico

ed è solo con gli occhi della fede

che posso riconoscerla ed apprezzarla.

Ma nello stesso tempo si allarga

la cerchia di coloro che possono

avere la grazia di questo beneficio.

E io, come ogni altro uomo

e ogni altra donna di buona volontà

ho la gioia di incontrarti

in una parola rivolta proprio a me,

in un pane spezzato per la mia gioia,

nei fratelli che ho l'occasione

di sfamare, medicare, vestire.

di Roberto Laurita 

 

 

AVVISI

 

  • 29-30-31 maggio: Triduo di preghiera per la festa di S. Annibale Maria. Al termine della Santa Messa delle ore 18;30
  • 31 maggio: Chiusura del Mese di Maggio con l’offerta dei cuori a Maria. Al termine dalle ore 20;30
  • 1 giugno, giovedì: Adorazione eucaristica e Festa di S. Annibale M.  Le sante messe alle ore 8;30 e alle ore 18;30 con Omelia sul Santo.
  • 2 giugno, primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore.
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