Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

RIFLETTO

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«Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10,39)

Forti e radicali, così appaiono le parole di Gesù… e accolte una dopo l’altra, diventano persino troppo esigenti per le nostre orecchie.

Eppure, il Dio Salvatore, il Messia fatto uomo, il Dio con noi è a questi atteggiamenti che lega la fedeltà alla sua parola. Ogni suo discepolo proprio da queste parole dovrebbe lasciarsi verificare.

In questi brevi passaggi di lapidaria concretezza, ogni discepolo del Regno, soprattutto se unito a Dio da particolari condizioni (ministero sacerdotale, voti, diaconato, servizi pastorali) dovrebbe trovare i criteri per le proprie scelte.
È duro accettarlo, ma dobbiamo dircelo con grande onestà.


Finché permetteremo a una mamma o un papà di condizionare la piena risposta a Dio e ai suoi poveri, non ci sarà fedeltà.


Finché nel dolore, invece di abbandonarci fiduciosi, obietteremo a Dio la sua ingiustizia e parzialità, non potremo parlare di fedeltà.

Finché il benessere personale sarà il criterio emergente nelle scelte, non ci sarà fedeltà.


Finché non accoglieremo i doni di Dio, dati al fratello o sorella accanto a noi, non ci sarà fedeltà.


Finché continueremo, nelle nostre comunità ecclesiali, a uccidere la profezia del nuovo preferendole quel rassicurante immobilismo, non solo non ci sarà fedeltà, ma un giorno ci scopriremo responsabili dell’allontanamento dei fratelli da Dio.

Chi non avrà avuto il coraggio di dare un bicchiere d’acqua o un pezzo del proprio pane, o un po’ della propria vita, togliendolo a se stesso, non costruirà il regno dei cieli, e rallenterà il suo ingresso nel cuore degli uomini e donne di oggi.


Non possiamo sentirci con la coscienza in pace!


Le nostre chiese vuote, le nostre ormai insignificanti predicazioni, le nostre parole vuote di fronte al dolore della gente, la distanza dei nostri giovani da Dio: tutte queste sono pietre che urlano contro la nostra coscienza.

Di fronte a questa Parola, tutti – nessuno escluso – dovremmo fermarci e lasciarci da lei verificare. Senza paura e con profonda verità.

Se ne avremo il coraggio, permetteremo a Dio di cambiarci, di renderci nuovi, di insegnarci quelle sue logiche così tanto necessarie perché il mondo abbia davvero vita.

 


 

Conosciamo Padre Annibale Maria

 La virtù della fede dalle testimonianze

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Fede Eucaristica

 Ha deposto  Padre Francesco Vitale: «Altro fatto da segnalare a riguardo dell'adorazione eucaristica è la parte che prendeva alle riparazioni eucaristiche per una qualche profanazione avvenuta in qualsiasi parte del mondo, di cui avesse avuto notizia: promuoveva preghiere riparatrici e penitenze in tutte le sue Case in unione con quelle che si facevano sul posto della profanazione; vi si recava personalmente, quando avesse potuto, per predicare al popolo e commuoverlo sino alle lacrime; suscitava entusiasmi per erigere qualche ricordo perenne della riparazione avvenuta e per stimolarne la continuazione presso i futuri.

Per siffatte circostanze riparatrici scrisse molte preghiere in prosa e in versi.«Ho detto altrove, e non ripeto, dell'altra sua industria spirituale dedicata in omaggio di Gesù in Sacramento: gli “Spazzatori" nella solenne processione eucaristica del Corpus Domini', seguiti poi dagli spargitori di fiori.

Personalmente si teneva in adorazione dinanzi al Tabernacolo, malgrado le sue fatiche, per delle lunghe ore di giorno e di notte.

 A tal proposito il Professore Pietro Borzomati, in un opuscolo dal titolo emblematico di “Al centro delle sue Opere l'Eucaristia”, scrive tra l'altro: «Indubbiamente gli scritti dedicati all'Eucaristia e le proposte devozionali, prima fra tutte quella del primo luglio, appaiono determinanti per far luce su questa effettiva matrice dei molteplici impegni e delle proposte del Di Francia.

Non a caso, infatti, il Padre Gaetano Ciranni rileva come l'origine della spiritualità rogazionista sia da ricercarsi nella "prima venuta di Gesù Sacramentato nelle nostre Opere".

Ed è per questo che la più efficace premessa ad un discorso sul Di Francia e le sue Congregazioni debba essere individuata nella storia eucaristica della Congregazione intrisa di iniziative suggestive, come la menzionata festa del primo luglio, ma, anche, nel ringraziamento quotidiano d i tutti i Rogazionisti attraverso una preghiera, composta dal Padre Annibale, con cui si auspica che dal "tabernacolo d'amore" Egli sia "il nostro centro amoroso, il nostro tesoro, il nostro tutto".

«In questo contesto ideale e spirituale continua il Professore Borzomati il Di Francia considera "vero fondatore" delle sue Opere il Cristo sotto le specie eucaristiche, e subordina ogni iniziativa dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo ad una robusta pietà eucaristica. Padre Annibale, insomma, prescrive un omaggio a Colui che venne "come divino agricoltore per coltivare da se stesso, proprio da se stesso, la sua pianticella, nel cui germe sepolto nella terra della prova e della mortificazione era accluso il piccolo seme del suo divino Regate".

 


 

Il forestiero

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C’era una volta un uomo seduto ai bordi di un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente.

  
Un giovane si avvicinò e gli domandò:  
«Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?».

Il vecchio gli rispose con una domanda: «Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?».

«Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là».  

«Così sono gli abitanti di questa città» gli rispose il vecchio.

 Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:  

«Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?».         

L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: «Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?».

«Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli».

«Anche gli abitanti di questa città sono così» rispose il vecchio.     

Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:      
«Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?».

«Figlio mio», rispose il vecchio, «ciascuno porta il suo universo nel cuore.  Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui.       

Al contrario, colui che aveva degli amici nell’altra città troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in loro».

Si trova sempre ciò che si cerca.

(tratto da "365 Piccole Storie per l'Anima", Bruno Ferrero - © Elledici)

           


 

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO

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Ciò che invece Cristo combatte e sconfigge è il maligno, che semina zizzania tra uomo e uomo, tra popolo e popolo; che genera esclusione a causa dell’idolatria del denaro; che semina il veleno del nulla nei cuori dei giovani.

Questo sì, Gesù Cristo lo ha combattuto e lo ha vinto con il suo Sacrificio d’amore.

E se rimaniamo in Lui, nel suo amore, anche noi, come i Martiri, possiamo vivere e testimoniare la sua vittoria.

Con questa fede abbiamo pregato, e anche ora preghiamo affinché tutti i figli della terra coreana, che patiscono le conseguenze di guerre e divisioni, possano compiere un cammino di fraternità e di riconciliazione.

 


 

L’ANGOLO DELLA PREGHIERA

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Quello che tu ci dici, Gesù,

ci sembra veramente paradossale.

 Eppure duemila anni di cristianesimo

costituiscono la prova irrefutabile di quanto siano vere le tue parole.

Quanti uomini e quante donne

 hanno speso la loro vita per te,

 per portare dovunque il tuo Vangelo:

in terre lontane, tra popoli sconosciuti,

 ma anche nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nelle amministrazioni,

nel commercio e nelle scuole,  nei tribunali e nelle botteghe artigianali.

Non si sono sottratti

a sacrifici di ogni genere, a privazioni

e a rischi, a malattie e penuria,

ma anche all’isolamento, alla calunnia.

 Ora la loro esistenza  povera e mite

ci appare luminosa e perfettamente riuscita:

 te l’hanno donata interamente  e tu l’hai colmata di saggezza e di gioia.

Quanti uomini e quante donne

non sono ricorsi al classico “Tengo famiglia”, ma hanno risposto prendendo la propria croce

e spesso hanno pagato di persona,

 lasciando soli il proprio coniuge e i propri figli. Passavano per degli ingenui,

o addirittura per esaltati, incapaci di comprendere le regole

di un gioco in cui chi ha ragione è sempre il più forte,

in cui si difende la propria vita con l’acquiescenza e l’omertà.

Eppure oggi ai nostri occhi il loro martirio

è segno vivo di un mondo nuovo, quello che tu ci donerai.

 

di Roberto Laurita

 


 AVVISI ORARIO ESTIVO

 

Dalla prossima settimana viene sospeso per tutto il periodo estivo la pubblicazione del Foglietto Parrocchiale.

Sarà ripreso a settembre.

 

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