Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

STIAMO VIVENDO IL TEMPO DELLA QUARESIMA. LA QUARESIMA È UN TEMPO DI CONVERSIONE.

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TEMPO DI QUA

È ANCHE UN TEMPO DI VERIFICA. Dobbiamo avere il coraggio di ritornare ad essere sinceri con noi stessi come quando eravamo bambini. Dobbiamo misurarci con noi stessi, superare il nostro io, vincere il nostro orgoglio; dobbiamo lottare contro ogni realtà che ci allontana da Gesù, da ogni ostacolo che ci impedisce di essere con lui. 
Dice il Signore Gesù: “Chi non è con me, è contro di me”: queste parole hanno un significato molto profondo e possono servirci di regola in ogni cosa. Essere con Gesù deve essere la nostra prima ed unica preoccupazione. 
Allora la mattina, appena ci svegliamo, la nostra prima azione cosciente sia una preghiera al Signore per esprimere così il nostro desiderio di essere con lui e questo sarà il modo migliore per uscire dal torpore, dal sonno dell’incoscienza in cui facilmente cadiamo. 
Così anche durante la giornata, prima di ogni azione, raccomandiamoci a Gesù, cercando di restare sempre in sua compagnia e nella sua amicizia.

15 MARZO. SANTO DEL GIORNO. SANTA LUISA DE MARILLAC, VEDOVA E RELIGIOSA

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SANTA LUISA

SEBBENE NATA IL 12 AGOSTO 1591, SI PUÒ DIRE CHE LUISA DI MARILLAC È UNA SANTA D'OGGI E PER OGGI. Proveniente da famiglia agiata, fin dalla fanciullezza frequenta gli studi propri della sua età e diviene abile nello svolgere i lavori domestici. Nella giovinezza prova una prima esperienza religiosa: vuole entrare nelle Suore Cappuccine, ma l'idea non ebbe seguito soprattutto per motivi di salute. A ventidue anni, morto il padre ed essendo già orfana di madre, sposa Antonio Le Gras, uomo onesto e credente. Alla fine di questo stesso anno diviene madre. Sempre fedele alla sua vita di pietà e all'amore verso i bisognosi, ha la fortuna di trovare nel suo cammino uomini che furono luminari nella sua epoca, come S. Francesco di Sales, i cui consigli dovevano esserle di così grande conforto in alcune difficoltà. 

Vedova nel 1625 si vede libera di darsi interamente alla sua ardente vocazione: la carità verso i poveri. L'incontro con S. Vincenzo de' Paoli darà il definitivo orientamento nella via del bene al quale vuole consacrarsi.

Per opera di lei e per iniziativa di S. Vincenzo de' Paoli sorge la Congregazione delle Figlie della Carità. Alle prime giovani contadine, giacché furono bonnes filles de champ le sue prime Suore, così diceva: «Onorate anche i malati e considerateli come i vostri padroni». Il loro campo d'azione è vasto e si estende dalla strada, da cui raccolgono gli infelici abbandonati, alle visite a domicilio, all'assistenza ai poveri. 

Nelle umili e faticose opere della carità le Figlie della Marillac erano animate dai santi ideali che S. Vincenzo de' Paoli fissava nella prima conferenza alla novella comunità: «Perfezionarsi senza sosta, per fare sempre più e meglio, per divenire migliori e più sante, per sempre far più bene attorno a sè»; e più tardi, parlando della regola che allora s'iniziava: «Le Figlie della Carità avranno per monastero una casa di malati, per cella una camera in affitto, per chiostro le strade della città o le sale degli ospedali, per clausura l'obbedienza, per cancello il timor di Dio, per velo la santa modestia». Idee queste del tutto rivoluzionarie in quell'epoca. 

Passando gli anni le opere si moltiplicano: l'assistenza ai vecchi, piccole scuole, ricoveri ai ragazzi senza tetto e il difficile apostolato fra i galeotti. 

La caratteristica dell'opera della Santa è stata l'unione di due generi di vita: una solida e profonda pietà fondata sulla preghiera costante e viva, e una carità ardente, che spinge all'azione, all'apostolato, a darsi a tutti per l'amore di Dio. E questo nel lontano '600, quando tale genere di vita religiosa era sconosciuto alle donne che si consacravano a Dio. Le prime fatiche della Santa e delle sue compagne ebbero la fortuna, cosa insolita nelle opere del Signore, di essere ricompensate abbondantemente. Durante il primo anno di lavoro ben 760 persone traviate furono ricondotte a Dio. 

Nel febbraio del 1660 Luisa s'ammalò per non rialzarsi più. Sono giorni di atroce sofferenza fisica: «Figlie mie, bisogna soffrire prima di morire». «Vivete da buone cristiane». Queste le ultime due raccomandazioni. Il giorno 15 marzo 1660 Luisa di Marillac s'addormenta nel Signore. 

Venne beatificata il 9 maggio 1920 e canonizzata l'11 marzo 1934 dal Papa Pio XI. 

PREGARE PER LE VOCAZIONI COMPITO DELLA COMUNITA’ ECCLESIALE.

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UNA CHIESA LOCALE IN CUI NON SIA VISIBILE UNA PRESENZA E IL MINISTERO DELLE VARIE VOCAZIONI, È UNA CHIESA SICURAMENTE MANCANTE, INCOMPLETA. Tutte le vocazioni, ma soprattutto le vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa, perché rappresentano un modo radicale di vivere il Vangelo, diventano essenziali per la stessa costituzione e per la vita della Chiesa. Pregare per le vocazioni non è quindi richiesto per un bisogno momentaneo o locale, solo perché mancano le vocazioni, esso fa parte invece della stessa struttura della Chiesa, è per esigenza di vita.

Per Sant’Annibale Maria Di Francia pregare per le vocazioni è un modo concreto per realizzarsi come vocazione. Per questo egli non volle che tale preghiera rimanesse privilegio esclusivo delle due Congregazioni religiose da lui stesso fondate, ma doveva, a suo parere, diventare la vera preghiera delle comunità ecclesiali.

Si prega infatti per tanti motivi, per ottenere la pioggia, per evitare il cattivo tempo, per scampare dai terremoti, dalle guerre, si prega per tante necessità che sembrano talvolta secondarie, e si dimentica invece di pregare perché il Signore non faccia mancare gli operai santi nella sua messe, nella consapevolezza che questa specifica preghiera per le vocazioni, sarà stimolo per una vita cristiana più coerente, più responsabile, pìù direttamente sentita e vissuta come vocazione.

14 MARZO. BEATO GIACOMO CUSMANO, SACERDOTE E FONDATORE.

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NASCE A PALERMO, IL 15 MARZO 1834. FIGLIO DI GIACOMO E MADDALENA PATTI. Quarto di cinque figli. I suoi fratelli: Vincenzina, Pietro, Giuseppe e Giuseppina.

A tre anni perde la madre in una epidemia di colera. Sua sorella Vincenzina diventa l'educatrice dei fratelli più piccoli trasmettendo al piccolo Giacomo le virtù cristiane.

Da bambino manifesta la sua attenzione per i poveri e i bisognosi come pure per l'ideale missionario. Testimoni di questo sono i fatti che si raccontano della sua infanzia e adolescenza.

A casa la famiglia teneva chiusa a chiave la dispensa perché il piccolo Giacomo non esitava a donare tutto ai poveri che bussavano alla sua porta. Alcune persone hanno testimoniato la sua generosità quando, incontrando un povero infreddolito lungo la strada, ha donato la sua camicia per coprirlo, o quando ha gettato le sue scarpe dal balcone a favore di un povero ragazzo che camminava a piedi nudi.

Dagli anni 1841 a 1851 studia al "Collegio Massimo" dei Gesuiti a Palermo ed è attratto dall'ideale missionario. Legge le riviste dei missionari che lavoravano nelle Montagne Rocciose nel Nord America con grande entusiasmo desiderando anche lui di fare parte di quel gruppo. Nel 1851 inizia a studiare medicina presso la "Regia Università di Studi di Palermo" e si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1855 con il massimo dei voti. Per quattro anni esercita la professione medica a Palermo e a San Giuseppe Jato, dove la famiglia aveva una proprietà da lui amministrata.

Noto per le cure gratuite in favore dei poveri, che al solito non potevano permettersi di pagare una visita medica, sente che non era sufficiente guarire i corpi della gente, bisognava fare qualcosa di più grande. Parlando con la sorella confida il desiderio di diventare un frate cappuccino per poter servire i poveri più da vicino. Chiede l'aiuto di monsignor Domenico Turano, un sacerdote ben noto in città, e questi, rendendosi conto di ciò che si agitava nell'interiore del giovane medico, lo indirizza al sacerdozio. Così, dopo un intenso anno di preparazione, il 22 dicembre 1860, Giacomo Cusmano è ordinato sacerdote della diocesi di Palermo.

È destinato alla chiesa dei "Santi Quaranta Martiri" nel quartiere Albergheria di Palermo. Ben presto questo luogo diventa un centro di carità cristiana, frequentato in particolare dai tanti poveri allora esistenti, conseguenza delle diverse rivoluzioni che travagliavano la Sicilia e l'Italia in quei tempi. P. Giacomo usa tutti i mezzi a sua disposizione per aiutare i bisognosi, facendo anche delle raccolte nelle case delle persone benestanti. A poco a poco si uniscono a lui molti collaboratori presi dall'esempio del nuovo sacerdote.


Dà vita a un’opera che chiama "Boccone del Povero". Era l'anno 1867. Il Papa Pio IX il 24 luglio 1868 approva e benedice l'opera. Vedendo l'entusiasmo e l'esempio di P. Giacomo molta gente comincia a seguirlo e ad aiutarlo, compresi molti sacerdoti palermitani. Ma non mancano le difficoltà e inizia la crisi nella sua opera. Credendo che tutto ciò possa essere solo frutto della sua superbia e non essere questa la volontà di Dio, pensa di affidare l'opera a qualche congregazione religiosa. Ma intorno al mese di luglio 1878 fa un sogno, nel quale la Madonna lo incoraggia a proseguire l'opera iniziata assicurandogli che essa era voluta da Dio.

Per dare continuità al "Boccone del Povero", raduna le sue collaboratrici in una comunità religiosa, fondando così le Suore Serve dei Poveri. Poco tempo dopo, il 4 ottobre 1884, dona l'abito religioso ai Fratelli Servi dei Poveri e il 21 novembre 1887 organizza in maniera stabile i Missionari Servi dei Poveri.

Il 14 marzo 1888, a soli 54 anni, muore a causa di una pleurite. Il 30 ottobre 1983 è proclamato "Beato" dal Papa Giovanni Paolo II.  

IO MI VERGOGNO DELLA CARNE DI MIO FRATELLO, DI MIA SORELLA?

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QUANDO IO DO L’ELEMOSINA, LASCIO CADERE LA MONETA SENZA TOCCARE LA MANO? E se per caso la tocco, faccio così, subito? Quando io do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza? Non vergognarsi della carne di nostro fratello: è la nostra carne! Come noi facciamo con questo fratello, con questa sorella, saremo giudicati.

PAPA FRANCESCO

L’AVARIZIA È LA PIANTA STERILE!

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L’AVARIZIA È LA PIANTA STERILE!
Perché occupa la terra? Tagliala, sradicala,
e al suo posto pianta l’elemosina,
che ti possa dare frutto per la vita eterna.

SANT' ANTONIO DI PADOVA. Sermone per La Risurrezione del Signore

COLUI CHE FA L'ELEMOSINA LA FACCIA CON GIOIA.

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LA NOSTRA GENEROSITÀ SIA PIÙ LARGA VERSO I POVERI E I SOFFERENTI perché siano rese grazie a Dio dalle voci di molti. Il nutrimento di chi ha bisogno sia sostenuto dai nostri digiuni. Non si abbia timore, in queste donazioni di diminuire i propri beni, perché la benevolenza stessa è già un gran bene, né può mancare lo spazio alla generosità, dove Cristo sfama ed è sfamato. 
In tutte queste opere interviene quella mano, che spezzando il pane lo fa crescere e distribuendolo agli altri lo moltiplica. 
Colui che fa l'elemosina la faccia con gioia. Sia certo che avrà il massimo guadagno, quando avrà tenuto per sé il minimo. 
(Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa, Discorso 10 sulla Quaresima).

LE COSE DI DIO? … E CHI ME LE INSEGNA?

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ZANCONE

A NOI SACERDOTI SOPRATTUTTO SPETTA IL COMPITO DI PARLARE DI DIO E INSEGNARE LE COSE DI DIO. 
Da qui nasce in S. Annibale Maria anche la convinzione di una carente presenza di sacerdoti negli ambiti delle povertà umane e di una loro costante insufficienza numerica e quindi la necessità di chiederli al Signore.
La preghiera per le vocazioni non è e non può essere il frutto della rassegnazione, come se pensassimo che per le vocazioni abbiamo già fatto tutto il possibile, con pochi risultati, e quindi non ci resta che pregare. 
La preghiera non è una specie di delega al Signore, perché faccia Lui al nostro posto. È invece un fidarsi di Lui, un mettersi nelle sue mani, che ci rende a nostra volta fiduciosi e disponibili a compiere le opere di Dio.

ADAMO CALO’. Introduzione Incontro sacerdoti settore Roma Est con S. E. Monsignor G. Marcianti, Vescovo di Settore. Roma, 20 febbraio 2014

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