Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

OGGI TUTTO SEMBRA DIVENTATO DIFFICILE, ANCHE PARLARE DI DIO. IL PECCATO NON SI IMPARA A MEMORIA. DIO CRESCE CON LA NOSTRA ESPERIENZA

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OGGI TUTTO SEMBRA DIVENTATO DIFFICILE, ANCHE PARLARE DI DIO. IL PECCATO NON SI IMPARA A MEMORIA. DIO CRESCE CON LA NOSTRA ESPERIENZA

Sono catechista in parrocchia da qualche anno – così scrive Gabriella N. da Bari - Preparo i ragazzi per la cresima. Mi accorgo quanto sia diventato difficile questo impegno. Talvolta ho l’impressione che sia tempo sprecato. Ai ragazzi sembra che non importa niente né di Dio, né della chiesa, né dei comandamenti. Forse il vecchio metodo di far imparare nozioni a memoria aveva almeno la validità che quando i ragazzi diventavano adulti ricordavano qualcosa di ciò che aveva appreso al catechismo.

Ma come faccio a spiegare loro cos’è il peccato se per loro tutto sembra permesso e lecito?

Accetto quello che dici, cara Gabriella, che il compito del catechista è diventato difficile. Ma anche fare il papà è diventato difficile. Anche fare il maestro. Oggi tutto sembra diventato difficile, anche parlare di Dio. Forse anche Dio ha ormai difficoltà a farsi sentire da noi.

Quando ero ragazzo a scuola ci facevano imparare a memoria decine di poesie e capitoli interi di romanzi e testi di letteratura. Sono serviti solo a esercitare la memoria, quasi mai a prepararci per la vita. Così è per il catechismo. Non può ridursi a memorizzare nozioni e parole religiose.

L’educazione religiosa dei ragazzi, che non è compito esclusivo del catechista, è trasmissione di valori, è testimonianza di vita di un credente, di fedeltà ai suoi principi religiosi, nei comportamenti quotidiani. Il peccato non si impara a memoria. E’ esperienza di vita. Ognuno di noi, a qualsiasi età, da ragazzi e da adulti, sperimentiamo nel cuore la tristezza di qualcosa che non dovevamo fare o che abbiamo omesso di fare.

Dio poi non nasce adulto. Cresce con la nostra esperienza. Anzi è sempre in embrione. Perché sempre da conoscere di più.

ANDATE A DIRE. ED È SUBITO PACE. PERCHÉ È SUBITO PASQUA

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ANDATE A DIRE. ED È SUBITO PACE. 
PERCHÉ È SUBITO PASQUA. 

Andate a dire, voi tribolati.
Andate a dire, voi torturati.
Andate a dire, voi ammalati.
Andate a dire, voi perseguitati.
Andate a dire, voi prostrati.
Andate a dire, voi disperati.
Andate a dire, comunque sofferenti.
Andate a dire, offerenti-sorridenti.
Andate a dire su tutte le piazze.
Andate a dire di porta in porta.
Andate a dire in fondo alle strade.
Andate a dire per tutta la terra.
Andate a dire gridandolo agli astri.
Andate a dire che la gioia ha un volto.

Proprio quello sfigurato dalla morte.
Proprio quello trasfigurato nella Pasqua.
Oggi, proprio ora, qui andate a dire.

Andate a dire.
Ed è subito pace.
Perché è subito Pasqua. 

Sabino Palumbieri

EDUCAZIONE OGGI. LA RINUNZIA A SEGUIRE I CONSIGLI DEI PROPRI GENITORI O EDUCATORI DA PARTE DEI RAGAZZI E LA RINUNCIA AD ESSERE GUIDE E MODELLI PER LORO DA PARTE DEGLI STESSI ADULTI

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EDUCAZIONE OGGI. LA RINUNZIA A SEGUIRE I CONSIGLI DEI PROPRI GENITORI O EDUCATORI DA PARTE DEI RAGAZZI E LA RINUNCIA AD ESSERE GUIDE E MODELLI PER LORO DA PARTE DEGLI STESSI ADULTI.

Ci sono purtroppo ambienti educativi, può essere la scuola, può essere la propria casa, può essere l’oratorio o il circolo sportivo, nei quali adulti e ragazzi vivono assieme ma non hanno niente da dirsi, si ignorano a vicenda.

In realtà la maggior parte dei ragazzi e soprattutto degli adolescenti procedono verso l’età della giovinezza attirati o trascinati dal mondo dei coetanei, raramente sostenuti dagli adulti, molti dei quali sono alieni e disinteressati ad aiutarli a ragionare, a pensare in modo appropriato, a imparare a formulare un giudizio, a governare i propri impulsi, ad aprirsi agli altri, a partecipare anche se in modo piuttosto informale alla vita della collettività.

Tra adolescenti e adulti si sta producendo una profonda diffidenza, quasi rassegnazione all’incapacità di intendersi, la rinunzia a seguire i consigli dei propri genitori o educatori da parte dei ragazzi e la rinuncia ad essere guide e modelli per loro da parte degli stessi adulti.

CHIESA E GIOVANI. SESSO E INDIFFERENZA ETICA

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CHIESA E GIOVANI. SESSO E INDIFFERENZA ETICA.                                                                 

Leggo un paragrafo di un esperto di problemi giovanili, V. Andreoli: “Non conosco giovani buoni e cattivi. Il che equivale a dire né buoni né cattivi. Dipende dalle circostanze. Possono la mattina compiere un’azione addirittura encomiabile e la sera uccidere un tunisino. E’ come se i giovani non avessero consapevolezza dei parametri di riferimento e tutto fosse provvisorio e mutevole.”


Mi chiedo se di fronte a queste tendenze culturali effimere non sia ormai giunto il momento di domandarsi su quale sia ancora l’influenza della Chiesa e della morale cristiana sugli orientamenti e comportamenti giovanili.

Molti sacerdoti oggi dobbiamo confessare di essere stati, in questi ultimi decenni, spettatori di uno scollamento tra la chiesa vista come istituzione e la vita dei giovani. Si è voluto continuare a usare, in materia sessuale, un proprio linguaggio ormai indecifrabile, causando il dileguarsi della generazione giovanile e una solitudine morale nel costruire progetti e comportamenti quotidiani.                       

Spesso la gerarchia ecclesiastica è stata sostituita da un sovraccarico di informazioni e di stimoli sul tema sesso, pubblicizzati dai media, che hanno dato adito a una sottocultura del corpo e alla perdita di qualsiasi riferimento che non sia soltanto fisico e godibile.

In una società che non mostra più interesse e forse non trova il tempo per riflettere sui motivi della sua esistenza, sono ormai scomparsi o non sono più evidenti i valori di riferimento e un codice condiviso di valutazione.

CHI E’ E CHE COSA È UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO DI OGGI?

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CHI E’ E CHE COSA È UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO DI OGGI?

Nel periodo dell’adolescenza e della giovinezza l’incontro con un sacerdote, soprattutto quando si prolunga nel tempo,

si trasforma in relazione educativa, e risulta decisivo per il ragazzo e costruttivo per il prete. Il ragazzo spesso non è tanto entusiasmato dalle cose che un sacerdote sa fare, quanto piuttosto da come il sacerdote si presenta a lui, da come lo avvicina e lo tratta, da come egli vive e si comporta, da ciò che il sacerdote è.

E che cosa è un sacerdote per un ragazzo di oggi?

Egli spesso non vede nel prete uno professionista della preghiera, un competente della liturgia, e neppure solo un promotore di giochi o di gite, ma un uomo che in Cristo sa vivere con maturità e gioia la sua vita affettiva e che rimane disponibile all’ascolto anche quando il dialogo diventa un monologo e non sembra più condivisibile.

Nel prete il ragazzo ama vedere un uomo sereno e maturo che mostra una autorevolezza e sollecitudine particolare per le persone che vanno da lui, e vive la sua vita come un incontro disinteressato con chiunque voglia parlare con sincerità e impegno di cose serie.

(Cfr. Adamo Calò, Io prete e i miei punti di vista sui giovani oggi, in padreadamo.com, marzo 2012).

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