Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

L’OLOCAUSTO È UNA PAGINA DEL LIBRO DELL’UMANITÀ DA CUI NON DOVREMO MAI TOGLIERE IL SEGNALIBRO DELLA MEMORIA. PRIMO LEVI

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L’OLOCAUSTO è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.  PRIMO LEVI

 

Il 27 gennaio si celebra in tutto il mondo la Giornata della Memoria in commemorazione delle vittime del nazi-fascismo. Uomini e donne, ebrei e rom, omosessuali e oppositori politici: una fila infinita di fantasmi dallo sguardo scavato e dalla sagoma scheletrica che segna lo spartiacque della storia europea perché dopo Auschwitz il mondo non sarà più lo stesso.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, il linguaggio, la poesia, Dio, il male avevano cambiato il loro senso e tutto andava ripensato a partire dai campi di concentramento perché qualcosa si era irrimediabilmente spezzato nel cuore dell’Europa; un punto di non ritorno era stato toccato.

Anche l’Italia ricorda in questo giorno, oltre allo sterminio del popolo ebraico, tutti gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

26 GENNAIO. MEMORIA DEI SANTI TITO E TIMOTEO, VESCOVI.

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26 GENNAIO. MEMORIA DEI SANTI TITO E TIMOTEO, VESCOVI.

Oggi la chiesa fa memoria di due Vescovi delle primissime generazioni cristiane, ambedue convertiti da San Paolo e suoi collaboratori.

Timoteo era figlio di una donna israelita e di padre gentile, cioè pagano, fu uno dei migliori e più assidui collaboratori di Paolo, docile e affettuoso, riflessivo e fedele.

Tito era uno di quei pagani della Siria che, convertito da San Paolo, era entrato a far parte della Chiesa di Antiochia. Quattordici anni dopo, Paolo lo portò con sé a Gerusalemme, proprio nel momento cruciale della controversia circa il battesimo dei Gentili non circoncisi. L’Apostolo Paolo si oppose risolutamente a queste richieste, e Tito divenne così il vivente simbolo del valore universale del Cristianesimo, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di cultura.

Ambedue, Timoteo e Tito, furono latori delle lettere di San Paolo alle varie comunità cristiane. Due lettere dell’Apostolo, importantissime, furono indirizzate proprio a Timoteo; un’altra lettera, anche questa fondamentale, venne indirizzata a Tito, che era restato ad evangelizzare l’isola di Creta, dove divenne Vescovo, morendovi vecchissimo, verso la fine del primo secolo cristiano.

Timoteo, invece, inviato da Paolo ad organizzare la Chiesa di Efeso, divenne il primo Vescovo, amato e venerato, di quella grande città orientale, dove morì verso l’anno 97.

26 GENNAIO. ROGATE ERGO. RIVISTA DI ANIMAZIONE VOCAZIONALE. OGGI RICORRE L’ANNIVERSARIO DELLA SUA FONDAZIONE

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26 gennaio. ROGATE ERGO. RIVISTA DI ANIMAZIONE VOCAZIONALE. OGGI RICORRE L’ANNIVERSARIO DELLA SUA FONDAZIONE.

La rivista infatti ebbe inizio in Trani il 26 gennaio del 1938. Da lì fu pubblicata fino al 1958, quando la sua direzione si trasferì a Roma, presso la Curia Generalizia dei padri Rogazionisti. Successivamente, nel 1975, è passata sotto la gestione del Centro Vocazionale Rogate, allora appena costituito come comunità religiosa autonoma, in Via dei Rogazionisti, 8. Ad oggi il Centro Rogate rientra nella tra le attività della Provincia Italia Centro Nord.

A livello ecclesiale il mensile “Rogate ergo” è la più antica rivista esistente in Italia che tratta tematiche di animazione vocazionale. A cominciare dagli anni successivi al Concilio Vaticano II è andata sempre più configurandosi come strumento di riflessione e di lavoro per chi a qualsiasi livello si interessa di pastorale delle vocazioni, promuovendo una spiritualità basata principalmente sulla preghiera in linea con la spiritualità e il carisma della Congregazione dei Padri Rogazionisti.

S. ANNIBALE MARIA DI FRANCIA. NON ASPETTATE CHE SIA LA GENTE A VENIRE NEL VOSTRO UFFICIO DI DIRETTORE O DI PARROCO

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NON ASPETTATE CHE SIA LA GENTE A VENIRE NEL VOSTRO UFFICIO DI DIRETTORE O DI PARROCO.

E’ proprio questo il messaggio che S. Annibale Maria lascia a noi sacerdoti e religiosi che vogliamo dedicare la vita al ministero e al servizio del prossimo.

Rileggiamo un episodio tratto dalla sua biografia. Era ancora giovane diacono. Ad un angolo della strada incontra un cieco che chiede l’elemosina. Gli domanda: “Le sai le cose di Dio?” La risposta: “E chi me le insegna?” Versa l’elemosina nella mano del cieco promettendogli: “Verrò a trovarti”.

E andò per davvero a trovarlo, da prete, e si trasferì per sempre in quel quartiere di miseria e di abbandono.

E’ il prete che va incontro alla gente, non viceversa. Perché a lui è stato affidato un compito, una missione da svolgere: insegnare le cose di Dio. Non aspettate la gente nel vostro ufficio, ci dice Padre Annibale. Bisogna andare incontro alle necessità della propria gente, farsi carico dei loro problemi, facendo sempre il primo passo. Mettendo piede nel quartiere, che è simbolo della vita. E la prima necessità è spiegare e far capire le cose di Dio. Perché solo alla luce di Dio, solo con spirito di fede potremo dare un senso alle cose del mondo, a tutto ciò che avviene attorno a noi, alle esperienze positive e negative della nostra vita.

25 GENNAIO. TERMINA L’ OTTAVARIO DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI.

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25 GENNAIO. TERMINA L’ OTTAVARIO DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI.

La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani è un'iniziativa internazionale di preghiera ecumenica cristiana che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio. Di fatto è un ottavario, cioè dura otto giorni.
Malgrado la sofferenza delle divisioni, che ancora permangono, esiste un fattore comune a tutti i cristiani: Il nome di Cristo crea comunione ed unità, non divisione! Lui è venuto per fare comunione fra noi, non per dividerci.

Il Battesimo e la Croce sono elementi centrali del discepolato cristiano che abbiamo in comune. Le divisioni invece indeboliscono la credibilità e l’efficacia del nostro impegno di evangelizzazione e rischiano di svuotare la Croce della sua potenza.

È bello riconoscere la grazia con cui Dio ci benedice e, ancora di più, trovare in altri cristiani qualcosa di cui abbiamo bisogno, qualcosa che potremmo ricevere come un dono dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle. Questo richiede qualcosa di più. Richiede molta preghiera, richiede umiltà, richiede riflessione e continua conversione.

Andiamo avanti su questa strada, pregando per l’unità dei cristiani, perché questo scandalo venga meno e non sia più fra noi.

PAPA FRANCESCO

25 GENNAIO. ANNIVERSARIO DEL PIO TRANSITO DELLA VENERABILE MADRE NAZARENA MAJONE, CONFONDATRICE DELLE SUORE FIGLIE DEL DIVINO ZELO

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25 GENNAIO. ANNIVERSARIO DEL PIO TRANSITO DELLA VENERABILE MADRE NAZARENA MAJONE, CONFONDATRICE DELLE SUORE FIGLIE DEL DIVINO ZELO.

ultima di sei figli, nasce a Graniti, alle propaggini dell’Etna, il 21 Giugno 1869 da Bruno e Marta Falcone. Non è ancora undicenne quando papà Bruno muore. Con l’inseparabile amica Carmela D’Amore, Maria frequenta un gruppo di ragazze guidate spiritualmente da don Vincenzo Calabrò, parroco di Graniti. A lui si presentano, nell’ottobre 1889, due giovani suore di Messina, le prime di una nuova Famiglia religiosa, fondata due anni prima da Sant’Annibale Maria Di Francia, di nobile famiglia. Aveva vent'anni quando conobbe le Suore del Divino Zelo, e volle diventare una di loro.

Donna di grande fede e di spirito di sacrificio, generosa testimone del suo tempo e prezioso strumento del Signore, si prodigò per lo sviluppo del suo Istituto e delle opere caritative che Annibale Maria svolgeva tra i poveri, gli orfani e gli emarginati.

Fu fedele e sottomessa al Santo Fondatore che le affidò incarichi di responsabilità, tra cui quello di superiora generale, che esercitò dal 1902 al 1928.

Madre Nazarena Majone, seguendo fedelmente le orme di Sant’Annibale Maria di Francia, ha vissuto integralmente il Rogate nella preghiera incessante, nella compassione operosa e nella serena accettazione della croce. Purificata da contrarietà ed umiliazioni, morì a Roma il 25 gennaio del 1939 in odore di santità.

Nel 2003 è stata dichiarata Venerabile.

25 GENNAIO. CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO. PAOLO SOPPORTÒ OGNI COSA PER AMORE DI CRISTO

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CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO. Paolo sopportò ogni cosa per amore di Cristo

    Che cosa sia l'uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3,13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invitava tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2,18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12,10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2,14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l'altrui freddezza e le ingiurie che l'onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l'offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa.
    Godere dell'amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l'amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l'ultimo di tutti, anzi un condannato però con l'amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro.
    Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l'unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi.
    Il godere dell'amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All'infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. Pensava infine che la morte, la sofferenza e mille supplizi diventassero come giochi da bambini quando si trattava di sopportarli per Cristo.

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo. Om. 2, Panegirico di san Paolo, apostolo.

EDUCAZIONE OGGI. GIOVANI E SESSO. MASCHI LIBERTARI E RAGAZZE FACILI?

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Educazione oggi. Giovani e sesso. maschi libertari e ragazze facili?

Prolungandosi nel tempo, la giovinezza, prima considerata età di preparazione e introduzione alla vita adulta, al mondo del lavoro, alla vita di coppia, alla famiglia, si è trasformata in periodo della vita adatto per una sperimentazione a oltranza. Età talvolta senza vere prospettive vicine.

La giovinezza prolungata richiama uno stato di dipendenza, un cammino non definito, il rifiuto di vere responsabilità. Ma per altri aspetti i giovani, pur precari in situazioni familiari, e occupati nel lavoro solo occasionalmente, vivono in una società che concede loro piena e completa autonomia in molti settori, nella scelta degli studi da intraprendere, nella preferenza di orientamenti politici, nell’organizzare il tempo libero, nella scelta delle relazioni amicali e affettive, nel vivere la sessualità. Nessuno di loro infatti propende a dilazionare nel tempo alcune scelte di vita facilmente raggiungibili o a investire sul futuro con le incertezze presenti. Non si può vivere soltanto di attese. E mentre in alcuni campi le scelte vengono sempre più dilazionate, per altri comportamenti invece le sperimentazioni vengono sempre più anticipate e ravvicinate.

In questo contesto culturale è da leggere la vita sessuale e affettiva dei giovani oggi. Ogni lasciata è persa si addice a una generazione che si sostenta di prospettive a corto raggio e per la quale il sesso, non più tabù come in decenni passati, diventa obiettivo facile da conquistare, piacevole da provare e stupido se rinviato nel tempo, impigliati poi a destreggiarsi tra istinti e passioni, nell’attesa di una più lunga e forse inutile preparazione.

ADAMO CALO. eros e giovani, una vecchia storia. Pubblicato in MONDO VOC/ GIUGNO 2003

CHIARA LUCE BADANO. MAMMA E’ GIUSTO MORIRE A 17 ANNI?!

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CHIARA LUCE BADANO. MAMMA E’ GIUSTO MORIRE A 17 ANNI?!

Era il mese di luglio 1989. Il male progredisce velocemente. Non ha ancora 18 anni quando Chiara Luce perde l’uso delle gambe. 

Dice alla mamma: “Mi piaceva tanto andare in bicicletta”. 
E la mamma: “Se Gesù ti ha tolto le gambe, ti darà le ali”. 

Si fa strada il presentimento della morte: “Mamma, è giusto morire a 17 anni?” 
E la mamma: “Non lo so. So solo che è importante fare la volontà di Dio, se questo è il suo disegno su di te”.

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