Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

11 DICEMBRE. III DOMENICA DI AVVENTO. Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi. Il Signore è vicino.

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Desiderare Dio, aspettarlo, incontrarlo, è il senso dell'Avvento ed è l'esperienza che la Liturgia ci invita a vivere in queste settimane, in attesa del Natale. Il nostro tempo sembra fare a meno di Dio: cerca tante cose, è insoddisfatto e deluso. Noi celebriamo l'Avvento, perché, al di là di ogni risposta che ci viene dalle scienze che indagano l'uomo, sentiamo rinascere in noi il desiderio insopprimibile di qualcuno che sazi il nostro desiderio di pace, di felicità, di amore. Desiderare, aspettare, incontrare Dio è un'esperienza infinitamente grande, che ci coinvolge completamente.

L'uomo che cerca Dio deve solo aprire i suoi occhi per vedere che Dio è dentro la sua vita, la sua storia, il suo mondo. E' Lui che manifesta la sua onnipotenza nella misericordia e nel perdono, nella compassione, nella condivisione della nostra fragilità. E'Lui che ama chi è povero, chi non indossa maschere di falsa potenza, di ipocrisia: è lui che rende felice chi si lascia amare e crede nell'amore. E' Lui che ci stupisce non con lo splendore della sua gloria ma con l'infinito del suo amore che si fa piccolo per essere uno di noi, con noi, per noi, per farci sentire la bellezza della esperienza umana.

8 dicembre. SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA

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Nel giorno della festa dell’Immacolata Concezione di Maria, il nostro sguardo è attratto dalla bellezza della Madre di Gesù, la nostra Madre! Con grande gioia la Chiesa la contempla «piena di grazia» (Lc 1,28), e cominciando con queste parole la salutiamo tutti assieme: “piena di grazia”.

In questa festa, contemplando la nostra Madre Immacolata, bella, riconosciamo anche il nostro destino più vero, la nostra vocazione più profonda: essere amati, essere trasformati dall’amore, essere trasformati dalla bellezza di Dio. Guardiamo lei, nostra Madre, e lasciamoci guardare da lei, perché è la nostra Madre e ci ama tanto; lasciamoci guardare da lei per imparare a essere più umili, e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio; per accogliere il tenero abbraccio del suo Figlio Gesù, un abbraccio che ci dà vita, speranza e pace.

Papa FRANCESCO. (Angelus 8 dicembre 2013)

4 DICEMBRE 2016. II DOMENICA DI AVVENTO. Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!

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Sappiamo tutti che la parola conversione indica un senso di cambiamento, di rinnovamento interiore. Ora - ed è ciò che più conta - tale cambiamento non tocca tanto le cose esteriori, le abitudini, le vicende a cui è legata la nostra esistenza, bensì la cosa tanto nostra: il CUORE... E allora ci chiediamo, per ottenere tale risultato, cosa fare?

Entrare in noi stessi, riflettere sulla nostra persona, acquisire una nozione chiara di quello che siamo, vogliamo e facciamo e alla fine rompere qualche cosa di noi, spezzare questo o quell'elemento, che magari ci è molto caro ed a cui siamo abituati. Ma come si fa a convertirci?

 

Il primo passo consiste nell'ascoltare il richiamo e orientare la nostra mente là da dove parte la voce. La voce è la Parola di Dio, quale eco personale che il Signore suscita nelle nostre anime ... Come piacerebbe sostare in conversazione con ciascuna delle persone presenti e chiedere se hanno questa capacità di udito, se ascoltano la Parola di Dio, e con essa quella sete di bontà che è il sospiro che il Padre ci fa udire.

Beato papa Paolo VI. marzo 1965

27 NOVEMBRE. PRIMA DOMENICA DI AVVENTO. VIENI SIGNORE GESU'

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Inizia l'«Avvento», un ter­mine latino che significa avvicinarsi, camminare verso... Tutto si fa più prossimo, tutto si rimette in cam­mino e si avvicina: Dio, noi, l'altro, il nostro cuore profon­do.

L'avvento è tempo di atten­zione. Tempo per attende­re, perché qualcosa o qual­cuno manca. Tempo per svegliarci, per ac­corgerci. Tempo dell'at­tenzione. Tempo per desidera­re e attendere quel Dio che viene, dice il Vangelo di oggi, con una metafora spiazzan­te, come un ladro. Che viene nel tempo delle stelle, in si­lenzio, senza rumore e clamore, senza apparenza, che non ruba niente e dona tut­to. Si accorgono di lui i desi­deranti, quelli che vegliano in punta di cuore, al lume delle stelle, quelli dagli occhi profondi e trasparenti che sanno vedere quanto dolore e quanto amore, quanto Dio c'è, incamminato nel mon­do.

Sono quattro le settimane che ci preparano al Natale, un'arca di salvezza che ci viene data per ritagliarci uno spazio di consapevolezza. Un mese per preparare una culla per Dio, fosse anche in una stalla. Gesù è già nato nella storia, tornerà nella gloria. Ma ora chiede di nascere in me.

8 NOVEMBRE. CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON PAPA FRANCESCO IN SANTA MARTA

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NOVEMBRE. CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON PAPA FRANCESCO IN SANTA MARTA. CHI HA VOGLIA DI POTERE O È SLEALE, DIFFICILMENTE PUÒ SERVIRE. Servo ma libero, figlio e non schiavo: è questo l’aspetto dell’identità del cristiano approfondito da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata nella cappella di Santa Marta in Vaticano, nella mattina di martedì 8 novembre. Hanno concelebrato con il Santo Padre il Parroco della Parrocchia di S Antonio in Circonvallazione Appia, Roma, Padre Paolo Bertapelle e i due confratelli collaboratori parrocchiali, Padre Pasquale Maranò e Padre Adamo Calò. Ad essi si sono aggiunti una ventina di parrocchiani quali esponenti delle varie organizzazioni parrocchiali.
Punto di partenza della riflessione è stato il brano del Vangelo di Luca (17, 7-10) nel quale Gesù afferma: «Siamo servi inutili». Ma cosa significa questa espressione?
Per aiutare la comprensione, il Pontefice ha attinto da un altro elemento della liturgia quotidiana, la preghiera della colletta, nella quale, ha ricordato, «abbiamo pregato chiedendo tre grazie», ovvero: «Allontana, Signore, ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché nella serenità del corpo e dello spirito possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio». Un’orazione nella quale sono riassunti i passi necessari per raggiungere la giusta dimensione del servizio, che è quella di essere «servi inutili».
Innanzitutto, ha detto il Papa, «la prima cosa che abbiamo chiesto è che il Signore allontani gli ostacoli, per servirlo bene, per servirlo liberamente, come figli». Dei tanti ostacoli che un cristiano può trovare sul suo cammino e che «impediscono di diventare servi», se ne possono ricordare almeno due. Uno è, sicuramente, «la voglia di potere». Una difficoltà comune, che si incontra facilmente nella vita quotidiana: quante volte, ha esemplificato Francesco, «forse a casa nostra» c’è chi dice: «Qui comando io!», o quante volte, anche «senza dirlo», abbiamo fatto sentire agli altri questa nostra «voglia di potere»? Invece Gesù «ci ha insegnato che colui che comanda diventi come colui che serve» e che «se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti». Gesù, cioè, «capovolge i valori della mondanità, del mondo».
Ecco perché la voglia di potere «non è la strada per diventare un servo del Signore, anzi: è un ostacolo, uno di questi ostacoli che abbiamo pregato il Signore di allontanare da noi».
C’è poi un altro ostacolo, che si può riscontrare «anche nella vita della Chiesa», ed è «la slealtà». Lo incontriamo «quando qualcuno vuol servire il Signore ma anche serve altre cose che non sono il Signore». Eppure, ha ricordato il Pontefice, Gesù «ci ha detto che nessun servo può avere due padroni: o serve Dio o serve il denaro». E la slealtà, ha sottolineato, «non è lo stesso di essere peccatore». Infatti «tutti siamo peccatori, e ci pentiamo di questo», ma essere sleali è «come fare il doppio gioco». E questo «è un ostacolo». Quindi, «quello che ha voglia di potere e quello che è sleale, difficilmente può servire, diventare servo libero del Signore».
Proseguendo lungo il filo della meditazione, il Papa è passato alla seconda parte della colletta. Dopo aver chiesto al Signore di allontare gli ostacoli, la preghiera prosegue: «... perché — seconda domanda — nella serenità del corpo e dello spirito» possiamo dedicarci al servizio. La seconda parola chiave è, quindi, «serenità», cioè «servire il Signore in pace». Ha infatti spiegato Francesco: «gli ostacoli — sia la voglia di potere, sia la slealtà — tolgono la pace e ti portano a quel prurito del cuore di non essere in pace, sempre ansioso, male... senza pace». Un’insoddisfazione «che ci porta a vivere in quella tensione della vanità mondana, vivere per apparire». Così si vede tanta gente che «vive soltanto per essere in vetrina, per apparire, perché dicano: “Ah, che buono che è...”, per la fama, fama mondana». Ma così «non si può servire il Signore». Ecco dunque che «chiediamo al Signore di togliere gli ostacoli perché nella serenità, sia del corpo sia dello spirito» — e qui passiamo al terzo elemento — possiamo «dedicarci liberamente al suo servizio».
È «libertà» la terza parola chiave. Perché, ha detto il Papa, «il servizio di Dio è libero: noi siamo figli, non schiavi. E servire Dio in pace, con serenità, quando lui stesso ha tolto da noi gli ostacoli che tolgono la pace e la serenità, è servirlo con libertà». Non a caso, ha aggiunto, «quando noi serviamo il Signore con libertà, sentiamo quella pace ancora più profonda». Ed è come risentire la voce del Signore che dice: «Vieni, vieni, vieni, servo buono e fedele!».
Per far questo, però, «abbiamo bisogno della sua grazia: da soli, non possiamo». Ma, ha precisato il Pontefice, non è che quando «noi arriviamo a questo stato di servizio libero, di figli, con il Padre, possiamo dire: “Siamo buoni servitori del Signore». Piuttosto va detto semplicemente «servi inutili». Espressione che vuole indicare «l’inutilità del nostro lavoro: da soli, non possiamo». Perciò, ha spiegato Papa Francesco, dobbiamo soltanto «chiedere e fare spazio» affinché Dio «ci trasformi in servi liberi, in figli, non in schiavi».
Da qui la preghiera conclusiva: «Che il Signore ci aiuti ad aprire il cuore e a lasciare lavorare lo Spirito Santo, perché tolga da noi questi ostacoli, soprattutto la voglia di potere che fa tanto male, e la slealtà, la doppia faccia», e ancora «ci dia questa serenità, questa pace per poterlo servire come figlio libero che alla fine, con tanto amore» dice al Signore: «Padre, grazie, ma tu sai: sono un servo inutile».

 

 

Cardinale Karl-Joseph Rauber

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DIACONO di Sant'Antonio di Padova a Circonvallazione Appia.

Nato a Norimberga11 aprile 1934, è un cardinale e arcivescovo cattolico tedesco.

Diplomato nel 1950 al St.-Michaels-Gymnasium dei benedettini a Metten, ha studiato teologia e filosofia all'Università di Magonza.

È stato ordinato sacerdote nella cattedrale di Magonza il 28 febbraio 1959.

Nel 1962 si è trasferito a Roma per conseguire il dottorato in diritto canonico alla Pontificia università gregoriana ed è entrato nella Pontificia accademia ecclesiastica.

Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1º ottobre 1966, ha prestato la propria opera presso la segreteria di Stato fino al 1977, responsabile infine della sezione tedesca; successivamente nella nunziatura apostolica in Belgio, poi in Grecia, quindi incaricato d'affari a.i. alla rappresentanza pontificia in Uganda.

Il 18 dicembre 1982 è stato nominato pro-nunzio apostolico in Uganda ed eletto arcivescovo titolare di Giubalziana. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 6 gennaio 1983.

Rientrato dalla missione in Uganda, dal 22 gennaio 1990 al 16 marzo 1993 è stato presidente della Pontificia accademia ecclesiastica.

Il 16 marzo 1993 è stato nominato nunzio apostolico in Svizzera e in Liechtenstein.

Il 25 aprile 1997 ha assunto l'incarico di nunzio apostolico in Ungheria e in Moldavia.

Il 22 febbraio 2003 è stato nominato nunzio apostolico in Belgio e in Lussemburgo, concludendo i mandati nel giugno-luglio 2009.

Nel concistoro del 14 febbraio 2015 papa Francesco lo ha nominato cardinale diacono di Sant'Antonio di Padova a Circonvallazione Appia.

 

Orari

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Orari ufficio parrocchiale:

dal lunedì al sabato: 

mattina dalle 10:00 alle 12:00

pomeriggio dalle 16:30 alle 18:30

 


ORARI SANTE MESSE

Orario Festivo: 

8:30 - 10:00 - 11:30 - 18:30

luglio e agosto: 8:30 - 10.30 - 19:00

 

Orario Feriale: 

8:30 - 18:30

luglio e agosto: 8:30 - 19:00

 


ORARI ESTIVI

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