Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

30 DICEMBRE. SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH. DIO HA SCELTO DI NASCERE IN UNA FAMIGLIA UMANA, CHE HA FORMATO LUI STESSO.

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Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell’Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche  luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì si trovava questa famiglia.

Gesù è rimasto in quella periferia per trent’anni. Non si parla di miracoli o guarigioni, di predicazioni - non ne ha fatta nessuna in quel tempo - di folle che accorrono; a Nazareth tutto sembra accadere “normalmente”, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita: si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camicie… tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare.

Ciascuna famiglia cristiana – come fecero Maria e Giuseppe – può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo. Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale. La famiglia di Nazareth ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia.

E questa è la grande missione della famiglia: fare posto a Gesù che viene, accogliere Gesù nella famiglia, nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni… Gesù è lì. Accoglierlo lì, perché cresca spiritualmente in quella famiglia.

PAPA FRANCESCO

29 DICEMBRE. PORTARONO GESU’ AL TEMPIO PER PRESENTARLO AL SIGNORE.

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Quando venne il tempo per compiere il rito della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Così infatti sta scritto nella legge del Signore: Ogni primogenito maschio sarà consacrato al Signore, e per offrire in sacrificio un paio di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora c’era a Gerusalemme un uomo chiamato Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la salvezza d’Israele. Egli era guidato dallo Spirito Santo e dallo stesso Spirito aveva avuto la rivelazione che non sarebbe morto prima di aver veduto il messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, egli venne nel tempio e, mentre i genitori portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo la legge, egli lo prese tra le braccia e benedisse Dio esclamando: Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno veduto la tua salvezza, che hai preparato per tutti i popoli: luce per la rivelazione ai pagani e gloria d’Israele tuo popolo.

Il padre e la madre di Gesù erano meravigliati di ciò che si diceva di lui. E Simeone li benedisse e disse a Maria sua madre: Ecco, egli è stabilito per la rovina e la salvezza di molti in Israele, come segno che sarà oggetto di contraddizione, perché siano resi manifesti i progetti segreti di ognuno. E anche a te una spada trapasserà l’anima.

I SANTI INNOCENTI. CRISTO RENDE SUOI TESTIMONI QUELLI CHE NON PARLANO ANCORA.

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I SANTI INNOCENTI. CRISTO RENDE SUOI TESTIMONI QUELLI CHE NON PARLANO ANCORA. Il grande Re nasce piccolo bambino. Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti. Tu questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quello che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini. Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge a uccidere i bambini. I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo. Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta perché non muovono ancora le membra, e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.

(Cfr. Discorsi di san Quodvultdeus, vescovo. Disc. 2 sul Simbolo; PL 40, 655).

Ma ci sono ancora oggi situazioni gravi che uccidono i bambini. Interrogativi che rimangono senza risposta. Perché i bambini oggi in tante regioni del mondo devono morire per fame e per malattie? Perché devono vivere e crescere nella sofferenza fisica? Fin dove arriva la nostra responsabilità? Perché molti di noi oggi che parliamo di diritti dei fanciulli e predichiamo la povertà, viviamo invece nel lusso e permettiamo che succedano simili ingiustizie? La nostra vita vale forse di più di quella di un bambino povero?

 

28 DICEMBRE. FESTA DEI SANTI INNOCENTI, MARTIRI.

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I SANTI INNOCENTI MARTIRI DI OGNI TEMPO

Le vittime innocenti che rendono testimonianza a Cristo non con le parole, ma con il sangue, ricordano  che il martirio è dono gratuito del Signore. Le vittime immolate e sacrificate per la ferocia e l’indifferenza degli uomini, di ogni tempo e di ogni regione nel mondo, appartengono al corteo di Gesù e ricordano la dignità dei bambini nella Chiesa. Il vero innocente agli occhi di Dio è la creatura che non conosce malizia, non conosce menzogna, non conosce bruttura e nessuno è più innocente di un bambino che si affida totalmente, perdutamente e con amore a sua madre.

AVVISO ISCRIZIONI PER CORSO CATECHESI CRESIMA DEI GIOVANI PRESSO PARROCCHIA DI S. ANTONIO DI PADOVA IN VIA CIRCONVALLAZIONE APPIA, 150 - ROMA

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AVVISO

ISCRIZIONI PER CORSO CATECHESI CRESIMA DEI GIOVANI

PRESSO PARROCCHIA DI S. ANTONIO DI PADOVA

IN VIA CIRCONVALLAZIONE APPIA, 150  -  ROMA

 

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER LA CATECHESI RISERVATA AI GIOVANI, IN ETA’ COMPRESA DAI QUINDICI AI VENTICINQUE ANNI, INTERESSATI A RICEVERE IL SACRAMENTO DELLA CRESIMA.

  • IL CORSO PRENDERA’ AVVIO VERSO LA FINE DEL PROSSIMO MESE DI GENNAIO 2017 E SI PROTRARRA’ SINO ALLA FINE DEL MESE DI MAGGIO DELLO STESSO ANNO.

 

  • ESSO COMPRENDE UNA LEZIONE SETTIMANALE IN GIORNI E ORARI DA STABILIRE ASSIEME AL GRUPPO.

 

  • AL TERMINE DEL CORSO, I GIOVANI CHE HANNO PARTECIPATO CON REGOLARITA’, POTRANNO RICHIEDERE E OTTENERE DAL PARROCO L’AUTORIZZAZIONE A POTER CELEBRARE LA CRESIMA ANCHE PRESSO ALTRE PARROCCHIE, COMPRESA QUELLA DEL PROPRIO PAESE DI ORIGINE O NELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN ROMA.

 

  • IL CORSO SARA’ CONDOTTO DA PADRE ADAMO CALO’ AL QUALE SI POTRA’ FARE ANCHE RIFERIMENTO PER EVENTUALI ISCRIZIONI O INFORMAZIONI.

 

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:

SEGRETERIA PARROCCHIALE.        TEL:  06. 78 42 759

PADRE ADAMO CALO’                      CELL: 329 41 23 838

 

27 DICEMBRE. FESTA DI SAN GIOVANNI APOSTOLO ED EVANGELISTA.

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SI CELEBRA OGGI L'AMORE DI CRISTO IN UNO DEI SUOI DISCEPOLI A LUI PIU' VICINI.

Questi è Giovanni, che nella cena posò il capo sul petto del Signore.

Apostolo beato, che conobbe i segreti del cielo, 

e diffuse nel mondo intero le parole della vita. 

Il Signore gli ha aperto la bocca in mezzo alla sua Chiesa; 

lo ha colmato dello Spirito di sapienza e d’intelletto; 

lo ha rivestito di un manto di gloria. cf. (Sir 15,5)

Giovanni aveva visto in Gesù un Dio il cui sguardo e il cui contatto danno la vita.

Aveva spesso sentito la sua voce,

ascoltato i suoi insegnamenti e ricevuto, per suo tramite,

parole provenienti dal cuore del Padre.

Aveva mangiato e bevuto con lui,

camminato al suo fianco per molti chilometri,

spinto da un irresistibile amore,

che l’avrebbe portato inevitabilmente non al successo, ma alla morte.

Eppure, in ogni istante, aveva saputo che era quello il vero cammino di vita. 

SANTO STEFANO IL PRIMO MARTIRE CI RICORDA CHE IL BAMBINO NELLA GROTTA DI BETLEMME SARÀ SEGNO DI CONTRADDIZIONE.

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SANTO STEFANO IL PRIMO MARTIRE CI RICORDA CHE IL BAMBINO NELLA GROTTA DI BETLEMME SARÀ SEGNO DI CONTRADDIZIONE. Ci descrive in anticipo una storia assurda che si svolge nel tempo, da sempre. La storia di tanti cristiani che in ogni parte del mondo vengono rifiutati, perseguitati e condannati perché hanno accolto Dio nella loro vita. L’unica vendetta in loro potere è perdonare il loro carnefice come farà Cristo sulla croce. La Chiesa oggi vuole soltanto ricordarci che quel Bambino che nasce è motivo di divisione nella società, suscita divisione, odio, rancore. Natale ci ricorda l’evento di un Dio che viene perché vuole stare con noi, e ci ricorda anche il dramma di noi uomini e donne che non sempre siamo disposti ad accoglierlo e ad accettarlo.

26 DICEMBRE. FESTA DI SANTO STEFANO, DIACONO E MARTIRE.

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STEFANO E' STATO IL PRIMO DEI SETTE DIACONI SCELTI DALLA COMUNITA' CRISTIANA PERCHE' AIUTASSERO GLI APOSTOLI NEL MINISTERO DELLA FEDE. Fu il protomartire, cioè il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo e per la diffusione del Vangelo. Il suo martirio è descritto negli Atti degli Apostoli dove appare evidente sia la sua chiamata al servizio dei discepoli sia il suo martirio, avvenuto per lapidazione, alla presenza di Paolo di Tarso, prima della sua conversione.

Gli Atti degli Apostoli, narrano i suoi ultimi giorni: Qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell'assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate. Allora i dodici apostoli riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi perdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della parola di Dio e la preghiera. Pertanto questo compito doveva essere affidato a un gruppo di sette di loro:  vennero eletti Stefano, uomo pieno di fede e Spirito SantoFilippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola di Antiochia; a tutti, gli apostoli imposero le mani. La Chiesa ha visto in questo atto l'istituzione del ministero diaconale.

Verso l'anno 36 gli ebrei ellenistici, vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. Gli anziani e gli scribi, secondo quanto riportato dagli Atti, lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”. E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli Atti degli Apostoli, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti l'avvento di Gesù, e che gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore. Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l'avete osservata”.

Mentre l'odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano, ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo, che sta alla destra di Dio”. A quel punto i presenti lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre. I loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro "apostolo delle genti", Paolo di Tarso), che assisteva all'esecuzione.

Mentre crollava sotto i colpi degli aguzzini, Stefano pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”.

NATALE. UN BACIO A GESU’ BAMBINO. ALL'AMORE NON SI PUÒ RISPONDERE CHE CON L'AMORE.

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NATALE. UN BACIO A GESU’ BAMBINO.

All'amore non si può rispondere che con l'amore.

L'amore ha bisogno di tradursi anche in gesti concreti.

Il più semplice e universale, quando è pulito e innocente, è il bacio.

Non accontentiamoci di dare il bacio al Gesù bambino di porcellana in Chiesa,

diamolo a un Gesù bambino in carne e ossa.

Diamolo a un povero, a un sofferente,

a un anziano e lo abbiamo dato a Lui!

Diamolo a casa, ai familiari, salutandoli per la buona notte.

Un bacio, in questo senso, può essere anche un aiuto concreto,

una parola buona, un incoraggiamento,

una visita, un sorriso, o anche, alla lettera, un bacio.

Sono queste le luci più belle che possiamo accendere nel nostro presepe.

Diamoci da fare perché le nostre case, non siano solo piene di luci elettriche,

ma delle luci del concreto amore di Dio!

NATALE. CREDETE E ADORATE.

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NATALE. CREDETE E ADORATE! 

“Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. 
Una mangiatoia, un bambino, Maria in contemplazione, Giuseppe meditabondo: “Veramente tu sei un Dio misterioso!”.

Il Padre, il solo che conosce il Figlio, ci conceda di riconoscerlo affinché l’amiamo e lo imitiamo. 
Nessun apparato esteriore, nessuna considerazione, nel villaggio tutto è indifferente.

Solo alcuni pastori, degli emarginati dalla società... 
E tutto questo è voluto: “Egli ha scelto la povertà, la nudità. 
Ha disprezzato la considerazione degli uomini,

quella che proviene dalla ricchezza, dallo splendore, dalla condizione sociale”.

Nessun apparato, nessuno splendore esteriore. 
Eppure egli è il Verbo che si è fatto carne, la luce rivestita di un corpo.

Egli si trova nel mondo che egli stesso continuamente crea, ma vi è nascosto.

Perché vuole apparirci solo di nascosto? 
Egli fino ad allora era, secondo l’espressione di Nicolas Cabasilas, un re in esilio, uno straniero senza città, ed eccolo che fa ritorno alla sua dimora. Perché la terra, prima di essere la terra degli uomini, è la terra di Dio. E, ritornando, ritrova questa terra creata da lui e per lui. 
“Dio si è fatto portatore di carne perché l’uomo possa divenire portatore di Spirito”, 
dice Atanasio di Alessandria. 
“Il suo amore per me ha umiliato la sua grandezza. 
Si è fatto simile a me perché io lo accolga. 
Si è fatto simile a me perché io lo rivesta” 
(Cantico di Salomone). 
Per capire, io devo ascoltare lui che mi dice: 
“Per toccarmi, lasciate i vostri bisturi... 
Per vedermi, lasciate i vostri sistemi di televisione... 
Per sentire le pulsazioni del divino nel mondo, non 
prendete strumenti di precisione... 
Per leggere le Scritture, lasciate la critica... 
Per gustarmi, lasciate la vostra sensibilità...” 
(Pierre Mounier). 
Ma credete e adorate. 

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