Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

SE POI CRISTO LI HA VERAMENTE VOLUTI COSÌ E A LORO PIACE, CHE IMPORTA A ME?

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SE POI CRISTO LI

La tolleranza dei giovani, ma anche della maggior parte degli adulti, nel campo sessuale, è sicuramente oggi nel nostro contesto civile uno dei tratti culturali più evidenti.

Un po’ tutti siamo diventati indulgenti e comprensivi. Siamo ormai disponibili a dialogare quando non a permettere atteggiamenti e aspetti della sessualità fino a qualche tempo fa negati o rifiutati.

Il mondo omosessuale, come forma legittima di espressione di sessualità normale, scambio di amore, ed esercizio di libertà. Una eventualità che potrebbe capitare a tutti.

Il tradimento sessuale del proprio partner, come qualcosa che comunque prima o poi succede a tutti.

Un atteggiamento senza complessi di fronte al tema della masturbazione, far l’amore da soli, intesa come ricerca di piacere fisico, che è poi uno degli obiettivi cui tendono i giovani, come risposta alle pulsioni e ai bisogni che si avvertono.

Il sesso libero e i rapporti occasionali, come scambio di intimità tra amici, senza per questo significare impegni vicendevoli a più lungo termine.

La prostituzione come scelta libera. Un mestiere come un altro che procura comunque soldi più facili.

La gravidanza non progettata, intesa come fardello e ostacolo a realizzare progetti personali, al di là di qualsiasi considerazione morale sulla liceità o meno di abortire.

Di fatto notiamo nel contesto culturale di oggi un appannarsi del concetto di normalità, e un attenuarsi del confine tra normalità e diversità.

Sarà sempre più difficile agli educatori e ai genitori ridefinire i criteri etici in un mondo giovanile in cui tutti siamo chiamati a confrontarci quotidianamente con tendenze e situazioni provocatorie, pubblicizzate invece come raggiungimenti ed espressioni di libertà.

ADAMO CALO’. in: i giovani y el sexo, MONDO VOC/ GIUGNO 2003, RUBRICA: DIVERSO PARERE.

IL FASCINO DEL RISCHIO E DEL PERICOLO NELL’IMMAGINARIO E NEI COMPORTAMENTI DEI GIOVANI.

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RISCHIO

Sembra ai più che la vita degli adolescenti e di molti giovani oggi consista in una continua ricerca dell’emozione sopra le righe, sempre legata in maniera particolare al rischio e ad ogni possibile commistione di vari elementi: sesso, alcool, violenza, droga, bullismo e incidenti stradali.

Ma è veramente così? E’ chiaro come il fascino del rischio e del pericolo abbiano una certa suggestione nell’immaginario e nei comportamenti dei giovani.

Ci sono tappe e prove da superare a livello individuale o di gruppo, per sentirsi socialmente accolti e rispettati dalla collettività, per entrare nel mondo degli adulti e nella cultura del gruppo.

Ci sono percorsi e modelli culturali propri della giovinezza, quando identità, autonomia e nuove esperienze vengono acquisiti attraverso la trasgressione, modelli di vita che comunque tendono ad essere abbandonati una volta raggiunta l’età adulta. 

ADAMO CALO’. Giovani oggi tra sesso, droga e riti segreti di passaggio. Pubblicato in MONDO VOC. Maggio 2010

FORSE NON ERA AMORE MA IO HO SOFFERTO LO STESSO

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CIGOLO

FORSE NON ERA AMORE MA IO HO SOFFERTO LO STESSO. - così mi scrive Pablo su una mail dell’altro ieri – abbiamo voluto trascorrere qualche giorno di vacanza con un gruppo di amici. Siamo stati sulla riviera romagnola.

E’ venuta anche la mia ragazza. O almeno quella che pensavo fosse la mia ragazza. Proprio durante questi giorni ha preso una cotta per un ragazzo conosciuto di sfuggita sulla spiaggia durante la notte. Ho chiesto spiegazioni. Ha detto che si era veramente innamorata. Abbiamo litigato. Ha detto è meglio lasciarci. La parte del fesso è toccata a me davanti agli amici. Mi sento umiliato. Forse ho fatto male a portarla con me.

CARISSIMO PABLO, a mio parere ti è andata invece bene. E’ stata una prova per entrambi. Per te ma anche per lei. Non credo che il vostro fosse veramente amore se è bastato il petto nudo di un cigolò di passaggio sulla riva a farle perdere la testa. Immagino la tua frustrazione. Ma cerca di superare il senso di colpa. Innamorarsi oggi sembra sia diventato per tanti ragazzi e ragazze uno sport amatoriale. Si fa perché piace e finché ci si diverte.

Amare una persona è invece un impegno. E si costruisce ogni giorno con un pizzico di serietà e fedeltà da parte di entrambi. Io dico peggio per lei, per la tua ex intendo; ti ha fatto capire che era una ragazza immatura, soltanto e ancora una adolescente vogliosa di coccole.

E’ UN GRANDE DONO PER LA CHIESA, LA PREGHIERA DEI NONNI E DEGLI ANZIANI!

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NONNI E ANZIANI

E’ vero che la società tende a scartarci, ma di certo non il Signore. Lui ci chiama a seguirlo in ogni età della vita, e anche l’anzianità contiene una grazia e una missione, una vera vocazione del Signore.

Non è ancora il momento di “tirare i remi in barca”. Questo periodo della vita è diverso dai precedenti, non c’è dubbio; dobbiamo anche un po’ “inventarcelo”, perché le nostre società non sono pronte, spiritualmente e moralmente, a dare ad esso il suo pieno valore.

Una volta, in effetti, non era così normale avere tempo a disposizione; oggi lo è molto di più. E anche la spiritualità cristiana è stata colta un po’ di sorpresa, e si tratta di delineare una spiritualità delle persone anziane. Ma grazie a Dio non mancano le testimonianze di santi e sante anziani.


Papa FRANCESCO

18 AGOSTO. SANT'ELENA IMPERATRICE. MADRE DI COSTANTINO

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SANT ELENA

È impossibile parlare dei primi secoli del Cristianesimo senza ricordare con particolare affetto S. Elena, della quale si rinvengono notizie contrastanti presso gli storici.

Nata in Roma da genitori pagani verso il 250, dimostrò subito eccellentissime doti di ingegno e di bontà d'animo. Divenuta grandicella, per la sua delicatezza e per la sua modestia, piacque al giovane ufficiale Costanzo Cloro, che la volle in sposa, e la condusse seco in Dardania, dove egli era nato e possedeva delle terre.

Altri studiosi vogliono sia nata a Drepanum in Bitinia nel golfo di Nicomedia (attuale Turchia); città rinominata in seguito Helenopolis ("città di Elena") in suo onore, dal futuro figlio Costantino, il che ha causato anche l'incerta e successiva interpretazione dell' indicazione di Drepanum come luogo di nascita di Elena stessa.

Nella città di Naisso, nacque da Elena nell'anno 272 Costantino, il grande imperatore che avrebbe data la libertà al Cristianesimo.

Quantunque ammirabili e singolari fossero le virtù di Elena durante il governo dell'imperatore suo marito, tuttavia non erano che virtù umane, non essendo ancor cristiana. La grazia però del battesimo non era più lontana.

Infatti Costantino suo figlio, proclamato imperatore nel 306, dopo la morte di Costanzo, la chiamò subito presso di sé, conferendole il titolo prestigioso di Augusta, e facendole conoscere il vero Dio. È impossibile dire con quanto fervore Elena si mise a far opere di pietà, quantunque fosse in età di circa sessant'anni; cercò in ogni modo di ricuperare il tempo perduto, edificando coi suoi esempi la chiesa di Dio, che suo figlio cercava di dilatare colla sua autorità. 

Avendo Elena largamente a sua disposizione i tesori dell'impero, se ne servì per fare abbondanti elemosine, e per arricchire di vasi e arredi sacri le chiese della cristianità. Dopo il Concilio di Nicea, l'imperatore Costantino si diede con grandissimo slancio a far costruire templi e basiliche al vero Dio, specialmente in Terra Santa.

La piissima Elena si assunse l'incarico di curare le costruzioni di Palestina a nome del figlio, recandosi essa stessa sul luogo. Partì per Gerusalemme l'anno 326: e quel viaggio non fu che una continua effusione di elemosine ch'essa andava spargendo a larghe mani ovunque passava e a chiunque ricorreva a lei.

Giunta a Gerusalemme, fece gettare a terra il tempio di Venere che era stato edificato sul Calvario dai pagani, che avevano così voluto profanare il luogo della morte e della risurrezione di Gesù.

Ivi essa scoprì e ritrovò il S. Sepolcro ed il legno della S. Croce. In processione, col Vescovo di Gerusalemme, la Croce su cui Gesù era morto fu portata nella cattedrale della città. 

Dopo questo, Elena si trattenne ancor un po' a Gerusalemme per vedere iniziata la sontuosa basilica fatta da lei erigere sul S. Sepolcro; indi, ordinate le costruzioni di altre chiese sul luogo della nascita e della Crocifissione di Gesù, si preparò per il ritorno.

Prima di partire da Gerusalemme volle servire a tavola ella stessa le Vergini che erano ricoverate nel monastero da lei fatto costruire. Ritornata a Roma, il Signore la chiamò a godere il premio delle sue fatiche e delle sue elette virtù.

Spirò tra le braccia del figlio Costantino l'anno 328.

DIO MIO CHE DORMI DEBOLE TRA LE MIE BRACCIA

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buona notte

Dio mio che dormi debole tra le mie braccia,

Bambino mio tutto caldo sul mio cuore che batte,

Adoro nelle mie mani e cullo sorpresa,

La meraviglia che Tu, oh Dio, mi hai donato.

Oh Dio mio, io non avevo figli.

Vergine come sono, in questo umile stato,

Quale gioia in fiore da me sarebbe nata?

Ma Tu, Onnipotente, me l’hai donata.

Cosa Ti darò in cambio, io che ho ricevuto

La tua grazia? Oh Dio, sorrido dolcemente

Perché avevo anch’io, piccola e limitata,

Avevo una grazia e Te l’ho donata.

Oh Dio mio, Tu non avevi una bocca

Per parlare agli uomini sperduti quaggiù…

La tua bocca di latte rivolta verso il mio seno,

Oh figlio mio, sono io che te l’ho donata.

Oh Dio mio, Tu non avevi una mano

Per guarire con un dito i loro poveri corpi stanchi…

La tua mano, bocciolo chiuso, rosa ancor incerto,

Oh figlio mio, sono io che te l’ho donata.

Oh Dio mio, Tu non avevi un corpo

Per spezzare con loro il pane quotidiano…

Il tuo corpo a primavera da me plasmato,

Oh figlio mio, sono io che te l’ho donato.

Oh Dio mio, tu non avevi la morte

Per salvare il mondo… Quanto dolore! Laggiù,

La tua morte d’uomo, una sera, nera, abbandonata,

Piccolo mio, sono io che te l’ho donata.

Marie Noël

IL BUON PASTORE NON CONOSCE I GUANTI.

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IL BUON PASTORE NON CONOSCE I GUANTI

Il sacerdote di Cristo è unto per il popolo, non per scegliere i propri progetti, ma per essere vicino alla gente concreta che Dio, per mezzo della Chiesa, gli ha affidato. Nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua preghiera e dal suo sorriso.

Con sguardo amorevole e cuore di padre accoglie, include e, quando deve correggere, è sempre per avvicinare; nessuno disprezza, ma per tutti è pronto a sporcarsi le mani.

Il Buon Pastore non conosce i guanti. Ministro della comunione che celebra e che vive, non si aspetta i saluti e i complimenti degli altri, ma per primo offre la mano, rigettando i pettegolezzi, i giudizi e i veleni.

Con pazienza ascolta i problemi e accompagna i passi delle persone, elargendo il perdono divino con generosa compassione. Non sgrida chi lascia o smarrisce la strada, ma è sempre pronto a reinserire e a comporre le liti. E’ un uomo che sa includere.

PAPA FRANCESCO. Omelia per il Giubileo dei sacerdoti. 3 giugno 2016

IL PROTAGONISMO DEL LAICATO. IL LAICO NON È UN CRISTIANO DI SECONDA CLASSE.

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il protagonismo

E’ importante non contrapporre tra loro le parrocchie e le aggregazioni ecclesiali laicali.

Queste ultime, nella loro varietà e dinamicità, sono una risorsa per la Chiesa, con la loro proiezione nei diversi ambienti e settori della vita sociale; ma è bene che mantengano un legame vitale con la pastorale organica delle diocesi e delle parrocchie, per non costruirsi una lettura parziale del Vangelo e non sradicarsi dalla madre Chiesa.

Papa Francesco. Messaggio per il Convegno dei responsabili delle aggregazioni laicali ecclesiali e di ispirazione cristiana, promosso dalla Diocesi di Roma. 07/03/2014

SE, POI, ENTRIAMO IN UNA CASA, QUANTE VOLTE ANCHE LÌ REGNA LA PREPOTENZA!

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SE POI ENTRIAMO

Genitori che schiavizzano i figli, figli che schiavizzano i genitori; sposi che, dimentichi della loro chiamata per questo dono, si sfruttano come se fossero dei prodotti da consumare, dei prodotti usa e getta; anziani senza un posto nella società e bambini e adolescenti senza voce.

Quanti attacchi ai valori basilari del tessuto familiare e della stessa convivenza sociale!

Si, c’è bisogno di un profondo esame di coscienza.

Come si può annunciare la gioia senza essere solidali verso coloro che vedono negata la propria libertà?

PAPA FRANCESCO. Messaggio per la campagna di Fraternità della Chiesa in Brasile. 25 febbraio 2014

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