Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

ROMA. CONVEGNO PASTORALE DIOCESANO SUL TEMA “NON LASCIAMOLI SOLI! ACCOMPAGNARE I GENITORI NELL’EDUCAZIONE DEI FIGLI ADOLESCENTI”

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1ADOLESCENTI

L’adolescenza è una fase di passaggio nella vita non solo dei vostri figli, ma di tutta la famiglia – è tutta la famiglia che è in fase di passaggio –, voi lo sapete bene e lo vivete; e come tale, nella sua globalità, dobbiamo affrontarla.

E’ una fase-ponte, e per questo motivo gli adolescenti non sono né di qua né di là, sono in cammino, in transito. Non sono bambini (e non vogliono essere trattati come tali) e non sono adulti (ma vogliono essere trattati come tali, specialmente a livello di privilegi). Vivono proprio questa tensione, prima di tutto in sé stessi e poi con chi li circonda.

Cercano sempre il confronto, domandano, discutono tutto, cercano risposte; e a volte non ascoltano le risposte e fanno un’altra domanda prima che i genitori dicano la risposta… Passano attraverso vari stati d’animo, e le famiglie con loro.

Però, permettetemi di dirvi che è un tempo prezioso nella vita dei vostri figli. Un tempo difficile, sì. Un tempo di cambiamenti e di instabilità, sì. Una fase che presenta grandi rischi, senza dubbio. Ma, soprattutto, è un tempo di crescita per loro e per tutta la famiglia.

L’adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse. Un figlio che vive la sua adolescenza (per quanto possa essere difficile per i genitori) è un figlio con futuro e speranza.

Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a “medicalizzare” precocemente i nostri ragazzi. Sembra che tutto si risolva medicalizzando, o controllando tutto con lo slogan “sfruttare al massimo il tempo”, e così risulta che l’agenda dei ragazzi è peggio di quella di un alto dirigente.

Pertanto insisto: l’adolescenza non è una patologia che dobbiamo combattere. Fa parte della crescita normale, naturale della vita dei nostri ragazzi. Dove c’è vita c’è movimento, dove c’è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze, c’è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione.

Inquadriamo bene i nostri discernimenti all’interno di processi vitali prevedibili.

Esistono margini che è necessario conoscere per non allarmarsi, per non essere nemmeno negligenti, ma per saper accompagnare e aiutare a crescere. Non è tutto indifferente, ma nemmeno tutto ha la stessa importanza. Perciò bisogna discernere quali battaglie sono da fare e quali no.

In questo serve molto ascoltare coppie con esperienza, che se pure non ci daranno mai una ricetta, ci aiuteranno con la loro testimonianza a conoscere questo o quel margine o gamma di comportamenti.

PAPA FRANCESCO. DISCORSO DI APERTURA CONVEGNO. BASILICA S GIOVANNI IN LATERANO. 19 GIUGNO 2017

20 GIUGNO: GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO

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MIGRANTI

Sempre più in Europa l’arrivo dei migranti è percepito come una crisi, a tratti come una vera e propria minaccia. Il tutto sta sfociando in una crescente ostilità nei confronti dei migranti e nel consolidarsi di politiche securitarie ed emergenziali.

All’interno della nostra società, al pari di quanto sta accadendo in gran parte del mondo, cresce il numero degli esclusi e degli invisibili che, anche per effetto di alcuni provvedimenti amministrativi, rischiano di essere privati del diritto di avere diritti.

Le vere frontiere non sono nelle carte geopolitiche, ma nella nostra sensibilità, nel nostro senso di umanità. I rifugiati, vengono ridotti a “flussi migratori”, statistiche, numeri senza nome e senza volto, con il rischio di allontanarli sempre più dalla sensibilità e dall’incontro con i cittadini europei.

Con convinzione e urgenza vogliamo dire che l’unico futuro possibile è un futuro comune, che accompagnare i rifugiati ed essere con loro è, oggi, il modo più pieno di vivere la nostra cittadinanza. Ed è il modo più giusto per costruire società aperte e solidali in cui pace e diritti non siano privilegi, ma categorie accessibili e inclusive con cui misurare il progresso della nostra comune umanità, perché diversità è ricchezza.

Celebrare la Giornata mondiale del rifugiato, è un’occasione importante per tenere alta l’attenzione sulle storie e le vite dei migranti, sempre più trascurate da politiche e narrazioni emergenziali. In questa giornata celebriamo tutti gli uomini e le donne costretti alla fuga da guerre, persecuzioni e crisi umanitarie, da carestie, cause ambientali e ingiustizie sociali.

Celebriamo anche chi li aiuta, chi si impegna ogni giorno per metterli in salvo, per accoglierli e per fare spazio a chi arriva da lontano in cerca di pace e solidarietà.

SE CRISTO LI HA FATTI COSÌ CHE IMPORTA A ME? NOTIAMO NEL CONTESTO CULTURALE DI OGGI UN APPANNARSI DEL CONCETTO DI NORMALITÀ E UN ATTENUARSI DEL CONFINE TRA NORMALITÀ E DIVERSITÀ.

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una sfida di vita alle istituzioni

La tolleranza dei giovani, ma anche della maggior parte degli adulti, nel campo sessuale, è sicuramente uno dei tratti culturali più evidenti. Un po’ tutti siamo diventati indulgenti e comprensivi.

Siamo ormai disponibili a dialogare quando non a permettere atteggiamenti e aspetti della sessualità fino a qualche tempo fa negati o rifiutati.

Il mondo omosessuale per esempio, che sfigata! come forma legittima di espressione di sessualità normale, scambio di amore, ed esercizio di libertà. Una eventualità che potrebbe capitare a tutti.

Il tradimento sessuale del proprio partner, come qualcosa che comunque prima o poi succede a tutti.

Senza complessi sulla masturbazione, far l’amore da soli, intesa come ricerca di piacere fisico, che è poi uno degli obiettivi cui tendono i giovani, come risposta alle pulsioni e ai bisogni che si avvertono.

Il sesso libero e i rapporti occasionali, come scambio di intimità tra amici, senza per questo significare impegni vicendevoli a più lungo termine.

La prostituzione come scelta libera. Un mestiere come un altro che procura comunque soldi più facili.

La gravidanza non progettata, intesa come fardello e ostacolo a realizzare progetti personali, al di là di qualsiasi considerazione morale sulla liceità o meno di abortire.

Di fatto notiamo nel contesto culturale di oggi un appannarsi del concetto di normalità, e un attenuarsi del confine tra normalità e diversità.

Sarà sempre più difficile agli educatori e ai genitori ridefinire i criteri etici in un mondo giovanile in cui tutti siamo chiamati a confrontarci quotidianamente con tendenze e situazioni provocatorie, pubblicizzate invece come raggiungimenti ed espressioni di libertà.

ADAMO CALO’. Giovani oggi tolleranza zero. Articolo pubblicato su Mando Voc. 2003

CONVERTIRSI E CONVERTIRE, RICONCILIARSI E RICONCILIARE, LIBERARSI E LIBERARE. UN TUTT’UNO CON DIO, CON IL CREATO, CON LA STORIA, CON I FRATELLI.

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riconciliarsi

Convertirsi è liberare l’uomo; non l’uomo dal mondo, non l’uomo nel mondo, ma l’uomo e il mondo insieme. Liberarlo dal dubbio, dal difficile, dal problematico, dal tecnicismo e dal misticismo.

Liberare l’uomo dall’ uomo, dai suoi ragionamenti, dai suoi studi, dalla sua biblioteca, dal suo archivio, dalla sua storia, da tutto ciò da cui è stato costruito l’uomo di oggi, giorno per giorno, guerra su guerra, logica su logica, antropologia su antropologia, teologia su teologia.

Liberare noi da noi stessi. Liberarci dalla moda; quella culturale, quella politica, quella di costume, quella di vestire.

Liberarci da un modo di vestire che riflette delle idee; liberarci da idee che richiamano un modo di vestire. Liberarci da un parlare troppo convincente, troppo riguardoso, fin troppo specifico, in qualche modo interessato. Da un modo di pensare sottile, accomodante, politico, discreto.

Da un modo di vivere rassicurante, conciliante, liberale, borghese, per qualche verso dispendioso.

Liberarci dalla concezione che abbiamo di noi stessi: di gente che ha voluto donarsi, e si è donata, e si è donata, e si è soltanto donata.

Liberarci da un modo di giudicare in superficie, per sentito dire, per aver visto qualcuno, per qualcosa che ci è sembrata; dalla presunzione di giudicare gli altri per qualcosa che non sono riusciti a fare.

Liberarci da una vita prevedibile, da istituti e case che ci mortificano, da superiori soltanto accettati, da riunioni inutilmente riservate, da commissioni e consigli che sanno di burocrazia.

ADAMO CALO’. ANNO SANTO STOP.  Articolo su Notiziario Rogate. 1975.

L'UOMO TENDE A RIPIEGARSI SEMPRE PIÙ SU SE STESSO

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L UOMO TENDE

L'UOMO TENDE A RIPIEGARSI SEMPRE PIÙ SU SE STESSO, a rinchiudersi in un microcosmo esistenziale asfittico, in cui non hanno più posto i grandi ideali, aperti alla trascendenza, a Dio.

L'uomo, invece, che supera se stesso e non si lascia rinchiudere nell’angusto steccato del proprio egoismo è capace di uno sguardo autentico verso gli altri e verso il creato. 

PAPA BENEDETTO XVI. Messaggio alle Pontificie Accademie. 2005

20 GIUGNO. TRIDUO DI PREGHIERA IN PREPARAZIONE ALLA FESTA DEL SACRO CUORE DI GESÙ E DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA.

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CUORE GESU E MARIA

Questa solennità viene celebrata il venerdì dopo il Corpus Domini; il sabato che segue è dedicato al Cuore Immacolato di Maria. Quest’anno quindi è il 23 e il 24 di giugno.

Fu la mistica francese santa Margherita Maria Alacoque la messaggera del culto che nel 1856 papa Pio IX estese a tutta la Chiesa cattolica.

Il Sacro Cuore appare a santa Margherita Maria affermando che bisogna abbandonarsi al Suo Amore, indicando cioè il Suo Cuore come criterio di vincolo a Lui ed anche come criterio di comprensione della Sua tenerezza per l’uomo stesso.

In una delle rivelazioni a santa Margherita il Sacro Cuore disse: “Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore.”

Il Cuore di Cristo è simbolo dell’amore misericordioso con cui Dio ha amato l’uomo. È la storia dell’amore divino che trova il suo apice nella manifestazione del Cuore di Cristo.

E precisamente questa storia dell’amore divino forma l’oggetto del culto e della spiritualità del Cuore di Cristo.

COLUI CHE SI NUTRE DI CRISTO NELL'EUCARISTIA

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COMUNIONE

Colui che si nutre di Cristo nell'Eucaristia

non deve attendere l'aldilà per ricevere la vita eterna: la possiede già sulla terra, come primizia della pienezza futura, che riguarderà l'uomo nella sua totalità

S. GIOVANNI PAOLO II, Papa. Ecclesia de Eucharistia, 18

19 GIUGNO 2017. PRENDE AVVIO L’VIII CAPITOLO PROVINCIALE DELLA PROVINCIA ROGAZIONISTA DELL’ITALIA CENTRO NORD.

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LA POVERTA RELIGIOSANella giornata di oggi, con un primo momento di riflessione e preghiera, nella sede di Ariccia, in Provincia di Roma, prende avvio l’VIII Capitolo provinciale della PICN, aperto a tutti in confratelli appartenenti giuridicamente alla Provincia.

Si protrarrà per una decina di giorni. Sarà momento e opportunità per tutti i partecipanti per studiare e verificare i progetti realizzati o programmati in questi quattro anni trascorsi e proporre eventuali nuove progettazioni per la vita e lo sviluppo delle comunità religiose sparse su un ampio territorio europeo e ai Padri Capitolari rimane poi il compito di eleggere il nuovo Superiore Provinciale e i suoi Consiglieri per i prossimi quattro anni.

Parteciperà al Capitolo e sarà Presidente dell’Assemblea capitolare lo stesso Superiore Generale della Congregazione, Padre Bruno Rampazzo.

Sicuramente non mancheranno temi e problematiche da discutere e verificare. Abbiamo infatti costruito e conserviamo un contesto religioso piuttosto contraddittorio.

Da un lato, nella documentazione ufficiale e spirituale, parliamo di radicalismo evangelico che deve caratterizzare la santità del religioso e del sacerdote, di vita povera e austera, di opzione per i poveri; dall’altro siamo facili a poggiare la nostra croce sulle spalle del cireneo di passaggio, per sentirci più liberi e meno soggetti alle difficoltà giornaliere, compiaciuti di dover portare avanti un apostolato che richiede forse sacrificio, ma dal quale pretendiamo anche gratificazioni e riconoscimenti e stipendi, inconsapevoli forse di aver intrapreso un cammino di imborghesimento progressivo che ci allontana sempre più dai valori evangelici e ci rende estranei e anonimi nell’ambito della testimonianza ecclesiale.

Ci sono opere svolte all’interno della nostra istituzione religiosa che parlano più di scopo lucrativo e molto meno di ministero apostolico; altre nelle quali la presenza dei religiosi è diventata marginale o soltanto manageriale, e altri impegni quotidiani assunti su base contrattuale e stipendiati; fenomeni questi che rendono veramente difficile e problematico il parlare oggi di testimonianza religiosa, presenza profetica, esperienza di povertà evangelica.

Li accompagneremo durante questi giorni con la nostra preghiera al Signore perchè li guidi nelle scelte che saranno chiamati a fare, nella comune certezza che tutto ciò che verrà indicato sarà per il bene dei confratelli e dell'intera Provincia religiosa.

18 GIUGNO. SOLENNITA’ CORPUS DOMINI. PAPA FRANCESCO CELEBRA LA SANTA MESSA IN SAN GIOVANNI IN LATERANO E AL TERMINE PROCESSIONE FINO ALLA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE.

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Ricordati: è il comandamento, il tema che scaturisce dalla festa del Corpus Domini. Un comandamento diluito nella frenesia di oggi, che fa scivolare tutto addosso. si gira pagina in fretta, voraci di novità ma poveri di ricordi.

La memoria caratterizza la solennità del Corpus Domini. Dal ricordo delle gesta del Signore ha preso forza il cammino del popolo nel deserto e nel ricordo di quanto il Signore ha fatto per noi si fonda la nostra personale storia di salvezza.

Serve ricordare perché questo ci permette di rimanere nell’amore, cioè di portare nel cuore, di non dimenticare chi ci ama e chi siamo chiamati ad amare.

L’Eucaristia forma in noi una memoria grata, perché ci riconosciamo figli amati e sfamati dal Padre; una memoria libera, perché l’amore di Gesù, il suo perdono, risana le ferite del passato e pacifica il ricordo dei torti subiti e inflitti; una memoria paziente, perché nelle avversità sappiamo che lo Spirito di Gesù rimane in noi”.

 L’Eucaristia ci incoraggia: anche nel cammino più accidentato non siamo soli, il Signore non si scorda di noi e ogni volta che andiamo da Lui ci ristora con amore.

L’Eucaristia ci ricorda anche che non siamo individui, ma un corpo.

Questo Pane di unità ci guarisca dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti la gioia di amarci senza rivalità, invidie e chiacchiere maldicenti.

E ora, vivendo l’Eucaristia, adoriamo e ringraziamo il Signore per questo sommo dono: memoria viva del suo amore, che forma di noi un solo corpo e ci conduce all’unità.

PAPA FRANCESCO. OMELIA. 18 GIUGNO 2017

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