Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

12 MARZO. SANTO DEL GIORNO. SAN LUIGI ORIONE. SACERDOTE E FONDATORE

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don orione

«Che cosa può venire di buono da Pontecurone?». Con questa frase, tutt'altro che incoraggiante, un frate francescano del convento di Voghera accoglieva il piccolo Luigi Orione che aveva chiesto di entrarvi per farsi frate. Pontecurone, dove egli nacque il 23 giugno 1872, era un oscuro paese della provincia alessandrina. Il padre faceva lo stradino e politicamente stava dalla parte di chi, pur di cambiare le cose che andavano davvero male, era disposto anche ad andare per le spicce. Sua madre, invece, era tutta casa e chiesa. 

A Voghera Luigi non stette per molto: una broncopolmonite lo costrinse a lasciare il convento. Il papà lo prese allora con sé a lavorare lungo le strade: un buon noviziato, che gli fece conoscere il mondo operaio, un mondo difficile, di gente sfruttata e arrabbiata, un po' anticlericale ma non lontano da Cristo. Poi Luigi conobbe don Bosco che lo prese con sé a Torino e lo coinvolse nelle sue iniziative a favore dei ragazzini che la durezza della vita aveva ridotto a vivere nei marciapiedi delle città. Ma alla vigilia del noviziato, quando don Bosco pensava ormai di avere un confratello in più, inspiegabilmente Luigi Orione lasciava Torino e chiedeva di essere accolto nel seminario diocesano di Tortona. 

La Piccola opera della divina provvidenza, una delle sue iniziative più incisive, nascerà da quel collegio, della provvidenza, è il caso di dire. Aveva allora solo ventuno anni. Ed era ancora chierico. Sacerdote lo divenne due anni dopo, nel 1895. 

Intanto la Piccola casa della divina provvidenza prendeva piede. A don Orione si era aggregato un altro sacerdote, don Sterpi, suo futuro successore, e con lui tanti giovani che volevano essere della compagnia. E l'iniziativa cresceva. La Casa della provvidenza divenne più di una e a esse si affiancarono presto asili, scuole professionali, centri giovanili, ospedali... In Italia e fuori Italia, in Brasile e Argentina.  

Nel 1908 Messina veniva rasa al suolo dal terremoto. Don Orione fu tra i primi a portare soccorso in nome del papa e della carità cristiana. E mentre gli anticlericali lo accusavano di essere una spia del Vaticano e chiedevano che fossero incamerati tutti i beni ecclesiastici per soccorrere i terremotati, don Orione scriveva mirabili pagine di Vangelo vivo, «incamerando» duemila orfanelli nei suoi collegi. Quando Pio X lo nominò vicario generale della diocesi disastrata, un canonico gli offrì un materasso e una stanza scampata alla devastazione. Ma lui cedette tutto a una famiglia senza casa e andò a dormire in un vagone ferroviario. 


Anche il terribile terremoto della Marsica (1915) lo vide prodigarsi in prima persona e con gesti di carità al limite della legalità. Per portare in salvo dei bambini, ad esempio, requisì l'automobile del re, il quale, presente alla scena, non osò opporsi. Tra i bambini che un giorno accompagnò alla stazione per portarli in un suo collegio in Liguria, c'era anche un ragazzetto che nel terremoto aveva perso tutta la sua famiglia, Ignazio Silone. Intervistato in seguito su quali personaggi l'avessero più colpito, il celebre scrittore disse: «Don Orione e Trotskij: il primo non era il cristiano della domenica mattina; il secondo non era il rivoluzionario del sabato sera». 

Ai primi di marzo del 1940 don Orione si ammalò gravemente. Aveva chiesto di essere portato a Borgonovo (Piacenza) in quella che considerava la più povera delle sue case. Invece lo trasferirono nella sede di Sanremo, sperando che il buon clima fosse favorevole alla sua salute. Invece il 12 marzo moriva.
Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 26 ottobre 1980 e proclamato Santo dallo stesso Papa il 16 maggio 2004.

SE VOI MI AMATE, OSSERVERETE I MIEI COMANDAMENTI

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se voi mi amate

QUANDO PARLIAMO DI LEGGE E COMANDAMENTI DI DIO SIAMO SOLITI POSTARE L’ATTENZIONE ALLA PAROLA LEGGE, UNA PAROLA CHE POI NON CI ECCITA PIÙ DI TANTO. 
Ma se pensiamo a Dio, a Colui che è l’autore della legge, allora la nostra attenzione si sposta sulla paternità di Dio, e questo ci potrà aiutare ad accettare la legge in un contesto di amore e di paternità. Dio che si rivolge a noi educandoci a come vivere, a vivere nella pace, a essere felici. 
All’interno di un messaggio di amore, la legge può trasformarsi in base esistenziale della vita. In essa è descritta la nostra intera esistenza, perché riesce ad esprimere i valori insiti in ognuno di noi, l’amore, la vita, la sessualità, la morte, gli altri.

I GIOVANI CREDONO, MA CREDONO A MODO LORO.

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I GIOVANI CREDEONO

STUDI STATISTICI INFATTI SEMBRANO CONTRADDIRE LA MENTALITÀ DIFFUSA CHE I GIOVANI DI OGGI NON CREDONO IN NIENTE. 
Certo non tutti partecipano alle giornate mondiali della gioventù; non tutti vanno a messa la domenica; non tutti pregano assiduamente, ma ci sono ancora coloro che dicono di essere credenti. 
Credenti in cosa? Certamente non nei precetti della Chiesa. Credono forse molto semplicemente nell’ esistenza di un Dio. Mi direte: ma quale Dio? Il Dio creatore, Padre di Gesù come scritto nei Vangeli? Probabilmente no! 
I giovani credono, ma credono a modo loro. Se interrogati sui contenuti del catechismo, sui sacramenti, dimostrano un’ignoranza totale e anche una certa indifferenza. 
Quel Dio predicato nelle omelie, insegnato in tanti anni di catechismo, e ricordato in occasione di battesimi, comunioni, nozze e funerali, sembra ormai argomento fuori tema.

ADAMO CALO'. Articolo pubblicato su MondoVoc 2011

IV DOMENICA DI QUARESIMA. LA LUCE E’ VENUTA NEL MONDO

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GESU LUCE

CRISTO È LA NOSTRA GIOIA. E' questo in sintesi il messaggio che ci arriva dalla parola di Dio della quarta domenica di Quaresima, chiamata “Laetare”, cioè della gioia, della letizia.

Dove troviamo, noi cristiani questa gioia vera?

La nostra gioia piena sta nel fatto che Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Dio ha amato: la bellezza di questo verbo al passato, per indicare non una speranza o una attesa, ma una sicurezza, un fatto certo. Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

Parole da riassaporare ogni giorno e alle quali aggrapparci forte in tutti i passaggi della vita, in ogni caduta, in ogni notte, in ogni delusone. Non c'è fede senza amore, senza opere di amore. Non sono le opere a salvarci, ma è il non amore che mi toglie la salvezza già offerta e donata.


Le tante domande di Nicodemo a Gesù, come racconta il Vangelo di questa domenica, e la sua fatica a capire quello che Gesù gli dice le sento in sintonia con le tante nostre domande e le nostre fatiche di capire e vivere il Vangelo.

La notte che avvolge Nicodemo è la notte di ogni uomo e di ogni donna. Anche noi abbiamo bisogno della Luce che innalza e ridona la speranza, nel credere che la vita ha significato non per quello che riusciamo a produrre, ma per quanto si è capaci di amare. Credere non tanto che Dio esiste ma che Egli mi ama. Credere che la mia vita si illumina e diventa luminosa grazie all'amore di Dio per ciascuno di noi.

Questa vita mortale, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducità, è un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno d'essere cantato con tanta gioia, e vissuto con amore.

Dietro la vita, dietro la natura e l'universo, Tu o Dio ce lo hai rivelato, sta l'Amore. Grazie, o Dio, grazie a te, o Padre.

LA CHIESA E I GIOVANI

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GIOVANI

LA CHIESA VUOLE METTERSI IN ASCOLTO DELLA VOCE, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani – dobbiamo ascoltare i giovani –. giovani di tutto il mondo, giovani cattolici e giovani non cattolici; giovani cristiani e di altre religioni; e giovani che non sanno se credono o non credono: tutti. Per ascoltarli, per ascoltarci, direttamente, perché è importante che voi parliate, che non vi lasciate mettere a tacere.

PAPA FRANCESCO

NON DIAMO RETTA ALLE PERSONE DELUSE E INFELICI

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anziani1

NON DIAMO RETTA ALLE PERSONE DELUSE E INFELICI; non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita; non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita; non ascoltiamo i “vecchi” di cuore che soffocano l’euforia giovanile.

Andiamo dai vecchi che hanno gli occhi brillanti di speranza! Coltiviamo invece sane utopie: Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso. E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini, a quelle braci che, forse dopo una vita non tanto buona, sono nascoste sotto le ceneri del primo incontro con Gesù.

PAPA FRANCESCO. Udienza generale 30 agosto 2017

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