Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

PER CARITA’ NON FARMI L’ELEMOSINA!

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PER CARITA

Richiesta di beneficenza o cultura della solidarietà?

L’amore per i poveri non si traduce primariamente né esclusivamente nel procurare quello di cui mancano ma integrarli nella vita della comunità sociale e cristiana in tutte le sue espressioni.

Un passaggio da gesti di beneficenza personali o occasionali a legami più stabili con chi soffre o è meno fortunato.

Praticare la carità oggi è riconoscere ciò che spetta per giustizia agli altri e alla comunità.

ADAMO CALO’. in: Per carità non farmi l’elemosina, pubblicato in L’AMICO ROG , Ottobre 2002

17 AGOSTO. SAN GIACINTO ODROVAZ, CONFESSORE

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SAN GIACINTO

Nacque a Kamień in Slesia attuale Polonia dalla nobile ed antichissima famiglia Odrovaz, nell'anno 1183.

Fin da giovanetto mostrò grande inclinazione alla virtù ed al raccoglimento. I suoi genitori lo affidarono ad ottimi maestri nella nativa città, poi venne mandato all'Università di Praga ed quindi in Italia all'Università di Bologna. 

Quando ritornò in patria ricco di virtù e di sapere, fu dallo zio Ivo, vescovo di Cracovia, impiegato nella amministrazione della vasta diocesi. Tutte queste occupazioni non gli impedirono di compiere i suoi doveri verso Dio. 

Tenerissimo verso i poveri e verso i derelitti, spendeva tutte le sue entrate in elemosine con tanta generosità che talvolta riduceva se stesso nell'indigenza.

Nell'anno 1218, dovendo lo zio Ivo fare un viaggio a Roma, condusse seco Giacinto. Quivi il nostro Santo conobbe S. Domenico, già celebre per la fama dei suoi miracoli, per la sua predicazione, e per la fondazione del nuovo ordine religioso.

Il desiderio che anche la Polonia partecipasse dei vantaggi che S. Domenico procurava alla Chiesa, mosse Ivo e Giacinto a domandargli qualche suo discepolo, onde fondare anche nella loro patria conventi di Predicatori. 

Domenico prese quattro domestici del vescovo Ivo, li vestì dell'abito religioso, li istruì e li mandò in patria, nel giro di soli sei mesi: tra questi vi era pure Giacinto. Aveva allora 35 anni. 

Partirono da Roma a piedi e senza alcuna provvista. Quando Giunsero a Cracovia, il popolo che li attendeva li salutò come ambasciatori di Dio. In breve tutta la diocesi fu cambiata: i vizi furono debellati e si incominciò a vivere una vita di fervore e di fede. 

Ma, essendo la Polonia un campo troppo ristretto per lo zelo di Giacinto, si recò a portare la buona parola in Livonia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Scozia, si inoltrò nella Russia, fino al Mar Nero, e giunse anche alla Cina. 

Nelle sue peregrinazioni apostoliche Giacinto si fermò parecchio nella città di Kiovia, allora capitale della Russia, ed ivi edificò un gran convento. Venuta l'invasione dei Tartari, il nostro Santo fu costretto a fuggire coi suoi compagni ed attraversata miracolosamente la Vistala sul suo mantello, giunse a Cracovia. 

Due anni dopo visitò tutti i fedeli da lui evangelizzati e li confermò nella fede. Avendogli Iddio rivelato che era vicino il giorno della sua morte, ritornò nuovamente in patria, dove lo colse la febbre.

Recatosi in chiesa, domandò e ricevette il S. Viatico e l'Estrema Unzione, e nel giorno dell'Assunta, 15 agosto 1257, volò al cielo a ricevere il premio delle sue grandi fatiche apostoliche. 

RENDICI DEGNI, SIGNORE, DI SERVIRE I NOSTRI FRATELLI IN TUTTO IL MONDO CHE VIVONO E MUOIONO IN POVERTÀ E FAME.

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MADRE TERESA D

Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
in tutto il mondo che vivono e muoiono in povertà e fame.

Dà loro quest’oggi, attraverso le nostre mani,

il loro pane quotidiano, e, con il nostro amore comprensivo,

dà pace e gioia.

Signore, fa di me un canale della tua pace
così che dove c’è odio, io possa portare amore;
che dove c’è ingiustizia io possa portare lo spirito del perdono;
che dove c’è discordia io possa portare armonia;
che dove c’è errore, io possa portare verità;
che dove c’è dubbio io possa portare fede;
che dove c’è disperazione io possa portare speranza;
che dove ci sono ombre io possa portare luce;
che dove c’è tristezza io possa portare gioia.

Signore fa che io possa piuttosto cercare
di confortare invece di essere confortato;
di capire invece di essere capito;
di amare invece di essere amato;
perché è col dimenticare se stessi che si trova;
è col perdonare che si è perdonati;
è col morire che ci si sveglia alla vita eterna.

Signore, fa che mai mi manchi la carità,
il vero olio per le nostre lampade,
che non si esaurisca finché t'incontro.

SANTA TERESA DI CALCUTTA

COSA LA CHIESA E LA SOCIETÀ DI OGGI RICHIEDONO DA NOI RELIGIOSI

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COSA LA CHIESA

COSA LA CHIESA E LA SOCIETÀ DI OGGI RICHIEDONO DA NOI RELIGIOSI, QUALI LE LORO ASPETTATIVE?

Come ci definiscono e con che cosa ci identificano? Ci sono altri ambiti forse più urgenti, risposte diverse che noi potremmo dare alla società e alla chiesa oggi?

Ecco una domanda ancor più semplice e radicale. A cosa serve oggi questa vita religiosa? In cosa consiste la credibilità della vita consacrata e di noi religiosi?

Confesso che non mi è facile rispondere e proprio in questa esitazione si nasconde la problematicità delle mie valutazioni sulla vita religiosa così come viene intesa e vissuta nei nostri contesti.

ADAMO CALO’. in: P.S. LE COSE CHE NON TI HO DETTO. www.padreadamo.com  giugno 2010. Vita rogazionista

LA MIGLIOR COSA DA DARE AL TUO NEMICO È IL PERDONO

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la miglior cosa

LA MIGLIOR COSA DA DARE AL TUO NEMICO È IL PERDONO;

ad un avversario, la tolleranza;

ad un amico, il tuo cuore;

a tuo figlio, un buon esempio;

ad un padre, deferenza;

a tua madre, una condotta che la renda fiera di te;

a te stesso, rispetto;

a tutti gli uomini, carità.


FRANCIS MAITLAND BALFOUR

16 AGOSTO. SAN ROCCO, PELLEGRINO E TAUMATURGO

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SAN ROCCO

Di questo Santo, che fu uno dei più illustri del secolo XIV e uno dei più cari a tutta la cristianità, si hanno poche notizie. Oriundo di Montpellier (Francia), della sua giovinezza si narrano cose meravigliose.

Ventenne, rimasto privo del padre e della madre, distribuì parte dei suoi beni ai poveri e parte li donò ad uno zio paterno. Quindi, vestitosi da pellegrino, si avviò elemosinando alla volta di Roma, per visitare il centro del Cristianesimo, sede della verità e della civiltà, e per vedere il Pastore Supremo dei popoli e delle nazioni, il Papa. 

Nell'attraversare le contrade della nostra bella Italia, seppe che la peste faceva strage in parecchie parti della penisola. Ed ecco S. Rocco in Toscana, a Cesena, a Rimini e specialmente ad Acquapendente farsi consolatore dei poveri ammalati ed operare prodigi di cristiana carità.

Fu salutato ovunque quale salvatore, ed in Roma il suo nome risuonò in benedizione. Ma egli schivava la lode e per evitarla, poco dopo aver soddisfatta la sua pietà, lasciò la Città Eterna e si portò a Piacenza, dove infieriva allora il morbo fatale. Qui il suo apostolato ebbe del meraviglioso, dell'eroico, del sovrumano, e Dio lo benedisse talmente, che gli bastava alle volte un segno di croce per rendere la sanità anche, a molti.

Ma infine anch'egli fu attaccato dalla peste: per non essere di peso a nessuno si ritirò in un antro fuori della città, dove, consumato da febbre, soffrì dolori indicibili. La Divina Provvidenza però quotidianamente gli inviava un pane per mezzo di un cane.

Guarito per grazia di Dio e per l'aiuto datogli da un pio signore, che sulle orme del cane aveva rintracciato il povero sofferente, Rocco lasciò Piacenza e si ritirò in Francia. Quivi, creduto una spia, connivente lo stesso suo zio, a cui aveva lasciato parte dei suoi beni, fu messo in prigione. Passò quindi i suoi ultimi anni sconosciuto. 

Alla sua morte, avvenuta come si ritiene il 16 agosto 1327, furono udite voci di fanciulli che gridavano: È morto il Santo! E le campane suonarono a festa da sole. S. Rocco era passato a ricevere il premio delle sue fatiche e delle sue opere buone. 

Si seppe la storia della sua santa vita da uno scritto da lui lasciato all'edificazione dei posteri, ma più di tutto la sua santità ci fu resa nota dagli innumerevoli miracoli che la Provvidenza operò sulla sua tomba gloriosa. La devozione a S. Rocco è universale ed è invocato contro le malattie contagiose. 

 

IN S. ANNIBALE MARIA DI FRANCIA COMUNQUE LA PROBLEMATICA EDUCATIVA NON ERA SECONDARIA

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EDUCATORE

IN S. ANNIBALE MARIA DI FRANCIA COMUNQUE LA PROBLEMATICA EDUCATIVA NON ERA SECONDARIA, né soltanto casuale, dovuta cioè a circostanze ed emergenze del momento.

Anzi, la sua attenzione costante alla problematica legata all’educazione dei ragazzi assistiti nei suoi istituti, il suo stile piuttosto particolareggiato nel dare istruzioni e la sua preoccupazione per il lavoro, il cibo, la salute, l’igiene, la casa, le relazioni e la presenza e formazione dei collaboratori, ci fanno incontrare un maestro, uno che si sentiva padre, una personalità sensibile e concretamente coinvolta in processi educativi, un educatore.

Dal suo modo di comportarsi, dai consigli e dalle direttive espresse in tante sue lettere e regolamenti, da ciò che S. Annibale Maria intendeva e voleva fosse l’educazione nelle sue strutture educative, potremo ricavare un insieme di idee o visioni che possono essere ancora oggi dei richiami culturali e punti di riferimento pratici per gli educatori Rogazionisti e le suore Figlie del Divino Zelo, in una relazione educativa.

15 AGOSTO. FESTA DI MARIA ASSUNTA IN CIELO, SIMBOLO DI DIO.

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ASSUNZIONE

Assunta significa infatti che è accolta alla presenza di Dio, arrivata a un'esperienza diretta di lui, alla visione beatifica. Noi siamo in cammino verso la stessa meta, ma sempre inquieti, insoddisfatti, anche se in realtà cerchiamo la vita, la felicità.

Oggi il Paradiso da molti è ritenuto una favola, ma la conseguenza di questo si traduce in un disorientamento spirituale e umano. Maria canta: l'anima mia mi dice che grande è il Signore!

Riconoscere questo è fondamentale per avere il senso delle proporzioni e per cogliere il significato della vita e della storia. Il suo canto può diventare il canto del nostro cuore e, soprattutto, può diventare il programma della nostra vita.

Anche noi dobbiamo imparare a ringraziare il Signore. Per la fede, per la vita, per le persone, le parole, il pane, i segni che il Signore ci dona ogni giorno, nell’attesa di poterlo anche noi incontrare al termine della nostra esperienza umana.

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