Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

ECCO IL PANE DEGLI ANGELI, PANE DEI PELLEGRINI

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pane degli angeli

Ecco il pane degli angeli,  pane dei pellegrini, 
vero pane dei figli: non dev’essere gettato. 

Buon pastore, vero pane, 
o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, 
portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. 

Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, 
conduci i tuoi fratelli 
alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

COSA VUOL DIRE ESSERE FELICI?

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cosa vuol dire essere felici

Vuol forse dire godersi la vita spensieratamente, facendo finta che tutto vada bene, che tutto sia perfetto, dentro e intorno a noi? Se davvero fosse così, noi felici non lo saremmo mai. 

Se invece essere felici vuol dire semplicemente vivere, godere della vita e di tutto quello che essa offre, nel bene e nel male, in equilibrio interiore tra speranza e sconforto, tra prospettive e illusioni, tra certezze e perplessità, allora anche noi potremmo considerarci e sentirci felici.

ADAMO CALO’. L’inquieta felicità di un cristiano. Articolo pubblicato in ADIF, febbraio 2013

SOLENNITA' DEL CORPO E SANGUE DI GESU'

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ULTIMA CENA

Prendete e mangiate,

prendete e bevete.

Questo è il mio corpo e il mio sangue dato per voi: fate questo in memoria di me.

Agli apostoli e ai loro successori è dato mandato di protrarre nel tempo questa presenza di Gesù mediante l'esercizio ministeriale.

Finché egli non tornerà all'epilogo della storia, saremo sempre invitati a nutrirci del suo Corpo e ad usufruire della sua presenza viva ed efficace.

Nella celebrazione eucaristica, che è l'espressione della centralità della vita cristiana, nella comunità radunata dallo Spirito, attorno alla mensa del Corpo e del Sangue, noi facciamo tesoro di questa presenza misteriosa e ineffabile; assumendo le specie eucaristiche entriamo in comunione con il Padre mediante lo stesso Cristo Pane di vita e realizziamo al contempo la comunione anche fra di noi.

"Noi diventiamo ciò che mangiamo" diceva il papa san Leone Magno. Cibandoci di Cristo, noi siamo oggi degli altri Cristo.

Una volta usciti dalla Santa Messa, ci sentiamo cambiati, trasformati. Abbiamo una gioia dentro, una carica interiore che vogliamo mettere in atto per il resto della nostra settimana, nella ferialità della nostra esistenza.

Come riesco a donarmi ai miei fratelli e alle mie sorelle? Riesco a vivere la mia vita come dono sul modello di Cristo?

ELEMOSINARE PER SOPRAVVIVERE. L’ELEMOSINA E’ UN SEGNO NON UNA SOLUZIONE.

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POVERI OGGI

Fino a ieri i mendicanti erano ai crocicchi delle strade e tendevano la mano per chiedere dei soldi, o giravano per le case a chiedere qualcosa da mangiare.

Poi erano gli zingari e anche i barboni.

Oggi forse sono gli immigrati.

Forse anche più spesso i disoccupati, o i ragazzi senza lavoro che rubacchiano le vecchie per le strade.

Elemosinare per sopravvivere. L’elemosina è sempre stata uno strumento per poter sopravvivere a situazioni di emergenza e indigenza. Ancora oggi, anche se sono cambiate le tipologie di persone che ricorrono ad essa.

L’elemosina però non basta a liberare le persone dalla povertà, anche se ancora oggi essa può servire ad attenuare la sofferenza.

IL SEMINATORE USCI’ A SEMINARE. GESÙ HA PREDICATO IL REGNO DI DIO E NE È VENUTA FUORI LA CHIESA CATTOLICA.

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il seminatore usci

Una delle tante critiche che si fanno al cristianesimo è questa. Detta in altre parole, Gesù voleva parlare di Dio e del mondo rinnovato con la sua presenza e invece noi cristiani abbiamo messo in piedi una organizzazione religiosa che nel corso della storia ha talvolta "tradito" le intenzioni di Gesù.

E' una critica molto forte e dura che però va anche ascoltata e discussa. Sicuramente nel Vangelo Gesù ha uno stile spesso "dissacrante" nei confronti delle tante regole e rigidismi rituali della religione ebraica alla quale appartiene lui e i suoi discepoli.

Gesù ha a cuore il recupero dello spirito originario delle Scritture antiche, mentre critica più volte i responsabili religiosi del suo tempo perché con la loro pratica e insegnamento hanno "ucciso" la fede e il legame con Dio.

Nel Vangelo, Gesù usa l'immagine di un piccolo seme per dire quale forza di vita ha, anche se è piccolo e anche se non si sa bene come cresca e come passi da piccolo seme a grande albero. Gesù sa che le sue parole, pronunciate a volte ad un piccolo gruppo di discepoli nemmeno tanto istruiti e certamente non ricchi e potenti, avranno un futuro e non saranno disperse.

Forse nel corso della storia la Chiesa non sempre ha brillato di testimonianza evangelica, testimoniando più di credere della potenza del denaro e a volte persino delle armi. Ma nonostante questo, la comunità dei cristiani rimane ancora il veicolo principale perché il Vangelo di Gesù entri nella storia umana.

E la Chiesa siamo noi, ogni battezzato che ha il compito nel piccolo terreno della propria vita di gettare il piccolo seme di Gesù.

Il regno di Dio, nonostante le difficoltà, si stabilisce sulla terra con una fecondità incredibile. Infatti: basta un buon cristiano per portare amore lì dove non ce n’è, per santificare quei luoghi che sembrano senza salvezza.

Oggi, lodiamo Dio per le piccole zone fertili della nostra vita e chiediamogli che ci visiti con il seme della sua Parola, perché rifiorisca in noi la speranza.

ADAMO CALO’. OMELIA DOMENICALE

C’È UN MONDO POVERO CHE VIVE ALLA PORTA ACCANTO NEL SILENZIO E NELLA SOLITUDINE.

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c e un mondo povero

Non di solo pane vive l’uomo.

Dalle miserie che vediamo per strada o leggiamo sulla cronaca quotidiana nasce la tendenza a identificare i bisogni umani con le esigenze economiche e ricercare di conseguenza soluzioni soltanto a livello amministrativo o politico.

Il povero nella mente di molti di noi si identifica e si esaurisce con l’indigente.

Ma l’uomo non vive di solo pane. Non bastano i soldi a risolvere i suoi molti e diversificati problemi.

Povertà oggi è precarietà di essere e di fare. Povertà è scarsa capacità di ottenere gratificazioni e realizzare i propri progetti di vita.

Povertà è soprattutto emarginazione e umiliazione sociale e talvolta ecclesiale.

C’è un mondo povero che vive alla porta accanto nel silenzio e nella solitudine, senza mostrarsi e senza manifestare, nella sua malinconia giornaliera.

ADAMO CALO’. Dio parla nella povertà quotidiana. Articolo pubblicato su L’Amico Rog, Luglio 2002

NON DICIAMO PADRE MIO, CHE SEI NEI CIELI. LA NOSTRA PREGHIERA E’ PUBBLICA E UNIVERSALE.

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non diciamo padre mio

Innanzitutto il dottore della pace e maestro dell'unità non volle che la preghiera fosse esclusivamente individuale e privata, cioè egoistica, come quando uno prega soltanto per sé.

Non diciamo «Padre mio, che sei nei cieli», né: «Dammi oggi il mio pane», né ciascuno chiede che sia rimesso soltanto il suo debito, o implora per sé solo di non essere indotto in tentazione o di essere liberato dal male.

Per noi la preghiera è pubblica e universale, «quando preghiamo, non imploriamo per uno solo, ma per tutto il popolo, poiché tutto il popolo forma una cosa sola.

Il Dio della pace e maestro della concordia, che ha insegnato l'unità, volle che ciascuno pregasse per tutti, così come egli portò tutti nella persona di uno solo.

SAN CIPRIANO, Vescovo e martire. Trattato «Sul Padre nostro»

C’È UNA DIMENSIONE DELLA POVERTÀ CRISTIANA CHE È VERA RINUNCIA.

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c e una dimensione

Rinuncia alla ricchezza, ai soldi, ai beni della terra, alle richieste di comodità quotidiana, al guardaroba, alle suppellettili inutili, per essere più liberi e disponibili al servizio dei poveri e degli ultimi.

Dovremmo ritornare ad essere esigenti con noi stessi, per non inventarci falsi problemi, bisogni artificiosi, frutto spesso della comodità e della pigrizia.

Oggi la vera fonte di ricchezza è il risparmio quotidiano. 

ADAMO CALO’. Lettera del Superiore provinciale alle comunità della Provincia. Dicembre 2011

EMERGENZA EDUCATIVA PERCHÉ?!

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EMERGENZA EDUCATIVA PERCHE

In tanti ormai parlano di emergenza educativa perché si è quotidianamente testimoni di comportamenti dissimili e contraddittori delle giovani generazioni, che paiono a noi adulti segnali negativi, in quanto si scostano da un modo abituale e acconsentito di vivere in società.

Sono spesso considerazioni di adulti amareggiati che forse non riescono a vedere nei giovani di oggi una soddisfacente docilità e disponibilità a conformarsi a stili di vita che noi abbiamo ritenuto nel passato e riteniamo a tutt’oggi, validi per tutti.

Notiamo anche una preoccupante rassegnazione e disinteresse, conseguenza logica forse di incapacità educativa e relazionale, che esime molti adulti da una precisa responsabilità e coerenza intellettuale e morale nell’impegno educativo.

ADAMO CALO’. Educazione è progettualità mai emergenza. www.padreadamo.com 16 maggio 2011

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