Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

VENERDÌ SANTO. NOI CRISTIANI COMMEMORIAMO GLI ULTIMI EVENTI DELLA VITA DI CRISTO SU QUESTA TERRA

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VENERDÌ SANTO. NOI CRISTIANI COMMEMORIAMO GLI ULTIMI EVENTI DELLA VITA DI CRISTO SU QUESTA TERRA: la sua Passione, la crocifissione e la sua morte.

Un giorno particolare durante il quale, quale segno di penitenza, tutti i fedeli dai 14 anni di età sono invitati all’astinenza dalla carne, e quelli dai 18 ai 60 osservano il digiuno ecclesiastico, consumando solo un pasto (pranzo o cena) durante la giornata.

In questo giorno non viene celebrata l’Eucaristia, ma durante la celebrazione liturgica pomeridiana, viene distribuita la comunione consacrata nel giorno precedente, Giovedì Santo e posta nell’altare della reposizione. Il Venerdì Santo le campane non suonano in segno di lutto. Torneranno a suonare a festa durante la Veglia Pasquale del Sabato Santo, al momento del canto del Gloria, come annuncio ai cristiani che Gesù è Risorto.

LA VISITA AI SEPOLCRI NELLE SETTE CHIESE IL GIOVEDÌ SANTO.

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LA TRADIZIONALE VISITA AI SEPOLCRI NELLE SETTE CHIESE IL GIOVEDÌ SANTO.

Quando ero bambino, - così mi scrive per mail Samuele da Oria, - la mamma ci portava, la sera del giovedì santo e la mattina del venerdì, a visitare «i sepolcri». Si andava in diverse chiese, sette chiese si diceva, fermandosi a pregare davanti ai tabernacoli preparati apposta e ornati da tanti fiori e da germogli di grano.

Voglio capire per poterlo spiegare ai miei bambini, qual è il vero significato di questi sepolcri, anche perché siamo al Giovedì Santo, e la morte di Gesù avviene il giorno dopo.

Caro Samuele, l’uso di visitare i cosiddetti «sepolcri» allestiti nelle varie chiese il giovedì santo è una tradizione popolare molto diffusa ancora oggi. Essa nasce dalla pietà popolare e spesso fa parte del folclore di tante località, folclore che non dovrebbe oscurare il vero significato della liturgia del triduo pasquale. Nella tradizione e nel linguaggio popolare gli altari della reposizione vengono comunemente chiamati "Sepolcri": soprattutto nei centri dell'Italia meridionale, dove con il termine "andare a fare i sepolcri" si intende proprio il visitare, a partire dalla sera del giovedì santo, il sepolcro di Cristo addobbato.

L'usanza è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese vicine, compiendo il cosiddetto giro "delle sette chiese" o "sepolcri".

Al termine della messa nella Cena del Signore, la sera del Giovedì Santo, si ripone il Santissimo Sacramento in un altare allestito per la sua venerazione durante la notte, proprio perché il Giovedì santo ricorda l’Ultima Cena del Signore durante la quale venne istituito il sacramento della Eucarestia. L'altare della reposizione non è dunque un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l'Eucaristia. Forse l’accostamento al ricordo della passione e della morte del Signore il giorno del venerdì santo hanno portato alla definizione del tabernacolo quale sepolcro, un termine sicuramente improprio in ambito liturgico, perché l’altare deve ricordare l’istituzione del sacramento e non la sepoltura di Gesù.

Le indicazioni della Chiesa sono chiare, come sono state ripetute nel 1988 dalla Congregazione per il Culto divino nel suo documento per la Preparazione e celebrazione delle feste pasquali. In esso si stabilisce che «il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di «sepolcro»: infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare «la sepoltura del Signore», ma per custodire il pane eucaristico per la comunione, che verrà distribuita il venerdì nella passione del Signore».

Alla luce di questa priorità, la visita alle chiese, dove è riposto il Santissimo Sacramento, può essere comunque un’occasione molto opportuna per le famiglie per riflettere nel silenzio e nella preghiera personale sul mistero della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù.

LA LAVANDA DEI PIEDI ERA SIMBOLO DI ACCOGLIENZA E OSPITALITÀ.

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LA LAVANDA DEI PIEDI ERA SIMBOLO DI ACCOGLIENZA E OSPITALITÀ.

Giovanni nel suo vangelo racconta che Gesù «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine», e si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio se lo cinse attorno alla vita, versò dell’acqua nel catino e si mise a lavare i piedi degli Apostoli, asciugandoli poi con l’asciugatoio di cui era cinto, un atto simbolo di ospitalità che rimaneva un compito riservato agli schiavi ed ai servi.

Questo lavare i piedi rimane quindi una grande lezione di umiltà e disponibilità al servizio che Gesù dà ai suoi discepoli.

NEL GIOVEDÌ SANTO SI RICORDA L'ISTITUZIONE DELL'EUCARESTIA E DEL SACERDOZIO E LA CONSEGNA AI DISCEPOLI DEL COMANDAMENTO DELL'AMORE.

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NEL GIOVEDÌ SANTO SI RICORDA L'ISTITUZIONE DELL'EUCARESTIA E DEL SACERDOZIO E LA CONSEGNA AI DISCEPOLI DEL COMANDAMENTO DELL'AMORE.

PER QUESTE RAGIONI NEL GIOVEDÌ SANTO VIENE CELEBRATA LA GIORNATA SACERDOTALE.
“VOI SIETE STATI CHIAMATI. CHIAMATI DA DIO, CHIAMATI DA CRISTO, CHIAMATI DALLA CHIESA.

Qualunque sia il modo mediante il quale la vocazione ha risuonato nella profondità interiore della vostra coscienza e nella realtà esteriore della vostra esperienza, ciascuno di voi dovrà sempre ricordare questo fatto, che qualifica la vostra esistenza: la elezione divina rivolta alla vostra persona.

Parola di Gesù, che dal vangelo è discesa fino alla vostra umana esistenza: «Io ho scelto voi»; ad ognuno di voi è stato detto da Cristo: «vieni, seguimi»; e per tutti voi la stessa voce è risuonata dolce, liberatrice e imperativa: «venite e seguitemi; Io vi farò diventare pescatori di uomini».

Oh! beati voi, figli e fratelli carissimi! beati voi, che avete avuto la grazia, la sapienza, il coraggio di ascoltare e di accogliere questo invito determinante! Esso ha sconvolto i progetti normali e seducenti della vostra vita; esso vi ha strappati dal consorzio dei vostri cari; esso vi ha chiesto perfino la rinuncia all'amore coniugale per esaltare in voi una pienezza eccezionale d'amore per il regno dei cieli; per la fede cioè, e per la carità verso i fratelli; ha fatto di voi degli esseri singolari, più simili - in virtù del carattere sacerdotale - agli angeli che agli uomini di questo mondo; vi ha infuso, ed anche imposto una spiritualità esclusiva, che però tutto sa comprendere e valutare; e accogliendo la vostra oblazione, vi ha inserito nella drammatica avventura della sequela di Cristo”.

(Papa Paolo VI. Omelia in occasione della Ordinazione sacerdotale. Piazza San Pietro 29 giugno 1975)

GIOVEDÌ SANTO. OGGI LA COMUNITÀ CRISTIANA RIVIVE L’ULTIMA CENA

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GIOVEDÌ SANTO. OGGI LA COMUNITÀ CRISTIANA RIVIVE L’ULTIMA CENA,

durante la quale Gesù, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito i Sacramenti dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale.

Nel segno del pane spezzato e del vino versato, Gesù, nel corso dell’Ultima Cena, rivela il significato della sua morte, dona il suo corpo e il suo sangue per la salvezza del mondo; manifestando così la sua piena obbedienza al Padre, donandosi agli uomini come cibo di vita eterna.

E’ la nuova Pasqua, il passaggio dalla morte alla vita, la definitiva liberazione dal peccato e l’inizio della nuova alleanza.

LA CELEBRAZIONE DEL GIOVEDÌ SANTO

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LA CELEBRAZIONE DEL GIOVEDÌ SANTO

ci riporta, ogni anno, all’inizio dell’istituzione dell’Eucaristia che non è solo un comando dato per sempre alla sua Chiesa, ma quasi come un piacere personale che Gesù chiede ai suoi discepoli.

Noi suoi discepoli ancora oggi continuiamo a celebrare l’Eucaristia convinti così di far piacere a Gesù, perché la sua gioia è stare in mezzo a noi e non perdere la nostra amicizia.

Con la presenza di Gesù Eucaristia, ogni chiesa, ogni cappella, ogni esperienza di vita umana, per quanto piccola e disadorna si possa presentare, si trasforma in dimora di Dio.

UNO DI VOI MI TRADIRA’

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UNO DI VOI MI TRADIRA’. 

Durante l’ultima cena Giuda chiede al Maestro: sono io il traditore? Gesù gli offre una possibilità: tu lo dici. Tu, Giuda, decidi se diventare traditore, se allontanarti dal sogno, dal progetto, se lasciarti travolgere dalla parte oscura, se lasciarti prendere dallo scoramento.  

Giuda assume nel Vangelo il contorno drammatico del discepolo amato e chiamato dal Signore che rifiuta però di accogliere l'invito alla conversione. È come uno di noi, Giuda, esattamente come noi.

Cosa voleva ottenere Giuda? Povero Giuda, che tanto ci assomiglia! Giuda è persona avida di denaro. La sua sete insaziabile lo spinge a vendersi dietro compenso il suo Maestro. "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?". Non vi sono nobili ideali in quest'azione, né politici, né sociali, né religiosi. Vi è solo bramosia, concupiscenza, desideri cattivi e disonesti.  

È triste quando un amico vende un amico. È il sommo della cattiveria. Si raggiunge l'abisso della malvagità quando lo si vende conoscendo già l'intenzione del compratore che è quella di eliminarlo, toglierlo dalla storia con morte violenta.

Giuda infatti sapeva che i Giudei avevano decido di uccidere Gesù. Lui è colpevole al pari di ogni altro della morte del suo Maestro. Non è il solo responsabile, ma la sua corresponsabilità è innegabile.

Il suo peccato è mostruoso perché è il peccato di un amico, di un fratello, di un discepolo che tradisce, vende l'amico, il fratello, il Maestro ad un altro fratello perché venga ucciso.

Giuda non può essere giustificato nel suo tradimento e neanche nella misera fine che sceglie. È un traditore e un suicida. Molto di più. È un traditore, un omicida, un suicida. Molto ancora di più. È un disperato. Non crede nel perdono e nella misericordia di Dio. È un dannato in vita e in morte. Dio non può fare nulla, perché nulla ha chiesto a Dio.

EDUCARE OGGI. IL RAGAZZO NON È UN RECIPIENTE DA RIEMPIRE, SIA PURE DI CIBO O DI SAPERE O DI PREGHIERE.

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EDUCARE OGGI. IL RAGAZZO NON È UN RECIPIENTE DA RIEMPIRE, SIA PURE DI CIBO O DI SAPERE O DI PREGHIERE.

Perché, ci chiediamo ancora oggi, tanti Santi del passato, e tra questi S. Annibale Maria di Francia diedero avvio a opere caritative e di assistenza? Quali furono le motivazioni che possono ancora oggi convincere una istituzione religiosa a proseguire o meno in questo specifico settore apostolico dell’educazione e della solidarietà sociale.

In un determinato periodo storico e ambiente sociale, un giovane aspirante alla vita sacerdotale, Annibale Maria Di Francia, al quale non erano precluse altre possibilità di inserimento in vari ambiti apostolici e di carriera ecclesiastica, è venuto a contatto con una emergenza sociale e umana, e in essa ha riconosciuto l’ambito del suo apostolato, dando una sua risposta cristiana e sacerdotale, per venire incontro a dei ragazzi e giovani bisognosi, che non avevano altre possibilità per affrontare la vita, e ha pensato per loro un ambiente educativo, strutturandolo secondo i criteri culturali del suo tempo, e prevedendo comunque che potesse continuare nel futuro ed essere applicato anche in altri contesti.

Qual’era l’idea di Padre Annibale Maria circa gli ambienti educativi? Certamente un luogo di accoglienza, carità ed assistenza, ma non solo. Il bambino arriva in Istituto, allora ancora denominato orfanotrofio, in stato di bisogno. Necessita di tutto, nel corpo e nello spirito.

E’ dunque necessario soccorrerlo in maniera integrale, perché il ragazzo non è un recipiente da riempire, sia pure di cibo o di sapere o di preghiere. Deve diventare un essere libero, responsabile, capace di decidere di sé e del proprio destino. Per questo va aiutato a crescere (questa è l’educazione) per rispondere a quel progetto, a quella vocazione che ha ricevuto da Dio, fino a raggiungere la pienezza dell’età di Cristo in tutte le dimensioni della sua persona.

CHE COSA È UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO DI OGGI?

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CHE COSA È UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO DI OGGI?

Il ragazzo spesso non è tanto entusiasmato dalle cose che un sacerdote sa fare, quanto piuttosto da come il sacerdote si presenta a lui, da come lo avvicina e lo tratta, da come egli vive e si comporta, da ciò che il sacerdote è.

E che cosa è un sacerdote per un ragazzo di oggi? Egli spesso non vede nel prete uno professionista della preghiera, un competente della liturgia, e neppure solo un promotore di giochi o di gite, ma un uomo che in Cristo sa vivere con maturità e gioia la sua vita affettiva e che rimane disponibile all’ascolto anche quando il dialogo diventa un monologo e non sembra più condivisibile.

Nel prete il ragazzo ama vedere un uomo sereno e maturo che mostra una autorevolezza e sollecitudine particolare per le persone che vanno da lui, e vive la sua vita come un incontro disinteressato con chiunque voglia parlare con sincerità e impegno di cose serie.

Egli talvolta rimane colpito e affascinato dalla maturità del sacerdote, da come egli sa affrontare e gestire la sua vita. E molti ragazzi rimangono segnati e affezionati alla figura di un sacerdote che riesce ad accompagnarli nella esperienza quotidiana, imparando da lui come gli impegni, i progetti, le difficoltà, lo studio, le esperienze affettive, e le prime delusioni, possono trasformarsi in momenti e occasioni di crescita quando vissuti alla presenza di Dio, con serenità, nel rispetto dei coetanei e nell’amore di Cristo.

A fianco ai giovani il sacerdote da parte sua diventa un padre. Perché si prende cura di loro e li aiuta a maturare, a conoscere la propria vocazione e a realizzarla nella società e nella chiesa, senza abbandonarli nei momenti di sfiducia.

Ho imparato nel tempo che paternità spirituale e impegno educativo sono la stessa cosa. In quanto sacerdoti siamo testimoni della paternità di Dio.

PIETRO RINNEGA GESU'. NON CI SI DEVE VERGOGNARE DELLE NOSTRE DEBOLEZZE.

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Non ci si deve vergognare delle nostre debolezze.

Simon Pietro gli dice: Darò la mia vita per te! 

Rispose Gesù: "Darai la tua vita per me? In verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte".

Sentiamo spesso dentro di noi un grande entusiasmo, un desiderio fortissimo di fare mille cose, un amore spassionato per gli altri, per Dio. Buoni propositi che spesso si risolvono in bolle di sapone. Perché accade? perché non siamo abbastanza forti nella Fede verso Dio, nella fiducia verso il prossimo.

Non ci si deve vergognare delle nostre debolezze. Sbagliato sarebbe non capire il proprio errore e continuare a commetterlo all'infinito senza pentirsene, senza cercare di migliorare.

Il Signore non ci condanna per le nostre mancanze. L'amico può tradire e rinnegare l'amico. L'amico tradito e rinnegato mai dovrà abbandonare colui che gli ha fatto male. Gesù è l'Amico fedele che mai viene meno, è chiamato ad essere il Salvatore, il Redentore. È chiamato a rimanere amico per sempre.

Gesù ha già perdonato Pietro, lo ha già accolto nel suo cuore. Lo ha già reintegrato nella sua missione. Lui. Su di Lui si può contare. Il suo amore è lì, sempre.

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