Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

POCHI AMANO LA CROCE DI GESÙ

on .

 

 

POCHI AMANO LA CROCE DI GESÙ. Gesù ha, ora, molti che amano il suo Regno celeste, ma pochi che portano la sua Croce.

Ha molti che desiderano la consolazione, ma pochi che desiderano la tribolazione. Trova parecchi compagni di mensa, ma pochi compagni di astinenza. Tutti desiderano godere con Lui, ma pochi sono disposti a soffrire qualche cosa per Lui.

Molti seguono Gesù fino allo spezzare del pane, ma pochi fino a bere il calice della Passione. Molti ammirano i suoi miracoli, ma pochi Lo seguono nell'ignominia della crocifissione. Molti amano Gesù fino a tanto che non sorgono contrarietà.

Molti Lo lodano e Lo benedicono finché ne ricevono consolazioni. Ma se Gesù si nasconde e per un poco li lascia soli, o si lamentano o cadono in un eccessivo scoraggiamento.

(Da Imitazione di Cristo, Cap. XI).

LA GELOSIA PORTA AD UCCIDERE. L’INVIDIA PORTA AD UCCIDERE

on .

 

La gelosia porta ad uccidere. L’invidia porta ad uccidere.

E’ stata proprio questa porta, la porta dell’invidia, per la quale il diavolo è entrato nel mondo. La Bibbia dice: Per l’invidia del diavolo è entrato il male nel mondo. La gelosia e l’invidia aprono le porte a tutte le cose cattive. Anche divide la comunità. Una comunità cristiana, quando soffre – alcuni dei membri – di invidia, di gelosia, finisce divisa: uno contro l’altro. E’ un veleno forte questo. E’ un veleno che troviamo nella prima pagina della Bibbia con Caino”. 

“La persona invidiosa, la persona gelosa è una persona amara: non sa cantare, non sa lodare, non sa cosa sia la gioia, sempre guarda ‘che cosa ha quello ed io non ne ho’. E questo lo porta all’amarezza, un’amarezza che si diffonde su tutta la comunità. Sono, questi, seminatori di amarezza. E il secondo atteggiamento, che porta la gelosia e l’invidia, sono le chiacchiere. Perché questo non tollera che quello abbia qualcosa, la soluzione è abbassare l’altro, perché io sia un po’ alto. E lo strumento sono le chiacchiere. Cerca sempre e vedrai che dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia. E le chiacchiere dividono la comunità, distruggono la comunità. Sono le armi del diavolo”. 

PAPA FRANCESCO

LA NOSTRA PERSONALE VOCAZIONE È ANZITUTTO CHIAMATA DI DIO

on .

 

LA NOSTRA PERSONALE VOCAZIONE È ANZITUTTO CHIAMATA DI DIO, anche se sempre aiutata da esperienze e da persone, che aprono davanti a noi un futuro magari diverso da quello che noi avremmo immaginato.

Solo rispondendo a questa chiamata divina, ognuno di noi trova pace con se stesso e si realizza pienamente. La nostra personale vocazione non è, come spesso si sente dire, un'opzione tra molte scelte possibili. Essa è l' opportunità concessa alla nostra esistenza, la singolare alternativa che Dio ha riservato per noi.

La vocazione è qualcosa di unico, che si identifica con la nostra stessa esistenza.

Ogni cristiano in questa ottica è sempre un chiamato. Perché nessuno di noi è venuto in questo mondo per caso o vive per sbaglio. Se Dio ci ha voluto far nascere, se ci ha dato la vita in questo mondo è perché aveva previsto per ciascuno di noi un progetto, frutto della sua predilezione e amore, una vocazione.

Perciò è fuori luogo dire che si perde la vocazione. Noi possiamo rifiutarla o respingerla o essere indifferenti e distratti. Ma non perderla.

IL RISPETTO PER IL CREATO

on .

IL RISPETTO PER IL CREATO

Dal comune riconoscimento di una responsabilità per ogni creatura di fronte al Creatore, nasce un impegno comune per la dignità della persona, la fraternità umana, la giustizia e la pace.

E’ possibile recepire dalle grandi religioni i loro aneliti di compassione, di ansia per la giustizia e di rifiuto di ogni violenza e cercare insieme come servire questi grandi cause dell’umanità. Inoltre la paternità universale di Dio, fonda un’esigenza di attenzione amorevole verso la grande casa del mondo che porta impressa in ogni creatura l’orma dell’amore del Creatore.

Essa unisce di fatto nel loro messaggio originario tutte le grandi religioni dell’umanità, che hanno in comune il senso del rispetto per il creato.

Cardinale CARLO MARIA MARTINI

P. Ignazio Beschin è Venerabile. Fu confessore e direttore spirituale di P. Palma durante il soggiorno alla Scala Santa.

on .

 

 

IGNAZIO BESCHIN E' VENERABILE. Fu confessore e direttore spirituale di P. Palma durante il soggiorno alla Sacla Santa.

Nell’udienza del 20 Gennaio u.s. Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgarne il Decreto di beatificazione del cappuccino padre Arsenio Trìgolo insieme al riconoscimento delle virtù eroiche di sette nuovi Venerabili Servi di Dio, tra cui P. Ignazio Beschin OFM (al secolo: Giuseppe), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori nato il 26 agosto 1880 a S. Giovanni Ilarione (Provincia di Verona e diocesi di Vicenza) e morto il 29 ottobre 1952 a Chiamo (Vi) dove è sepolto.

  1. Beschin è stato vice postulatore del suo Ordine, preside dell’Antonianum (allora collegio S. Antonio) insegnante di diritto Canonico, Consultore presso la Congregazione dei Religiosi, Visitatore, rettore del Collegio dei Confessori presso S. Giovanni in Laterano, Superiore della Provincia Veneta dei Frati Minori.

 

  1. Ignazio era confessore e consigliere di P. Palma, lo conosceva bene e lo riteneva innocente. Fu lui ad insistere col “condannato” perché scrivesse al Santo Padre dichiarandosi innocente e chiedendo la revisione del processo.

 

Il giorno dopo la morte di P. Palma, ossia 3 settembre 1935, P. Beschin disse di Lui: «Chi [= P. Palma] visse tutta la sua vita per l’assistenza degli altri non trovò assistenza per sé; chi procurò agi e cure per migliaia di orfani non trovò agi e cure per sé; chi predilesse la carità, la virtù, la giustizia, non trovò carità, virtù, giustizia per sé né in vita, né in morte».

 

Cosa significa questo per noi? Significa che P. Palma fu considerato innocente, consigliato e assistito da un sacerdote che la Chiesa riconosce come uomo che ha esercitato in modo eroico le virtù teologali (fede, speranza e carità) e cardinali: prudenza giustizia, fortezza e temperanza. Una buona garanzia per P. Pantaleone.

 

22 GENNAIO. III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. ED ESSI SUBITO LASCIARONO LE RETI E LO SEGUIRONO.

on .

 

22 GENNAIO. III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

"Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono."

Noi ci chiediamo: Chi sono io per essere scelto e chiamato da Dio? In realtà chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio di Dio. Dio sì, Lui conosce la nostra grandezza.

Dio ha stima di te. Dio ha più fiducia di noi perché ci conosce meglio di noi. Noi abbiamo paura ma lui, invece, ha fiducia, stima di noi. Sa cosa possiamo fare. Conosce la nostra grandezza.

Le persone a volte dicono: "Ma qual è la mia chiamata? Ma cosa devo fare io nella vita?"

Forse aspettiamo la grande chiamata e si fugge dalle piccole chiamate di ogni giorno.
Coinvolgiti nella scuola, nel lavoro, nell'ingiustizia, nel territorio.

LA DEBOLEZZA DI DIO DAVANTI A UN CUORE PENTITO.

on .

 

LA DEBOLEZZA DI DIO DAVANTI A UN CUORE PENTITO.

Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori. Perché io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati.

La debolezza di Dio è che, perdonandoci, arriva a dimenticare i nostri peccati. E così è sempre pronto a farci radicalmente cambiare vita, non solo mentalità e cuore. Da parte nostra, però, ci dev’essere l’impegno a vivere fino in fondo questa «nuova alleanza», questa «ri-creazione», mettendo da parte la tentazione di condannare le stupidaggini della mondanità, e ravvivando sempre la nostra «appartenenza» al Signore.

A volte a me piace pensare, un po’ scherzando col Signore: “Tu non hai una buona memoria!”». Questa è la debolezza di Dio: quando Dio perdona, dimentica, dimentica. Tanto che «il Signore non dirà mai “me la pagherai!” Lui dimentica, perché perdona. Davanti a un cuore pentito, perdona e dimentica.

PAPA FRANCESCO

UA-90394871-1