Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

LA CARITÀ SOLIDARIETÀ RICHIEDE MOLTA CREATIVITÀ ED È MOLTO PIÙ IMPEGNATIVA DI UNA BENEFICENZA CHE PUÒ ESSERE OCCASIONALE. LA PRIMA COINVOLGE E CREA LEGAME, LA SECONDA SI ACCONTENTA DI GESTI.

on .

mense dei poveri in italia 65225

I servizi caritativi resi dalle Congregazioni religiose, sia maschili che femminili, presentano un’immagine ricca di chiaroscuri, che documenta abbastanza chiaramente la difficoltà che essi incontrano a evolvere verso nuove forme di presenza nel socio-assistenziale.

La struttura delle opere da loro ereditate dai Fondatori e Fondatrici, si richiama ad una mentalità di beneficenza. Vige tutt’ora all’interno delle Congregazioni una cultura dell’obolo da sollecitare, da ottenere e da distribuire per soddisfare quelli che sono i bisogni primari degli assistiti: vitto, alloggio, istruzione, assistenza medica.

Esse rimangono spesso istituzioni che sollecitano beneficenza e amministrano beneficenza. È chiaro che non bisogna identificare e ridurre l’ambito della carità alle sole opere di assistenza o beneficenza che vengono portate avanti.

Non si può esprimere un giudizio sulla carità e l’amore ai poveri guardando soltanto ai servizi che vengono offerti loro dalle istituzioni religiose. La carità non è una serie di cose da fare. La beneficenza, l’obolo, il benefattore servono a mantenere i servizi di carità, ma non si identificano con la carità.

Affermazioni veritiere che valgono per tutte le istituzioni, come per i Padri Rogazionisti. Rimane vero che i Padri Rogazionisti per esempio con il passare degli anni hanno perso il contatto con il mondo delle povertà e della emarginazione; o il loro approccio e relazione con i poveri avviene tra una istituzione capace di provvedere ed elargire servizi e un gruppo di emarginati che si accontenta di ricevere.

Man mano che l’assistenza pubblica è venuta a coprire uffici per secoli affidati alla carità della Chiesa, i Padri Rogazionisti tra gli altri si sono trovati smarriti e inoccupati; proprio perché è venuta a mancare una pedagogia che ci abituasse al passaggio dall’assistenza-beneficenza cristiana alla solidarietà sociale e alla condivisione.

La carità solidarietà richiede molta creatività ed è molto più impegnativa di una beneficenza che può essere occasionale: la prima coinvolge e crea legame, la seconda si accontenta di gesti.

COINVOLGERE LA CHIESA NELLA PREGHIERA PER LE VOCAZIONI.

on .

annibale maria 10

Sant'Annibale Maria Di Francia ha tentato ogni via pur di diffondere la preghiera per le vocazioni nella chiesa del suo tempo e con le opportunità che la chiesa del suo tempo offriva.

Organizza una Sacra Alleanza sacerdotale, per Vescovi e sacerdoti, cosciente che lo spirito della preghiera per le vocazioni potrà trovare spazio nella Chiesa soltanto se loro, che sono i primi responsabili della diffusione del Vangelo, ne saranno presi e convinti. E’ un invito ad impegnarsi nella crescita personale, nella spiritualità sacerdotale e a collaborare attivamente con la preghiera e l’apostolato nel campo delle vocazioni.

Istituisce la Pia Unione per i laici e le comunità parrocchiali, nella consapevolezza che questa specifica preghiera per le vocazioni, prendendo piede nel tessuto stesso della Chiesa, sarà stimolo per una vita cristiana più coerente, più responsabile, più direttamente sentita come vocazione.

Ai suoi religiosi e religiose ha invece affidato il mondo come spazio di azione e soprattutto le periferie del mondo, i vari quartieri Avignone. Non si può infatti spendere a suo parere la vita a pregare per le vocazioni senza sentirsi poi obbligati a lavorare da buoni operai nella messe di Dio.

Si spiegano così le svariate attività avviate nel corso degli anni. Orfanotrofi, istituti educativi e assistenziali per ragazzi e ragazze, comunità educative e gruppi appartamento per minori, scuole, istituti professionali per giovani, convitti, case per minorati sensoriali, parrocchie, centri di spiritualità e di pastorale vocazionale, impegni vari in terra di missione.

Essi sono nati e voluti fin dall’inizio a misura di quartiere, a servizio diretto dell’uomo e della donna, adattabili alle più varie esigenze delle chiese locali, e sempre più presenti man mano che si allarga a dismisura la periferia del mondo. La vicinanza al prossimo, e soprattutto ai poveri, è e dovrebbe rimanere l’unica dimensione richiesta nel loro apostolato di promozione umana, cristiana e vocazionale.

Tra i poveri, tra quelli che la società ha emarginato, il messaggio vocazionale, inteso come progressiva umanizzazione e cammino di liberazione, trova il suo humus naturale. In questi ambienti è anche più sentita l’urgenza di operai di Dio, e quivi sorge più spontanea, perché è l’unica ricchezza che un uomo veramente possiede, la fiduciosa preghiera a Dio.

“LA SOLITUDINE E LA SENSAZIONE DI ESSERE INDESIDERATI È LA PIÙ TERRIBILE FRA LE POVERTÀ”.

on .

diceva madre teresa di calc

Così diceva Madre Teresa di Calcutta.

Infatti indipendentemente dal numero di persone che conosciamo e che ci conoscono, che hanno a cuore la nostra serenità, di fatto noi spesso ci sentiamo e siamo veramente soli.

Nessuno per quanto possa esserci vicino, può realmente comprendere a pieno e capire le nostre paure, le speranze, i nostri sogni e desideri. Siamo sconosciuti persino a noi stessi.

Ma è proprio accettando la nostra solitudine, che potremo comprendere il peso dell’amore nella nostra vita e il motivo per cui vivere senza amore non è proprio possibile per nessuno.

NESSUNO NASCE PER CASO. NÉ TANTO MENO PER SBAGLIO.

on .

nessuno nasce per caso

Ai tanti ragazzi e giovani che guardano al futuro con un certo smarrimento, condizionati dall'assenza di volontà nello studio, da mancanza di interessi, dalla consapevolezza di aver sbagliato scuola e la paura di ricominciare tutto da capo, con tanta voglia di voler essere il più indipendenti possibile e la smania di far soldi, tanti e subito, per costruire al più presto un proprio futuro, bisognerà presentare la vita non come un’avventura, né tanto meno come un rischio, ma come vocazione e progetto, aiutandoli a superare con ottimismo i momenti di transizione verso scelte che impegnano il proprio futuro, o che comunque incidono sulle scelte di vita e contribuiscono alla costruzione della stessa.

Non per dire loro quello che devono fare. Le scelte devono nascere da una riflessione condivisa che tenga presenti non solo prospettive future di lavoro, ma progetti di vita coerenti con le aspirazioni dei giovani, l'assunzione della professione come una missione da svolgere con serenità e coerenza, accettando di fare della propria vita un dono, non un possesso egoistico. Il futuro dei giovani ha bisogno di scelte che dichiarino apertamente che cosa è più importante nella loro vita.

ADAMO CALO’. Giovani e scelte di vita. Articolo pubblicato su Mondo Voc, Aprile 2009

MOLTI DI NOI CONDUCONO UNA VITA SILENZIOSA E SENZA TANTO SCHIAMAZZO.

on .

MOLTI DI NOI

Nessuno sicuramente costruirà un monumento a nostra memoria. Ma tutto questo non sminuisce la nostra preziosità verso gli altri. Ci saranno tanti che apprezzeranno la nostra amicizia, i nostri incoraggiamenti.

Forse dovremmo dare più importanza a tanti piccole cose e gesti quotidiani, riscoprire il valore di un sorriso, di un abbraccio, di una parola gentile, di un atto di amore. Sono piccole cose che però potranno rendere felice chi ci sta a fianco.

6 OTTOBRE. SAN BRUNO DI COLONIA. SACERDOTE E MONACO

on .

SAN BRUNO

San Brunone nacque da nobile famiglia verso l'anno 1035 nella città di Colonia. Frequentò la scuola presso la chiesa di S. Cuniberto, facendo rapidi progressi nella scienza e nella pietà, tanto che S. Annone, vescovo della città, lo elesse canonico della sua chiesa. 

Terminò poi gli studi a Reims, dove ebbe fama di ottimo poeta, eccellentissimo filosofo e teologo, per cui i suoi contemporanei lo riguardavano come uno dei più illustri allievi della scuola di Reims. Quivi rimase molto tempo come insegnante e dimostrò la sua grande santità e il suo straordinario sapere. Non pochi dei suoi discepoli si resero celebri, fra i quali il Papa Urbano II. 

Verso il 1067 morì l'Arcivescovo di Reims, di cui egli era il più valido sostegno, ma gli successe a furia di subdoli maneggi Manasse I, il quale tenne un governo non buono, tanto che la S. Sede fu costretta a dimetterlo dalla cattedra episcopale. S. Brunone, suo cancelliere, non poteva soffrire gli abusi di cui. era testimonio e fu costretto ad essere uno dei principali accusatori.

Il Legato Pontificio che depose Manasse fu così tocco dalla saggezza e virtù di Brunone, che ne fece un bell'elogio in una lettera al Papa, e lo proponeva come il più degno della prelatura. 

Mentre i superiori gli stavano preparando la carica, egli si ritirò in una casa di campagna, ove decise di abbandonare il mondo.

Avendo poi comunicati i suoi desideri ad alcuni amici, stabilirono tutti assieme di abbandonare i beni transitori di questa vita e di abbracciare lo stato religioso. Si presentarono pertanto ad Ugo, vescovo di Grenoble, il quale li accolse affettuosamente, e dopo averne elogiato il desiderio, assegnò loro il deserto della Certosa, ove S. Brunone fondò l'ordine dei Certosini. 

Passati appena sei anni dacché S. Brunone governava quella comunità, il Pontefice Urbano II, già suo discepolo a Reims, l'obbligava a portarsi a Roma. 

L'umile religioso non era mai stato sottoposto a tanta prova; il dover lasciar la solitudine era per lui il più penoso di tutti i sacrifici. Egli non trovò nella corte di Roma quelle dolcezze che aveva gustato nella solitudine, e di più temeva quelle distrazioni mondane, D'altronde il Papa gli era cosi affezionato che non poteva rimanere senza di lui, e lo incitava al accettare l'Arcivescovado di Reggio Calabria.

Finalmente le istanze di Brunone furono così vive che il sommo pontefice gli permise di ritirarsi in un deserto della Calabria, confermando Landuino priore della Certosa. Il Santo, raccolti discepoli italiani, si ritirò in un deserto della diocesi di Squillace, riprendendo gli esercizi della vita solitaria con maggior gioia e fervore. In quella solitudine fu scoperto dal conte Ruggero che lo aiutò a costruire la nuova Certosa. 

S. Brunone ci lasciò, oltre alle lettere, i commenti sopra il Salterio, sopra le Epistole di S. Paolo ed una elegia in 14 versi sul disprezzo del mondo.

Nel settembre del 1101 se ne volò al cielo per ricevere la ricompensa delle sue virtù e delle sue fatiche. 

LA TENTAZIONE DI CERTO GIOVANILISMO ESASPERATO E TALVOLTA RIDICOLO E PATETICO NELLA CHIESA.

on .

la tentazione di certo

Le nuove generazioni ci chiedono, e ne hanno il diritto, di poter ascoltare la Buona novella, di poter incontrare Gesù, di avere vita piena. Ce lo fanno capire con i loro modi scanzonati, le domande mute che vengono dalla loro solitudine, quella sorta di indifferenza che è piuttosto diffidenza verso una società e un mondo adulto che non si fa responsabile del loro futuro.

Le nostre comunità hanno bisogno di un soprassalto di entusiasmo e di un impegno progettuale per la trasmissione di una fede viva, di una vita comunitaria radicata nel Vangelo, di un cuore aperto e di conseguenti tessuti di relazione e strutture che la rendano sperimentabile da tutti i giovani.

Appare in ogni caso decisiva la figura dei sacerdoti, insostituibili compagni di viaggio dei giovani. A loro è chiesto di rifuggire da ogni giovanilismo: stare con i giovani non è questione di età e tanto meno di atteggiamenti compiacenti!

Si aprano invece ad una vera paternità spirituale, nutrita da un cuore al tempo stesso “giovane” e “maturo”, attento, capace di relazionalità, premuroso, rispettoso della gradualità, ma anche esigente, che non fa sconti sulla verità.

ADAMO CALO’. Un cristianesimo sfiorito per giovani sfiorati, articolo del febbraio 2011

DIRE GRAZIE A DIO PER LE PICCOLE E GRANDI COSE DI OGNI GIORNO!

on .

tanti anni fa

Tanti anni fa ricordo una maestra di scuola elementare che a tutti noi ci sembrava un po’ matta da legare. Una volta la settimana, la mattina di ogni venerdì, prima della lezione chiedeva a ciascuno di noi di ricordare qualcosa di cui eravamo grati e per cui dovevamo dire grazie al Signore.

Essa poi chiudeva gli occhi e recitava: “Io sono grata dei miei occhi perché vedono; sono grata delle mie orecchie perché odono; sono grata del mio cervello perché pensa; delle mie dita perché toccano, delle mie gambe perché sanno camminare”.

Ora che sono un po’ più anziano, capisco perfettamente quello che lei voleva insegnarci. E ogni mattina svegliandomi ringrazio Dio per la vista e per l’udito che ancora mi restano. Per la mia mente ancora lucida e perché sono ancora in grado di camminare.

La gratitudine per le piccole cose diventa così una grande cosa.

LA PACE DI SAN FRANCESCO NON È UN SENTIMENTO SDOLCINATO, MA È QUELLA DI CRISTO.

on .

LA PACE DI SAN FRA

“Essere cristiani è un rapporto vitale con la persona di Gesù, è rivestirsi di lui, è assimilazione a Gesù – dice Papa Francesco -.

Il cammino di Francesco verso Cristo parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Cristo nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a lui.

Nella chiesetta di San Damiano il crocifisso non ha gli occhi chiusi ma spalancati: uno sguardo che parla al cuore.

E' l'esperienza della grazia che trasforma, l'essere amati senza merito pur essendo peccatori".

Il Pontefice invoca il Poverello: "Insegnaci a rimanere davanti al crocifisso, a lasciarci guardare da lui, a lasciarci perdonare, ricreare dal suo amore". Infatti, "chi segue Cristo riceve la vera pace, quella che solo Cristo e non il mondo ci può dare".

 

VITA CONSACRATA OGGI. SI VA AFFERMANDO UNA RICERCA DI SENSO PIUTTOSTO SOGGETTIVA E INDIVIDUALISTICA.

on .

SI VA AFFERMANDO

I Santi Fondatori e Fondatrici di Congregazioni religiose sono sempre stati degli acuti osservatori e decifratori del loro tempo, al punto da saper cogliere spesso in anticipo i segni dei tempi e dare tempestivamente risposte creative.

Il Concilio Vaticano Il aveva incoraggiato gli istituti religiosi ad una attenta revisione del loro stile di vita per poter rispondere in modo affermativo ad un quesito di fondo:

può l’esperienza di una persona, illuminata dallo Spirito, l’esperienza personale di un Santo Fondatore, pioniere geniale nell’incarnare e testimoniare l’amore di Dio nel mondo, può questa esperienza essere trasmessa e rivissuta da una comunità, da un’intera istituzione, dopo anni e secoli, in ambienti geografici e storici differenti? Può un soggetto collettivo rivivere una simile esperienza e mantenerla originale e attuale in questa chiesa di oggi, in questa società di oggi?

La strada invece praticata da quasi tutti i nostri istituti religiosi è stata piuttosto quella di elaborare per vie dottrinali e competenza teorica, le nuove costituzioni con qualche forma di partecipazione alla loro stesura della cosiddetta base.

Abbiamo così un nuovo vocabolario entrato ormai nel lessico comune (carisma, missione, vocazione, comunione, discernimento, dialogo, Parola di Dio, chiesa locale, ministero, evangelizzazione, interiorità, profetismo) ma esso non indica quasi mai una presa di coscienza o una esperienza comune.

Sono mancate nella maggior parte degli istituti religiosi, le esperienze collettive o comunitarie, quei luoghi di ricerca, frutto non solo di dottrina e di teoria, ma specchio di un rinnovamento spirituale e apostolico in corso.

Eppure se c’è una richiesta oggettiva in questo periodo di sperimentazione apostolica nella Chiesa e negli istituti religiosi è proprio quella di individuare gruppi qualitativamente consistenti che siano richiami e veri elaboratori di spiritualità comunitaria e di apostolato.

Quello che più si va affermando invece è una ricerca di senso piuttosto soggettiva e individualistica.

ADAMO CALO’. CONFERENZA. ROMA 2000

 

UA-90394871-1