Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

16 LUGLIO. BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO.

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CARMELO

Santa Madre della Speranza, Vergine del Carmine, distendi come mantello di protezione, sulle città e sui paesi, sugli uomini e le donne, sui giovani e i bambini, sugli anziani e gli ammalati, sugli orfani e gli afflitti, sui figli fedeli e le pecore smarrite.

Stella del mare e Faro di luce, conforto sicuro per il popolo pellegrino, guida i suoi passi nel suo peregrinare terreno, affinché percorra sempre sentieri di pace e di concordia, cammini di Vangelo, di progresso, di giustizia e di libertà.

Riconcilia i fratelli in un abbraccio fraterno; che spariscano gli odi e i rancori, che si superino le divisioni e le barriere, che si appianino i conflitti e si rimarginino le ferite.

Fa' che Cristo sia la nostra Pace, che il suo perdono rinnovi i cuori, che la sua Parola sia speranza e fermento nella società. Amen. 

SAN GIOVANNI PAOLO II, PAPA 

DOMENICA XV DEL TEMPO ORDINARIO. ECCO, IL SEMINATORE USCÌ A SEMINARE.

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seminatore

Seminatore: uno dei nomi più belli di Dio.

Il semi­natore della parabola è uno che spera an­che nei sassi, im­prudente e fiducioso. Un sognatore che ve­de vita e futuro ovunque.

La Parola di Dio è seminata nella comunità, in noi, anche quando siamo terreno arido, anche quando siamo soffocati da altre preoccupazioni.

La Parola di Dio viene seminata perché in tutti, anche nel più distratto, esiste almeno un po’ di terreno buono, e lì, prima o poi, quella Parola potente produrrà molto frutto!

Una pioggia continua di semi di Dio cade tutti i giorni sopra di noi. Semi di Vangelo riempiono l'aria. Si staccano dalle pagine della Scrittura, dalle parole degli uomini, dalle loro azioni, da ogni incontro.

Ma per quanto il seme sia buono, se non trova ac­qua, luce e protezione, la giovane vita che ne nasce morirà presto. Il Seminatore get­ta il seme, ma è il terreno che permette di crescere.

Ognuno di noi è una zolla di terra, ognuno è anche un seminatore che cammina nel mondo get­tando semi.

Ogni parola, ogni gesto che si stacca da me, se ne va per il mondo e pro­durrà qualcosa.

Che cosa vorrei produrre? Tristezza o germogli di sorrisi? Paura, sco­raggiamento o forza di vivere? 

E’ DIFFICILE RITROVARE IL CORAGGIO PER RICOMINCIARE A VIVERE.

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incidente

Certo avevamo anche bevuto un po’ durante tutta la notte.

- é una mail che mi è giunta da Giampiero di Fiumicino -

Era mattino, egli dice, ma ancora buio e tornavamo a casa. Io ero alla guida. All’improvviso un camion davanti a noi, quasi fermo sulla strada. La mia amica è rimasta in coma profondo per qualche giorno, poi se n’è andata senza riprendere conoscenza.

Cerco di convincermi che non è stata colpa mia. Ma ormai il rimorso non mi lascia più in pace e vivo ogni giorno che passa bestemmiando quel momento.

Caro Giampiero, certo nella vita di tutti e di ognuno ci sono avvenimenti tragici che lasciano il segno. Soprattutto quando perdiamo amici o genitori o qualcuno della famiglia. Soprattutto quando c’è stata per qualsiasi motivo una colpa nostra.

Ma anche in quei casi nei quali non c’è stata nostra colpa, ci rimane sempre lo scrupolo e il rimorso di qualcosa che potevamo fare e forse non abbiamo fatto.

E’ come una spina che ci rimane nella carne e fa parte ormai del nostro corpo. Non ci sono medicine per guarire. C’è solo da uscire al più presto dal tunnel oscuro della paura e del rimorso.

Ritrovare il coraggio per ricominciare a vivere.

Riscoprire anche un sentimento di fede pensando che tutto ciò che avviene nel mondo e nella nostra vita fa parte di un grande racconto scritto dal dito di Dio e solo alla fine del libro scopriremo il significato del dolore e della morte.

IL CATECHISTA DEVE ESSERE CONSAPEVOLE CHE LA SUA È UNA VOCAZIONE.

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JESUS

Egli è infatti chiamato a svolgere un servizio ecclesiale, come maestro, educatore, testimone, figura di riferimento per bambini e ragazzi nel percorso della vita cristiana.

Di fronte ad una vera e propria emergenza educativa, in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, occorre resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato. 

ADAMO CALO’. La fede cristiana non è una religione del libro, in ADIF no. 1/13

MA LA VITA CONSACRATA E’ SOLTANTO RINUNCIA E SACRIFICIO?

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RAGAZZI12

Siamo talvolta tentati di pensare che scegliendo la vita religiosa come nostro stile di vita in questa società noi ci stiamo sacrificando per il Signore.

Stiamo dando tutti noi stessi al Signore annientando le nostre idealità e possibilità di successo.

Quanti di noi e quanti di voi siete ogni tanto tentati di pensare che la vita religiosa sia soprattutto sacrificio e annientamento per il Signore?

Che scegliere il Signore oggi vuol dire soprattutto rinuncia e mortificazione?

Che stiamo facendo qualcosa di grande per Dio.

Che siamo diventati i cirenei di questo mondo perché qualcuno deve pur farsi carico della croce degli altri.

Il Signore ci ricorda di stare con i piedi per terra. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.

ADAMO CALO’. Eccomi Signore, sono venuto per fare la tua volontà, Omelia in occasione professione religiosa giovani Rogazionisti, Messina, settembre 2005

15 LUGLIO. MEMORIA DI SAN BONAVENTURA, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA

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san BONAVENTURA

Nacque nell'anno 1221 a Bagnoregio (Lazio) e al fonte battesimale gli venne dato il nome di Giovanni.

Essendosi ammalato gravemente all'età di quattro anni, la mamma lo raccomandò a S. Francesco d'Assisi, promettendo di offrirlo al Signore nell'ordine dei Frati Minori, se avesse riacquistata la salute.  

E così avvenne. Nel 1242 si associò ai seguaci del poverello d'Assisi, ove in breve fece mirabili progressi nella virtù e nella scienza. 

Fatta la professione, venne mandato all'Università di Parigi. I progressi che fece negli studi furono tali che dopo solo sette anni venne eletto professore di filosofia e teologia nella medesima Università. 

I suoi esempi rifulgevano davanti ai confratelli ed essi, nonostante la sua giovine età, lo elessero priore generale dell'ordine nel 1256. 

Papa Gregorio X, vedendo i doni che Dio aveva elargito a questo religioso, e considerando il gran bene che avrebbe potuto fare alla Chiesa, lo elesse cardinale, consacrandolo vescovo di Albano.

Uomo dotto, in mezzo alle sue molteplici occupazioni trovò modo di scrivere numerosi volumi che rivelano la profondità della sua dottrina e l'acutezza del suo ingegno.

Ad una vecchietta che lo lodava per la sua scienza rispose: «Voi potete amar Dio più di qualsiasi sapiente ed è questo l'unico mezzo per essere a Lui accetti».

Morì il 14 luglio del 1274.

VENITE A ME VOI TUTTI CHE SIETE AFFATICATI

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VENITE A ME

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 

Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Matteo.11,28-30

“CATECHESI. UNA VOCAZIONE DI SERVIZIO NELLA CHIESA”

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catechesi

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL PRIMO SIMPOSIO INTERNAZIONALE SULLA CATECHESI

[BUENOS AIRES, 11-14 LUGLIO 2017]

A Sua Eccellenza Monsignor Ramón Alfredo Dus
Arcivescovo di Resistencia
Presidente della Commissione Episcopale di Catechesi e Pastorale Biblica

Caro fratello,

Un cordiale saluto a te e a tutti coloro che parteciperanno ai diversi incontri di formazione che ha organizzato la Commissione Episcopale di Catechesi e Pastorale Biblica.

San Francesco d’Assisi, a uno dei suoi seguaci che insisteva nel chiedergli di insegnargli a predicare, rispose così: «Fratello, [quando visitiamo i malati, aiutiamo i bambini e diamo da mangiare ai poveri] stiamo già predicando». In questa bella lezione sono racchiuse la vocazione e il compito del catechista.

In primo luogo, la catechesi non è un “lavoro” o un compito esterno alla persona del catechista, ma si “è” catechisti e tutta la vita gira attorno a questa missione.

Di fatto, “essere” catechista è una vocazione di servizio nella Chiesa, ciò che è stato ricevuto come dono da parte del Signore si deve a sua volta trasmettere. Pertanto il catechista deve tornare costantemente a quel primo annuncio o “kerygma” che è il dono che gli ha cambiato la vita.

È l’annuncio fondamentale che deve risuonare di continuo nella vita del cristiano, ancor di più in chi è chiamato ad annunciare e insegnare la fede. «Non c’è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di questo annuncio» (Evangelii gaudium, n. 165).

Questo annuncio deve accompagnare la fede che è già presente nella religiosità del nostro popolo. È necessario farsi carico di tutto il potenziale di pietà e di amore che racchiude la religiosità popolare affinché non solo si trasmettano i contenuti della fede, ma si crei anche una vera scuola di formazione in cui si coltivi il dono della fede che si è ricevuto, di modo che gli atti e le parole riflettano la grazia di essere discepoli di Gesù.

Il catechista cammina da e con Cristo, non è una persona che parte dalle proprie idee e dai propri gusti, ma si lascia guardare da lui, da quello sguardo che fa ardere il cuore. Quanto più Gesù occupa il centro della nostra vita, tanto più ci fa uscire da noi stessi, ci decentra e ci rende più vicini agli altri.

Questo dinamismo dell’amore è come il movimento del cuore: “sistole e diastole”; si concentra per incontrare il Signore e subito si apre, uscendo da se stesso per amore, per rendere testimonianza a Gesù e parlare di Gesù, per predicare Gesù.

L’esempio ce lo dà lui stesso: si ritirava per pregare il Padre e subito andava incontro agli affamati e agli assetati di Dio, per guarirli e salvarli. Da qui nasce l’importanza della catechesi “mistagogica”, che è l’incontro costante con la Parola e con i sacramenti, e non qualcosa di meramente occasionale, previo alla celebrazione dei sacramenti d’iniziazione cristiana.

La vita cristiana è un processo di crescita e d’integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta (cfr. Evangelii gaudium, n. 166).

Il catechista inoltre è creativo; ricerca diversi mezzi e forme per annunciare Cristo. È bello credere in Gesù, perché lui è «la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6) che colma la nostra esistenza di gioia e di allegria. Questa ricerca per far conoscere Gesù come somma bellezza ci porta a incontrare nuovi segni e forme per la trasmissione della fede.

I mezzi possono essere diversi ma l’importante è tener presente lo stile di Gesù, che si adattava alle persone che aveva davanti a sé, per avvicinare loro l’amore di Dio.

Bisogna saper “cambiare”, adattarsi, per rendere il messaggio più vicino, benché sia sempre lo stesso, perché Dio non cambia, ma rende nuove tutte le cose in lui.

Nella ricerca creativa per far conoscere Gesù non dobbiamo provare paura perché lui ci precede in questo compito. Lui già è nell’uomo di oggi e ci attende lì.

Cari catechisti, vi ringrazio per quello che fate, ma soprattutto perché camminate con il Popolo di Dio.

Vi incoraggio a essere messaggeri gioiosi, custodi del bene e della bellezza che risplendono nella vita fedele del discepolo missionario.

Che Gesù vi benedica e la Vergine santa, vera “educatrice della fede”, si prenda cura di voi.

E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Vaticano, 5 luglio 2017

Papa FRANCESCO

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