Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

LA CRITICA ALL’INTERNO DELLA CHIESA E DELLE ISTITUZIONI

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LA CRITICA ALL INTERNO

Sembrerebbe un dovere ordinario la critica interna; invece essa suscita opposizioni.

Vi sono cose che si possono dire soltanto in ginocchio e piangendo, e chi riesce a dirle in questo modo, non deve essere giudicato figlio meno devoto di colui che applaudisce soltanto.

Le debolezze e i difetti della Chiesa fanno soffrire, ma non scandalizzano più. E se accade che qualcuno ecceda e venga giustamente riprovato, deve forse giudicarsi più doveroso il silenzio?

Don Primo Mazzolari

LA VITA SOCIALE DIVENTA TALVOLTA UNO STECCATO, UN TERRITORIO PRIVATO, UN GHETTO CHE PROTEGGE ALCUNI ED ESCLUDE ALTRI.

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LA VITA SOCIALE

C’è un razzismo omertoso, che è intolleranza quotidiana, frutto spesso di pregiudizi e ignoranza, che si esprime negli epiteti ingiuriosi e volgarità di strada, in certi locali pubblici, in posti di lavoro, nelle scuole.

Siamo testimoni di una crescita di sentimenti di paura, di rifiuto, se non addirittura di razzismo.

Ma siamo davvero diventati razzisti? Che fine sta facendo la nostra cultura e tradizione cristiana? Sta prendendo posto un clima di reciproca diffidenza che favorisce spesso la violenza o comunque un rifiuto di chi è diverso e non-conforme: sia nero o zingaro, cinese o ebreo, gay o disabile o comunque estraneo.

Lo straniero, lo sconosciuto, il vagabondo, l’altro, soprattutto se di colore diverso dal nostro, mette spesso in moto un processo difensivo fisico e psicologico.

La vita diventa talvolta uno steccato, un territorio privato, un ghetto che protegge alcuni ed esclude altri.

ADAMO CALO’. Educazione alla diversità e al pluralismo culturale. Pubblicato su MONDO VOC . Ottobre 2009

TUO FIGLIO NON E’ LA TUA FOTOCOPIA. CI VUOLE SAGGEZZA E PAZIENZA NEI GENITORI PER ACCETTARE CHE IL FIGLIO È UN INDIVIDUO DIVERSO DA LORO

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TUO FIGLIO NON E LA TUA FOTOCOPIA

TUO FIGLIO NON E’ LA TUA FOTOCOPIA. CI VUOLE SAGGEZZA E PAZIENZA NEI GENITORI PER ACCETTARE CHE IL FIGLIO È UN INDIVIDUO DIVERSO DA LORO, che può ascoltare e accettare consigli e raccomandazioni, ma non potrà mai essere la loro fotocopia.

I consigli dei genitori devono essere motivati, argomentati, adeguati all’età e ai bisogni del giovane, soprattutto basati su un esempio coerente.

Se le azioni contraddicono le raccomandazioni, ogni consiglio diventa inutile e fastidioso. Fino a qualche decennio fa le consuetudini e modi di vita erano sicuramente più uniformi, standardizzati.

L’educazione in casa, il ruolo dei genitori, la presenza dei figli anche adulti in casa, erano confortati da schemi ben definiti, secondo gerarchie ben delineate.

Poi gli anni della contestazione giovanile, la comparsa di molteplici e diverse correnti culturali, l’influsso dei mass media talvolta disorientante, hanno determinato anche profonde trasformazioni nel modo di pensare, di relazionarsi.

Sono cambiati soprattutto i rapporti familiari. Diventa sempre più difficile ai genitori oggi proporre ai figli una visione della vita e della realtà, un modello etico su cui confrontarsi, dei valori religiosi che possano guidarli ad affrontare le sfide della vita.

L’ESPRESSIONE DI CRISTO PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE

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COME NELLA REALTA I PRINCIPI

L’ESPRESSIONE DI CRISTO PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE, perché mandi operai nella sua messe, quale incidenza ha oggi in tutte quelle iniziative pastorali che si propongono l’orientamento e la preparazione dei giovani al sacerdozio e alla vita religiosa?

Interrogativi questi che non possono essere elusi proprio per rivedere la prassi vocazionale della Chiesa, per formulare in termini volutamente vocazionali un nuovo tipo di apostolato cristiano, e per dare delle direttive pratiche perché tutti nella Chiesa, vescovi, parroci, gruppi ecclesiali e singoli fedeli non si sentano disimpegnati in un campo che è diventato il più serio problema della Chiesa di oggi: la crisi delle vocazioni di speciale consacrazione.

Una risposta a questi problemi la danno gli stessi interessati. Quei gruppi cioè e quelle comunità religiose che si sentono coinvolte in prima persona nel lavoro vocazionale.

La loro esperienza di vita comunitaria o di gruppo è già una risposta, forse la più valida, su come vocazione e preghiera sono termini rapportabili e complementari; e su come, analizzando a fondo ogni esperienza di vita cristiana e attività apostolica, ci si accorge che parlare di vocazione è quanto meno illusorio se ad esso non corrisponde parallelamente un parlare di preghiera, di incontro con Dio e di meditazione della sua Parola.

ITALIANI E STRANIERI - DISEREDATI E OPPRESSI

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se voi avete il diritto

“SE VOI AVETE IL DIRITTO DI DIVIDERE IL MONDO IN ITALIANI E STRANIERI ALLORA IO RECLAMO IL DIRITTO DI DIVIDERE IL MONDO IN DISEREDATI E OPPRESSI DA UN LATO, PRIVILEGIATI E OPPRESSORI DALL'ALTRO. GLI UNI SONO LA MIA PATRIA, GLI ALTRI I MIEI STRANIERI.” 

DON LORENZO MILANI

 

9 AGOSTO. SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (Edith Stein). MARTIRE

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SANTA TERESA BENEDETTA

Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) nacque il 9 agosto 1891 a Breslavia. Ultima di sette fratelli di un'agiata famiglia ebrea, è una delle figure più straordinarie, affascinanti e complesse dello scorso secolo. Fu tra le pochissime donne del suo tempo che poté studiare e insegnare filosofia, inoltrandosi nei sentieri di una ricerca esistenziale. 

Come lei stessa ha confessato, «dall'età di tredici anni fui atea perché non riuscivo a credere nell'esistenza di Dio». Ma, protesa in una ricerca incessante e radicale della verità, impegnata nella soluzione dei grandi problemi della vita, non poteva non imbattersi nella verità di Dio, un Dio che in Gesù mette in gioco tutto per gli uomini, che non si arresta neppure di fronte al dolore e alla morte. 

L'approdo al cattolicesimo avvenne il giorno di capodanno del 1922, quando ricevette il battesimo. La sua scelta di farsi cattolica la mise in vivace contrasto con la madre, che era molto legata alla religione ebraica.

Dopo la conversione, Edith insegnò nel collegio delle domenicane di Speyer e viaggiò molto in Germania e all'estero.

Ma il regime nazista aveva già cominciato a discriminare gli ebrei, costringendoli a lasciare insegnamento. Gli eventi infausti accelerarono un proposito che la Stein aveva già maturato, quello di dedicarsi alla vita contemplativa. E così, lasciandosi alle spalle una prestigiosa carriera, si annullava nell'anonimato nel Carmelo di Colonia, con il nome di Teresa Benedicta a Cruce. 

L'odio contro gli ebrei intanto divampava in Germania. La presenza di Edith, pur sempre ebrea nonostante la conversione al cristianesimo, nel Carmelo di Colonia costituiva un pericolo per le sue consorelle. Si trasferì allora in Olanda, nel Carmelo di Echt, dove si dedicò allo studio della figura e dell'opera di san Giovanni della Croce, grande riformatore, assieme a santa Teresa d'Avila, della vita carmelitana. 

Nel 1940 i tedeschi invasero l'Olanda, l'odio contro gli ebrei cominciò a mietere vittime anche lì. Edith dovette appuntare sull'abito monastico la stella gialla che la segnalava come ebrea. E non fu la sola delle umiliazioni. I tempi s'erano fatti duri. «Sono contenta di tutto, scriveva; solo se si è costretti a portare la croce in tutto il suo peso, si può conquistare la saggezza della croce». 

Il 2 agosto 1942 i tedeschi irruppero nel Carmelo, prelevarono Edith, assieme alla sorella Rosa, fattasi anche lei carmelitana, e le avviarono al campo di raccolta di Westerbork, da dove il 7 agosto venne deportata ad Auschwitz: lì, in uno dei lager più tristemente noti per l'insana crudeltà dell'uomo, forse un paio di giorni dopo, finiva assieme alle altre compagne di sventura nelle camere a gas e poi nel forno crematorio. 

Un ebreo scampato allo sterminio, che fu testimone delle ultime ore di Edith, ha descritto la sua serenità, la calma, l'incessante prodigarsi per gli altri, preda della disperazione e dello sconforto.

Si occupava soprattutto delle donne: le consolava, cercava di calmarle, le aiutava; si prendeva cura dei figli di quelle mamme che, impazzite dal dolore, li abbandonavano. «Vivendo nel lager in un continuo atteggiamento di disponibilità e di servizio, scrive il testimone, rivelò il suo grande amore per il prossimo». 

Papa Giovanni Paolo II l'ha proclamata beata nel duomo di Colonia nel maggio 1987 e santa l’11 ottobre 1998, nella basilica di San Pietro a Roma, e poi l'ha anche dichiarata patrona d'Europa.

I VERI POVERI OGGI SONO GLI INFELICI E I DELUSI DEL MONDO E DELLA CHIESA

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i veri poveri oggi

Siamo testimoni oggi di situazioni di degrado umano e di povertà che è sofferenza, schiavitù, dipendenza, emarginazione.

C’è gente in giro che si sente emarginata, che soffre per le difficoltà del presente e teme per l’incertezza del domani; che sopporta, senza potersi ribellare, una umiliazione ed esclusione sociale, e talvolta ecclesiale, sempre più vasta e profonda; gente alla quale è negato, per precarietà economica, uno standard di vita normale e la possibilità di soddisfare ordinarie richieste. I poveri ancora oggi sono gli infelici e i delusi del mondo.

Debolezza umana e povertà devono essere interpretate e vissute all’interno di una visione sempre moderna e attuale: oggi la povertà assume, oltre le difficoltà economiche, altri aspetti non meno preoccupanti come l’indifferenza per i valori religiosi, l’esclusione sociale e talvolta ecclesiale, il vivere al margine della legalità, la povertà affettiva, l’ ansia per il futuro, il senso di noia e solitudine, una adesione acritica ai valori dominanti nella società, la difficoltà ad orientarsi nell'informazione, il relativismo dei valori, le crisi familiari, le dipendenze da droghe e alcol.

In una reimpostazione della nostra attività apostolica ed educativa dovremmo ripensare la nostra presenza nell’ambito delle nuove povertà.

Comunemente si ammette che nella situazione di povertà è presente una voglia di emancipazione, un desiderio innato di rivincita, di riconquista, di promozione, di fame e sete di giustizia. In questo contesto di precarietà umana e religiosa trova significato un messaggio pedagogico rogazionista.

Qui trova significato, ed è richiesta, la presenza di un uomo impegnato, di un “buon operaio” che sappia educare e trasformare questa voglia di rivincita sociale, in un desiderio di promozione totale e di redenzione.

Il “tema vocazionale” nella sua essenzialità, come riscoperta e maturazione della propria dignità di uomo e del proprio destino divino, come processo di coscientizzazione per restituire la dignità ai poveri, trova in questo orizzonte la sua collocazione più congeniale.

ADAMO CALO’. CONFERENZA. ROMA 2013

ANNIBALE M. DI FRANCIA. E TUTTO QUESTO SPINTO DA UN SOLO IMPERATIVO EVANGELICO: EGLI ERA SACERDOTE!

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FONDATORE1

S. Annibale Maria di Francia, sulla scia di altri fondatori e fondatrici suoi contemporanei, ha voluto dare un volto nuovo alla sua personale esperienza di vita sacerdotale e a quella dei suoi primi collaboratori, intesa soprattutto come coinvolgimento nelle problematiche del suo territorio, come testimonianza di amore al prossimo, di vicinanza e di carità operosa a favore degli emarginati e dei sofferenti, a prevenire o lenire le loro precarietà di vita. 

Escogitando soluzioni sociali e benefiche sempre nuove, in supplenza o con la collaborazione delle istituzioni operanti in Messina, sua città natale.

Coinvolgendo un volontariato laicale anche allora presente e disponibile, nell’intento soprattutto di favorire la promozione umana e religiosa dei suoi poveri, reinserendoli in un contesto sociale dignitoso e onesto, ridando senso, decoro e serenità alla loro vita, nella considerazione che ogni vita umana è un progetto di Dio, nella riscoperta e nel rispetto della loro personale vocazione cristiana.

E tutto questo spinto da un solo imperativo evangelico, perché egli era sacerdote!

ADAMO CALO’.  .... e tanta nostalgia di sacerdozio, www.padreadamo.com Luglio 2013

UN NUMERO SEMPRE MAGGIORE DI GIOVANI PENSA CHE PER AVERE SUCCESSO NELLA VITA È NECESSARIO REALIZZARE LE PROPRIE ASPIRAZIONI DIVENTANDO RICCHI E FAMOSI E SEMPRE BEN PAGATI.

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un numero sempre maggiore

La nostra attenzione ai problemi educativi, la proposta di un processo educativo, dovrebbe aiutare ciascuno, anche i ragazzi meno garantiti nella vita, a diventare pienamente persona, attraverso la comprensione del proprio destino.

Ma oggi sono in voga tanti nuovi concetti, che rendono il processo educativo frammentario e liquido. Siamo testimoni di una lettura nuova di valori antichi quali il progetto, il futuro, il limite, il rispetto, il pudore, l’amicizia, che hanno lasciato spazio a nuovi comportamenti basati sul desiderio, il rischio, il successo, l’esibizione, la trasgressione, i soldi.

Un numero sempre maggiore di giovani pensa che per avere successo nella vita è necessario realizzare le proprie aspirazioni e diventare ricchi e famosi. Anche gli ideali sociali, la libertà, il diritto dell’altro, la privacy, sono vissuti in forma individualistica e autoreferenziale, e considerati quali garanzie personali e private piuttosto che beni collettivi da rispettare.

Alcuni studiosi fanno osservare che nella nostra società e cultura contemporanea, è venuta nel tempo diffondendosi l’ideale del primato dell’individuo, della propria autonomia e indipendenza a base della propria autorealizzazione.

Una visione che si riflette e condiziona i modelli e la qualità della vita, in particolare delle nuove generazioni.

Queste forme di individualismo non danno risposta però ad altri interrogativi della vita: la sofferenza, la solitudine, l’abbandono, il senso di paura e di smarrimento.

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