Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

AMMAZZARSI IN NOME DI DIO E DELLA RELIGIONE. MA CHE RAZZA DI RELIGIONE È QUESTA?

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AMMAZZARSI IN NOME DI DIO E DELLA RELIGIONE. MA CHE RAZZA DI RELIGIONE È QUESTA?

Qualche anno fa sembrava che il problema fosse ristretto alla guerra fratricida in Irlanda del Nord o in qualche altra parte del mondo. Oggi sembra diventato di nuovo un fatto di cronaca quasi tutti i giorni e in molti paesi del mondo. Gli attentati nelle chiese cristiane in India e in Africa mi hanno fatto riflettere.

Possibile che dobbiamo ammazzarci l’un l’altro a motivo della nostra diversa religione e cultura? Ma come una religione può ammettere che sia giusto suicidarsi andando ad ammazzare gli altri e gridando il nome del Dio in cui si crede? Ma che razza di religione è questa? 

Carissimo Giovanni, hai forse ragione tu quando nella tua lettera dici ma che razza di religione è questa! Non credo esista sulla terra.

Esistono, sono sempre esistiti, i violenti. Esistono, sono sempre esistiti, gli assassini. Esistono, sono sempre esistiti, i fanatici. Esistono, sono sempre esistiti, gli integralisti. Ne troviamo a bizzeffe in ogni periodo della storia del mondo. In ogni contesto sociale e religioso.

Ma costoro non hanno mai rappresentato il mondo, essi non sono noi, tutti noi, la gran parte dell’umanità, con la tanta voglia di vivere, di progredire, di costruire la pace, perché crediamo in Dio, nella Provvidenza di Dio, che non fa mancare niente a nessuno, anzi provvede il cibo persino ai passeri del cielo e assicura la vita ai fiori dei campi.

Non sono eroi quelli che vanno a suicidarsi nel tentativo di ammazzare gli altri, spesso innocenti e inconsapevoli.

Sono soltanto dei matti violenti, e tali devono essere considerati. Essi hanno perso totalmente il senno e non trovano più un motivo valido per continuare a vivere da umani.

12 MAGGIO. PREGHIERA ALLA MADONNA DELLA CONFUSIONE

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O Vergine Santa, o Maria, 


inginocchiato ai tuoi piedi, davanti agli angeli ti prego:
liberami, o Madre, liberami dalla confusione!

quando tutto crolla, quando l’angoscia stringe il cuore,
quando avanza oscura la notte, e la croce pesa sulle spalle,

vieni Tu, e sorridimi o Vergine!

Liberami dalla paura e ridonami fiducia,
liberami dallo sconforto per avere la pace del cielo,
liberami dal disordine del cuore e indirizzami al volere di Dio,

concedimi la speranza, che rinasce dal tuo materno abbraccio!

Rev.do Alessandro M. MINUTELLA

CHIERICHETTO. SERVIRE ALL'ALTARE È PIÙ IMPORTANTE DI QUANTO SI PENSI

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CHIERICHETTO. SERVIRE ALL'ALTARE È PIÙ IMPORTANTE DI QUANTO SI PENSI

Sei necessario. Tu sei molto più che necessario. Sei vitale, perché il tuo non è solamente un ruolo funzionale ma un ruolo simbolico e quello dei simboli è il linguaggio dell'adorazione. Le tue azioni a Messa sono simboliche molto più di quanto tu pensi e il modo in cui si svolge il tuo servizio può avvicinare gli altri Dio. Sei più che necessario, perché la bellezza è più che necessaria e quello che stai facendo è… bellissimo. C'è troppa poca bellezza nel nostro mondo. Non sottovalutare la tua importanza!

Sii orgoglioso di quello che fai. Sii fedele ai tuoi doveri perché Dio è fedele a te. Quello che stai facendo è un servizio a Dio e aprirà il tuo cuore e lo porterà vicino a lui anche se non te ne rendi conto. Se sei orgoglioso del tuo servizio ti sorprenderai nel renderti conto, man mano, come questa autostima si riflette in tutta la tua vita: dal tuo lavoro a scuola, al tuo impegno nello sport, alle tue amicizie.

Don DWIGHT LONEKER. IL DECALOGO DEL BUON CHIERICHETTO

LA FEDE IN DIO NON È QUALCOSA CHE SI TROVA IN CHIESA O SI PERDE STRADA FACENDO.

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LA FEDE IN DIO NON È QUALCOSA CHE SI TROVA IN CHIESA O SI PERDE STRADA FACENDO.

Mi scrive Jonathan da Roma: Mamma e papà non vanno più a messa perché non hanno tempo. La domenica hanno tante cose da fare perché è l’unico giorno libero dal lavoro. Ma vogliono che io non manchi mai. Anzi per tanto tempo sono stato pure chierichetto e servivo alla messa.

Io ci vado ancora a messa ma mi annoio e faccio la comunione senza provare niente. Poi le persone che incontro in chiesa, almeno quelle che conosco, sono le vecchie più pettegole. E mi da un gran fastidio incontrarle. Da qualche tempo però, anche se i miei pensano che io stia a messa, io non ci vado più. Forse sto perdendo la mia fede. Mi trovo bene invece con i miei amici e a loro sembra non importi niente né di Dio, né della chiesa, né dei comandamenti.

Caro Jonathan, dalla lettera non ho ben capito quale sia la tua età. Immagino che non sei più un ragazzino.

C’è un tempo nella vita di ognuno quando si diventa autonomi in tutto quello che si pensa e si fa. Ma si diventa anche responsabili.

Non giudico i tuoi genitori che non vanno a messa. Non so quanto sia importante per loro credere in Dio e partecipare alla vita della comunità parrocchiale.

Non giudico i tuoi amici ai quali non importa niente di Dio. Non so quanti di loro nella vita hanno avuto occasione di riflettere su se stessi e scoprire la Paternità di Dio e la sua Provvidenza.

Non giudico la gente che tu incontri in chiesa e che ti sembra così ipocrita. I tuoi genitori, i tuoi amici, le vecchie della chiesa non devono condizionare la tua fede in Dio se ti senti maturo e responsabile.

La fede non è qualcosa che si trova in chiesa o si perde strada facendo.

Credere in Dio è una tua scelta di vita, e non può dipendere dal giudizio e dal comportamento degli altri.

Perseverare nella fede, e vivere secondo i comandamenti di Dio, è un impegno troppo importante perché tu possa tralasciarlo per paura che i tuoi amici ti considerino ancora un ragazzino che dipende in tutto dai suoi genitori.

LA VOCAZIONE È UN FRUTTO CHE MATURA NEL CAMPO BEN COLTIVATO DELL’AMORE RECIPROCO

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LA VOCAZIONE È UN FRUTTO CHE MATURA NEL CAMPO BEN COLTIVATO DELL’AMORE RECIPROCO

che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale.

Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa.

La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno. 

PAPA FRANCESCO. Messaggio GMPV 2014

11 MAGGIO. MARIA MADRE NOSTRA. QUANDO I CRISTIANI IN TUTTI I TEMPI E IN TUTTI I LUOGHI SI RIVOLGONO A MARIA

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MARIA MADRE NOSTRA. QUANDO I CRISTIANI IN TUTTI I TEMPI E IN TUTTI I LUOGHI SI RIVOLGONO A MARIA,

si fanno guidare dalla certezza spontanea che Gesù non può rifiutare le richieste che gli presenta sua Madre; e si poggiano sulla fiducia incrollabile che Maria è al tempo stesso anche Madre nostra – una Madre che ha sperimentato la sofferenza più grande di tutte, che percepisce insieme con noi tutte le nostre difficoltà e pensa in modo materno al loro superamento.

BENEDETTO XVI - Discorso del 23 Settembre 2011

AL TRIBUNALE DI DIO QUEL PRETE SE LA VIDE VERAMENTE BRUTTA.

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AL TRIBUNALE DI DIO QUEL PRETE SE LA VIDE VERAMENTE BRUTTA.

Parlo di un religioso e sacerdote forse troppo critico, forse leggero e forse poco osservante della Regola di vita.

Aveva però tra le altre una buona abitudine: non tralasciava quasi mai ogni giorno di recitare una preghiera alla Madonna.

Si muore così come si vive. Lui morì così com’era vissuto: tiepido nello spirito, ma con il nome di Maria sulle labbra. Al tribunale di Dio se la vide brutta. Molti demoni erano presenti ad accusarlo.

Uno diceva: “Io sono il demonio dell’egoismo e costui mi fu spesso amico, preferendo se stesso ai confratelli”. Un altro accusava: “Io sono il demonio della superbia: molto ha fatto costui per innalzarsi sugli altri!”. Un altro ancora: “Io sono il demonio della cupidigia: costui fu gretto di cuore”. E così via.

Ma per fortuna anche qualche Angelo venne a scusarlo: “Io sono l’Angelo dell’obbedienza: questo monaco più d’una volta mi ha ascoltato, anche con sacrificio”. Un altro Angelo attestava: “Io sono l’Angelo della preghiera: moltissime ore costui ha trascorso accanto a me”. Un altro ancora: “Costui ebbe certo molti difetti, ma mai nella sua vita ha parlato male o ha giudicato i confratelli”. E così via. Gesù giudice era pensoso, benché San Pietro, sempre pronto ad intercedere, facesse sentire il rumore delle sue chiavi.

Risolse benignamente la questione la Vergine Maria. Lasciò il Suo Trono e, ricordandosi del suo devoto, senza dir nulla, gli si mise al fianco. Vedendola, Gesù disse: “Per l’amore che ho per mia Madre, neppure il Purgatorio. Entra subito nel Regno del Padre mio”.

10 MAGGIO. SANTA MARIA, DONNA ACCOGLIENTE

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Santa Maria, donna accogliente,

aiutaci ad accogliere la Parola nell’intimo del cuore.

A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita.

Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto,

ma per riempire di luce la nostra solitudine.

Non entra in casa per metterci le manette,

ma per restituirci il gusto della vera libertà.

E’ la paura del nuovo a renderci spesso inospitali

nei confronti del Signore che viene.

I cambiamenti ci danno fastidio.

E siccome lui scombina sempre i nostri pensieri,

mette in discussione i nostri programmi

e manda in crisi le nostre certezze,

ogni volta che sentiamo i suoi passi, evitiamo di incontrarlo,

nascondendoci dietro la siepe,

come Adamo tra gli alberi dell’Eden.

Facci comprendere che Dio,

se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa;

se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace.

E una volta che l’avremo accolto nel cuore,

anche il nostro corpo brillerà della sua luce.

Santa Maria, donna accogliente,

rendici capaci di gesti ospitali verso Dio e i nostri fratelli.

IL PIÙ GRANDE TESORO PER L'UOMO È IL FRUTTO DEL SUO LAVORO

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C'era una volta un uomo che faceva il giardiniere.

Non era ricco, ma lavorando sodo era riuscito a comperare una bella vigna.

Aveva anche allevato tre figli robusti e sani.

Ma proprio qui stava il suo cruccio: i tre ragazzi non mostravano in alcun modo di condividere la passione del padre per il lavoro campestre.

Un giorno il giardiniere sentì che stava per giungere la sua ultima ora. Chiamò perciò i suoi ragazzi e disse loro: "Figli miei, debbo rivelarvi un segreto: nella vigna è nascosto tanto oro da bastare per vivere felici e tranquilli. Cercate questo tesoro, e dividetevelo fraternamente tra voi".

Detto questo, spirò.

Il giorno dopo i tre figli scesero nella vigna con zappe, vanghe e rastrelli, e cominciarono a rimuovere profondamente il terreno. Cercarono per giorni e giorni, poiché la vigna era grande e non si sapeva dove il padre avesse nascosto l'oro di cui aveva parlato.

Alla fine si accorsero di aver zappato tutta la terra senza aver trovato alcun tesoro. Rimasero molto delusi.

Ma dopo qualche tempo, compresero il significato delle parole del padre: infatti quell'anno la vigna diede una quantità enorme di splendida uva, perché era stata ben curata e zappata. Vendettero l'uva e ne ricavarono molti rubli d'oro, che poi divisero fraternamente secondo la raccomandazione del padre.

E da quel giorno compresero che il più grande tesoro per l'uomo è il frutto del suo lavoro.

 

SIGNORE, INSEGNAMI NEL CAMMINO DELLA VITA A NON INVECCHIARE MAI NEL CUORE!

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SIGNORE, INSEGNAMI NEL CAMMINO DELLA VITA

A NON INVECCHIARE MAI NEL CUORE!

Quando la vita mi sembrerà più lenta,

quando le responsabilità diminuiscono,

quando il respiro mi sembrerà pesante.

Fa, o Signore, che la mia vita possa continuare

ad essere utile e feconda

nel mondo e nella comunità,

contribuendo con l’ottimismo e con la preghiera

alla gioia e al coraggio degli altri,

mantenendo uno stile di relazione umile e serena

con il mondo, con i confratelli,

senza rimpianti sul passato,

facendo delle mie sofferenze fisiche

e della solitudine interiore

un dono di riparazione e di maturazione.

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