Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

1 OTTOBRE. SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO, VERGINE CARMELITANA, DOTTORE DELLE CHIESA, PATRONA DELLE MISSIONI.

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SANTA TERESA1

Nata il 2 gennaio 1873 Alençon in Francia, entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux, divenne per purezza e semplicità di vita maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa.

Ammalatasi di tubercolosi, morì giovanissima, il 30 settembre 1897, all’età di venticinque anni.

“Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue.

"Compresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno. Allora con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione.

"La mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.”

SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO. AUTOBIOGRAFIA.

1 OTTOBRE 2017. XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO. UN UOMO AVEVA DUE FIGLI. SIAMO CRISTIANI DI FACCIATA O DI SOSTANZA?

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XXVI DOMENICA

Un uomo aveva due figli! Il primo figlio rispose: non ne ho voglia di andare a lavorare, ma poi si pentì e vi andò. Il secondo dice sì ma poi non va. I due fratelli della parabola, pur così diversi, hanno tuttavia qualcosa in comune, la stessa idea del padre: un padre-padrone al quale sottomettersi oppure ribellarsi. Qualcosa però viene a disarmare il rifiuto del primo figlio: si pentì. Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e di relazionarsi a lui.

Chi dei due figli ha fatto la volontà del Padre?

Gesù dice questa parabola, perché ha davanti a sé farisei e scribi. A loro vuol far comprendere che i peccatori, i pubblicani, le prostitute, che pure inizialmente avevano detto di no alla proposta del Signore, poi di fatto si erano convertiti, hanno cambiato vita, per cui loro saranno davanti nel regno di Dio.

E’ duro il linguaggio del Signore! Perché Gesù si rivolge anche a noi, che a parole spesso diciamo sì, ma poi siamo sterili di frutti buoni. Cristiani di facciata o di sostanza? Cristiani a parole o con i fatti? Solo credenti, o anche credibili?

Ma queste parole di Gesù sono anche consolanti, perché Egli vuole dirci che in Dio non c'è ombra di condanna, solo la promessa di una vita totalmente rinnovata per tutti.

Dio non rinchiude nessuno nei suoi ergastoli passati. Dio ha fiducia sempre, in ogni uomo e in ogni donna; ha fiducia nelle prostitute e ha fiducia anche in me, in tutti noi, nonostante i nostri errori e i nostri ritardi.

Perché la salvezza di Dio è per tutti. Egli però vuole la collaborazione dell'uomo e non desidera che tante persone che si dicono cristiani, non lo dimostrano andando a lavorare nella vigna del Signore.

Il Signore, con questa parabola e con la sua spiegazione, vuole farci capire che essere cristiani non significa solo frequentare dei riti o dire delle preghiere per tenere Dio tranquillo, ma comporta dire quel sì con i fatti.

Dio non vuole un coro di persone che stanno a ripetere le sue lodi solo con la bocca. Gesù vuole persone che lo lodino con la propria vita.

"Non chiunque dice Signore Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio entrerà nel regno dei cieli!"

Il Signore ci aiuti a dire il nostro "Sì" non a parole, ma con i fatti, con tutte le cose buone che possiamo fare, nella sua grazia e nella sua gioia.

IL RADICALISMO EVANGELICO NEI NOSTRI AMBIENTI RELIGIOSI È ORMAI UTOPIA.

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IL RADICALISMO RELIGIOSO

Ci sono opere da noi svolte all’interno delle istituzioni religiose che parlano più di scopo lucrativo e molto meno di ministero apostolico, nelle quali la nostra presenza è diventata marginale o soltanto manageriale, e altri impegni quotidiani assunti su base contrattuale e stipendiati, fenomeni che rendono veramente difficile e problematico il parlare oggi di testimonianza religiosa, presenza profetica, esperienza di povertà evangelica, di gratuità ministeriale.

Il radicalismo evangelico nei nostri ambienti religiosi è ormai un’utopia. Identifichiamo la nostra esperienza di vita più con le pratiche devozionali, con l’efficienza raggiunta in settori apostolici e professionali, con i ricavi e gli utili economici, con l’osservanza esteriore della normativa, sulla base della quale veniamo osservati e giudicati a livello comunitario, e molto meno invece di conversione e testimonianza, di impegno quotidiano a riscoprire l’essenzialità delle cose e la semplicità della vita, creandoci diritti ed esigenze che spesso non trovano riscontro e talvolta sono persino in contrasto con tante espressioni del vangelo.

ADAMO CALO’. Quidquid monachus acquirit … non basta più a mantenere il monaco!, www.padreadamo.com Dicembre 2009

BENEFICENZA E SOLIDARIETA’. ESPRESSIONI NEL TEMPO DELLA CARITA’ DELLA CHIESA.

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BENEFICENZA E SOLIDARIE

I termini beneficenza e solidarietà si prestano ad essere letti come termini contrapposti, essi infatti richiamano e rispecchiano un differente modo di concepire e incarnare l’amore verso il prossimo; un modo diverso di leggere il contesto sociale delle povertà e ragioni diverse da dare a spiegazione delle povertà; modo differente di intendere e promuovere la giustizia sociale e di invocare la collaborazione dello stato nel risolvere i problemi di politica sociale; un modo diverso di intendere la stessa presenza della Chiesa nel mondo e la sua missione evangelizzatrice; uno stile diverso di collocarsi e rapportarsi ai poveri, quale istituzione benefica che supplisce alle carenze e alla negligenza dello stato o quale comunità di accoglienza che si fa carico dei problemi della propria comunità; un modo diverso di intendere l’apostolato caritativo della Chiesa, se supplenza, se promozione, se collaborazione, se condivisione, se denuncia, se profezia, se impegno nella politica e nella scelta di una determinata politica.

Beneficenza e solidarietà quindi non possono essere letti come due termini indifferenti, quasi che la testimonianza della carità nella Chiesa possa essere vissuta indifferentemente, a seconda delle proprie vedute sociali e convinzioni religiose.

La Chiesa di ieri, ci riferiamo anche alla testimonianza di tanti Santi Fondatori e Sante Fondatrici di congregazioni religiose, non ultimo Santo Annibale Maria Di Francia, ha vissuto il suo rapporto con i poveri nei termini della beneficenza e delle opere di beneficenza.

La Chiesa di oggi parla di solidarietà e condivisione. Questo non è indifferente. Vivere oggi la carità cristiana nei termini della beneficenza, significherebbe estraniarsi dal linguaggio e dalla vita di una comunità ecclesiale, non percepire i profondi mutamenti avvenuti all’ interno della Chiesa e della società in genere nel raccogliere le istanze e nel risolvere le urgenze degli emarginati ed esclusi.

ADAMO CALO’. CONFERENZA. ROMA. 2003

TUTTI SPERANO DI VIVERE IL PIÙ A LUNGO POSSIBILE MANTENENDOSI GIOVANI

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TUTTI SPERANO

ANZI QUASI ETERNI ADOLESCENTI, in palestra, in salute, in vacanze, in piscina, nel lavoro, nello sballo, generazione volutamente in bilico e indefinita.

Forse dovremo proporre nelle nostre riflessioni una cultura diversa della vita, una visione più completa di essa. La nostra vita è condizionata spesso dalla urgenza, dalla fretta, dall’orario. E vengono dimenticati gli interrogativi fondamentali sul senso da dare alle cose, al tempo, al lavoro, alla dignità, alla semplicità, alla nostra stessa vocazione e progetto di vita.

Gli anziani ci ricordano e sono testimoni di valori sociali e religiosi perduti nel tempo, la saggezza, l’amicizia, la prudenza, la bontà della lentezza.

ADAMO CALO’. Giovani si diventa con il passare del tempo, www.padreadamo.com, Settembre 2013

LE PROVOCAZIONI DI PADRE ANNIBALE MARIA DI FRANCIA.

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LE PROVOCAZIONI DI S ANNIBALE

I profeti annunciano sempre qual cosa di nuovo, ove nuovo ha il sapore spesso di diverso, provocatorio; per questo essi spesso nella vita restano ai margini della società riconosciuta, sia civile sia ecclesiale.

E’ un modo di pagare di persona, di purificare le proprie vedute nella solitudine e nella emarginazione; è anche un modo di verificare e riaffermare con più convinzione le profezie di Dio. E’ un modo umano ed evangelico di far marcire il seme nell’attesa che possa germogliare alla luce del sole. E’ questo il tragitto per il quale passano i testimoni di Dio.

Il messaggio di Padre di Francia rimane strutturalmente provocatorio, difficilmente digeribile, se non a livello di fede, sia in una società civile, sia all’interno stesso di una comunità ecclesiale.

E’ provocatorio per l’uomo, perché afferma senza mezzi termini che non può esserci progresso umano, senza una progressiva crescita nella fede cristiana.

ADAMO CALO’. In continuità con il carisma del P. Annibale Maria Di Francia. Articolo Pubblicato su Rogate Ergo. Anno XL No: 5 - maggio 1977

L'IGNORANZA DELLE SCRITTURE È IGNORANZA DI CRISTO.

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L IGNORANZA

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29).

Se, infatti, al dire dell'apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

SAN GIROLAMO. Prologo al commento del Profeta Isaia. Nn. 1. 2; CCL 73, 1-3

30 SETTEMBRE. SAN GIROLAMO. SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA

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san girolamo

È il Santo che pose tutta la sua vasta erudizione a servizio della Sacra Scrittura. Nacque nel 331 a Stridone in Dalmazia, da famiglia patrizia e cristiana. Giovane di natura irrequieta, venne a Roma per approfondirsi negli studi, per i quali sentiva innata attrattiva. Quantunque cattolico praticante, si lasciò sedurre dallo studio dei classici pagani, pei quali nutriva grande venerazione. Amante dell'erudizione fu nelle Gallie, a Costantinopoli, ad Antiochià, ecc., apprendendo il greco, il latino, l'ebraico, il siriaco e il caldaico. 

Papa Damaso gli chiese di tradurre in latino il Vecchio Testamento, e rivedere il Nuovo. Girolamo accettò l'arduo compito, e per soddisfarvi meglio stimò opportuno fissare la dimora nella Giudea. Si stabili a Betlemme in una grotta presso quella dove nacque il Salvatore, e quivi consacrò tutta la vita e la sua vasta erudizione alla traduzione e commento delle Sacre Scritture. 

Tentato a desistere dall'impresa e ad abbandonare la solitudine, riuscì a vincersi mediante prolungati digiuni, assidua preghiera e pene corporali, tanto che poteva scrivere più tardi: «Serbi per sè Roma i suoi tumulti, scorra il sangue nelle sue arene, risuoni il circo delle grida insensate, siano riboccati di lussuria i suoi teatri... Qui noi pensiamo solamente quanto sia salutare rimanere uniti con Dio e mettere in Lui tutta la nostra speranza, affinché un giorno possiamo scambiare la nostra povertà col regno dei cieli...». 

Superate difficoltà d'ogni genere e sopportate con pazienza le critiche, dopo un lungo ed estenuante lavoro, terminava finalmente l'opera monumentale della traduzione della Sacra Scrittura. I dotti del tempo la stimarono un prodigio, ed ancor oggi la traduzione di S. Girolamo è ufficiale nella Chiesa.

Combatté vigorosamente tutti quelli che snaturavano il dogma o spargevano scissioni nel gregge di Cristo: le sue lettere immortali ne sono prova. Benché infermo e ridotto a pelle e ossa, non risparmiò mortificazione alcuna al suo corpo, ripetendo che intendeva consumare il sacrificio della sua vita sulla vetta del Golgota. 

Si spegneva nel Signore il 30 settembre 419, dopo una lunga vita di lotta, di lavoro e di preghiere. La Chiesa riconobbe in lui uno dei più fermi e sicuri testimoni della verità, e ornò la sua fronte coll'aureola dei Dottori. 

PUÒ ESSERE FACILE AIUTARE QUALCUNO SENZA ACCOGLIERLO PIENAMENTE

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san lorenzo

La carità di Cristo è indubbiamente universale: abbraccia tutti gli uomini e le donne di sempre, poveri e ricchi, sani e malati, buoni e cattivi.

È tuttavia fuori di dubbio che Gesù, nel suo amore universale ha privilegiato i poveri, gli ultimi, i peccatori, le prostitute, gli emarginati, gli esclusi. Li ha privilegiati non certo per discriminare gli altri, ma perché avevano maggiore bisogno di compassione, di tenerezza, di aiuto.

La carità di Dio entra nella storia attraverso gesti e parole. L’amore fraterno e l’amore preferenziale per i poveri sono rivelazione dell’amore di Dio. Il punto nodale dell’amore preferenziale non sta nel dare ai poveri alcune cose di cui mancano, ma nell’assicurare ad essi una piena appartenenza alla comunità cristiana.

Può essere facile aiutare qualcuno senza accoglierlo pienamente. Accogliere il povero, il malato, lo straniero, il carcerato è infatti fargli spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie, nella propria città, nelle proprie leggi.

È la Chiesa, la comunità cristiana, il soggetto della scelta preferenziale dei poveri, non la Caritas, non i gruppi di volontariato, non gli istituti religiosi. E il segno che questa scelta è stata realmente fatta, è l’integrazione dei poveri dentro la vita della comunità in tutte le sue espressioni. La Caritas, gli istituti religiosi devono spingere, stimolare, ma l’obiettivo è che tutta la comunità persegua, accolga questo traguardo.

29 SETTEMBRE. SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE

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29 settembre

Gli Arcangeli, per Dionigi l'Areopagita, sono altissime gerarchie angeliche con specifici compiti, tra i quali: servire Dio, contemplare il suo volto, cantarne incessantemente le lodi, lottare contro Satana sino alla sua sconfitta finale e aiutare l'uomo portandogli i messaggi di Dio e sconfiggere le suggestioni del male, per ricondurlo dopo la morte terrena a Dio.

Michele è il protettore dei protettori, l'arcangelo guerriero, principe delle milizie celesti, avversario di Satana e degli angeli che si erano ribellati a Dio, e che lui aveva vinto al grido di guerra: «Chi è come Dio?», che è anche il significato del suo nome in lingua ebraica. Ed è così, nell'atto di trafiggere il demonio sconfitto, che viene spesso raffigurato nelle immagini più belle. 

Gabriele, forza di Dio (questo significa il suo nome), è l'angelo messaggero per eccellenza. L'ambasciata più clamorosa l'ha fatta a Maria, la giovane fidanzata del falegname di Nazaret, Giuseppe, per annunciarle che il Messia misteriosamente si sarebbe fatto carne in lei e l'eternità sarebbe entrata così nel tempo e nella storia. Ecco le sue parole: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te [...]. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo» 

Raffaele, che in ebraico significa «Dio guarisce», è l'arcangelo che, sotto forma di giovane bellissimo, accompagna Tobiolo, incaricato dal padre, il vecchio e cieco Tobia, di andare a riscuotere un credito di dieci talenti d'argento. Un lungo viaggio dall'Assiria a Rages, che il giovane Tobiolo difficilmente avrebbe potuto condurre a termine se non avesse avuto a fianco Raffaele a salvarlo da un bel po' di guai. Tutto finisce bene: Tobiolo riscuote i denari, non solo, ma per l'intermediazione di Raffaele sposa Sara, la bella e virtuosa figlia di Rachele, e, tornato a casa, restituisce la vista al padre ungendogli gli occhi con il fiele di un pericoloso pesce che sul Tigri aveva minacciato la sua vita. 

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