Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

LA FAME DEL CUORE. POVERTÀ OGGI È UNA PAROLA CONTROVERSA

on .

 

LA FAME DEL CUORE. POVERTÀ OGGI È UNA PAROLA CONTROVERSA.

Dallo scandalo delle miserie che vediamo per strada o leggiamo sulla cronaca quotidiana, nasce la tendenza, spesso strumentale, di ridurre i bisogni umani al solo bisogno economico e presentare soluzioni soltanto amministrative. II povero nella mente di molti viene a identificarsi con l’indigente.

Ma l’uomo non vive di solo pane, né bastano i soldi a risolvere i suoi problemi. C’è una fame dello stomaco, che senza dubbio, a certi livelli, vuole la priorità. Ma c’è anche una fame del cuore, una fame del cervello.

C’è fame di amore, di conoscenza, di bellezza, di sicurezza, di gioco, di allegria. Esse fanno della povertà qualcosa di più complesso che non la fame per semplice indigenza.

(cfr. Adamo Calò, in: Povertà emergenti nella società del benessere, Relazione per Incontro Laicato rogazionista su: Fedeltà al passato e sfide del presente, Pacognano, 1/3/ 2002, www.padreadamo.com

O DIO DELL'IMPREVISTO, FA' CH'IO NON TEMA MAI L'IMPREVISTO

on .

 

 

O DIO DELL'IMPREVISTO, FA' CH'IO NON TEMA MAI L'IMPREVISTO,

l'inconsueto, l'impensato, poiché proprio Tu fosti tutto ciò e feristi il cuore degli uomini con la tua assoluta Novità.

Scioglimi il cuore perché anch'io sappia sorprendermi e sorprendere per diversità di pensiero novità di vita, fantasia d'amore, prontezza di fronte al male.

(L. Bloy)

GIOVANI E LA FEDE. LE RADICI CRISTIANE SONO ORMAI SECCHE

on .

 

GIOVANI E LA FEDE. LE RADICI CRISTIANE SONO ORMAI SECCHE.

Generalmente prevale tra i giovani il disinteresse e la difficoltà a parlare di una tematica come quella religiosa. La maggior parte dei sondaggi sul rapporto giovani e religione confermano quanto forse già tutti diamo per scontato.

Ormai la maggior parte di loro non ha radici religiose, né memoria di consuetudini cristiane, ma atteggiamenti e modi di comportarsi che hanno ereditato da genitori troppo occupati nel mondo del lavoro e del successo; genitori che hanno lasciato i figli a cavarsela da soli sul piano morale e spirituale, senza altra preoccupazione educativa che quella di badare ad un possibile titolo di studio e a un loro impiego nel mondo del lavoro.

Sono ormai eclissati e forse talvolta banalizzati in ambito giovanile, i valori portanti di una famiglia cristiana, l’amore come stima e rispetto dell’altro e della sua sessualità, l’attenzione alla voce della coscienza, il rispetto del nome e della presenza di Dio, la sollecitudine verso i poveri, la frequenza ai sacramenti e la partecipazione alla vita di una comunità cristiana.

Per un buon numero di giovani però la dimensione religiosa rimane elemento importante della propria vita, anche se soltanto a livello personale e privato, senza un coinvolgimento in forme di partecipazione comunitarie o rituali e senza un riconoscimento esplicito dell’autorità delle istituzione religiose. Anzi la religione istituzionalizzata per molti giovani è diventata qualcosa di distante e incomprensibile.

QUANDO CI PRENDE LA RASSEGNAZIONE, VIVIAMO CON L’IMMAGINARIO DI UN PASSATO GLORIOSO

on .

 

Quando ci prende la rassegnazione, viviamo con l’immaginario di un passato glorioso che, lungi dal risvegliare il carisma iniziale, ci avvolge sempre più in una spirale di pesantezza esistenziale.

Tutto si fa più pesante e difficile da sollevare. E qui, questa è una cosa che non avevo scritto ma la dirò, perché è un po’ brutto dirla, ma scusatemi, succede, e la dirò.

Incominciano a essere pesanti le strutture, vuote, non sappiamo come fare e pensiamo di vendere le strutture per avere i soldi, i soldi per la vecchiaia… Incominciano a essere pesanti i soldi che abbiamo in banca… E la povertà, dove va?

Ma il Signore è buono, e quando una congregazione religiosa non va per la strada del voto di povertà, di solito le manda un economo o un’economa cattiva che fa crollare tutto! E questo è una grazia! Dicevo che tutto si fa più pesante e difficile da sollevare. E la tentazione sempre è cercare le sicurezze umane.

Ho parlato dei soldi, che sono una delle sicurezze più umane che abbiamo vicino. Perciò, fa bene a tutti noi rivisitare le origini, fare un pellegrinaggio alle origini, una memoria che ci salva da qualunque immaginazione gloriosa ma irreale del passato.

PAPA FRANCESCO Ai Religiosi della Diocesi di Milano

ASSENZA DI DIALOGO TRA CHIESA E MONDO GIOVANILE

on .

 

ASSENZA DI DIALOGO TRA CHIESA E MONDO GIOVANILE.

Nel rapporto spesso conflittuale tra adulti e giovani si colloca anche il rapporto Chiesa e mondo giovanile. Una delle accuse che i giovani fanno alla Chiesa riguarda il suo rimanere ferma sui principi, senza prestare debita attenzione alla opportunità di calarli nel tempo presente.

La Chiesa rischia di bruciare ogni relazione educativa verso i giovani perché non vuole rinunciare al ruolo istituzionale che le compete. Eppure essa rimane ancora oggi punto di riferimento importante per i giovani.

Il mondo giovanile non è stato mai un contenitore di valori precostituiti, ma un laboratorio di nuove idee e indicazioni. Questo vale e dovrebbe valere anche per la Chiesa.

Appare evidente quindi che i giovani oggi desiderano comunicare con il mondo degli adulti, ma spesso si scontrano con modelli disinteressati, freddi, lontani, autoritari.

C’è un desiderio di valori da parte dei giovani, e questo potrebbe diventare l’elemento per allacciare, nell’ambito della comunità ecclesiale, una corretta ed adeguata introduzione alla fede.

MA DIO MI AMA VERAMENTE?

on .

 

MA DIO MI AMA VERAMENTE?

Ad amar Dio ci vuole poco, in un certo senso. Dio è la perfezione, amabile di per sé. Il problema più serio è questo: ma Dio mi ama? Se io son certo che Dio mi ama, per me dovrebbe essere facile amare.

Non mi domanderò quindi se lo merita colui che io devo amare, perché se domandassi la stessa cosa nei confronti di Dio per quanto mi riguarda, io sarei rovinato.

Dio mi ama e non son degno di essere amato; quindi io amo anche chi non considero degno di essere amato da me.

(Cfr. Ernesto Calducci, Il Vangelo di San Giovanni)

IV DOMENICA DI QUARESIMA. IL VANGELO CI INVITA A CHIUDERE GLI OCCHI E RIMANERE IN SILENZIO PER QUALCHE MINUTO

on .

 

 IV DOMENICA DI QUARESIMA.

Il vangelo ci invita a chiudere gli occhi e rimanere in silenzio per qualche minuto.

Sarà difficilissimo per molti di noi fare una cosa così.

Quando riaprite gli occhi pensate per un attimo a cosa avete veramente visto con gli occhi chiusi.

Cosa si vede quando la vista fisica non c’è? Siamo capaci di vedere a occhi chiusi? Molti diranno che non hanno visto nulla.

Cosa riusciamo a vedere oltre lo sguardo fisico che arriva alla superficie illuminata delle cose e soprattutto delle persone?

Il brano del Vangelo è tutto un gioco di sguardi, con presunti vedenti che in realtà non vedono e ciechi che forse proprio perché tali fisicamente sono più liberi di vedere in profondità la realtà e soprattutto Gesù.

Questo uomo, identificato per l'aspetto superficiale che mostra da sempre, “è un povero cieco”, non ha nome e quindi potrebbe essere benissimo assunto da ciascuno di noi. Noi siamo quel cieco, cioè incapaci di vedere e controllare tutto, ma forse per questo con la capacità di sviluppare uno sguardo più profondo e vero, quello della fede.

Noi tutti siamo anche come i discepoli e i farisei e tutti gli altri personaggi attorno al cieco guarito, che vedono bene con gli occhi ma sono incapaci di vedere l'uomo oltre l'apparenza del povero cieco e incapaci di vedere Dio oltre l'apparenza di quel maestro di nome Gesù che opera, secondo loro, solo trasgressioni religiose, se guarisce di sabato!

Forse siamo, o possiamo essere almeno un po', come Gesù che vede realmente l'uomo oltre il cieco, vede una persona oltre il poveraccio che tutti credono maledetto dato che ha quella malformazione dalla nascita.

Gesù è il vero vedente che vuole guarire prima di tutto i suoi discepoli dalla cecità spirituale che porta al giudizio e alla superficialità nelle relazioni.

Gesù è quella luce del mondo che illumina il cuore prima ancora degli occhi, e permette al mondo di guarire dal buio spirituale che divide gli uomini tra di loro, li porta a giudicarsi e separarsi, e alla fine ad eliminarsi a vicenda.

Sono cieco e rimango un povero cieco, se nel prossimo vedo solo il suo corpo, la sua professione, il suo stato economico, i suoi successi e insuccessi, la sua razza, le sue scelte e i suoi fallimenti, le sue buone e cattive azioni.

Ci vedo veramente se nel prossimo vedo un uomo, una donna, qualcuno da amare nel profondo e che nonostante tutte le differenze, come me, desidera essere amato e amare.

Sono cieco e rimango un povero cieco, se vedo me stesso solo in base al mio aspetto fisico, ai miei successi e insuccessi, capacità o vizi...

Ci vedo veramente se mi vedo come mi vede Dio, che osserva la mia anima, e la vede e la ama.

Grazie mio Gesù perché mi vedi, conosci quello che sono ... e mi ami per quello che sono.

UA-90394871-1