Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

NON SI PUÒ CHE SOSTENERE QUESTA NUOVA SENSIBILITÀ SOCIALE VERSO LE SOFFERENZE DEI BAMBINI ABUSATI E LA VOGLIA DI GIUSTIZIA DELLE LORO FAMIGLIE.

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NON SI PUÒ CHE SOSTENERE QUESTA NUOVA SENSIBILITÀ SOCIALE VERSO LE SOFFERENZE DEI BAMBINI ABUSATI E LA VOGLIA DI GIUSTIZIA DELLE LORO FAMIGLIE.

Quello che più impressiona e forse infastidisce la nostra sensibilità sacerdotale è proprio questo mucchio quotidiano di notizie e scandali su preti e religiosi e persone di chiesa, che in ogni parte del mondo, si sono resi responsabili di comportamenti moralmente ambigui o sono coinvolti o accusati di atti di pedofilia.

Le rivelazioni ormai frequenti e quotidiane di abusi e violenze sessuali che hanno subito nel passato e subiscono a tutt’oggi bambini ragazzi e giovani non possono lasciarci indifferenti, soprattutto quando sono complici sacerdoti e religiosi, poiché la delusione che ne deriva è pari alla fiducia che in loro e nel loro ministero era stata conferita.

L’educatore cristiano, soprattutto se sacerdote o religioso, è stato nel tempo persona rispettata dalla gente, perché figura in cui convergono competenza, amicizia, fedeltà.

Non si può che acconsentire e sostenere questa nuova sensibilità sociale verso le sofferenze dei bambini abusati e la voglia di giustizia delle loro famiglie.

Il futuro di ogni ragazzo, il suo equilibrio interiore, la maturazione affettiva e sessuale richiedono dagli adulti un’attenzione continua ed equilibrata e rimangono per tutti noi una costante responsabilità.

Un primo passo sarà l’accettazione della verità per quanto scabrosa essa possa sembrare. E’ un passaggio non negoziabile. Qualunque ne sia il costo. La Chiesa è fortemente impegnata al riguardo.

Ciò non esclude che in questo campo la ricerca della verità richieda prudenza e maturità di giudizio.

Siamo infatti testimoni di un’eccessiva frammentazione e talvolta diffidenza reciproca fra le varie istituzioni che hanno responsabilità educative e formative, la famiglia, la scuola, le pubbliche istituzioni, la chiesa. Eppure l’universo dei minori riguarda tutti e richiede effettiva collaborazione, intendimento e assunzione di responsabilità condivise.

di Adamo Calò. Conferenza. Roma 2012

LE NUOVE POVERTA’. CHI E’ IL POVERO PER TE?

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LE NUOVE POVERTA’. CHI E’ IL POVERO PER TE?

Ordinariamente nel nostro linguaggio quotidiano definiamo povero una persona che non possiede, o che non ha a sufficienza, o forse ha poco o possiede di meno se comparata alla maggioranza della gente che gli vive attorno.

Chi è oggi veramente il povero? Quale potrà essere il criterio per precisare ciò che manca e quindi poter qualificare povera una persona? Di cosa avremmo bisogno per non essere definiti poveri, o quale potrebbe essere il margine al di sotto del quale siamo considerati tali?

Mi dirai non hai occhi per vedere, orecchie per sentire? Segui i telegiornali, leggi i giornali? Forse vivi in un mondo dove la povertà non esiste? Ti consiglio di andare in un mercato all'aperto nell'ora di chiusura quando vengono messe tutte le cassette con gli scarti della frutta e della verdura vicino ai cassonetti della spazzatura, oppure davanti a una mensa della caritas, o meglio ancora nei negozi della solidarietà. I poveri sono intorno a te e tu neanche li vedi perciò li chiamano invisibili.

I poveri sono davvero in mezzo a noi. E’ povero il tuo vicino, che magari prende una pensione minima e deve farla bastare anche per il suo coniuge. E’ povera la famiglia in cui lavora solo il padre, fa l'operaio e ha 3 figli da sfamare. Sono poveri i disoccupati che vivono da soli, o peggio, hanno famiglia. Sono poveri tutti quelli che hanno perso il lavoro con cui si mantenevano, magari in età avanzata e non ne troveranno mai un altro.

C’è poi un mondo di fragilità umane, ci sono periferie esistenziali, che fanno crescere a dismisura il numero e la fisionomia dei poveri, che giungono ormai a sfiorare la prossimità di ciascuno. Per questo diventa indispensabile chiederci chi è nella realtà il povero oggi.

Se siamo capaci, in piena serenità di spirito, a dare una risposta plausibile a questi interrogativi, forse saremo altrettanto capaci di determinare gli ambiti e gli spazi entro i quali collocare la nostra esperienza di vita cristiana e soprattutto l’esperienza di vita religiosa e sacerdotale, perché venga riconosciuta e accettata oggi dagli altri quale testimonianza di vita povera, vissuta nel nostro particolare contesto sociale.

 

di Adamo Calò. Conferenza. Roma 2012

11 GIUGNO. 8 Giorno Novena in onore di S. Antonio di Padova.

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ANTONIO

GLORIOSISSIMO SANT’ANTONIO

CHE AVETE LIBERATO TANTI CARCERATI

che a voi ricorsero con grande fiducia, specialmente se a torto condannati;

soccorrete tanti innocenti ingiustamente condannati,

e in quanto a noi rompete le catene

che ci rendono schiavi delle nostre passioni e del demonio. Amen

11 GIUGNO. DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITA’.

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SANTISSIMA TRINITA

 

Ave o eterno sovrano, Dio vivente, che esisti dall’eternità

Giudice tremendo e giusto, Padre sempre buono e misericordioso! A Te sia resa nuova ed eterna supplica, lode, onore e gloria, per mezzo della tua Figlia vestita di sole, nostra ammirabile Madre! Amen.

Ave, o Uomo, Dio immolato Agnello sanguinante, Re della pace,

Albero della vita, tu nostro Capo, porta di ingresso al Cuore del Padre, Figlio eterno del Dio vivente, che con Colui che è, regni in eterno! A Te sia data potenza, ora e nei secoli, e gloria e grandezza, e adorazione e riparazione e lode, Per mezzo della tua immacolata Genitrice, nostra ammirabile Madre! Amen.

Ave, o Spirito dell’Eterno, sorgente inesauribile di santità,

operante in Dio dall’eternità! Torrente del fuoco dal Padre al Figlio, Uragano impetuoso, che spiri forza, luce e fuoco nelle membra del Corpo mistico! Tu eterno incendio d’amore, Spirito di Dio che operi nei viventi, Tu rosso torrente di fuoco che scorri eternamente vivo nei mortali, a Te sia data gloria, potenza e bellezza ora e in tutta l’eternità per mezzo della Tua Sposa coronata di stelle, nostra ammirabile Madre! Amen.

10 GIUGNO. 7 giorno della Novena in onore di S. Antonio di Padova. AFFIDAMENTO DEI NOSTRI BAMBINI A SANT’ANTONIO DI PADOVA.

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BAMBINI E S ANTONIO

AFFIDAMENTO DEI NOSTRI BAMBINI A SANT’ANTONIO DI PADOVA. 

O sant’Antonio, ci rivolgiamo a te per mettere sotto la tua protezione ciò che abbiamo di più caro e prezioso: i nostri bambini e ragazzi.

A te, immerso nella preghiera, apparve Gesù Bambino, e, mentre lasciavi questo mondo confortato dalla visione del Signore, i bambini diffondevano l’annuncio della tua morte beata: rivolgi il tuo sguardo a questi fanciulli che ti affidiamo perché tu li aiuti a crescere, come cresceva Gesù, in età, sapienza e grazia. 

Fa che essi conservino l’innocenza e la semplicità di cuore; concedi che abbiano sempre accanto l’affetto premuroso e la guida saggia dei genitori e dei loro educatori.

Vigila su di loro perché, progredendo negli anni, arrivino alla completa maturità e, come cristiani, diano testimonianza di una fede esemplare. 

O sant’Antonio nostro patrono, sii vicino a tutti i bambini e a tutti i ragazzi del mondo e conforta anche noi con la tua continua protezione. Amen.

POVERTÀ È MANCANZA DI SOLDI. COSÌ LA PENSAVA MIA MADRE, E COSI’ LA VIVE LUIGI, IL BARBONE ALBANESE CHE DORME SOTTO I CARTONI A DUE PASSI DALLA RESIDENZA DELLA NOSTRA COMUNITA’ RELIGIOSA IN ROMA.

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LA POVERTA RELIGIOSA

Altri diranno che povertà oggi è dimensione dello spirito, conseguenza della fede, che ci aiuta a vedere in Dio l’unico bene necessario, è fiducia nella Provvidenza, è considerare le cose come passeggere, beni fittizi, e la ricchezza quasi un intralcio ad accogliere Dio e la parola di Dio nella vita. Tutto appartiene a Dio e tutto deriva da Lui.

Altri diranno che povertà oggi è imitazione della povertà di Cristo che nello svolgimento della sua missione apostolica non aveva dove posare il capo. Al cuore della esperienza di vita consacrata c’è infatti una scelta di fondo, imitare Cristo e il suo stile di vita, nella certezza che i poveri sono i soli eredi del regno. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

Altri diranno che povertà oggi è percezione e accettazione dei propri limiti umani e spirituali, in rapporto alle legge di Dio, agli altri e allo stesso creato. E’ dimensione dello spirito umano che si riconosce creatura bisognosa degli altri e delle cose, per vivere e crescere. E’ debolezza e indigenza, perché nessuno è sufficiente a se stesso e tutti abbiamo bisogno gli unì degli altri.

Altri diranno che povertà oggi è parola che sottende qualcosa di positivo, quando intesa come libertà e autonomia dalle cose, dal consumismo sfrenato e talvolta inutile; una maturità e saggezza umana che ci colloca al di sopra del creato. La povertà è conquista e liberazione. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

Altri diranno che povertà oggi è tendenza umana e solidale, un venire incontro alle povertà degli altri, di coloro che soffrono la miseria e l’ingiustizia, e ci aiuta a condividere la vita e le proprie risorse con chi è nel bisogno, in spirito di solidarietà, condivisione e comunione.

Il nostro vivere insieme in fraternità e l’impegno apostolico da noi svolto sono già condivisione e testimonianza di povertà; le manifestazioni esteriori della povertà invece e la sobrietà di vita diventano secondarie e quasi marginali se comparati al bisogno di promozione e incremento delle attività apostoliche in un determinato contesto sociale. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

Altri diranno, forse la maggior parte della gente, che povertà è mancanza di soldi. Così come la pensava mia madre, così la ritiene qualsiasi fedele della mia parrocchia, così la vive Luigi, il barbone albanese che dorme coperto di cartoni sul marciapiede, a due passi dalla nostra residenza religiosa.

Povertà intesa come emergenza, indigenza, disagio, e poi anche come sobrietà, controllo delle spese personali, su come evitare il superfluo e l’esagerazione, su come fronteggiare le difficoltà economiche, riscoprendo l’essenzialità e la semplicità di vita.

Non è forse anche questo un aspetto della nostra povertà religiosa? E forse proprio di questo dovremmo più spesso parlare.

di ADAMO CALO'

9 GIUGNO. 6 giorno della Novena in onore di S. Antonio di Padova. IL PANE DI S ANTONIO.

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9 giugno 6 giorno

IL PANE DI S ANTONIO. IL PANE È IL SIMBOLO DI S ANTONIO CHE CERCA L’UOMO BISOGNOSO, IL POVERO, L’AFFAMATO. 

IL MIRACOLO CHE HA DATO ORIGINE A QUESTA SECOLARE DEVOZIONE.

Un bimbo di venti mesi, di nome Tommasino, i cui genitori avevano l'abitazione vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da sua madre accanto a un recipiente pieno d'acqua.

Allorché quella donna fece ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si precipitò, e vide che la testa del figlio stava all'ingiù, nel fondo del recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino, ormai rigido e morto. Piangendo e lamentandosi ad alta voce, mise sossopra tutto il vicinato.

Numerose persone accorsero sul posto, compresi alcuni frati in compagnia degli operai che lavoravano a certe riparazioni nella chiesa di sant'Antonio. Avendo constatato che il piccolo era sicuramente morto, ebbero compassione della sofferenza e delle lacrime della madre.

Costei però, ricorrendo alla intercessione del beato Antonio, si mise ad implorarne l'aiuto; e fece voto di distribuire ai poveri la quantità di grano corrispondente al peso del bimbo, se il beato Antonio lo avesse risuscitato.

Passato un po' di tempo, il bambino riprese a vivere e fu ridato a sua madre.

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