Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

III DOMENICA DI PASQUA. GESÙ E I DISCEPOLI DI EMMAUS.

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Emmaus ci parla dell’itinerario di due discepoli che lasciano Gerusalemme illusi e delusi e vi ritornano per ripartire gioiosi e fiduciosi verso la testimonianza, perché sono stati incontrati da Cristo Risorto, presente nella spiegazione della Sacra Scrittura e nel sacramento del pane spezzato. 

Emmaus assicura tutti che, quando ascoltano la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipano allo spezzare del pane nella liturgia eucaristica, sono realmente incontrati da Cristo e ritrovano fede e speranza.

Chiediamoci allora: Cos'è che apre i nostri occhi? Cos'è che ci permette di riconoscere Cristo nella nostra vita, nelle nostre prove, nelle nostre sofferenze, nella nostra esperienza del limite e della morte?

E' attraverso la Sacra Scrittura che il Signore ci parla. Essa costantemente accende, nutre, rinnova la nostra speranza. Solo il cuore che custodisce la Parola, arde, brucia, trova consolazione.

Poi riconosciamo Cristo nello spezzare del pane, cioè nel dono di noi stessi in ringraziamento al Padre, perché è questo il senso dell'eucarestia, parola che vuol dire appunto azione di grazia.

CONFONDIAMO SPESSO NELLA VITA DI OGNI GIORNO LA SANTITÀ CON LE NOSTRE DEVOZIONI PARTICOLARI E PRIVATE.

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CONFONDIAMO SPESSO NELLA VITA DI OGNI GIORNO LA SANTITÀ CON LE NOSTRE DEVOZIONI PARTICOLARI E PRIVATE.

Quando si parla di santità oggi, l’immaginario di tanti passa istintivamente all’idea delle statue, delle processioni, delle candele, dei baci ai piedi delle statue di Madonne e Santi posti in chiesa, di feste paesane e di beatificazioni in piazza San Pietro.

Confondiamo spesso infatti nella vita di ogni giorno la santità con le nostre devozioni particolari e private.

E forse proprio tutto questo genera in molti giovani scetticismo e indifferenza, perché questi discorsi sembra che a loro non dicano proprio niente.

Siamo testimoni di una frattura che si è venuta a creare tra la santità come proposta di vita e il quotidiano della vita, tra le esperienze umane ordinarie e il senso dello spirito.

E’ IL PRETE CHE CERCA LA GENTE, NON VICEVERSA

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E’ IL PRETE CHE CERCA LA GENTE, NON VICEVERSA.

Leggiamo nella biografia di S. Annibale Maria un significativo episodio. Era ancora giovane diacono. Ad un angolo della strada incontra un cieco che chiede l’elemosina. Gli domanda: “Le sai le cose di Dio?” La risposta: “E chi me le insegna?” Versa l’elemosina nella mano del cieco promettendogli: “Verrò a trovarti”. E andò per davvero nel Quartiere Avignone di Messina a trovarlo, da prete, e si trasferì per sempre in quel quartiere di miseria e di abbandono.

E’ il prete che cerca la gente, non viceversa.

Perché a lui è stato affidato un compito, una missione da svolgere: insegnare le cose di Dio. Non aspettate la gente nel vostro ufficio, ci dice Padre Annibale. Bisogna andare incontro alle necessità della propria gente, farsi carico dei loro problemi, facendo sempre il primo passo. Mettendo piede nel quartiere, che è simbolo della vita.

E la prima necessità è spiegare e far capire le cose di Dio. Perché solo alla luce di Dio, solo con spirito di fede potremo dare un senso alle cose del mondo, a tutto ciò che avviene attorno a noi, alle esperienze della nostra vita.

TROVO VERAMENTE STRANO CHE TALORA SI VOGLIA RIDURRE IL SACERDOTE ALLA STREGUA DI UNO CHE È PRESO DA UNA SERIE DI PREOCCUPAZIONI

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TROVO VERAMENTE STRANO CHE TALORA SI VOGLIA RIDURRE IL SACERDOTE ALLA STREGUA DI UNO CHE È PRESO DA UNA SERIE DI PREOCCUPAZIONI legate a una propria famiglia, a un proprio lavoro.

Si tratta, per lui, di una vita qualitativamente diversa, intensamente diversa, ma non una vita doppia, intesa come somma di esperienze. E se uno soltanto capisce cosa voglia dire una chiamata a "lasciare tutto" e a seguirLo, trova assurde le ipotesi del prete sposato con famiglia, del prete manager o anche soltanto macellaio.

Un ruolo – quello del prete – che si fonda certo su alcune caratteristiche proprie, ma anche su un legame speciale con Dio, che non è il direttore generale di una grande azienda, bensì – appunto – Dio. Uno può negarlo nella propria vita ma non negare che esista nella vita di un sacerdote, il quale ha inforcato la sua missione rispondendo a una chiamata che viene da Dio direttamente. 

Vittorino ANDREOLI. La vocazione. 20 febbraio 2008

II DOMENICA DI PASQUA. IL MESSAGGIO DELLA DIVINA MISERICORDIA

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II DOMENICA DI PASQUA. IL MESSAGGIO DELLA DIVINA MISERICORDIA

A Santa Faustina, una religiosa polacca che aveva una fiducia sconfinata in Dio e appartenente alla Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, il Signore Gesù ha affidato una missione importantissima – il Messaggio della Misericordia rivolto al mondo intero. 

La sua missione consisteva nel trasmettere nuove preghiere e forme di culto della Divina Misericordia che devono ricordare una verità di fede caduta nell’oblio: quella dell’amore misericordioso di Dio verso ogni uomo. Nel messaggio trasmesso, Iddio Misericordioso si rivela in Gesù Cristo Salvatore come Padre di amore e di misericordia, soprattutto nei confronti degli infelici, smarriti e peccatori.

Santa suor Maria Faustina Kowalska (1905-1938) “Sei la segretaria della Mia Misericordia: ti ho scelta per questo incarico in questa vita e in quella futura” (Diario, 1605). “Il tuo compito è quello di scrivere tutto ciò che ti faccio conoscere sulla Mia Misericordia, per il bene delle anime che leggendo questi scritti proveranno un conforto interiore e saranno incoraggiate ad avvicinarsi a Me” (Diario, 1693).

“Oggi mando te a tutta l’umanità con la mia Misericordia. Non voglio punire l’umanità sofferente, ma desidero guarirla, stringerla al mio Cuore Misericordioso (...). Prima del giorno della giustizia mando il giorno della Misericordia” (Diario, 1588).

“Ho aperto il Mio Cuore come una viva sorgente di Misericordia, tutte le anime vi attingano la vita, si avvicinino con grande fiducia a questo mare di Misericordia. I peccatori otterranno la giustificazione ed i giusti verranno rafforzati nel bene” (Diario, 1520).

“...Sia il peccatore che il giusto hanno bisogno della Mia Misericordia. La conversione e la perseveranza sono grazie della Mia Misericordia” (Diario, 1577).

“Le grazie della Mia Misericordia si attingono con un solo recipiente e questo è la fiducia. Più un’anima ha fiducia, più ottiene” (Diario, 1578).

LA FESTA DELLA MISERICORDIA. “Desidero che la festa della Misericordia sia il riparo e il rifugio per tutte le anime, e specialmente per i poveri peccatori (...) riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto” (Diario, 699).

“Anche se un’anima fosse in decomposizione come un cadavere ed umanamente non ci fosse alcuna possibilità di risurrezione e tutto fosse perduto, non sarebbe così per Dio: un miracolo della Divina Misericordia risusciterà quest’anima in tutta la sua pienezza” (Diario, 1448).

DOMENICA DI ALBIS O DELLA “DIVINA MISERICORDIA”

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Domenica di Albis o della “Divina Misericordia”

Si celebra questa domenica la Festa della Divina Misericordia. Una ricorrenza istituita nella seconda domenica di Pasqua da San Giovanni Paolo II nel 2000, in occasione della canonizzazione di Santa Faustina Kowalska.

Santa Faustina, suora polacca della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, ebbe straordinarie rivelazioni: nel 1931, in una apparizione, Gesù le chiese di far dipingere l’immagine della sua Misericordia.

In questa domenica possiamo ricevere, in abbondanza, lo Spirito del Risorto e, nella misura in cui Egli ci consola gettandosi dietro le spalle i nostri peccati, possiamo consolare anche noi coloro che incontriamo. Gesù c’invia oggi ad annunciare la Misericordia ovunque, nelle piazze, al lavoro, in viaggio, pur nella debolezza, ma con franchezza.

Ma la Misericordia raggiunge solo coloro che riconoscono di aver mancato e desiderano cambiare vita, non chi continua ad ammiccare all’iniquità.

L'importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia. (...) Nessun'anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, 699).

PASQUA. RESURREZIONE DI GESU’. ANDATE PRESTO, ANDATE A DIRE…

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PASQUA. RESURREZIONE DI GESU’. 
ANDATE PRESTO, ANDATE A DIRE…

Voi che l'avete intuito per grazia
correte su tutte le piazze
a svelare il grande segreto di Dio.

Andate a dire che la notte è passata.
Andate a dire che per tutto c'è un senso.
Andate a dire che l'inverno è fecondo.
Andate a dire che il sangue è un lavacro.
Andate a dire che il pianto è rugiada.
Andate a dire che ogni stilla è una stella.
Andate a dire: le piaghe risanano.
Andate a dire: per aspera ad astra.
Andate a dire: per crucem ad lucem.

Sabino PALUMBIERI

II DOMENICA DOPO PASQUA. TUTTI AL CHIUSO PER TIMORE DEI GIUDEI.

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II Domenica dopo Pasqua. Tutti al chiuso Per timore dei Giudei.

Il vangelo di questa II Domenica dopo Pasqua ci mette di fronte alla realtà della paura dei discepoli del Signore e alla realtà delle porte chiuse.

Sono tante le nostre paure oggi che ci accomunano a quel gruppo sparuto di disperati discepoli: sono le paure dell'altro diverso da me, dello sconosciuto che potrebbe celare violenza, c'è anche paura del vicino di cui non ci fidiamo più, del compagno della nostra vita, la paura dell'abbandono, della violenza... un elenco infinito! Non c'è soltanto la porta chiusa e ben serrata dei nostri appartamenti, ma anche la porta chiusa delle nostre relazioni, della diffidenza, della paura di perdere la serenità vera o presunta che sia.

E venne Gesù a trovare gli apostoli e viene Gesù e sta in mezzo a noi, per spingerci a uscire fuori dai luoghi del nostro nascondimento ed entrare nella pienezza della vita nuova.

C’è la necessità, come per l’apostolo Tommaso, di toccare e metterci il dito dentro le ferite per gioire al vedere il Signore. Dobbiamo fare lo stesso gesto di Tommaso e deporre nelle sue ferite le nostre ferite, le tristezze e le delusioni, il buio delle notti di cui abbiamo coscienza.

Pace a voi!", è questa la prima cosa che Gesù risorto dice ogni volta che appare ai discepoli.
E' un saluto e un dono allo stesso tempo. Gesù si presenta alla comunità di coloro che portano il suo nome nella pace che solo da Dio proviene, la pace vera. E' la pace che porta felicità profonda nell'uomo, è la pace che cambia la storia umana da divisione a unità, da egoismo a solidarietà con tutti.

RIVEDERE ED EVENTUALMENTE REIMPOSTARE LA PRASSI VOCAZIONALE DELLA CHIESA.

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RIVEDERE ED EVENTUALMENTE REIMPOSTARE LA PRASSI VOCAZIONALE DELLA CHIESA.

Come nella realtà, i principi, le deduzioni, i rapporti esistenti tra preghiera, Parola di Dio e vocazione, vengono effettivamente incarnati e vissuti dai numerosi gruppi ecclesiali che animano da sempre la Chiesa?

E le tradizionali comunità religiose che fondano la loro esistenza proprio sui contenuti di vocazione e preghiera come riescono ancora oggi ad affermare e testimoniare nella Chiesa questa loro specifica “vocazione”?

L’espressione di Cristo “Pregate il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe” che incidenza ha oggi in tutte quelle iniziative pastorali che si propongono una pastorale giovanile, l’orientamento vocazionale e la preparazione dei giovani al sacerdozio, alla vita religiosa, o agli stessi temi della vita coniugale?

Interrogativi questi che non possono essere elusi proprio nell’intento di poter rivedere ed eventualmente reimpostare la prassi vocazionale della Chiesa, per formulare in termini volutamente vocazionali un nuovo tipo di apostolato cristiano, e per dare delle direttive pratiche perché tutti nella Chiesa, vescovi, parroci, religiosi, gruppi ecclesiali e singoli fedeli non si sentano disimpegnati in un campo che è diventato il più serio problema della Chiesa di oggi: la crisi delle vocazioni di speciale consacrazione.

Adamo CALO’. Relazione al Convegno nazionale Vocazioni, su “Parola di Dio, preghiera e vocazione nei gruppi ecclesiali”, Domus pacis, Roma, 6/10 settembre 1977.

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