Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

OGNI ANNO CHE PASSA

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OGNI ANNO CHE PASSA LASCIA NELL'UOMO DUE RICORDI E DUE OBBLIGHI: IL RICORDO DEI BENI RICEVUTI DA DIO E L'OBBLIGO DI RINGRAZIARLO!

S. ANNIBALE MARIA DI FRANCIA

ANNO NUOVO, VITA NUOVA. E TANTA FELICITA’. LA FELICITÀ È COME UNA FARFALLA.

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ANNO NUOVO, VITA NUOVA. E TANTA FELICITA’. La felicità è come una farfalla.

Se la stringi troppo nelle mani muore. Se la lasci libera, vola via. Accarezzala dolcemente. La felicità va costruita. Non è un lavoro semplice. Ma se riesci a costruire una cucina in casa seguendo le istruzioni dell’IKEA … penso che ce la farai anche a costruire la felicità!

Che sia proprio così! L’anno nuovo è un libro con 365 pagine bianche ancora da riempire e colorare di emozioni. Felice anno nuovo, con la speranza che porti su tutta la terra, la pace e la serenità per tutti, ma soprattutto per coloro che soffrono. Importante è lasciarsi dietro le sconfitte e i dolori e portare con sé soltanto le cose belle e i particolari ricordi.

Che il nuovo Anno sia caratterizzato da entusiasmo, ottimismo e concrete realizzazioni e tanta felicità.

SIAMO QUI DAVANTI A TE, GESÙ BAMBINO, PER ADORARTI E RINGRAZIARTI

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SIAMO QUI DAVANTI A TE GESU' BAMBINO PER ADORARTI E RINGRAZIARTI

di aver scelto di stare con noi,

tra le tante difficoltà della vita umana e sociale del tuo tempo,

che non era molto diverso dal tempo presente.

 

Siamo qui, per chiederti perdono delle nostre fragilità e debolezze umane, che Tu riscontri in ogni essere umano, che ha la consapevolezza di essere un peccatore e un uomo bisognoso del tuo perdono.

 

Siamo qui, anche ad inizio di questo nuovo anno, con tanti ricordi belli, tristi e sofferti, che hanno segnato la nostra storia personale ed hanno caratterizzato oggettivamente l'intero anno appena trascorso. Siamo qui a prostrarci ed abbassarci, imparando da Te ad essere umili, senza pretesa alcuna, ma tutti immersi nella tua luce natalizia che è forza e coraggio per il nostro avvenire.

 

Siamo qui a contemplare il Paradiso venuto sulla terra, con il canto festoso degli angeli, con Maria, la tua tenera e dolcissima Madre, con Giuseppe l'uomo giusto e contemplativo dei divini misteri dell'Altissimo. Siamo qui e ci resteremo, per sempre, davanti alla tua grotta, nella quale sei nato e dove ti hanno adagiato in una mangiatoia, perché per Te e per la tua famiglia, non c'era posto per farti venire alla luce.

 

Siamo qui davanti a te, forti dell'esperienza dei pastori che vennero senza indugio alla tua grotta per renderti omaggio. E noi come loro, vogliamo portare a tutti il messaggio di pace, a partire dai nostri vicini, convinti che la buona notizia del vangelo, non va custodita gelosamente tutta per se stessi, ma va annunciata e diffusa nei nostri ambienti.  

 

Tu Signore, Luce di eterna luce vieni ad illuminare chi sta nelle tenebre dell'errore e del peccato e non sente il bisogno di confessare i propri peccati, neppure in questo Natale, che ci chiede di vivere nella gioia e nel gaudio, perché Tu, principe della pace e consigliere ammirabile, sei venuto a salvarci e consolarci.

 

Gesù Bambino, ti preghiamo, vieni a nascere nel nostro cuore e non permettere che il buio della notte, senza la stella cometa del tuo orientamento, possa turbare il nostro animo e quello di tanti fratelli che sono in una reale sofferenza.

 

Gesù Bambino, ci inchiniamo davanti a Te che sei e rimani l'unica speranza della vita.

1 GENNAIO. SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO.

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All’inizio dell’anno è bello scambiarsi gli auguri.

Rinnoviamo così, gli uni per gli altri, il desiderio che quello che ci attende sia un po’ migliore. È, in fondo, un segno della speranza che ci anima e ci invita a credere nella vita. Sappiamo però che con l’anno nuovo non cambierà tutto, e che tanti problemi di ieri rimarranno anche domani. Allora vorrei rivolgervi un augurio sostenuto da una speranza reale, che traggo dalla Liturgia di oggi.

Sono le parole con cui il Signore stesso chiese di benedire il suo popolo: «Il Signore faccia risplendere per te il suo volto […]. Il Signore rivolga a te il suo volto» (Nm 6,25-26). Anch’io vi auguro questo: che il Signore posi lo sguardo sopra di voi e che possiate gioire, sapendo che ogni giorno il suo volto misericordioso, più radioso del sole, risplende su di voi e non tramonta mai! Scoprire il volto di Dio rende nuova la vita. Perché è un Padre innamorato dell’uomo, che non si stanca mai di ricominciare da capo con noi per rinnovarci.

Ma il Signore ha una pazienza con noi! Non si stanca di ricominciare da capo ogni volta che noi cadiamo. Però il Signore non promette cambiamenti magici, Lui non usa la bacchetta magica. Ama cambiare la realtà dal di dentro, con pazienza e amore; chiede di entrare nella nostra vita con delicatezza, come la pioggia nella terra, per poi portare frutto. E sempre ci aspetta e ci guarda con tenerezza. Ogni mattina, al risveglio, possiamo dire: “Oggi il Signore fa risplendere il suo volto su di me”.

Ci aiuti in questo la Regina della Pace, la Madre di Dio, di cui oggi celebriamo la solennità. Ella «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Le speranze e le preoccupazioni, la gratitudine e i problemi: tutto quello che accadeva nella vita diventava, nel cuore di Maria, preghiera, dialogo con Dio. E Lei fa così anche per noi: custodisce le gioie e scioglie i nodi della nostra vita, portandoli al Signore.

Affidiamo alla Madre il nuovo anno, perché crescano la pace e la misericordia.

PAPA FRANCESCO

1° GENNAIO 2017. GIORNATA MONDIALE DELLA PACE. MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

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La nonviolenza: stile di una politica per la pace

 All’inizio di questo nuovo anno porgo i miei sinceri auguri di pace ai popoli e alle nazioni del mondo, ai Capi di Stato e di Governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile. Auguro pace ad ogni uomo, donna, bambino e bambina e prego affinché l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa «dignità più profonda»[1]e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.

Questo è il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace. Nel primo, il beato Papa Paolo VI si rivolse a tutti i popoli, non solo ai cattolici, con parole inequivocabili: «E’ finalmente emerso chiarissimo che la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile)». Metteva in guardia dal «pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l’equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali». Al contrario, citando la Pacem in terris del suo predecessore san Giovanni XXIII, esaltava «il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore».[2] Colpisce l’attualità di queste parole, che oggi non sono meno importanti e pressanti di cinquant’anni fa.

In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Un mondo frantumato

  1. Il secolo scorso è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi. Non è facile sapere se il mondo attualmente sia più o meno violento di quanto lo fosse ieri, né se i moderni mezzi di comunicazione e la mobilità che caratterizza la nostra epoca ci rendano più consapevoli della violenza o più assuefatti ad essa.

In ogni caso, questa violenza che si esercita “a pezzi”, in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente. A che scopo? La violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non è forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”?

La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti.

La Buona Notizia

  1. Anche Gesù visse in tempi di violenza. Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive» (Mc7,21). Ma il messaggio di Cristo, di fronte a questa realtà, offre la risposta radicalmente positiva: Eglipredicò instancabilmente l’amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona e insegnò ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr Mt 5,44) e a porgere l’altra guancia (cfr Mt 5,39). Quando impedì a coloro che accusavano l’adultera di lapidarla (cfr Gv 8,1-11) e quando, la notte prima di morire, disse a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cfr Mt 26,52), Gesù tracciò la via della nonviolenza, che ha percorso fino alla fine, fino alla croce, mediante la quale ha realizzato la pace e distrutto l’inimicizia (cfr Ef 2,14-16). Perciò, chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione, secondo l’esortazione di san Francesco d’Assisi: «La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori».[3]

Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza. Essa – come ha affermato il mio predecessore Benedetto XVI – «è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo “di più” viene da Dio».[4] Ed egli aggiungeva con grande forza: «La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana”».[5] Giustamente il vangelo dell’amate i vostri nemici (cfr Lc 6,27) viene considerato «la magna charta della nonviolenza cristiana»: esso non consiste «nell’arrendersi al male […] ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia».[6]

Più potente della violenza

  1. La nonviolenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: «Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri […] E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo».[7]Perché la forza delle armi è ingannevole. «Mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita»; per questi operatori di pace, Madre Teresa è «un simbolo, un’icona dei nostri tempi».[8]Nello scorso mese di settembre ho avuto la grande gioia di proclamarla Santa. Ho elogiato la sua disponibilità verso tutti attraverso «l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi».[9] In risposta, la sua missione – e in questo rappresenta migliaia, anzi milioni di persone – è andare incontro alle vittime con generosità e dedizione, toccando e fasciando ogni corpo ferito, guarendo ogni vita spezzata.

La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia.

Né possiamo dimenticare il decennio epocale conclusosi con la caduta dei regimi comunisti in Europa. Le comunità cristiane hanno dato il loro contributo con la preghiera insistente e l’azione coraggiosa. Speciale influenza hanno esercitato il ministero e il magistero di san Giovanni Paolo II. Riflettendo sugli avvenimenti del 1989 nell’Enciclica Centesimus annus (1991), il mio predecessore evidenziava che un cambiamento epocale nella vita dei popoli, delle nazioni e degli Stati si realizza «mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della giustizia».[10] Questo percorso di transizione politica verso la pace è stato reso possibile in parte «dall’impegno non violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci per rendere testimonianza alla verità». E concludeva: «Che gli uomini imparino a lottare per la giustizia senza violenza, rinunciando alla lotta di classe nelle controversie interne ed alla guerra in quelle internazionali».[11]

La Chiesa si è impegnata per l’attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura.

Questo impegno a favore delle vittime dell’ingiustizia e della violenza non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose, per le quali «la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita».[12] Lo ribadisco con forza: «Nessuna religione è terrorista».[13] La violenza è una profanazione del nome di Dio.[14] Non stanchiamoci mai di ripeterlo: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!».[15]

La radice domestica di una politica nonviolenta

  1. Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia. È una componente di quella gioia dell’amore che ho presentato nello scorso marzo nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, a conclusione di due anni di riflessione da parte della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono.[16]Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società.[17]D’altronde, un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero. In questo senso, rivolgo un appello in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica.[18] Con uguale urgenza supplico che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini.

Il Giubileo della Misericordia, conclusosi nel novembre scorso, è stato un invito a guardare nelle profondità del nostro cuore e a lasciarvi entrare la misericordia di Dio. L’anno giubilare ci ha fatto prendere coscienza di quanto numerosi e diversi siano le persone e i gruppi sociali che vengono trattati con indifferenza, sono vittime di ingiustizia e subiscono violenza. Essi fanno parte della nostra “famiglia”, sono nostri fratelli e sorelle. Per questo le politiche di nonviolenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi all’intera famiglia umana. «L’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino ci invita alla pratica della piccola via dell’amore, a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Una ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo».[19]

Il mio invito

  1. La costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l’uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all’elaborazione della legislazione a tutti i livelli. Gesù stesso ci offre un “manuale” di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna. Le otto Beatitudini (cfr Mt5,3-10) tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù –, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo. Questo richiede la disponibilità «di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo».[20] Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso.[21] Certo, può accadere che le differenze generino attriti: affrontiamoli in maniera costruttiva e nonviolenta, così che «le tensioni e gli opposti [possano] raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita», conservando «le preziose potenzialità delle polarità in contrasto».[22]

Assicuro che la Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa. Il 1° gennaio 2017 vede la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che aiuterà la Chiesa a promuovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato» e della sollecitudine verso i migranti, «i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura».[23] Ogni azione in questa direzione, per quanto modesta, contribuisce a costruire un mondo libero dalla violenza, primo passo verso la giustizia e la pace.

In conclusione

  1. Come da tradizione, firmo questo Messaggio l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Maria è la Regina della Pace. Alla nascita di suo Figlio, gli angeli glorificavano Dio e auguravano pace in terra agli uomini e donne di buona volontà (cfr Lc2,14). Chiediamo alla Vergine di farci da guida.

«Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla».[24] Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».[25]

Dal Vaticano, 8 dicembre 2016

Francesco

 

[1] Esort. ap. Evangelii gaudium, 228.

[2] Messaggio per la celebrazione della 1a Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 1968.

[3] «Leggenda dei tre compagni»: Fonti Francescane, n. 1469.

[4] Angelus, 18 febbraio 2007.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] Madre Teresa, Discorso per il Premio Nobel, 11 dicembre 1979.

[8] Meditazione “La strada della pace”, Cappella della Domus Sanctae Marthae, 19 novembre 2015.

[9] Omelia per la canonizzazione della Beata Madre Teresa di Calcutta, 4 settembre 2016.

[10] N. 23.

[11] Ibid.

[12] Discorso nell’Udienza interreligiosa, 3 novembre 2016.

[13] Discorso al 3° Incontro mondiale dei movimenti popolari, 5 novembre 2016.

[14] Cfr Discorso nell’Incontro con lo Sceicco dei Musulmani del Caucaso e con Rappresentanti delle altre Comunità religiose, Baku, 2 ottobre 2016.

[15] Discorso, Assisi, 20 settembre 2016.

[16] Cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 90-130.

[17] Cfr ibid., 133.194.234.

[18] Cfr Messaggio in occasione della Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, 7 dicembre 2014.

[19] Enc. Laudato si’, 230.

[20] Esort. ap. Evangelii gaudium, 227.

[21] Cfr Enc. Laudato si‘, 16.117.138.

[22] Esort. ap. Evangelii gaudium, 228.

[23] Lettera apostolica in forma di “Motu proprio” con la quale si istituisce il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, 17 agosto 2016.

[24] Regina Caeli, Betlemme, 25 maggio 2014.

[25] Appello, Assisi, 20 settembre 2016.

GRAZIE, O SIGNORE! PER TANTE COSE CHE CI HAI DATO NELLA VITA.

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GRAZIE, O SIGNORE!

PER TANTE COSE CHE CI HAI DATO NELLA VITA.

 La nostra preghiera oggi, o Signore

non può essere altro che ringraziamento

per quanto ci hai dato quest’anno:

amore e gioia, salute e amicizia, grazia e perdono.

 

Vediamo che il tuo amore ha superato le nostre attese;

e di nuovo la nascita del tuo Figlio, Dio con noi,

riempie il vuoto delle nostre vite piccole e sterili.

 

Oggi ti affidiamo tutti quelli che amiamo,

e quelli che lavorano per la pace e il bene degli altri.

 

Insegnaci a contare i nostri anni davanti a Te,

per acquistare un cuore giudizioso e grato,

perché davanti a Te mille anni sono come un giorno.

 

Per tante cose che ci hai dato nella vita,

grazie, Signore!

FELICE ANNO 2017. ANCHE QUEST'ANNO È PASSATO, TRA GIOIE E DOLORI. IL DESIDERIO E L’AUGURIO È SEMPRE LO STESSO DI TUTTI GLI ANNI: CHE IL 2017 SIA UN ANNO MIGLIORE.

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FELICE ANNO 2017. Anche quest'anno è passato, tra gioie e dolori. Il desiderio e l’augurio è sempre lo stesso di tutti gli anni: che il 2017 sia un anno migliore.

Che sia veramente un anno nuovo e diverso, ricco di pace di serenità di entusiasmo di emozioni di soddisfazioni di gioia di salute di rinnovamento spirituale che ci aiuti a dimenticare le passate sconfitte e le amarezze, e poter affrontare invece le nuove esperienze e poter realizzare i propri sogni. Chiediamo al Signore che illumini il cuore di coloro che forse vivono nel buio della propria esistenza e trasformi i momenti meno belli in serenità di vita.

AUGURI DI BUON ANNO A TUTTI VOI!

Quando arrivano le feste di fine anno tutti siamo soliti scambiarci gli auguri. E lo facciamo anche con sincerità. Perché? Che cosa ci porta, dopo un anno vissuto tra mille difficoltà e anche tanti rancori verso politici, ecclesiastici, magistrati e vicini di casa, cosa ci porta a ricadere in questo strano meccanismo che ci fa dimenticare tutto il male e ci apre alla speranza di un futuro migliore. Dobbiamo realmente chiederci se quando pronunciamo le ormai tradizionali parole di Buon Anno auguriamo veramente il bene della persona che ci sta davanti, che vada incontro ad un anno sereno e privo di sofferenze, oppure se in realtà del suo futuro non ce ne importa proprio niente, perché siamo preoccupati per il nostro soprattutto. A giudicare dalle volte che ci scambiamo gli auguri durante l’anno, in ogni occasione di festa, compleanni, onomastici, anniversari, sembra proprio che la nostra frase sia diventata una pura e semplice formalità. Eppure, nel momento in cui pronunciamo queste parole, qualcosa di sincero si muove dentro di noi. Ci ritroviamo tutti ad essere più sinceri e ottimisti, più umani con le stesse aspirazioni, gli stessi desideri, le stesse necessità.

AUGURI DI BUON ANNO A TUTTI VOI!

 

30 DICEMBRE. SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH. DIO HA SCELTO DI NASCERE IN UNA FAMIGLIA UMANA, CHE HA FORMATO LUI STESSO.

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Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell’Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche  luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì si trovava questa famiglia.

Gesù è rimasto in quella periferia per trent’anni. Non si parla di miracoli o guarigioni, di predicazioni - non ne ha fatta nessuna in quel tempo - di folle che accorrono; a Nazareth tutto sembra accadere “normalmente”, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita: si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camicie… tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare.

Ciascuna famiglia cristiana – come fecero Maria e Giuseppe – può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo. Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale. La famiglia di Nazareth ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia.

E questa è la grande missione della famiglia: fare posto a Gesù che viene, accogliere Gesù nella famiglia, nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni… Gesù è lì. Accoglierlo lì, perché cresca spiritualmente in quella famiglia.

PAPA FRANCESCO

29 DICEMBRE. PORTARONO GESU’ AL TEMPIO PER PRESENTARLO AL SIGNORE.

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Quando venne il tempo per compiere il rito della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Così infatti sta scritto nella legge del Signore: Ogni primogenito maschio sarà consacrato al Signore, e per offrire in sacrificio un paio di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora c’era a Gerusalemme un uomo chiamato Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la salvezza d’Israele. Egli era guidato dallo Spirito Santo e dallo stesso Spirito aveva avuto la rivelazione che non sarebbe morto prima di aver veduto il messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, egli venne nel tempio e, mentre i genitori portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo la legge, egli lo prese tra le braccia e benedisse Dio esclamando: Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno veduto la tua salvezza, che hai preparato per tutti i popoli: luce per la rivelazione ai pagani e gloria d’Israele tuo popolo.

Il padre e la madre di Gesù erano meravigliati di ciò che si diceva di lui. E Simeone li benedisse e disse a Maria sua madre: Ecco, egli è stabilito per la rovina e la salvezza di molti in Israele, come segno che sarà oggetto di contraddizione, perché siano resi manifesti i progetti segreti di ognuno. E anche a te una spada trapasserà l’anima.

I SANTI INNOCENTI. CRISTO RENDE SUOI TESTIMONI QUELLI CHE NON PARLANO ANCORA.

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I SANTI INNOCENTI. CRISTO RENDE SUOI TESTIMONI QUELLI CHE NON PARLANO ANCORA. Il grande Re nasce piccolo bambino. Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti. Tu questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quello che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini. Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge a uccidere i bambini. I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo. Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta perché non muovono ancora le membra, e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.

(Cfr. Discorsi di san Quodvultdeus, vescovo. Disc. 2 sul Simbolo; PL 40, 655).

Ma ci sono ancora oggi situazioni gravi che uccidono i bambini. Interrogativi che rimangono senza risposta. Perché i bambini oggi in tante regioni del mondo devono morire per fame e per malattie? Perché devono vivere e crescere nella sofferenza fisica? Fin dove arriva la nostra responsabilità? Perché molti di noi oggi che parliamo di diritti dei fanciulli e predichiamo la povertà, viviamo invece nel lusso e permettiamo che succedano simili ingiustizie? La nostra vita vale forse di più di quella di un bambino povero?

 

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