Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

LA CELEBRAZIONE DEL GIOVEDÌ SANTO

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LA CELEBRAZIONE DEL GIOVEDÌ SANTO

ci riporta, ogni anno, all’inizio dell’istituzione dell’Eucaristia che non è solo un comando dato per sempre alla sua Chiesa, ma quasi come un piacere personale che Gesù chiede ai suoi discepoli.

Noi suoi discepoli ancora oggi continuiamo a celebrare l’Eucaristia convinti così di far piacere a Gesù, perché la sua gioia è stare in mezzo a noi e non perdere la nostra amicizia.

Con la presenza di Gesù Eucaristia, ogni chiesa, ogni cappella, ogni esperienza di vita umana, per quanto piccola e disadorna si possa presentare, si trasforma in dimora di Dio.

UNO DI VOI MI TRADIRA’

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UNO DI VOI MI TRADIRA’. 

Durante l’ultima cena Giuda chiede al Maestro: sono io il traditore? Gesù gli offre una possibilità: tu lo dici. Tu, Giuda, decidi se diventare traditore, se allontanarti dal sogno, dal progetto, se lasciarti travolgere dalla parte oscura, se lasciarti prendere dallo scoramento.  

Giuda assume nel Vangelo il contorno drammatico del discepolo amato e chiamato dal Signore che rifiuta però di accogliere l'invito alla conversione. È come uno di noi, Giuda, esattamente come noi.

Cosa voleva ottenere Giuda? Povero Giuda, che tanto ci assomiglia! Giuda è persona avida di denaro. La sua sete insaziabile lo spinge a vendersi dietro compenso il suo Maestro. "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?". Non vi sono nobili ideali in quest'azione, né politici, né sociali, né religiosi. Vi è solo bramosia, concupiscenza, desideri cattivi e disonesti.  

È triste quando un amico vende un amico. È il sommo della cattiveria. Si raggiunge l'abisso della malvagità quando lo si vende conoscendo già l'intenzione del compratore che è quella di eliminarlo, toglierlo dalla storia con morte violenta.

Giuda infatti sapeva che i Giudei avevano decido di uccidere Gesù. Lui è colpevole al pari di ogni altro della morte del suo Maestro. Non è il solo responsabile, ma la sua corresponsabilità è innegabile.

Il suo peccato è mostruoso perché è il peccato di un amico, di un fratello, di un discepolo che tradisce, vende l'amico, il fratello, il Maestro ad un altro fratello perché venga ucciso.

Giuda non può essere giustificato nel suo tradimento e neanche nella misera fine che sceglie. È un traditore e un suicida. Molto di più. È un traditore, un omicida, un suicida. Molto ancora di più. È un disperato. Non crede nel perdono e nella misericordia di Dio. È un dannato in vita e in morte. Dio non può fare nulla, perché nulla ha chiesto a Dio.

EDUCARE OGGI. IL RAGAZZO NON È UN RECIPIENTE DA RIEMPIRE, SIA PURE DI CIBO O DI SAPERE O DI PREGHIERE.

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EDUCARE OGGI. IL RAGAZZO NON È UN RECIPIENTE DA RIEMPIRE, SIA PURE DI CIBO O DI SAPERE O DI PREGHIERE.

Perché, ci chiediamo ancora oggi, tanti Santi del passato, e tra questi S. Annibale Maria di Francia diedero avvio a opere caritative e di assistenza? Quali furono le motivazioni che possono ancora oggi convincere una istituzione religiosa a proseguire o meno in questo specifico settore apostolico dell’educazione e della solidarietà sociale.

In un determinato periodo storico e ambiente sociale, un giovane aspirante alla vita sacerdotale, Annibale Maria Di Francia, al quale non erano precluse altre possibilità di inserimento in vari ambiti apostolici e di carriera ecclesiastica, è venuto a contatto con una emergenza sociale e umana, e in essa ha riconosciuto l’ambito del suo apostolato, dando una sua risposta cristiana e sacerdotale, per venire incontro a dei ragazzi e giovani bisognosi, che non avevano altre possibilità per affrontare la vita, e ha pensato per loro un ambiente educativo, strutturandolo secondo i criteri culturali del suo tempo, e prevedendo comunque che potesse continuare nel futuro ed essere applicato anche in altri contesti.

Qual’era l’idea di Padre Annibale Maria circa gli ambienti educativi? Certamente un luogo di accoglienza, carità ed assistenza, ma non solo. Il bambino arriva in Istituto, allora ancora denominato orfanotrofio, in stato di bisogno. Necessita di tutto, nel corpo e nello spirito.

E’ dunque necessario soccorrerlo in maniera integrale, perché il ragazzo non è un recipiente da riempire, sia pure di cibo o di sapere o di preghiere. Deve diventare un essere libero, responsabile, capace di decidere di sé e del proprio destino. Per questo va aiutato a crescere (questa è l’educazione) per rispondere a quel progetto, a quella vocazione che ha ricevuto da Dio, fino a raggiungere la pienezza dell’età di Cristo in tutte le dimensioni della sua persona.

CHE COSA È UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO DI OGGI?

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CHE COSA È UN SACERDOTE PER UN RAGAZZO DI OGGI?

Il ragazzo spesso non è tanto entusiasmato dalle cose che un sacerdote sa fare, quanto piuttosto da come il sacerdote si presenta a lui, da come lo avvicina e lo tratta, da come egli vive e si comporta, da ciò che il sacerdote è.

E che cosa è un sacerdote per un ragazzo di oggi? Egli spesso non vede nel prete uno professionista della preghiera, un competente della liturgia, e neppure solo un promotore di giochi o di gite, ma un uomo che in Cristo sa vivere con maturità e gioia la sua vita affettiva e che rimane disponibile all’ascolto anche quando il dialogo diventa un monologo e non sembra più condivisibile.

Nel prete il ragazzo ama vedere un uomo sereno e maturo che mostra una autorevolezza e sollecitudine particolare per le persone che vanno da lui, e vive la sua vita come un incontro disinteressato con chiunque voglia parlare con sincerità e impegno di cose serie.

Egli talvolta rimane colpito e affascinato dalla maturità del sacerdote, da come egli sa affrontare e gestire la sua vita. E molti ragazzi rimangono segnati e affezionati alla figura di un sacerdote che riesce ad accompagnarli nella esperienza quotidiana, imparando da lui come gli impegni, i progetti, le difficoltà, lo studio, le esperienze affettive, e le prime delusioni, possono trasformarsi in momenti e occasioni di crescita quando vissuti alla presenza di Dio, con serenità, nel rispetto dei coetanei e nell’amore di Cristo.

A fianco ai giovani il sacerdote da parte sua diventa un padre. Perché si prende cura di loro e li aiuta a maturare, a conoscere la propria vocazione e a realizzarla nella società e nella chiesa, senza abbandonarli nei momenti di sfiducia.

Ho imparato nel tempo che paternità spirituale e impegno educativo sono la stessa cosa. In quanto sacerdoti siamo testimoni della paternità di Dio.

PIETRO RINNEGA GESU'. NON CI SI DEVE VERGOGNARE DELLE NOSTRE DEBOLEZZE.

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Non ci si deve vergognare delle nostre debolezze.

Simon Pietro gli dice: Darò la mia vita per te! 

Rispose Gesù: "Darai la tua vita per me? In verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte".

Sentiamo spesso dentro di noi un grande entusiasmo, un desiderio fortissimo di fare mille cose, un amore spassionato per gli altri, per Dio. Buoni propositi che spesso si risolvono in bolle di sapone. Perché accade? perché non siamo abbastanza forti nella Fede verso Dio, nella fiducia verso il prossimo.

Non ci si deve vergognare delle nostre debolezze. Sbagliato sarebbe non capire il proprio errore e continuare a commetterlo all'infinito senza pentirsene, senza cercare di migliorare.

Il Signore non ci condanna per le nostre mancanze. L'amico può tradire e rinnegare l'amico. L'amico tradito e rinnegato mai dovrà abbandonare colui che gli ha fatto male. Gesù è l'Amico fedele che mai viene meno, è chiamato ad essere il Salvatore, il Redentore. È chiamato a rimanere amico per sempre.

Gesù ha già perdonato Pietro, lo ha già accolto nel suo cuore. Lo ha già reintegrato nella sua missione. Lui. Su di Lui si può contare. Il suo amore è lì, sempre.

POVERO GIUDA. POVERO FRATELLO GIUDA. CON UN BACIO TRADISCI IL TUO AMICO GESU’?

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POVERO GIUDA. POVERO FRATELLO GIUDA. CON UN BACIO TRADISCI IL TUO AMICO GESU’?

L’amore di Dio e il tradimento dell’uomo. Due cose che vanno spesso assieme nella vita. Così come l’amore e il dolore.

Come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Chi di noi sa come si diventa cattivi nella vita? Forse non sappiamo neanche come si diventa bestemmiatori, dei negatori, dei ladri, degli indifferenti, dei bugiardi. Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene?

Povero Giuda. Povero fratello Giuda. Credo che nessuno di noi debba vergognarsi di chiamarlo fratello e amico. Perché anche noi abbiamo coscienza di aver peccato e tradito il Signore. Chiamandolo fratello e amico, noi usiamo lo stesso linguaggio del Signore.

C’È QUALCUNO CHE CREDE DI AVER FATTO UN AFFARE VENDENDO CRISTO, RINNEGANDO CRISTO

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C’È QUALCUNO CHE CREDE DI AVER FATTO UN AFFARE VENDENDO CRISTO, RINNEGANDO CRISTO.

Crede di aver guadagnato un posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, di essersi sistemato, con l’aiuto di amici potenti e affermati, di politici senza scrupoli, pur di sembrare qualcuno, pur di apparire in televisione, pur di vincere un concorso, pur di superare un esame, pur di essere accettato dal gruppo di amici, pur di avere un po’ di soldi facili in mano.

Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo vediamo, Dio non ci fa divertire, Dio non da ragione della nostra vita. Con il denaro invece oggi si possono fare tante cose, si può ottenere quasi tutto.

 

IL RAMO DI ULIVO BENEDETTO CHE, NELLA DOMENICA DELLE PALME, ABBIAMO PRESO IN CHIESA PER PORTARE NELLE NOSTRE CASE è per noi simbolo di pace e di perdono.

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IL RAMO DI ULIVO BENEDETTO CHE, NELLA DOMENICA DELLE PALME, ABBIAMO PRESO IN CHIESA PER PORTARE NELLE NOSTRE CASE è per noi simbolo di pace e di perdono.

Nel giorno di Pasqua possiamo dipingere di pace la nostra vita ed essere messaggeri di pace per tutti coloro che ci vogliono bene e ai quali ci sentiamo vicini e vogliamo bene.

La pace di Gesù Risorto abiti la nostra casa e le nostre comunità e porti con sé tanta gioia e salute e tutto ciò che il cuore desidera.

DOMENICA DELLE PALME. RIPETIAMO ANCHE NOI A CRISTO CHE VIENE: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!

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DOMENICA DELLE PALME. RIPETIAMO ANCHE NOI A CRISTO CHE VIENE: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!

Seguiamolo con sentimenti di festa, agitando non soltanto il ramoscello di ulivo, ma onorandolo con le opere di carità fraterna. Stendiamo i nostri desideri quasi come mantelli al suo passaggio, perché Egli possa entrare nel nostro cuore, ci trasformi in Lui ed esprima se stesso nella nostra vita.

Entriamo nella settimana più importante dell'anno, per noi discepoli del Signore. Talmente importante da essere definita "santa". Al lavoro, a casa, in famiglia, a scuola tutto procederà come sempre. Ma, nel frattempo andiamo col pensiero agli stati d'animo del Maestro Gesù, alle sue ultime e tragiche scelte. Tutto intorno a noi corre velocemente, come sempre, ma noi sappiamo cosa sta per succedere al Signore.

La conosciamo bene la storia di quegli ultimi giorni della vita di Gesù, ma sentiamo il bisogno che la sua storia incroci la nostra storia, che rianimi e ravvivi la nostra piccola fede. Abbiamo bisogno urgente di conversione, ancora una volta e ancora oggi.

DOMENICA DELLE PALME. INIZIA LA SETTIMANA SANTA. INIZIA TUTTO CON UN SOMARO PER AMICO DI GESU’

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DOMENICA DELLE PALME. INIZIA LA SETTIMANA SANTA. INIZIA TUTTO CON UN SOMARO PER AMICO DI GESU’.

L'unico disposto a dargli un passaggio verso una meta pericolosa. Eppure di amici Gesù ne teneva più di uno, con l'imbarazzo della scelta: pescatori, peccatrici e seduttrici, esattori e pubblicani. Commercianti, gente di paese, dottori della legge. Ma alle porte di Gerusalemme rimane solo lui ad avventurarsi tra la folla: un asino.

Un somaro verso Gerusalemme. Meno male che è rimasta la compassione degli animali. Oggi tutti applaudono festanti Gesù e incitano gioiosi per poi nascondersi venerdì prossimo con viltà e tradirlo con puntualità fino a mandarlo a morire fuori dalle mura della città.

 

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