Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

DIO E IL PROSSIMO. FARE CULTURA E CREARE OPINIONI.

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FARE CULTURA

Uno degli impegni di Santo Annibale Maria Di Francia, a complemento delle molteplici attività apostoliche, fu quello di dare avvio alla pubblicazione di un periodico dal titolo significativo “Dio e il prossimo” e diffondere attraverso esso le idealità, le prospettive, l’andamento delle iniziative apostoliche da lui intraprese soprattutto nell’ambito educativo assistenziale e delle povertà.

Se a prima vista l’obiettivo poteva sembrare quello di allargare la cerchia dei benefattori, in momenti di difficoltà economica, con l’andar del tempo l’uso della stampa servì a dare voce e supporto nella diffusione e conoscenza delle iniziative portate avanti e diventare aspetto importante e integrante di un’unica attività apostolica.

Viviamo oggi in tempi di informazione e spesso il valore di una attività o la bontà di un prodotto si fanno dipendere dallo spazio pubblicitario ad essi dedicato. E persino l’importanza di un evento o avvenimento di cronaca dipendono spesso dallo spazio loro riservato sui mezzi dell’informazione.

Per qualsiasi problematica, come per qualsiasi tipo di attività apostolica, ma soprattutto per quelle iniziative che più direttamente coinvolgono o sono legate al mondo delle povertà, resta nostro impegno promuovere una cultura dei bisogni umani e creare opinioni.

Oggi essere presenti, non necessariamente implica essere mondani o appariscenti. Parlare, normalmente, indica aver qualcosa da dire.

Parlare di povertà, intesa come difficoltà economica o emarginazione sociale o umiliazione umana, parlare di ingiustizie sociali, delle dimenticanze del passato, politiche o ecclesiastiche, delle dimenticanze del presente, politiche o ecclesiastiche, delle ambiguità di alcune programmazioni pastorali o economiche, a livello locale o nazionale, vuoi dire prendere coscienza, fare cultura e creare opinione.

LA CHIESA HA IL COMPITO DI ANNUNCIARE E TRASMETTERE IL VANGELO COME PAROLA VIVA E CONVINCENTE

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PAROLA DI DIO

LA CHIESA HA IL COMPITO DI ANNUNCIARE E TRASMETTERE IL VANGELO COME PAROLA VIVA E CONVINCENTE che illumina il nostro camminare nella società e nella storia.

Trasformare il Vangelo in concretezza di vita non è facile, ma non è neanche impossibile. Lo conferma la storia della Chiesa e la testimonianza dei suoi Santi in ogni angolo del mondo.

In questi ultimi tempi però, ma è storia di sempre, la cronaca ci narra di alcuni uomini di Chiesa dal comportamento incoerente. È la contro testimonianza. 

La preoccupazione dell'annuncio della Parola del Signore è compito delicato che assorbe le migliori energie.

Ma prima di annunciarla agli altri, la Parola deve essere accolta nella propria vita. Con la convinzione che è parola di verità e di vita.

Dio la elargisce con generosità. Egli è ancora oggi il seminatore fiducioso che si attende però corrispondenza e molto frutto.

Prima di leggerla agli altri, e proporla come messaggio che può cambiare la loro vita, la Parola di Dio deve essere vissuta e testimoniata come Parola che ha cambiato la propria vita.

È un impegno di coerenza, la prova più convincente della verità del messaggio che siamo chiamati ad annunciare.

Qui il nostro ministero diventa impegno e responsabilità.

BENEDETTO XVI

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO.UN TESORO NASCOSTO NEL CAMPO. VENDERE TUTTO PER AVERE GESU’.

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TESORO NASCOSTO NEL CAMPO

Un uomo trovò un tesoro e perciò vendette tutto quello che aveva per acquistarlo. Bisogna, in altre parole, aver trovato il tesoro per avere la forza e la gioia e di vendere tutto.

Bisogna aver prima incontrato Gesù, averlo incontrato però in maniera nuova personale, convinta. Averlo scoperto come proprio amico e salvatore.

È Lui il tesoro nascosto, è Lui la perla di grande valore. Egli è la scoperta fondamentale, che può dare una svolta decisiva alla nostra vita, riempiendola di significato. Dopo sarà uno scherzo vendere tutto. Lo si farà “pieni di gioia” come quello scopritore di cui parla il vangelo.

Di fronte alla scoperta inaspettata, tanto il contadino quanto il mercante si rendono conto di avere davanti un’occasione unica da non lasciarsi sfuggire, pertanto vendono tutto quello che possiedono. 

Viviamo in una società che… vive di assicurazioni. Ci si assicura contro tutto. In certe nazioni è diventata una specie di mania. Ci si assicura anche contro il rischio del mal tempo durante le vacanze. Tra tutte, la più importante e frequente è l’assicurazione sulla vita.

Ma riflettiamo un momento: a chi serve una tale assicurazione e contro che cosa ci assicura? Contro la morte? No di certo! Assicura che, in caso di morte, qualcuno riceverà un indennizzo.

Il regno dei cieli è anch’esso una assicurazione sulla vita e contro la morte, ma una assicurazione reale, che giova non solo a chi resta, ma anche a chi va, a chi muore. “Chi crede in me, anche se muore, vivrà”, dice Gesù. E sappiamo che non sono parole vuote.

Per molti battezzati, l’ultima preoccupazione della vita è il regno di Dio. Lo dicono anche a volte con ostentazione. “Dio, la Chiesa, la fede? Non mi interessano, vivo bene così, ne faccio volentieri a meno!”. Quanto è pericoloso questo atteggiamento! E se avesse ragione il vangelo? Che farai?

31 LUGLIO. SANT’IGNAZIO DI LOYOLA

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S IGNAZIO

Nacque nel castello di Lojola, da una nobile famiglia di Spagna, l'anno 1491. 

Dopo aver dimorato per qualche tempo alla corte dei re cattolici, passò nella milizia, ove si distinse per il suo valore. 

Prescelto alla difesa di Pamplona, da prode sostenne l'assedio con un pugno di uomini, ma nel furore della mischia ebbe una gamba spezzata. 

Mentre era costretto a letto, chiese qualcuno di quei romanzi cavallereschi che allora erano in voga, ma non avendone a portata di mano gli furono dati la vita di Gesù Cristo e un libro di vita di santi.

Portato più dalla necessità che dalla devozione, Ignazio incominciò a leggerli. Quei digiuni, quelle veglie, quelle mortificazioni di quegli uomini grandi davanti a Dio e davanti agli uomini, lo colpirono fino nell'intimo dell'anima. Era la grazia divina che entrata nel suo cuore cominciava ad operare.  

Non appena ebbe forze bastevoli per reggersi in piedi cominciò ad attuare i disegni che, illuminato dalla luce divina, aveva progettato nella malattia. 

Si recò al santuario di Monserrat: quivi, ai piedi di Maria, depose spada e corazza, e, donato il ricco vestito cavalleresco ad un povero, si ritirò nella grotta di Manresa. 

Il rigore e l'austerità della vita quivi trascorsa furono grandi. Duramente provato resistette; fedele a Dio nella mortificazione, nella preghiera e nel raccoglimento, Dio lo premiò, riversando su di lui un torrente di benedizioni, di dolcezze, di grazie e di gioie, di rivelazioni, di illustrazioni straordinarie e meravigliose.

Qui compose l'aureo libro degli Esercizi Spirituali, che fu ed è una perenne scuola di perfezione cristiana. 

Ignazio, fermo nel proposito di voler unicamente servire Dio, visitò la Terra Santa. Di ritorno si stabilì a Barcellona ed intraprese lo studio del latino.

Passò quindi a Parigi ove trovò Saverio, Rodriguez ed altri coi quali stabilì di fondare una milizia di Cristo che chiamò «Compagnia di Gesù»; nella cappella di Montmartre emetteva i voti religiosi coi compagni.

A Roma, esposta ogni cosa al S. Padre, tutto veniva approvato. Così nasceva la Compagnia di Gesù che, nel corso dei secoli, contrassegnata dalla caratteristica della persecuzione e del martirio, fiorì ovunque apportando bene immenso a tutta l'umanità. 

Con la nuova Compagnia, Ignazio mandava missionari fra gl'infedeli, difendeva la verità cattolica contro l'eresia protestante e promuoveva il rinnovamento della pietà tra i fedeli. 

Fondò anche il Collegio Germanico, e tante altre pie istituzioni che ci attestano il suo grande zelo. Più volte lo si sentì esclamare che se gli fosse stato dato di scegliere avrebbe preferito vivere incerto della beatitudine e intanto lavorare per il Signore e la salvezza del prossimo, piuttosto che morire subito colla sicurezza della gloria eterna.

Esausto di forze, consumato dalla carità e pieno di meriti, il 31 luglio del 1556 passava nella patria beata a ricevere il premio dei giusti. 

O UOMO, PERCHÉ HAI DI TE UN CONCETTO COSÌ BASSO QUANDO SEI STATO TANTO PREZIOSO PER DIO?

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O UOMO PERCHE

Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te?

La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle.

Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l'aria, i campi e l'acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto.

Tuttavia il tuo creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine, perché l'immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento così vasto, qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del Signore.

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo (Disc. 148; PL 52, 596-598)

NON SARÒ STATA ORIGINALE, MA PENSO DI AVER DETTO LA COSA GIUSTA NEL MOLLARLO

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NON SARO STATA ORIGINALE

– Così scrive Melissa in vacanza a Rimini questi giorni -

Sai, gli ho detto, vorrei stare un po’ sola e pensare un po’ di tempo a me stessa. Voglio comunicare a vivere la mia avventura da sola. Sono ormai quattro anni che ci frequentavamo. Abbiamo vissuto momenti unici. Veramente lui mi piaceva una cifra. Anche se lui diceva che ero una cozza.

Ci volevamo bene. Forse ancora gli voglio bene. Ci stavo a far casino con lui. Qualcosa si è rotto e non mi batte più il cuore. Tra noi c’è feeling, ma non questo non basta. Ora però che non lo vedo più da qualche giorno, non ci sto più con la testa.

Cara Melissa, non so se ho ben capito quello che chiedi.

C’è un momento nella vita di ognuno in cui vogliamo star soli e sentirci soli. Rientrare in noi stessi e mettere ordine nella propria vita. E’ come un viaggio dentro di se. La vita di oggi con i suoi ritmi ci costringe sempre ad arrivare in ritardo sulle cose.

Il silenzio, il vuoto attorno a noi, la pausa dalle attività, ci fanno riflettere e possono aiutarci a capire e distinguere l’importante dal secondario, ciò che veramente conta nella vita.

Forse il tuo giuggiolone penserà che ti sei fatta alternativa, ma se dopo questa tua esperienza avrai ancora voglia di tornare a lui, stai tranquilla, ti troverà cambiata in meglio.

PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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PREEGJIERA PER LE VOCAZ

E’ nostra profonda convinzione che nella coscienza del chiamato al sacerdozio o alla vita consacrata c’è uno spazio grandissimo legato al mistero del rapporto individuale con Dio. Perciò diventa esigenza vitale chiamare in causa Dio con la preghiera per le vocazioni.

In nessun altro campo come in questo delle vocazioni, sia sacerdotali, sia religiose, sia di impegno missionario e di testimonianza cristiana, la Chiesa si scopre impotente, limitata, inefficiente, priva di risorse umane.

Riconoscersi poveri in questo senso è già una preghiera, perché è disponibilità ad essere soccorsi, ad accettare l’intervento di Dio nella nostra vita.

La preghiera di impetrazione ha dato spazio nella Chiesa a tante iniziative pastorali, come l’apostolato tra i sofferenti e i cenacoli di preghiera per le vocazioni.

30 LUGLIO 2017. GIORNATA MONDIALE CONTRO LA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI

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TRATTA

Il 30 luglio di ogni anno è stato scelto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su proposta in particolare dall'Ufficio per contro il crimine e la droga, per sensibilizzare l'opinione pubblica e sostenere le legislazioni degli stati che vanno nella direzione di arginare il fenomeno.

Due mani riunite a forma di cuore. Questo era il segno scelto nel 2015 per celebrare la prima giornata di sostegno alle vittime del traffico degli esseri umani; per il 2017 l'invito a fotografare il vostro cuore e a condividerlo resta valido, per far conoscere al maggior numero di persone possibile l'atrocità di un fenomeno oggi attivo più che mai.

Si parla di 21 milioni di vittime di tratta nel mondo: persone che vengono rapite e vendute per lavoro nero, per la prostituzione, per guadagnare sulle speranze dei migranti in fuga o per traffico di organi.

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