Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

4 MAGGIO. MOSTRACI GESU’. GUARDARE CRISTO È IL MESSAGGIO DI QUESTO GIORNO

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MOSTRACI GESU’!

GUARDARE CRISTO È IL MESSAGGIO DI QUESTO GIORNO.

Questo invito, per l’uomo in ricerca, si trasforma sempre di nuovo in una spontanea richiesta, una richiesta rivolta in particolare a Maria, che ci ha donato Cristo come il Figlio suo: “Mostraci Gesù!”

Preghiamo oggi così con tutto il cuore; preghiamo così anche al di là di questa ora, interiormente alla ricerca del Volto del Redentore. “Mostraci Gesù!”. 

PAPA Benedetto XVI

7 MAGGIO 2017. GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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7 MAGGIO 2017

IV DOMENICA DI PASQUA. DOMENICA DEL BUON PASTORE.

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 54ª GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

 

Sospinti dallo Spirito per la missione

 

Cari fratelli e sorelle,

negli anni scorsi, abbiamo avuto modo di riflettere su due aspetti che riguardano la vocazione cristiana: l’invito a “uscire da sé stessi” per mettersi in ascolto della voce del Signore e l’importanza della comunità ecclesiale come luogo privilegiato in cui la chiamata di Dio nasce, si alimenta e si esprime.

Ora, in occasione della 54a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, vorrei soffermarmi sulla dimensione missionaria della chiamata cristiana. Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. Tutti i cristiani sono costituiti missionari del Vangelo! Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata; non è chiamato a portare sé stesso né a curare gli interessi di un’azienda; egli è semplicemente toccato e trasformato dalla gioia di sentirsi amato da Dio e non può trattenere questa esperienza solo per sé: «La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 21).

L’impegno missionario, perciò, non è qualcosa che si va ad aggiungere alla vita cristiana, come fosse un ornamento, ma, al contrario, è situato nel cuore della fede stessa: la relazione con il Signore implica l’essere mandati nel mondo come profeti della sua parola e testimoni del suo amore.

Se anche sperimentiamo in noi molte fragilità e possiamo talvolta sentirci scoraggiati, dobbiamo alzare il capo verso Dio, senza farci schiacciare dal senso di inadeguatezza o cedere al pessimismo, che ci rende passivi spettatori di una vita stanca e abitudinaria. Non c’è posto per il timore: è Dio stesso che viene a purificare le nostre “labbra impure”, rendendoci idonei per la missione: «E’ scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”» (Is 6,6-8).

Ogni discepolo missionario sente nel cuore questa voce divina che lo invita a “passare” in mezzo alla gente, come Gesù, “sanando e beneficando” tutti (cfr At 10,38). Ho già avuto modo di ricordare, infatti, che in virtù del Battesimo, ogni cristiano è un “cristoforo”, cioè “uno che porta Cristo” ai fratelli (cfr Catechesi, 30 gennaio 2016). Ciò vale in modo particolare per coloro che sono chiamati a una vita di speciale consacrazione e anche per i sacerdoti, che generosamente hanno risposto “eccomi, Signore, manda me!”. Con rinnovato entusiasmo missionario, essi sono chiamati ad uscire dai sacri recinti del tempio, per permettere alla tenerezza di Dio di straripare a favore degli uomini (cfr Omelia Santa Messa del Crisma, 24 marzo 2016). La Chiesa ha bisogno di sacerdoti così: fiduciosi e sereni per aver scoperto il vero tesoro, ansiosi di andare a farlo conoscere con gioia a tutti! (cfr Mt 13,44).

Certamente, non poche sono le domande che sorgono quando parliamo della missione cristiana: che cosa significa essere missionario del Vangelo? Chi ci dona la forza e il coraggio dell’annuncio? Qual è la logica evangelica a cui si ispira la missione? A questi interrogativi possiamo rispondere contemplando tre scene evangeliche: l’inizio della missione di Gesù nella sinagoga di Nazareth (cfr Lc 4,16-30); il cammino che Egli fa da Risorto accanto ai discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35); e infine la parabola del seme (cfr Mc 4,26-27).

Gesù è unto dallo Spirito e mandato. Essere discepolo missionario significa partecipare attivamente alla missione del Cristo, che Gesù stesso descrive nella sinagoga di Nazareth: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). Questa è anche la nostra missione: essere unti dallo Spirito e andare verso i fratelli ad annunciare la Parola, diventando per essi uno strumento di salvezza.

Gesù si affianca al nostro cammino. Dinanzi alle domande che emergono dal cuore dell’uomo e alle sfide che si levano dalla realtà, possiamo provare una sensazione di smarrimento e avvertire un deficit di energie e di speranza. C’è il rischio che la missione cristiana appaia come una mera utopia irrealizzabile o, comunque, una realtà che supera le nostre forze. Ma se contempliamo Gesù Risorto, che cammina accanto ai discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-15), la nostra fiducia può essere ravvivata; in questa scena evangelica, abbiamo una vera e propria “liturgia della strada”, che precede quella della Parola e del Pane spezzato e ci comunica che, in ogni nostro passo, Gesù è accanto a noi! I due discepoli, feriti dallo scandalo della Croce, stanno ritornando a casa percorrendo la via della sconfitta: portano nel cuore una speranza infranta e un sogno che non si è realizzato. In loro la tristezza ha preso il posto della gioia del Vangelo. Che cosa fa Gesù? Non li giudica, percorre la loro stessa strada e, invece di innalzare un muro, apre una nuova breccia. Lentamente trasforma il loro scoraggiamento, fa ardere il loro cuore e apre i loro occhi, annunciando la Parola e spezzando il Pane. Allo stesso modo, il cristiano non porta da solo l’impegno della missione, ma sperimenta, anche nelle fatiche e nelle incomprensioni, «che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 266).

Gesù fa germogliare il seme. Infine, è importante imparare dal Vangelo lo stile dell’annuncio. Non di rado, infatti, anche con le migliori intenzioni, può succedere di indulgere a una certa smania di potere, al proselitismo o al fanatismo intollerante. Il Vangelo, invece, ci invita a rifiutare l’idolatria del successo e della potenza, la preoccupazione eccessiva per le strutture, e una certa ansia che risponde più a uno spirito di conquista che a quello del servizio. Il seme del Regno, benché piccolo, invisibile e talvolta insignificante, cresce silenziosamente grazie all’opera incessante di Dio: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa» (Mc 4,26-27). Questa è la nostra prima fiducia: Dio supera le nostre aspettative e ci sorprende con la sua generosità, facendo germogliare i frutti del nostro lavoro oltre i calcoli dell’efficienza umana.

Con questa fiducia evangelica ci apriamo all’azione silenziosa dello Spirito, che è il fondamento della missione. Non potrà mai esserci né pastorale vocazionale, né missione cristiana senza la preghiera assidua e contemplativa. In tal senso, occorre alimentare la vita cristiana con l’ascolto della Parola di Dio e, soprattutto, curare la relazione personale con il Signore nell’adorazione eucaristica, “luogo” privilegiato di incontro con Dio.

È questa intima amicizia con il Signore che desidero vivamente incoraggiare, soprattutto per implorare dall’alto nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Il Popolo di Dio ha bisogno di essere guidato da pastori che spendono la loro vita a servizio del Vangelo. Perciò, chiedo alle comunità parrocchiali, alle associazioni e ai numerosi gruppi di preghiera presenti nella Chiesa: contro la tentazione dello scoraggiamento, continuate a pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe e ci dia sacerdoti innamorati del Vangelo, capaci di farsi prossimi con i fratelli ed essere, così, segno vivo dell’amore misericordioso di Dio.

Cari fratelli e sorelle, ancora oggi possiamo ritrovare l’ardore dell’annuncio e proporre, soprattutto ai giovani, la sequela di Cristo. Dinanzi alla diffusa sensazione di una fede stanca o ridotta a meri “doveri da compiere”, i nostri giovani hanno il desiderio di scoprire il fascino sempre attuale della figura di Gesù, di lasciarsi interrogare e provocare dalle sue parole e dai suoi gesti e, infine, di sognare, grazie a Lui, una vita pienamente umana, lieta di spendersi nell’amore.

Maria Santissima, Madre del nostro Salvatore, ha avuto il coraggio di abbracciare questo sogno di Dio, mettendo la sua giovinezza e il suo entusiasmo nelle sue mani. La sua intercessione ci ottenga la stessa apertura di cuore, la prontezza nel proferire il nostro “Eccomi” alla chiamata del Signore e la gioia di metterci in viaggio (cfr Lc 1,39), come Lei, per annunciarlo al mondo intero.

 

Dal Vaticano, 27 novembre 2016

Prima Domenica di Avvento

 

Franciscus

 

 

PENSANNO A LA MADONNA

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PENSANNO A LA MADONNA


Quand'ero regazzino, mamma mia
me diceva: Ricordate fijolo,
quanno te senti veramente solo,
tu prova a recita' n'Ave Maria!
L'anima tua da sola pija er volo
e se solleva come pe' maggìa!

.............................................

Ormai so' vecchio, er tempo m'e' volato,
da un pezzo s'e' addormita la vecchietta,
ma quer consjio nun l'ho mai scordato,
Come me sento veramente solo...
Io prego la Madonna benedetta

e l'anima da sola pija er volo!

 

TRILUSSA. Carlo Alberto Salustri

3 MAGGIO. LA MADONNA CI INSEGNA AD APRIRCI ALL’AZIONE DI DIO

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LA MADONNA CI INSEGNA AD APRIRCI ALL’AZIONE DI DIO,

per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati.

“Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.

PAPA BENEDETTO XVI. 8 dicembre 2009.

L'EDUCAZIONE È IL GRANDE MOTORE DELLO SVILUPPO PERSONALE

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L'EDUCAZIONE È IL GRANDE MOTORE DELLO SVILUPPO PERSONALE.

È grazie all'educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione.

Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall'altra.

NELSON MANDELA

C’E’ UN MOMENTO NELLA VITA QUANDO SI DIVENTA ADULTI

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A un discepolo che pregava incessantemente
il maestro disse: “Quando smetterai di appoggiarti a Dio 
e ti reggerai sulle tue gambe?

Il discepolo rimase sbalordito: “Ma proprio tu
ci hai insegnato a guardare Dio come Padre!”

“E tu quando imparerai che un padre non è qualcuno a cui appoggiarsi, 
ma qualcuno che ti libera
dalla tendenza di appoggiarti?”

A. DE MELLO. Un minuto di saggezza

2 MAGGIO. SAPPIAMO CHE MARIA ESAUDISCE LA NOSTRA PREGHIERA

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SAPPIAMO CHE MARIA ESAUDISCE LA NOSTRA PREGHIERA.

Sì, in qualunque momento, quando guardiamo verso Maria, lei ci mostra Gesù. Così possiamo trovare la via giusta, seguirla passo passo, pieni della gioiosa fiducia che la via conduce nella luce – nella gioia dell’eterno Amore.

PAPA BENEDETTO XVI

VIENI, SEGUIMI. ECCOMI SIGNORE, SONO VENUTO PER FARE LA TUA VOLONTÀ

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non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi!

Siamo talvolta tentati di pensare che tutti noi sacerdoti, religiosi e suore scegliendo la vita religiosa come nostro stile di vita in questa società ci stiamo sacrificando per il Signore.

Stiamo dando tutti noi stessi al Signore, annientando le nostre idealità e possibilità di successo.

Quanti di noi e quanti di voi siamo ogni giorno tentati di pensare che la vita religiosa sia soprattutto sacrificio e annientamento per il Signore? Che scegliere il Signore oggi, la sequela Christi, voglia dire soprattutto rinuncia e mortificazione? rinunciare alla comodità e opportunità della vita, senza guardare al successo, alla carriera, alla ricompensa e gratificazione personale.

Che tutti noi abbiamo scelto di fare qualcosa di grande e gradito a Dio.

Che siamo i cirenei di questo mondo perché qualcuno deve pur farsi carico della croce degli altri.

Il Signore ci ricorda invece di stare con i piedi per terra.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.

LE PROVOCAZIONI DI S. ANNIBALE MARIA DI FRANCIA. NON PUÒ ESSERCI PROGRESSO UMANO, SENZA UNA PROGRESSIVA CRESCITA NELLA FEDE CRISTIANA E VICEVERSA NON POSSIAMO PARLARE DI DIO A CHI È RIFIUTATO IN QUANTO UOMO

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LE PROVOCAZIONI DI S. ANNIBALE MARIA DI FRANCIA. NON PUÒ ESSERCI PROGRESSO UMANO, SENZA UNA PROGRESSIVA CRESCITA NELLA FEDE CRISTIANA E VICEVERSA NON POSSIAMO PARLARE DI DIO A CHI È RIFIUTATO IN QUANTO UOMO.

I profeti annunciano sempre qual cosa di nuovo, ove nuovo ha il sapore spesso di diverso, provocatorio; per questo essi spesso nella vita restano ai margini della società riconosciuta, sia civile sia ecclesiale.

E’ un modo di pagare di persona, di purificare le proprie vedute nella solitudine e nella emarginazione; è anche un modo di verificare e riaffermare con più convinzione le profezie di Dio. E’ un modo umano ed evangelico di far marcire il seme nell’attesa che possa germogliare alla luce del sole. E’ questo il tragitto per il quale passano i testimoni di Dio.

Il messaggio di Padre Annibale Maria Di Francia anche in ambito educativo rimane strutturalmente provocatorio, difficilmente digeribile, se non a livello di fede, sia in una società civile, sia all’interno stesso di una comunità ecclesiale.

E’ provocatorio per l’uomo, perché afferma senza mezzi termini che non può esserci progresso umano, senza una progressiva crescita nella fede cristiana e viceversa non possiamo parlare di Dio a chi è rifiutato in quanto uomo.

P. ADAMO CALO’. In continuità con il carisma di P. Annibale Maria Di Francia. Art. Pubblicato su Rogate Ergo. Anno XL No: 5 - maggio 1977

CARI GIOVANI NON VERGOGNATEVI DI RECITARE IL ROSARIO

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Cari giovani non vergognatevi di recitare il Rosario.

Recitare il Rosario significa infatti imparare a guardare Gesù con gli occhi di sua Madre, amare Gesù con il cuore di sua Madre.

Consegno oggi idealmente anche a voi, cari giovani, la corona del Rosario. Attraverso la preghiera e la meditazione dei misteri, Maria vi guida con sicurezza verso il suo Figlio!

Non vergognatevi di recitare il Rosario da soli, mentre andate a scuola, all'università o al lavoro, per strada e sui mezzi di trasporto pubblico; abituatevi a recitarlo tra voi, nei vostri gruppi, movimenti e associazioni; non esitate a proporne la recita in casa, ai vostri genitori e ai vostri fratelli, poiché esso ravviva e rinsalda i legami tra i membri della famiglia.

Questa preghiera vi aiuterà ad essere forti nella fede, costanti nella carità, gioiosi e perseveranti nella speranza.”

Papa Giovanni Paolo II. Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale della Gioventù. 13 APRILE 2003

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