Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

CHIEDIMI SE SONO FELICE.

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CHIEDIMI SE SONO FELICE.

E’ il titolo di un film di qualche anno fa ma che sicuramente molti di noi hanno visto. Diretto e interpretato dai comici italiani Aldo Giovanni e Giacomo. La domanda però potrebbe diventare seria se rivolta con serietà. Quando la mamma lo chiede a sua figlia. Quando un amico lo chiede alla sua ragazza. Quando qualcuno di voi rivolge la stessa domanda al proprio sacerdote.

Chiedimi se sono felice. No! sarebbe la mia prima risposta. Non lo sono per tanti motivi. A volte il cammino cristiano e l’impegno di fedeltà all’amore del Signore non è facile.

C'è troppa tristezza in giro e forse c'è troppa tristezza anche nelle nostre comunità ecclesiali, spesso ripetitive nella quotidianità, monotone e prive di amore nelle celebrazioni e nelle assemblee.

Ogni giorno mi scontro con tante difficoltà e nel cuore vi sono preoccupazioni per il futuro, al punto che mi chiedo se la gioia non sia forse un’illusione e una fuga dalla realtà. La gioia infatti, neanche per un prete, non è scontata, né immediata. E’ il frutto di un cammino personale e di una diversa lettura della propria vita.

UN ANNO FA LA DECAPITAZIONE DI PADRE YACOB BOULOS IN SIRIA DAI MILITANTI DELL’ISIS

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UN ANNO FA LA DECAPITAZIONE DI PADRE YACOB BOULOS IN SIRIA DAI MILITANTI DELL’ISIS

“Boulos Yacoub” era un sacerdote che professava la sua fede in Siria. La sua unica colpa è stata di pregare sull’altare della sua Chiesa, non ha combattuto nè lanciato missili o aerei militari.

Boulos è stato decapitato il 18 Febbraio 2016, ma la notizia è passata totalmente in silenzio, non è stata divulgata da alcun mezzo di stampa. Essendo un uomo di fede, ovviamente nessun capo di stato ha condannato l’orribile gesto che i militanti dell’Isis hanno inflitto al povero sacerdote.

A VOLTE VIENE DIPINTA UN’IMMAGINE DEL CRISTIANESIMO COME DI UNA PROPOSTA DI VITA CHE OPPRIME LA NOSTRA LIBERTÀ

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A VOLTE VIENE DIPINTA UN’IMMAGINE DEL CRISTIANESIMO COME DI UNA PROPOSTA DI VITA CHE OPPRIME LA NOSTRA LIBERTÀ, che va contro il nostro desiderio di felicità e di gioia.

Ma questo non risponde a verità! I cristiani sono uomini e donne veramente felici perché sanno di non essere mai soli, ma di essere sorretti sempre dalle mani di Dio!

Papa Benedetto XVI

NON SIAMO BISCOTTI CREMA E CIOCCOLATO. TUTTI UGUALI ANCHE SE DIVERSI.

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NON SIAMO BISCOTTI CREMA E CIOCCOLATO. TUTTI UGUALI ANCHE SE DIVERSI.

Ci ritorna nella memoria la bellissima sequenza dei ragazzini, uno bianco, uno di colore, che nel gioco uniscono il palmo delle loro mani, in un gesto diventato significativo e quasi simbolo di incontro gioioso di due razze … ma era solo uno spot pubblicitario per vendere biscotti.

Ci vuole ben altro per combattere il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza.

Ancora oggi la discriminazione, consciamente o inconsciamente, fa parte della nostra realtà sociale, nonostante teoricamente dichiariamo che tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.

Alcuni fatti di cronaca che leggiamo ormai tutti i giorni in alcune città italiane del Nord e del Sud ci portano ad interrogarci e a preoccuparci. Siamo testimoni di una crescita di sentimenti di paura, di rifiuto, se non addirittura di razzismo.

Ma siamo davvero diventati razzisti? Sta prendendo posto un clima di reciproca diffidenza che favorisce spesso la violenza o comunque un rifiuto di chi è diverso e non-conforme: sia nero o zingaro, cinese o ebreo, gay o disabile o comunque estraneo.

Lo straniero, lo sconosciuto, il vagabondo, l’altro, soprattutto se di colore diverso dal nostro, mette spesso in moto un processo difensivo fisico e psicologico.

La vita diventa talvolta uno steccato, un territorio privato, un ghetto che protegge alcuni ed esclude altri.

 

SIGNORE, OGGI ABBIMI PER SCUSATO, NON VENGO AL BANCHETTO REGALE, PERCHÉ HO ALTRO DA FARE.

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Il Regno di SIGNORE, OGGI ABBIMI PER SCUSATO, NON VENGO AL BANCHETTO REGALE, PERCHÉ HO ALTRO DA FARE.

Dio non consiste univocamente in ciò che noi senza dubbio siamo: cristiani battezzati, praticanti, gente che non vuole entrare apertamente in conflitto con la Chiesa e i suoi comandamenti; tutto questo è un aspetto, ma non si identifica puramente e semplicemente con il Regno di Dio.

Per questo anche se sembriamo di casa, ci è rivolto l’invito a venirci veramente, a fare effettivamente parte del banchetto regale del regno vero e interiore di Dio. E in questo caso possiamo anche essere tra quelli che si scusano.

Il Regno di Dio, e quindi anche l’invito a questo banchetto regale della vita eterna, non è qualcosa che avviene una volta per sempre: Dio ci chiama continuamente alla sua volontà, alla capitolazione di fronte ai suoi decreti e alle sue direttive, alla rinunzia, al suo amore, alla croce, al dovere senza ricompensa della vita quotidiana, al silenzio, quando vorremmo parlare con amarezza, a mille e mille cose che sono un invito al banchetto regale e che esteriormente sembrano altro. In queste cose capita di dover rifiutare l’invito e rispondere come fanno in tanti: “Abbimi per scusato; ho altro da fare.”

Karl RANHER in Prediche bibliche.

CHIEDETE E VI SARÀ DATO, CERCATE E TROVERETE, BUSSATE E VI SARÀ APERTO. COSÌ DICE IL SIGNORE. MA SARÀ PROPRIO VERO?

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CHIEDETE E VI SARÀ DATO, CERCATE E TROVERETE, BUSSATE E VI SARÀ APERTO. COSÌ DICE IL SIGNORE. MA SARÀ PROPRIO VERO?

Il dubbio si insinua, specie dopo le tante delusioni per grazie che abbiamo chiesto e non abbiamo mai ottenuto.

La Parola di Dio però rimane vera. E’ invece forse la nostra mancanza di fede che non lascia alla Parola di Dio lo spazio per agire.

La nostra fede si manifesta nella concretezza della vita, amando il Signore nell’obbedienza alla sua Legge e accettando la sua Volontà. La nostra fede si riassume nel comandamento dell’amore, in altre parole tutto ciò che tu vuoi ricevere da Dio, dovresti farlo agli altri.

CONCEDI SIGNORE CHE POSSIAMO RISCOPRIRE IL SENSO DELLA NOSTRA VITA CONSACRATA QUALE ESPERIENZA DI FEDE.

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CONCEDI SIGNORE CHE POSSIAMO RISCOPRIRE IL SENSO DELLA NOSTRA VITA CONSACRATA QUALE ESPERIENZA DI FEDE.

Che possiamo tornare ad essere profeti coraggiosi e generosi per ricercare con profondo spirito di preghiera che cosa significhi vivere oggi una vita consacrata in sintonia con il vangelo, con il carisma originario del nostro istituto religioso e attenti e coinvolti con i segni e le esigenze del nostro tempo.

Che possiamo leggere con fede e fronteggiare con fiducia i mutamenti all'interno delle nostre comunità: l'elevarsi dell'età media, la scarsità di nuove vocazioni, il progressivo diminuire dei membri, il pluralismo nello stile di vita e nelle opere e, spesso, l'incertezza sulla propria identità.

Che possiamo ricostruire la nostra visione di comunità intesa come fraternità, nella quale i fratelli non si scelgono tra gli amici, ma vengono accolti e stimati come dono, e far emergere nel quotidiano che ciò che ci unisce è la chiamata alla comunione vicendevole che si manifesta nella condivisione di preghiera, lavoro, pasti e tempi di riposo, spirito di gruppo, rapporti di amicizia, collaborazione in un medesimo apostolato, sostegno vicendevole in una comunanza di vita, scelta per un migliore servizio del Cristo.

Per alcuni tra i confratelli l'apostolato si sta trasformando, con il passare degli anni, in missione di preghiera e di malattia, in testimonianza di sofferenza. Essi rimangono attivi e autentici apostoli, non perché esercitano un apostolato, ma perché vivono come vissero gli apostoli, innamorati di Cristo sulla via della croce.

SULLA PREGHIERA DEI GIOVANI CIRCOLANO UN SACCO DI VOCI PER DIFFIDENZA O PRECONCETTI.

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SULLA PREGHIERA DEI GIOVANI CIRCOLANO UN SACCO DI VOCI PER DIFFIDENZA O PRECONCETTI.

Per alcuni giovani è soltanto tempo perso quello che si spende in preghiera. Per altri Dio non è che può esaudire tutto ciò che noi vogliamo e chiediamo nella preghiera. Per altri però la preghiera è un momento importante della vita, come quando si scopre l’amore, che prima di essere dimostrato ci coinvolge e ci conquista.

Se un giovane prega la sua vita diventa diversa, anche agli occhi degli altri.

Quanta gente quando vede un giovane pregare, sgrana gli occhi e pensa che sia entrato in qualche crisi un po’ strana.

La stessa gente che forse non si meraviglia per niente di vedere il proprio figlio rientrare a casa alle due o tre di notte mezzo ubriaco dalla discoteca. O se passa tutta la giornata davanti al televisore a dormire o al computer per chattare.

VITA CONSACRATA OGGI. LAVORARE SENZA SOSTA PER AVERE LA SENSAZIONE DI ESSERE ANCORA VIVI.

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VITA CONSACRATA OGGI. LAVORARE SENZA SOSTA PER AVERE LA SENSAZIONE DI ESSERE ANCORA VIVI.

Correre da mattina a sera, muoversi senza sosta, lavorare senza mai riposare, un attivismo sfrenato. Senza lasciare tempo né spazio alla riflessione, alla valutazione. Come se uno volesse fuggire da se stesso e dal proprio silenzio, per paura di crollare nel vuoto, per mancanza di sapore o di senso. Lavorare indefessamente per avere la sensazione di essere vivi.

Allora cosa succederà, quando questo attivismo un certo giorno finirà? Dove fuggiremo lontano da noi stessi? Chi ci libererà dal vuoto di senso e di gusto? Cosa succederà, quando non ci sarà più nessuno a cantare ed elogiare i nostri successi apostolici?

Forse per qualche religioso oggi l'unica motivazione di tale attivismo è la ricerca di una buona assicurazione, anche economica, un dubbio e una tentazione già presente nella vita religiosa.

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