Sant'Antonio di Padova dei padri Rogazionisti in Circonvallazione Appia - Roma 

2 NOVEMBRE. COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI. LA MORTE NON È L'ULTIMA PAROLA DELLA NOSTRA VITA.

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2 NOVEMBRE RICORDO

Nella mente di ogni credente e cristiano il 2 novembre è giorno di lutto, sofferenza e pianto. Sarà anche per il fatto che in questa giornata ci ritroviamo tutti a pregare, nei cimiteri, sulle tombe dei nostri cari e quindi, si vuole o non si vuole, un senso di mestizia prende il nostro cuore e riviviamo la sofferenza della perdita delle persone care.

Riviviamo, in altri termini il lutto, la separazione, il distacco. Si rinnovano i ricordi, i sensi di colpa, le cose fatte per i propri cari, le gioie donate e le sofferenze provocate. Si pensa anche che le anime dei nostri cari sono in cielo a godere il volto di Gesù. Questa speranza della gioia eterna e della risurrezione finale anche dei nostri miseri corpi, ci fa affrontare con animo diverso il mistero della morte.

Non vorremmo morire mai, quando tutto va bene nella nostra vita; vorremmo affrettare l'incontro con il Signore, dopo la morte, quando soffriamo e le cose non vanno assolutamente bene. La morte in croce di Gesù dà significato alla morte di ogni uomo che viene e vive in questo mondo. Ma è soprattutto la risurrezione di Gesù a dare significato vero alla vita di ogni credente.

Noi non finiamo con la morte e la morte non è l'ultima parola della nostra vita. C'è una vita oltre la vita che in questo giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti, noi non possiamo assolutamente dimenticare.

Tutto qui sta il grande mistero della morte, che pure ci fa paura. Fa paura ai piccoli, ai giovani ai grandi, agli anziani, ai sani e agli ammalati, perché l'attaccamento alla vita rientra nella natura dell'essere umano che vorrebbe essere felice per sempre, anche su questa terra.

E la felicità, l'immortalità la conquistiamo vivendo il vangelo della carità ed attuando le beatitudini come stile di vita che apre il nostro avvenire al Dio vero e santo della nostra vita.

SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI. AUGURI DI BUON ONOMASTICO.

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BUON ONOMASTICO

L'onomastico è la ricorrenza cristiana in cui si festeggiano tutte le persone il cui nome coincide con quello del santo del giorno nel calendario religioso.

Nel giorno del vostro onomastico vi giunga l'augurio più caro a nome mio perché tutti voi possiate conformare sempre più la vostra vita a quella del santo di cui portate il nome.

SANTI TUTTI DEL PARADISO VENITE IN NOSTRO AIUTO

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MARIA SANTISSIMA

Santi tutti del Paradiso venite in nostro aiuto e soccorso
e siate le nostre spirituali compagnie.

Siate nostre guide e fari di vita cristiana
e di spiritualità elevata
in modo da immetterci alacremente
sulla vostra strada che porta all'eternità.

Dal cielo ove godete della visione beatifica di Dio
non dimenticate le sofferenze degli esseri viventi,
afflitti da tanti mali e deficienze.

Proteggeteci nelle avversità,
illuminateci nella confusione generale,
prendeteci per mano
e conduceteci ai pascoli
della gioia e della felicità eterna.

Nel Paradiso ove ora siete volgete lo sguardo su quanti
hanno fame e sete di verità,
sui poveri e gli ammalati, sui piccoli e grandi di questa umanità
perché tutti possano ritrovare la pace e la serenità.

Con la vostra potente intercessione,
presso il trono dell'Altissimo,
insieme alla nostra Madre Santissima, la Vergine Maria,
otteneteci dal Signore tutte le grazie
che in questo momento vi rappresentiamo
nella nostra debolezza umana,
ma confidando pienamente nella vostra protezione celeste.

Fate sì che ognuno di noi
possa un giorno incontrare il volto del Signore
e insieme con voi cantare in eterno
l'immenso amore dell'Onnipotente.
Amen.

IL CULTO E LA DEVOZIONE DEI SANTI

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SANTI IMMAGINE

Il culto e la devozione dei Santi saranno preziosi presso i Rogazionisti del Cuore di Gesù.

A preferenza si onoreranno i Santi più prossimi a Nostro Signore Gesù Cristo e alla SS. Vergine. Siccome il minimo Istituto dei Roga­zionisti ha per scopo di obbedire al comando dato da Nostro Signore agli apostoli: Rogate ergo ecc. così avrà una particolare devozione ai Santi Apostoli, e a ciascuno rivolgerà particolare ossequio il giorno della festa, specialmente ai Santi Pietro e Paolo e a S. Giovanni Evangelista.

Sant'Annibale Maria di Francia. Scritti v. 3, p. 18

1 NOVEMBRE. SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI. QUESTA FESTA CI RICORDA CHE IL TRAGUARDO DELLA NOSTRA ESISTENZA NON È LA MORTE, MA È IL PARADISO!

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tutti i santi

I Santi, gli amici di Dio, ci assicurano che questa promessa non delude. Nella loro esistenza terrena, infatti, hanno vissuto in comunione profonda con Dio. Nel volto dei fratelli più piccoli e disprezzati hanno visto il volto di Dio, e ora lo contemplano faccia a faccia nella sua bellezza infinita e gloriosa.

I Santi non sono superuomini, né sono nati perfetti. Sono come noi, come ognuno di noi, sono persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze.

Ma cosa ha cambiato la loro vita? Quando hanno conosciuto l'amore di Dio, lo hanno seguito con tutto il cuore; hanno speso la loro vita al servizio degli altri, hanno sopportato sofferenze e difficoltà senza odiare e rispondendo al male con il bene, diffondendo gioia e pace.

Questa è la vita dei Santi. I Santi non hanno mai odiato. I Santi sono uomini e donne che hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri.

30 OTTOBRE. SALUTO A PADRE PAOLO BERTAPELLE DAI BIKERS.

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BIKES

Nella serata di ieri, nei locali della parrocchia, aria di festa e di … malinconia!

In occasione dell’anniversario della nascita al cielo del giovanissimo parrocchiano Daniele Benedetti, un folto gruppo di bikers hanno approfittato anche per salutare il Padre Paolo Bertapelle, al termine del suo mandato quale parroco e prossimo a partire per altra destinazione e ufficio.

La celebrazione eucaristica presieduta da Padre Paolo è stata animata dai canti della bravissima soprano Maria Rita Bocconcino.

IN ATTESA DEL PRINCIPE AZZURRO! MA QUANDO ARRIVA?!

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PRINCIPE AZZURRO

Molti giovani rimangono indecisi nella convinzione che un giorno o l’altro comunque un principe azzurro si farà vivo. O una principessa azzurra. Questo succede talvolta e soltanto per pochi fortunati.

La maggior parte rischia di aspettare all’infinito, fino al momento in cui si diventa esseri umani amareggiati dalla vita e cinici nel giudicare gli altri e nel sopportarli. Troppo spaventati e superbi a fare il primo passo ed imparare ad amare.

Forse neanche si accorgeranno quando veramente qualcuno si gli farà vicino cercando affetto e amicizia.

SIAMO TUTTI CONVINTI CHE L’AMORE SIA LA COSA PIÙ IMPORTANTE DELLA VITA

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AMORE SEMPRE

CHE SIAMO NATI PER AMORE E PER AMARE. Perché allora l’amore è così difficile da trovare, e spesso ci dà più sofferenza che gioia? Forse non riusciamo a trovarlo perché non lo cerchiamo e ci fa soffrire perché non riusciamo a capirlo.

Nessuno nasce esperto di amore. Anche l’amore, come ogni altra disciplina della vita, dev’essere capito, imparato, studiato e praticato. E per fare questo ci vuole tutta una vita.

Venne chiesto a una donna avanti negli anni quali fossero le sue necessità ora che era ormai anziana. E lei rispose semplicemente: “Sono le stesse cose di sempre: incontrare una persona da amare e che mi ami. Da quando ero giovane non è cambiato proprio nulla nella mia vita”.

COSA RIMANE DEL CONCILIO VATICANO SECONDO? CHE LA CHIESA È PRIMARIAMENTE ASSEMBLEA DI FEDELI.

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COSA RIMANE

Abbiamo acquisito nel tempo una ecclesiologia di comunione, da una concezione prevalente di Chiesa come società perfetta a quella di popolo di Dio. Un invito a guardare le realtà terrestri e la vita del mondo con uno sguardo di fiducia. Ma quello che forse rimane una delle principali conseguenze del Concilio è sicuramente il rinnovamento liturgico e il nuovo rito della messa.

Le riforme apportate nella liturgia sono una delle eredità del Concilio più evidenti soprattutto per i fedeli. Il rinnovamento comportò di fatto l'abbandono della lingua latina e l’eliminazione di alcune parti del vecchio rito.

Tra le innovazioni risalta anche lo staccamento degli altari dalle pareti e collocati al centro del presbiterio, portando nella prassi a uno spostamento del sacerdote, voltato non più verso il tabernacolo e al crocifisso, con le spalle ai fedeli, ma verso il popolo.

Questo dava risalto al significato rinnovato che venne attribuito alla celebrazione liturgica, in cui viene messo in evidenza il ruolo del sacerdozio battesimale, che comporta una partecipazione attiva del popolo di Dio alla liturgia stessa.

L’assemblea dei credenti riuniti a pregare si configura quindi come co-protagonista assieme al sacerdote che presiede nella celebrazione dell’eucaristia.

PUÒ UN ADOLESCENTE DESIDERARE LA MORTE?

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un adolescente suicida

Eppure mi viene in mente subito quel caso di un bambino di prima media che qualche anno fa si impicca in Via Verbania a Roma. A pochi passi dalla nostra chiesa parrocchiale e dalla sede dell’Antoniano, dove io vivevo con i miei ragazzi in una casa di accoglienza per adolescenti.

Quale messaggio da un suicidio di un adolescente? Forse problemi sorti con gli amici a scuola? Si tratta spesso di ragazzi dalla spiccata emotività. Il modo migliore è quello di garantire loro vicinanza e affetto. 

E’ la famiglia che deve rassicurare e coccolare il figlio, insegnandogli a gestire al meglio i suoi sentimenti. Siamo anche del parere che la scuola gioca in questo un ruolo importante. Se riesce ad accettarli, se in essa si trovano dei compagni che li fanno sentire speciali, utili, allora non ci saranno pericoli. Se vengono abbandonati a loro stessi anche in questo luogo, l’unica loro via d’uscita è la morte. 

Spetta a noi adulti saper leggere e prevenire questa disperazione senza uscita che può portare al suicidio. I ragazzi e le ragazze che non accettano se stessi, la loro vita, e la frustrazione che deriva dal constatare che non è serena come vorrebbero, possono desiderare una fuga definitiva, un’uscita dal mondo che li salvi, che cancelli in un attimo tutte le loro sofferenze.

… Solo con se stesso. Se avesse trovato qualcuno con cui confidarsi. Se avesse chiesto a noi, a tutti noi, anche sconosciuti. Se avesse saputo aspettare. Se lo avesse scritto in un tema. Se avesse avvertito gli amici. Se avesse chiesto aiuto a qualcuno dei suoi insegnanti. Se lo avesse scritto su facebook, forse qualcuno lo avrebbe letto, forse l’avremmo saputo aiutare, l’avremmo salvato dalla sua disperazione. … se, se, se. … forse, forse, forse … ma non si vive di se. 
Se qualcuno avesse visto, se noi avessimo capito.

Ormai quel bambino in Via Verbania non c'è più. Non andrà più a scuola, non andrà a giocare con i compagni di classe, non andrà più in giro per le strade, non avrà più la festa del prossimo compleanno. Ha deciso così da solo e basta! Dovunque stai, spero che hai raggiunto e trovato la felicità che qui non ti abbiamo assicurato!

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